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Gli elettori italiani respingono le misure di austerità dell'Unione Europea

di Peter Schwarz
27
febbraio 2013

 

Gli elettori italiani hanno inequivocabilmente respinto la politica del governo Monti e dell'Unione Europea. Questo ha provocato il panico e il risentimento nelle capitali europee e ha scatenato feroci tremori sui mercati finanziari internazionali.

Circa il 55% dell'elettorato ha votato per dei partiti che nella loro campagna hanno parlato ad alta voce contro la UE. La lista guidata dal primo ministro uscente Mario Monti, che era appoggiata da Bruxelles, da Berlino, dalla chiesa cattolica e da numerosi uomini d'affari italiani, ha ricevuto soltanto il 10% dei voti.

Il Movimento 5 Stelle del comico Beppe Grillo è diventato il singolo partito più forte alla Camera dei Deputati, la camera bassa del parlamento italiano, ottenendo leggermente più del 25% dei voti. E' arrivato appena davanti al Partito Democratico di Pier Luigi Bersani. La lista unita del Partito Democratico e di Sinistra Ecologia Libertà (SEL) è la forza più forte nella camera bassa e le vengono così assegnati secondo l'esistente legge elettorale 340 dei 630 seggi.

Grillo ha conquistato il sostegno inveendo contro la UE e l'intera casta politica nel suo blog e nelle piazze. Li ha coperti di insulti, chiamandoli irresponsabili, incompetenti ed esosi e ha preteso che "Se ne devono andare tutti".

L'elezione alla Camera dei Deputati è stata estremamente serrata. La lista guidata dal miliardario dei media ed ex primo ministro Silvio Berlusconi, che pure era avversa alla UE, ha ricevuto appena lo 0,4% di voti in meno della lista di Bersani. Se Berlusconi avesse ricevuto 125.000 voti in più, sarebbe lui ora a detenere la maggioranza alla Camera dei Deputati.

Il 29,5% dei voti per la lista di Bersani è significativamente di meno che nelle passate elezioni cinque anni fa, che Berlusconi vinse. A quell'epoca, i Democratici ottennero il 33% loro stessi ed il 38% per la loro lista combinata con altri partiti.

Nessuna lista possiede la maggioranza alla camera alta, il Senato, dove i seggi non vengono assegnati a livello nazionale, si basano sui risultati nelle venti regioni. Bersani ha ottenuto 119 seggi, Berlusconi 117, Grillo 54 e Monti 18. Poiché tutte le leggi devono essere approvate da entrambe le camere del parlamento, Bersani ha bisogno dell'appoggio di Berlusconi o di Grillo per formare una maggioranza funzionante per il suo governo.

Ciò ha portato al risentimento nelle capitali europee e nei media. "L'Italia è paralizzata e ingovernabile", dicevano i commenti in numerosi editoriali, che hanno incolpato di questa situazione e rimproverato per essa l'elettorato italiano. Alcuni si leggevano come se l'autore volesse al più presto abolire le libere elezioni.

Per esempio, la Frankfurter Rundschau ha accusato gli italiani di una "fuga dalla realtà". "Se si fosse maligni, si potrebbe giungere all'idea che gli elettori italiani fossero in vendita", ha scritto il giornale, che è vicino ai sindacati della Germania. "Preferiscono lo spettacolo da crociera di due comici come Berlusconi e Grillo alla sobria analisi del politico economista Mario Monti e del socialdemocratico Pier Luigi Bersani,  che non nascondono il fatto che la via d'uscita dalla crisi del debito è e resterà dolorosa per tutti".

In realtà, Mario Monti è tutto fuorché un sobrio professore di economia. L'ex commissario della UE è un maggiordomo fidato del capitale finanziario internazionale. Ha lavorato per la banca d'investimento Goldman Sachs ed è stato membro della direzione della Conferenza del Bilderberg, un'assemblea informale di persone influenti delle grandi imprese, delle forze armate, dei mass media, dell'accademia e dell'aristocrazia.

Dopo la sconfitta, difficilmente Monti giocherà un ruolo nel prossimo governo italiano. Ma non può escludersi che Bersani possa raggiungere un accordo con Berlusconi o Grillo per continuare il programma di austerità di Monti.

Berlusconi, che è preoccupato principalmente di proteggere la propria ricchezza e di assicurarsi l'immunità di fronte a numerosi casi penali, ha già inviato a Bersani i segnali appropriati. "L'Italia non deve rimanere ingovernata, dobbiamo pensarci", ha dichiarato martedì in un'intervista TV, gettando lo sguardo verso i democratici.

Grillo, nonostante le filippiche contro i politici corrotti e i ricchi, è uno di quelli che guadagna di più nel paese. Nel 2011, ha pagato imposte su un reddito ufficiale di €4,5 milioni e ha sostenuto fermamente: "Ho veramente guadagnato il mio denaro".

Dietro le sue tirate populiste si trova una visione del mondo liberale di destra, che non lo ha fermato dall'ingraziarsi con blandizie la destra estrema. Grillo insiste di non essere né di destra né di sinistra e ha invitato i neonazisti ed i sostenitori della Lega Nord razzista a sostenere il suo movimento, "se condividono le nostre idee".

Nella città dell'Italia settentrionale di Parma, dove il Movimento 5 Stelle di Grillo detiene da maggio la carica di sindaco, ha fatto i titoli soprattutto attuando severe misure di austerità.

Il programma di Grillo è una raccolta disordinata di richieste non collegate, come può ritrovarsi con il Partito dei Pirati, i Verdi ed i partiti liberali e di destra: accesso internet gratuito per tutti, energia ecologica, nessun denaro per la difesa ed i grandi progetti dei trasporti, sussidi per tutti, protezione delle industrie domestiche dalla competizione internazionale, riduzione degli stipendi dei politici, taglio dei posti di lavoro nell'apparato statale e così via.

Il fatto che l'opposizione alle misure di austerità di Monti e della UE abbia beneficiato del populista Grillo e del demagogo di destra Berlusconi è il risultato della completa bancarotta della cosiddetta sinistra italiana.

Il Partito Comunista Italiano (PCI), il maggiore in Europa occidentale, ha difeso lo stato italiano dalla fine della seconda guerra mondiale. Tuttavia, a causa della Guerra Fredda e del rapporto del partito con l'Unione Sovietica, non è mai stato al governo; così il PCI ha tenuto nella sua bandiera la falce e il martello e ha goduto di considerevole appoggio tra i lavoratori.

Dopo il crollo dell'Unione Sovietica, ha abbandonato questi simboli e si è trasformato in un partito socialdemocratico e quindi, modellandosi sui democratici negli USA, nel Partito Democratico. Nel frattempo, è diventato il partito di governo di prima scelta non soltanto per la borghesia italiana ma anche per quella europea.

Un'altra ala del PCI, attaccata ai vecchi simboli, ha formato Rifondazione Comunista (PRC) e ha assorbito nei suoi ranghi numerosi gruppi di pseudo-sinistra della classe media. Negli anni '90, il PRC veniva acclamato per tutta Europa come un modello per i nuovi partiti di "sinistra". Di fatto, utilizzava la sua considerevole influenza per assicurare una maggioranza parlamentare alla politica contro la classe lavoratrice di diversi governi a guida tecnocratica e di centro-sinistra.

Nel 2006, dopo l'entrata di Rifondazione nel governo di Romano Prodi, un precursore di Mario Monti, il PRC è andato in pezzi. Da allora, nessuna delle organizzazioni che sono emerse dal PRC ha sfidato seriamente le politiche di Monti, perché sostanzialmente concordano tutte con esse.

Nelle elezioni parlamentari del 2008, Sinistra Critica, che appartiene al Segretariato Unito Pabloita, ha ricevuto 169.000 voti. Questa volta, ha optato di non partecipare alle elezioni allo scopo di non portare via voti a Bersani. Ha giustificato questo sostenendo che "oggi non vi è nessuna base politica ed organizzativa ... per un'ampia alleanza anticapitalista".

Il PRC stesso è entrato a far parte di una lista con partiti liberali e verdi sotto la leadership dell'ex procuratore antimafia Antonio Ingroia, che ha proclamato essere la priorità la lotta contro la corruzione e la criminalità, mentre le questioni sociali hanno giocato a mala pena un ruolo nella sua campagna. La lista di Ingroia ha ricevuto 765.000 voti ma non ha ottenuto nessun seggio in parlamento. Cinque anni fa, un'alleanza arcobaleno guidata dal PRC aveva ricevuto 1,12 milioni di voti.

Le elezioni italiane e la crisi politica a cui hanno dato l'avvio preannunziano feroci lotte sociali in Italia e per tutta Europa. Per prepararvisi, deve essere formato nella classe lavoratrice italiana un nuovo partito rivoluzionario, che lotti per un programma socialista internazionaleuna sezione italiana del Comitato Internazionale della Quarta Internazionale.