Gli elettori italiani hanno inequivocabilmente respinto la
politica del governo Monti e dell'Unione Europea. Questo ha
provocato il panico e il risentimento nelle capitali europee e
ha scatenato feroci tremori sui mercati finanziari
internazionali.
Circa il 55% dell'elettorato ha votato per dei partiti che
nella loro campagna hanno parlato ad alta voce contro la UE. La
lista guidata dal primo ministro uscente
Mario Monti,
che era appoggiata da Bruxelles, da Berlino,
dalla chiesa cattolica e da numerosi uomini d'affari
italiani, ha ricevuto soltanto il 10% dei voti.
Il Movimento 5 Stelle del comico
Beppe Grillo
è diventato il singolo partito più forte alla Camera dei
Deputati, la camera bassa del parlamento italiano,
ottenendo leggermente più del 25% dei voti. E' arrivato
appena davanti al Partito Democratico di
Pier Luigi Bersani.
La lista unita del Partito Democratico e di
Sinistra Ecologia Libertà (SEL)
è la forza più forte nella camera bassa e le vengono così
assegnati secondo l'esistente legge elettorale 340 dei 630
seggi.
Grillo ha conquistato il sostegno inveendo contro la UE e
l'intera casta politica nel suo blog e nelle piazze. Li ha
coperti di insulti, chiamandoli irresponsabili, incompetenti ed
esosi e ha preteso che "Se ne devono andare tutti".
L'elezione alla Camera dei Deputati è stata estremamente
serrata. La lista guidata dal miliardario dei media ed ex primo
ministro
Silvio Berlusconi, che pure era avversa alla UE, ha
ricevuto appena lo 0,4% di voti in meno della lista di Bersani.
Se Berlusconi avesse ricevuto 125.000 voti in più, sarebbe lui
ora a detenere la maggioranza alla Camera dei Deputati.
Il 29,5% dei voti per la lista di Bersani è
significativamente di meno che nelle passate elezioni cinque
anni fa, che
Berlusconi
vinse. A quell'epoca, i Democratici ottennero il 33% loro stessi
ed il 38% per la loro lista combinata con altri partiti.
Nessuna lista possiede la maggioranza alla camera alta, il
Senato, dove i seggi non vengono assegnati a livello nazionale,
si basano sui risultati nelle venti regioni. Bersani ha ottenuto
119 seggi,
Berlusconi 117, Grillo 54
e
Monti 18.
Poiché tutte le leggi devono essere approvate da entrambe
le camere del parlamento, Bersani ha bisogno dell'appoggio di
Berlusconi o
di
Grillo per formare una maggioranza
funzionante per il suo governo.
Ciò ha portato al risentimento nelle capitali europee e nei
media. "L'Italia è paralizzata e ingovernabile", dicevano i
commenti in numerosi editoriali, che hanno incolpato di questa
situazione e rimproverato per essa l'elettorato italiano. Alcuni
si leggevano come se l'autore volesse al più presto abolire le
libere elezioni.
Per esempio, la
Frankfurter
Rundschau
ha accusato gli italiani di una
"fuga dalla realtà". "Se si fosse maligni, si potrebbe giungere
all'idea che gli elettori italiani fossero in vendita", ha
scritto il giornale, che è vicino ai sindacati della Germania.
"Preferiscono lo spettacolo da crociera di due comici come
Berlusconi
e Grillo alla sobria analisi del
politico economista
Mario Monti
e del socialdemocratico Pier Luigi Bersani,
che non nascondono il
fatto che la via d'uscita dalla crisi del debito è e resterà
dolorosa per tutti".
In realtà,
Mario Monti è tutto fuorché un sobrio
professore di economia. L'ex commissario della UE
è un maggiordomo fidato del capitale finanziario
internazionale. Ha lavorato per la banca d'investimento
Goldman Sachs ed è stato membro della
direzione della Conferenza del
Bilderberg, un'assemblea informale di
persone influenti delle grandi imprese, delle forze armate,
dei mass media, dell'accademia e dell'aristocrazia.
Dopo la sconfitta, difficilmente Monti giocherà un ruolo nel
prossimo governo italiano. Ma non può escludersi che Bersani
possa raggiungere un accordo con
Berlusconi o Grillo per continuare il programma di
austerità di Monti.
Berlusconi,
che è
preoccupato principalmente di
proteggere la propria ricchezza e di assicurarsi l'immunità di
fronte a numerosi casi penali, ha già inviato a Bersani i
segnali appropriati. "L'Italia non deve rimanere ingovernata,
dobbiamo pensarci", ha dichiarato martedì in un'intervista TV,
gettando lo sguardo verso i democratici.
Grillo,
nonostante le
filippiche contro i politici corrotti e
i ricchi, è uno di quelli che guadagna di più nel paese.
Nel 2011, ha pagato imposte su un reddito ufficiale di €4,5
milioni e ha sostenuto fermamente: "Ho veramente guadagnato il
mio denaro".
Dietro le sue tirate populiste si trova una visione del
mondo liberale di destra, che non lo
ha fermato dall'ingraziarsi con blandizie la destra estrema.
Grillo insiste di non essere né di destra né di sinistra e ha
invitato i neonazisti ed i sostenitori della Lega Nord razzista
a sostenere il suo movimento, "se condividono le nostre idee".
Nella città dell'Italia settentrionale di Parma, dove il
Movimento 5 Stelle di Grillo detiene da maggio la carica di
sindaco, ha fatto i titoli soprattutto attuando severe misure di
austerità.
Il programma di Grillo è una raccolta disordinata di
richieste non collegate, come può ritrovarsi con il Partito dei
Pirati, i Verdi ed i partiti liberali e di destra: accesso
internet gratuito per tutti, energia ecologica, nessun denaro
per la difesa ed i grandi progetti dei trasporti, sussidi per
tutti, protezione delle industrie domestiche dalla competizione
internazionale, riduzione degli stipendi dei politici, taglio
dei posti di lavoro nell'apparato statale e così via.
Il fatto che l'opposizione alle misure di austerità di
Monti e della UE abbia beneficiato del populista Grillo e del
demagogo di destra Berlusconi è il risultato della completa
bancarotta della cosiddetta sinistra italiana.
Il Partito Comunista Italiano
(PCI), il maggiore in Europa
occidentale, ha difeso lo stato italiano dalla fine della
seconda guerra mondiale. Tuttavia, a causa della Guerra Fredda e
del rapporto del partito con l'Unione Sovietica, non è mai stato
al governo; così il PCI
ha tenuto nella sua bandiera la falce e il martello e ha
goduto di considerevole appoggio tra i lavoratori.
Dopo il crollo dell'Unione Sovietica, ha
abbandonato questi simboli e si è trasformato in un partito
socialdemocratico e quindi, modellandosi sui democratici negli
USA, nel Partito Democratico. Nel frattempo, è diventato il
partito di governo
di prima scelta non soltanto per la borghesia italiana ma
anche per quella europea.
Un'altra ala del PCI, attaccata ai vecchi simboli, ha
formato
Rifondazione Comunista (PRC) e ha assorbito nei suoi
ranghi numerosi gruppi di pseudo-sinistra della classe media.
Negli anni '90, il PRC veniva acclamato per tutta Europa come un
modello per i nuovi partiti di "sinistra". Di fatto, utilizzava
la sua considerevole influenza per assicurare una maggioranza
parlamentare alla politica contro la classe lavoratrice di
diversi governi a guida tecnocratica e di centro-sinistra.
Nel 2006, dopo l'entrata di Rifondazione nel governo di
Romano Prodi, un
precursore di
Mario Monti, il PRC
è andato in pezzi. Da allora, nessuna delle organizzazioni
che sono emerse dal PRC ha sfidato seriamente le politiche di
Monti, perché sostanzialmente concordano tutte con esse.
Nelle elezioni parlamentari del 2008,
Sinistra Critica, che
appartiene al Segretariato Unito Pabloita, ha ricevuto
169.000 voti. Questa volta, ha optato di non partecipare alle
elezioni allo scopo di non portare via voti a Bersani. Ha
giustificato questo sostenendo che "oggi non vi è nessuna base
politica ed organizzativa ... per un'ampia alleanza
anticapitalista".
Il PRC stesso è entrato a far parte di una lista con
partiti liberali e verdi sotto la leadership dell'ex procuratore
antimafia Antonio Ingroia, che ha proclamato essere la priorità
la lotta contro la corruzione e la criminalità, mentre le
questioni sociali hanno giocato a mala pena un ruolo nella sua
campagna. La lista di Ingroia ha ricevuto 765.000 voti ma non ha
ottenuto nessun seggio in parlamento. Cinque anni fa,
un'alleanza arcobaleno guidata dal PRC aveva ricevuto 1,12
milioni di voti.
Le elezioni italiane e la crisi politica a cui hanno
dato l'avvio preannunziano feroci lotte sociali in Italia e per
tutta Europa. Per prepararvisi, deve essere formato nella classe
lavoratrice italiana un nuovo partito rivoluzionario, che lotti
per un programma socialista internazionale—una sezione italiana del
Comitato Internazionale della Quarta Internazionale.