Dare la caccia a un amico: il nesso intelligence - terrorismo
1717/9/2010
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-K2-
Plasmare il mondo
Oggi nel Sahara c'è terrorismo, vero o fabbricato (di sicuro alle vittime sembra vero!) e vi sono molti elementi di umanità sospetti di che gironzolano instancabilmente nel deserto. Vi sono stati diversi rapimenti di europei e canadesi (l'ultimo proprio questa settimana in Niger), ostaggi uccisi e numerosi attacchi a installazioni militari e ambasciate straniere. Keenan sostiene che i capi di queste cellule terroristiche hanno tutti collegamenti ai servizi segreti algerini, un'asserzione che ovviamente è difficile da verificare. I vantaggi politici di queste azioni sono molteplici, non soltanto in Algeria. Agli USA è stata fornita una ulteriore giustificazione per AFRICOM; alla Francia la giustificazione per intervenire militarmente nel corridoio ricco di risorse del Sahel per difendere il suo rifornimento di uranio e fornisce a altri paesi europei, che sono esposti a una minaccia così vicina a casa, la giustificazione per le loro politiche di immigrazione, sicurezza e antiterrorismo. (Sebbene, secondo la mia conoscenza, non vi è mai stato un attacco terroristico sul suolo europeo che possa essere attribuito direttamente a un gruppo che opera fuori dal più grande deserto del mondo).
Gli europei, solitamente non nel circolo di
fiducia dei servizi segreti americani, stanno correndo dietro a un
fantasma terrorista, escluso nell'ignoto dai loro amici
transatlantici? Chiedete in giro per l'Algeria. Da allora i servizi di intelligence e i loro obiettivi hanno coesistito in una specie di simbiosi. Le grandi organizzazioni militari erano combattute da servizi di intelligence strutturati gerarchicamente e militarmente organizzati. Comunque, nel combattere le minacce di oggi sono necessari servizi di intelligence flessibili, in grado di adattarsi rapidamente al cambiamento e alle mutate condizioni ambientali.
Entrate in forma Nel suo eccellente libro "Leaderless Jihad", Marc Sageman fonda la teoria che per i giovani l'entrata nel movimento sociale del terrorismo islamista globale (sic!) era basata in grande portata dall'amicizia e dalla parentela. La sua formula, ideologia di base + rete di amici = terrorismo, per me ha un alto grado di plausibilità. Questa formula suona familiare? Potrebbe essere vera anche per la politica? Un pensiero spaventoso: i neocon dell'America erano una compagnia di amici che già negli anni '80 e '90 consideravano piani di un massiccio intervento militare USA in Medio Oriente e dare agli Stati Uniti una più robusta presenza in questa regione importante strategicamente, economicamente e emotivamente. Avevano soltanto bisogno un ultimo amico molto buono piazzato alla Casa Bianca per realizzare definitivamente le loro intenzioni. E avevano bisogno del 911... Su questo diamo la parola al grande reporter britannico Robert Fisk. In un articolo pubblicato nell'agosto 2007, ha dato la sua opinione sulle teorie complottiste che circondano gli attacchi terroristici di New York del 2001. Robert Fisk: "Lasciatemelo ripetere. Non sono un complottista. Risparmiatemi le lodi. Risparmiatemi i complotti. Ma, come chiunque altro, vorrei conoscere la storia completa dell'11/9, non ultimo perché è stata la causa dell'intera folle, falsa "guerra al terrore" che ci ha portato al disastro in Iraq e Afghanistan e in gran parte del Medio Oriente. Il felicemente passato consigliere di Bush Karl Rove una volta dichiarò che "ora siamo un impero - creiamo la nostra realtà". Vero? Almeno raccontaci. Impedirebbe alla gente di calciare troppo le sedie".
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