13-15 giugno 2008

La lotta di classe in Irlanda assesta il No alla UE

L'Irlanda indica la strada

di HARRY BROWNE

Dublino

 

In mezzo ad una crescente crisi economica, la classe lavoratrice urbana irlandese e la gente di campagna che lotta si sono uniti per assestare un colpo all'elite dominante europea.

La sconfitta del Trattato di Lisbona nel referendum irlandese di ieri ha gettato anni di tentativi da parte dell'Unione Europea di far sorgere nuove, "semplificate" procedure e di ottenere dei sempre più (non eletti) presidente e ministro degli esteri della UE unitari.

Il Trattato era esso stesso un modesto rimaneggiamento della Costituzione Europea, respinta nel 2005 dagli elettori francesi ed olandesi.

Oggi mentre arrivavano i conteggi da tutte le parti del paese, la decisione del popolo irlandese alla fine non era nemmeno vicina. L'impeto per un voto al No rivelato nei sondaggi di opinione della scorsa settimana continuava giusto durante la giornata elettorale. Con una affluenza elettorale maggiore che in qualsiasi precedente euro-referendum irlandese, l'elettorato ha frantumato le aspettative che una grande affluenza avrebbe aumentato la parte per il Si e sfidato il consiglio del 95% dei politici eletti del paese che appoggiava il Trattato.

L'eterogenea campagna per il No aveva fatto piovere attacchi da sinistra e destra, difendendo i diritti dei lavoratori e difendendo basse imposte per le società, contro la privatizzazione e contro l'aborto; la parte per il Si poteva a malapena difendersi e tanto meno contrattaccare.

Oggi l'ex leader del Partito Laburista Pat Rabbitte ha paragonato la difficile situazione della campagna per il Si a giocare un video gioco: "Fai esplodere il cattivo, ne saltano fuori altri due".

I diversi elementi del No hanno evitato di discutere tra loro durante la campagna, ma la ora è iniziata la battaglia per reclamare la vittoria. Comunque, tutte le analisi concordano che, come nel referendum del 2001 sul Trattato di Nizza, è stata cruciale la preoccupazione del popolo irlandese per la neutralità militare e la crescente militarizzazione della UE.

CounterPunch si è già occupato di molte delle questioni e delle forze della campagna su Lisbona. Il fattore X di questo risultato è stato l'effetto del prevalente catastrofismo economico: gli elettori sceglierebbero l'opzione conservatrice di votare Si per evitare il pericolo di accrescere la crisi con l'incertezza politica? Alla fine sono stati i settori più a rischio della popolazione che hanno assestato il No più decisivo.

Il problema del Trattato era che per gli elettori è stato fin troppo facile collegare le attuali disgrazie economiche dell'Irlanda con il suo ruolo in Europa. Mentre la disoccupazione aumenta improvvisamente, richiama l'attenzione su tutti gli immigrati est europei che lavorano qui; mentre i prezzi delle abitazioni in precedenza astronomici crollano, il presidente della Banca Centrale Europea annuncia un imminente crescita dei tassi di interesse; mentre gli agricoltori si preoccupano del loro futuro, la UE tratta alla OMC di permettere altra carne dal Sud America nei mercati europei; mentre i pescatori che si disperano degli alti prezzi del carburante mettono in scena blocchi di protesta in porti importanti, si lamentano delle quote di pesca imposte dalla UE che li costringono a gettare tonnellate del loro pescato.

Un voto per il No non fa nulla per occuparsi di ognuno di questi problemi; in realtà, pochi di essi persino figuravano in modo prominente nella campagna. Ma votare No era il mezzo disponibile per lamentarsene.

Gran parte del credito dei media per la vittoria del No viene dato all'uomo d'affari conservatore Declan Ganley ed alla sua nuova organizzazione Libertas, con la sua campagna dignitosamente neoliberista centrata sulla tassazione ed i pesi del voto nelle istituzioni della UE. Ma finora i risultati indicano che gli elettori irlandesi in una condizione più prospera, dalle ricche regioni agricole della parte centrale del sud e degli agiati sobborghi di Dublino sud, hanno perseverato nella loro tradizionale eurofilia. La parte del Si ha conquistato massicce vittorie in zone benestanti ed un quasi pareggio nelle prospere regioni rurali. La vittoria del No è arrivata con affluenze senza precedenti nelle aree più povere di Dublino, Cork, Limerick e di altre città e con grandi margini per il No nelle zone rurali più marginali nell'ovest dell'isola ed attorno al confine con l'Irlanda del Nord. Le comunità di pescatori hanno pronunciato un No schiacciante. L'ex primo ministro Garret FitzGerald ha descritto il risultato come il più diviso per classe nella storia irlandese.

Vi è, senza dubbio, dello spazio per la Sinistra in Irlanda ed in tutta Europa per sfruttare questa enorme vittoria in un piccolo paese contro l'elite neoliberista dell'Unione Europea, specialmente se il leader della UE cercano di passare per ancora un'altra versione di Lisbona. Ma le ragioni per le quali una inquieta Irlanda ha votato No non sono semplici e qui la storia complessa e contraddittoria da all'elite la possibilità di esprimere indifferenza per il risultato e semplicemente vivere con lo status quo ante istituzionale.

L'Europa è una minaccia regolatoria per gli affari? Una minaccia militare alla pace? Una minaccia liberale alla moralità tradizionale? Un'autorità nel progresso culturale del cambiamento climatico? Un avvoltoio affamato dei mercati del terzo mondo? Un contrappeso al potere degli USA? Scegliete: diversamente dagli USA, la definizione di Europa istituzionale è disponibile, internamente e globalmente.

La notte scorsa parlavo con un importante politico di sinistra e sostenitore del No. Ha parlato di avere ascoltato un elettore del No che dava le sue ragioni: "Se passa il Trattato di Lisbona, l'Europa porterà l'aborto, il matrimonio gay, la prostituzione legale, l'eutanasia..." Il politico era contento di avere un altro voto per il No, ma ha riconosciuto; "Se l'avessi creduto, avrei votato Si".

Harry Browne insegna al Dublin Institute of Technology. Il suo libro, ‘Hammered by the Irish: How the Pitstop Ploughshares disabled a US war-plane – with Ireland’s blessing’, sta per uscire da Counterpunch Books. Può contattarsi a: harry.browne@gmail.com