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E' passato un anno dalla costituzione di uno stato piuttosto
particolare—il
Califfato Islamico. Ed oggi, un anno più tardi, i suoi "padri
fondatori", alleati, nemici, obiettivi e compiti (che ne definiranno
l'ulteriore sviluppo) possono essere identificati con precisione.
Difficilmente oggi qualcuno dubita che la famigerata al Qaeda sia
responsabile della creazione, dell'allevamento e del finanziamento con
dollari (forniti dagli USA e dai loro alleati della regione del Golfo
Persico, guidati dall'Arabia Saudita) di un'organizzazione terrorista,
lo Stato Islamico. Al Qaeda era già stata sospettata di essere un
"mercenario americano". E' per questo che si ritiene che al Qaeda fosse
dietro la formazione di un'organizzazione terrorista, lo Stato Islamico
del Levante in Siria, il cui obiettivo era di opporsi al presidente del
paese
Bashar Assad, che, diverso da
Abd Rabbuh Mansur Hadi of Yemen, è stato eletto legittimamente e non ha
mai abbandonato il suo paese. I membri di questa organizzazione erano
quegli stessi militanti che erano stati sottoposti all'addestramento al
combattimento condotto da consiglieri militari americani nel territorio
della Turchia e della Giordania ed erano stati forniti delle armi più
avanzate. Di quando in quando, allo scopo di autoassolversi,
i funzionari di
Washington hanno ammesso che, si, ci sono stati dei casi in cui le armi
americane non hanno raggiunto la gente voluta e sono cadute nelle mani
sbagliate. Tuttavia, è un fatto irrefutabile che i militanti dello Stato
Islamico del Levante erano molto meglio armati di armi americane
paragonati ai combattenti del cosiddetto Esercito Libero Siriano
(un'organizzazione che ora è quasi completamente dimenticata).
Nonostante il loro armamento
high-tech, militanti e terroristi non sono riusciti a realizzare un
successo considerevole ed è per questo che i militanti dello Stato
Islamico Sunnita dell'Iraq hanno dovuto essere trasferiti in
Siria. Dovrebbe osservarsi che la CIA ha figliato questa organizzazione
durante l'occupazione USA dell'Iraq con l'obiettivo di frenare le
intenzioni di
Tehran di ottenere il pieno controllo dell'Iraq. Presto
questa organizzazione, il cui nucleo consisteva di ex ufficiali
dell'esercito di
Saddam Hussein e di membri del Partito Socialista Arabo Ba'th, è
diventata una forza influente, capace di "mostrare i denti" ai suoi
protettori d'oltremare per esibire la propria riluttanza a danzare
sempre al loro ritmo. Vi era qualcosa su quegli ex membri del
Partito Socialista Arabo Ba'th (che, forse, mantengono ancora la loro
appartenenza): erano consapevoli del loro valore ed erano dei
negoziatori molto abili. Dopo che i militanti dello Stato Islamico
dell'Iraq sono filtrati in territorio siriano, hanno unito le forze con
lo Stato Islamico del Levante. Così, è stata formata una nuova
organizzazione — lo Stato Islamico dell'Iraq e del Levante (ISIS), che è
guidata da non altri che il capo dello Stato Islamico dell'Iraq Ibrahim
Awwad Ibrahim Ali al-Badri al-Samarrai, noto pure come Abu
Baqr al-Baghdadi.
Poiché il leader dell'ISIS è un personaggio molto intrigante e non
banale, il cui carisma influisce su tutte le attività di questa
organizzazione, sarebbe opportuno condividere alcuni fatti interessanti
su questo individuo. Secondo i dati ufficiali del Dipartimento della
Difesa degli Stati Uniti, da febbraio a dicembre del 2004
Abu Baqr al-Baghdadi è stato arrestato e detenuto come sospetto a
Camp Bucca, il più grande campo di detenzione in Iraq. Ma, secondo le
memorie del comandante del campo, il colonnello dell'esercito USA
Kenneth King, che ricorda molto bene questa persona, è "certo al 99%"
che il prigioniero iracheno ha lasciato il campo non nel 2004, ma
soltanto giusto prima della sua chiusura, cioè alla fine dell'estate del
2009. Il colonnello ricorda
Abu Baqr al-Baghdadi perché, quando ha lasciato il campo, ha detto alle
guardie "Arrivederci a New York", perché sapeva che le guardie erano di
New York e servivano nel 306° Battaglione della Polizia Militare.
Un amico non identificato di
Abu Baqr al-Baghdadi, che pure è stato detenuto al campo, ha raccontato
al giornale iracheno
Al-Fourat della loro vita nell'americano Camp Bucca. In una cella erano
detenute soltanto due persona, che era
più come la stanza di una località di campeggio; la loro razione
giornaliera era la stessa della razione di un sergente dell'esercito
USA; ricevevano regolarmente stampa recente attentamente selezionata;
nella cella era sempre accesa una TV; le celle erano munite di un
potente condizionatore. Passavano una parte della giornata parlando con
consiglieri americani, che cercavano di convertire i detenuti alla loro
fede. Spesso venivano dei professori universitari iracheni pro-americani
ad insegnare ai prigionieri relazioni internazionali, politica, storia e
geografia. In altre parole, quei prigionieri del campo selezionati per
la stretta cooperazione con gli americani non soltanto dovevano
partecipare ad un approfondito "programma di controinsurrezione" dal
primo mattino a tarda sera, ma venivano anche addestrati da consiglieri
americani per "futura attività collaborativa". Forse è per questo che
Abu Baqr al-Baghdadi è stato rilasciato soltanto nel quinto anno del suo
imprigionamento, o piuttosto "addestramento".
Per dire la verità, i consiglieri americani, che difettano della
conoscenza dei costumi e delle abitudini degli arabi, facevano e fanno
ancora molti errori. Uno dei proverbi dice come questo, "un beduino non
può essere asservito, può soltanto essere ucciso".
And Abu Baqr al-Baghdadi, non un beduino ma un arabo (sebbene
discendente di beduini) e fedele seguace dell'Islam, che dopo la sua
liberazione ha avuto a sua disposizione una potente organizzazione e
denaro in grande quantità, cominciò a giocare secondo le proprie regole.
E' particolare che gli interessi di questo iracheno e dei
governanti di
Washington coincidano ancora, almeno fino ad un certo punto. E' anche
degno di nota che i confini del proclamato stato (Califfato) si adattino
perfettamente ai confini dello "Stato Sunnita", tratteggiati nella mappa
elaborata dal tenente colonnello
Ralph Peters (su ordine del Pentagono), cui è stato assegnato il nome di
Nuovo Medio Oriente. I militanti non si sono diretti immediatamente verso Baghdad, che si presume sia la capitale del Califfato,
ma hanno preso prima Mosul, dalla quale l'esercito sunnita dell'Iraq si
è ritirato silenziosamente lasciando indietro gran parte del suo
inventario. Il giornale Al-Mashriq ha riferito che proprio il giorno
prima della presa di Mosul, erano stati consegnati da Baghdad 50 milioni
di dollari alla Banca Centrale della città. E' stata una coincidenza?
Più tardi i giornali hanno scritto che nell'operazione di Mosul i
militanti hanno acquisito un totale di 200 milioni di dollari.
Simultaneamente, essendosi impegnati in battaglie contro i kurdi ed
avendo minacciato il Kurdistan iracheno, i militanti hanno fatto a
Washington un favore inestimabile. Prima di tutto, in questo caso i
kurdi erano di fronte ad una minaccia piuttosto tangibile,
sono stati costretti a iniziare la mobilitazione e hanno dovuto gettare
in battaglia le loro forze
Peshmerga. In secondo luogo, in assenza di ogni
considerevole assistenza da parte dei governanti di Baghdad, che erano
loro stessi appesi ad un filo, la dipendenza di Erbil dagli USA era
aumentata ancora di più. Non sorprende quindi che il Segretario alla
Difesa USA
Ashton Carter sia arrivato con prontezza in Kurdistan ed abbia tenuto
dei colloqui con la più
autorevole
leadership kurda, non avendo neppure informato di questo il governo
centrale. Il giorno prima,
Ashton Carter ha definito le forze di terra dell'esercito del Kurdistan
come "potenti e coronate da successo" e ha confermato la sua impazienza
di incontrare Barzani, che, essendo il capo del movimento guerrigliero,
si opponeva da decenni al regime di
Saddam Hussein. Nemmeno è una sorpresa che il Pentagono avesse
l'intenzione di schierare delle unità militari americane, incluse le sue
forze speciali d'elite, nel territorio della regione autonoma kurda.
I mass media occidentali hanno riportato che sarebbero stati consegnati
al Kurdistan macchinario, armi ed attrezzatura militare per armare i
gruppi kurdi che contrastavano i jihadisti dello Stato Islamico. Tutte
queste azioni non sono mai state coordinate con il governo centrale
iracheno, che, come suggeriscono i fatti, non era più considerato da
Washington come un potere reale. Per inciso, nessun paese simile
all'Iraq si trova attualmente nella mappa del ten.col.
R. Peters, né il suo nome è menzionato da qualche parte.
Allo stesso tempo, continui scontri nell'Iraq settentrionale hanno
costretto il governo turco ad emettere il permesso
per l'aeronautica USA di utilizzare la base aerea di
Incirlik situata nella parte orientale del paese per lanciare
operazioni aeree contro lo Stato Islamico nel territorio della Siria.
"Abbiamo firmato l'accordo riguardante la base aerea di Incirlik. La
base può cominciare a operare in qualsiasi momento. Prima di tutto, sarà
utilizzata per prendere di mira le strutture dell'IS in Siria",
l'agenzia cita il portavoce del Ministro degli Affari Esteri
Tanju Bilgiç. E, di recente, l'implementazione dell'accordo sulla
costruzione del gasdotto
Turkey Stream, firmato con la Russia, è stata rallentata
considerevolmente. Basato sull'opinione dell'esperto ben informato nel
campo dell'energia
Efgan Nifti, le dichiarazioni rese da parte russa, nelle quali sono
state annunciate le date di inizio e fine
del gasdotto, erano premature poiché non erano state risolte tutte
le questioni controverse. L'esperto ha sottolineato che le parti devono
trovare un terreno comune e garantire che i loro interessi siano
armonizzati. Apparentemente, anche il rallentamento del processo di
costruzione del gasdotto è stato "inatteso".
Finora sembra che l'IS stia agendo in linea con gli interessi di
Washington e che i militanti islamisti eseguano dei compiti orchestrati
dai loro protettori d'oltremare. Ma che, come affermano, possono
continuare soltanto fino a quando l'IS matura. Il Califfato è stato
proclamato nell'intero territorio del mondo arabo e, apparentemente,
Abu Baqr al-Baghdadi sta solcando attorno nel tentativo di trovare il
più vulnerabile "anello della catena". Abu Baqr al-Baghdadi si era reso
conto molto tempo fa che non poteva rischiare in Giordania, poiché
Washington non l'avrebbe abbandonata. Quindi non sembra mostrare in essa
alcun particolare interesse, sebbene non gli dispiacerebbe
infiammare "un'ondata islamica" (e non sarebbe difficile da realizzare)
in questo piccolo stato limitrofo. Ma la promessa solenne di liberare
entrambe le città sante—Mecca
and Medina—dalla famigerata Casa di Saud è già stata fatta.
E, avendo messo insieme tutti i pezzi di questo folle puzzle,
otteniamo un quadro bizzarro. L'Arabia Saudita, che ha suonato da primo
violino e ha reso importanti contributi finanziari per sostenere la
creazione di organizzazioni terroriste (compreso l'IS) in Siria per
combattere contro il presidente
Bashar Assad ora è di fronte al rischio di cadere vittima del proprio
prodotto!
Tuttavia, queste azioni dell'IS si adattano perfettamente alla
mappa del
Nuovo Medio Oriente, in conformità con la quale si suppone
emergano nel territorio dell'Arabia Saudita parecchi nuovi stati
controllati dagli Stati Uniti. Inoltre, quando l'epoca della "sola"
Arabia Saudita sarà finita da lungo tempo vi sarebbe qualcuno a
ricordare che quasi un trilione di dollari, depositato in dei conti di
banche americane, prima apparteneva a cittadini sauditi? Gli USA ci
guadagnerebbero soltanto da un simile sviluppo, poiché, avendo schierato
le loro basi militari nel territorio di 140 paesi per il mondo ed avendo
messo insieme un enorme bilancio militare, il gendarme del mondo sarebbe
pienamente assicurato contro le pretese fatte da qualsiasi paese.
Quindi, poiché l'unico nemico buono è un nemico morto, la distruzione
totale di questo stato risolverebbe tutti i problemi. Questo modello di
pensiero è stato illustrato vividamente dalla situazione in Iraq.
Questo è quanto: in Medio Oriente è emerso un
nuovo "assistente" degli americani con risultati passati di realizzazione ubbidiente di tutti gli
ordini dello zio Sam. Ed a quanto pare (per le suddette ragioni), i
militanti dell'IS e l'IS stesso non saranno a rischio di distruzione
nell'imminente futuro, finché continuano a lanciare attacchi contro
vittime scelte da
Washington. E tutte queste speculazioni e vaghe allusioni che gli USA si
stiano presumibilmente
opponendo all'IS non resistono proprio a nessuna critica perché la
critica è sostenuta da numerosi fatti evidenti.
Victor Mikhin, Corresponding Member of the membro corrispondente
dell'Accademia delle Scienze naturali, esclusivamente per la
rivista online “New
Eastern Outlook”.
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