NEO

New Eastern Outlook

 

11.08.2015 Autore: Viktor Mikhin

Lo Stato islamico — Il nuovo strumento di Washington

E' passato un anno dalla costituzione di uno stato piuttosto particolare—il Califfato Islamico. Ed oggi, un anno più tardi, i suoi "padri fondatori", alleati, nemici, obiettivi e compiti (che ne definiranno l'ulteriore sviluppo) possono essere identificati con precisione.

Difficilmente oggi qualcuno dubita che la famigerata al Qaeda sia responsabile della creazione, dell'allevamento e del finanziamento con dollari (forniti dagli USA e dai loro alleati della regione del Golfo Persico, guidati dall'Arabia Saudita) di un'organizzazione terrorista, lo Stato Islamico. Al Qaeda era già stata sospettata di essere un "mercenario americano". E' per questo che si ritiene che al Qaeda fosse dietro la formazione di un'organizzazione terrorista, lo Stato Islamico del Levante in Siria, il cui obiettivo era di opporsi al presidente del paese Bashar Assad, che, diverso da Abd Rabbuh Mansur Hadi of Yemen, è stato eletto legittimamente e non ha mai abbandonato il suo paese. I membri di questa organizzazione erano quegli stessi militanti che erano stati sottoposti all'addestramento al combattimento condotto da consiglieri militari americani nel territorio della Turchia e della Giordania ed erano stati forniti delle armi più avanzate. Di quando in quando, allo scopo di autoassolversi, i funzionari di Washington hanno ammesso che, si, ci sono stati dei casi in cui le armi americane non hanno raggiunto la gente voluta e sono cadute nelle mani sbagliate. Tuttavia, è un fatto irrefutabile che i militanti dello Stato Islamico del Levante erano molto meglio armati di armi americane paragonati ai combattenti del cosiddetto Esercito Libero Siriano (un'organizzazione che ora è quasi completamente dimenticata).

Nonostante il loro armamento high-tech, militanti e terroristi non sono riusciti a realizzare un successo considerevole ed è per questo che i militanti dello Stato Islamico Sunnita dell'Iraq hanno dovuto essere trasferiti in Siria. Dovrebbe osservarsi che la CIA ha figliato questa organizzazione durante l'occupazione USA dell'Iraq con l'obiettivo di frenare le intenzioni di Tehran di ottenere il pieno controllo dell'Iraq. Presto questa organizzazione, il cui nucleo consisteva di ex ufficiali dell'esercito di Saddam Hussein e di membri del Partito Socialista Arabo Ba'th, è diventata una forza influente, capace di "mostrare i denti" ai suoi protettori d'oltremare per esibire la propria riluttanza a danzare sempre al loro ritmo. Vi era qualcosa su quegli ex membri del Partito Socialista Arabo Ba'th (che, forse, mantengono ancora la loro appartenenza): erano consapevoli del loro valore ed erano dei negoziatori molto abili. Dopo che i militanti dello Stato Islamico dell'Iraq sono filtrati in territorio siriano, hanno unito le forze con lo Stato Islamico del Levante. Così, è stata formata una nuova organizzazione — lo Stato Islamico dell'Iraq e del Levante (ISIS), che è guidata da non altri che il capo dello Stato Islamico dell'Iraq Ibrahim Awwad Ibrahim Ali al-Badri al-Samarrai, noto pure come Abu Baqr al-Baghdadi.

Poiché il leader dell'ISIS è un personaggio molto intrigante e non banale, il cui carisma influisce su tutte le attività di questa organizzazione, sarebbe opportuno condividere alcuni fatti interessanti su questo individuo. Secondo i dati ufficiali del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, da febbraio a dicembre del 2004 Abu Baqr al-Baghdadi è stato arrestato e detenuto come sospetto a Camp Bucca, il più grande campo di detenzione in Iraq. Ma, secondo le memorie del comandante del campo, il colonnello dell'esercito USA Kenneth King, che ricorda molto bene questa persona, è "certo al 99%" che il prigioniero iracheno ha lasciato il campo non nel 2004, ma soltanto giusto prima della sua chiusura, cioè alla fine dell'estate del 2009. Il colonnello ricorda Abu Baqr al-Baghdadi perché, quando ha lasciato il campo, ha detto alle guardie "Arrivederci a New York", perché sapeva che le guardie erano di New York e servivano nel 306° Battaglione della Polizia Militare.

Un amico non identificato di Abu Baqr al-Baghdadi, che pure è stato detenuto al campo, ha raccontato al giornale iracheno Al-Fourat  della loro vita nell'americano Camp Bucca. In una cella erano detenute soltanto due persona, che era più come la stanza di una località di campeggio; la loro razione giornaliera era la stessa della razione di un sergente dell'esercito USA; ricevevano regolarmente stampa recente attentamente selezionata; nella cella era sempre accesa una TV; le celle erano munite di un potente condizionatore. Passavano una parte della giornata parlando con consiglieri americani, che cercavano di convertire i detenuti alla loro fede. Spesso venivano dei professori universitari iracheni pro-americani ad insegnare ai prigionieri relazioni internazionali, politica, storia e geografia. In altre parole, quei prigionieri del campo selezionati per la stretta cooperazione con gli americani non soltanto dovevano partecipare ad un approfondito "programma di controinsurrezione" dal primo mattino a tarda sera, ma venivano anche addestrati da consiglieri americani per "futura attività collaborativa". Forse è per questo che Abu Baqr al-Baghdadi è stato rilasciato soltanto nel quinto anno del suo imprigionamento, o piuttosto "addestramento".

Per dire la verità, i consiglieri americani, che difettano della conoscenza dei costumi e delle abitudini degli arabi, facevano e fanno ancora molti errori. Uno dei proverbi dice come questo, "un beduino non può essere asservito, può soltanto essere ucciso". And Abu Baqr al-Baghdadi, non un beduino ma un arabo (sebbene discendente di beduini) e fedele seguace dell'Islam, che dopo la sua liberazione ha avuto a sua disposizione una potente organizzazione e denaro in grande quantità, cominciò a giocare secondo le proprie regole.

E' particolare che gli interessi di questo iracheno e dei governanti di Washington coincidano ancora, almeno fino ad un certo punto. E' anche degno di nota che i confini del proclamato stato (Califfato) si adattino perfettamente ai confini dello "Stato Sunnita", tratteggiati nella mappa elaborata dal tenente colonnello Ralph Peters (su ordine del Pentagono), cui è stato assegnato il nome di Nuovo Medio Oriente. I militanti non si sono diretti immediatamente verso Baghdad, che si presume sia la capitale del Califfato, ma hanno preso prima Mosul, dalla quale l'esercito sunnita dell'Iraq si è ritirato silenziosamente lasciando indietro gran parte del suo inventario. Il giornale Al-Mashriq ha riferito che proprio il giorno prima della presa di Mosul, erano stati consegnati da Baghdad 50 milioni di dollari alla Banca Centrale della città. E' stata una coincidenza? Più tardi i giornali hanno scritto che nell'operazione di Mosul i militanti hanno acquisito un totale di 200 milioni di dollari.

Simultaneamente, essendosi impegnati in battaglie contro i kurdi ed avendo minacciato il Kurdistan iracheno, i militanti hanno fatto a Washington un favore inestimabile. Prima di tutto, in questo caso i kurdi erano di fronte ad una minaccia piuttosto tangibile, sono stati costretti a iniziare la mobilitazione e hanno dovuto gettare in battaglia le loro forze Peshmerga. In secondo luogo, in assenza di ogni considerevole assistenza da parte dei governanti di Baghdad, che erano loro stessi appesi ad un filo, la dipendenza di Erbil dagli USA era aumentata ancora di più. Non sorprende quindi che il Segretario alla Difesa USA Ashton Carter sia arrivato con prontezza in Kurdistan ed abbia tenuto dei colloqui con la più autorevole leadership kurda, non avendo neppure informato di questo il governo centrale. Il giorno prima, Ashton Carter ha definito le forze di terra dell'esercito del Kurdistan come "potenti e coronate da successo" e ha confermato la sua impazienza di incontrare Barzani, che, essendo il capo del movimento guerrigliero, si opponeva da decenni al regime di Saddam Hussein. Nemmeno è una sorpresa che il Pentagono avesse l'intenzione di schierare delle unità militari americane, incluse le sue forze speciali d'elite, nel territorio della regione autonoma kurda. I mass media occidentali hanno riportato che sarebbero stati consegnati al Kurdistan macchinario, armi ed attrezzatura militare per armare i gruppi kurdi che contrastavano i jihadisti dello Stato Islamico. Tutte queste azioni non sono mai state coordinate con il governo centrale iracheno, che, come suggeriscono i fatti, non era più considerato da Washington come un potere reale. Per inciso, nessun paese simile all'Iraq si trova attualmente nella mappa del ten.col. R. Peters, né il suo nome è menzionato da qualche parte.

Allo stesso tempo, continui scontri nell'Iraq settentrionale hanno costretto il governo turco ad emettere il permesso per l'aeronautica USA di utilizzare la base aerea di Incirlik  situata nella parte orientale del paese per lanciare operazioni aeree contro lo Stato Islamico nel territorio della Siria. "Abbiamo firmato l'accordo riguardante la base aerea di Incirlik. La base può cominciare a operare in qualsiasi momento. Prima di tutto, sarà utilizzata per prendere di mira le strutture dell'IS in Siria", l'agenzia cita il portavoce del Ministro degli Affari Esteri Tanju Bilgiç. E, di recente, l'implementazione dell'accordo sulla costruzione del gasdotto Turkey Stream, firmato con la Russia, è stata rallentata considerevolmente. Basato sull'opinione dell'esperto ben informato nel campo dell'energia Efgan Nifti, le dichiarazioni rese da parte russa, nelle quali sono state annunciate le date di inizio e fine del gasdotto, erano premature poiché non erano state risolte tutte le questioni controverse. L'esperto ha sottolineato che le parti devono trovare un terreno comune e garantire che i loro interessi siano armonizzati. Apparentemente, anche il rallentamento del processo di costruzione del gasdotto è stato "inatteso".

Finora sembra che l'IS stia agendo in linea con gli interessi di Washington e che i militanti islamisti eseguano dei compiti orchestrati dai loro protettori d'oltremare. Ma che, come affermano, possono continuare soltanto fino a quando l'IS matura. Il Califfato è stato proclamato nell'intero territorio del mondo arabo e, apparentemente, Abu Baqr al-Baghdadi sta solcando attorno nel tentativo di trovare il più vulnerabile "anello della catena". Abu Baqr al-Baghdadi si era reso conto molto tempo fa che non poteva rischiare in Giordania, poiché Washington non l'avrebbe abbandonata. Quindi non sembra mostrare in essa alcun particolare interesse, sebbene non gli dispiacerebbe infiammare "un'ondata islamica" (e non sarebbe difficile da realizzare) in questo piccolo stato limitrofo. Ma la promessa solenne di liberare entrambe le città sante—Mecca and Medina—dalla famigerata Casa di Saud è già stata fatta. E, avendo messo insieme tutti i pezzi di questo folle puzzle, otteniamo un quadro bizzarro. L'Arabia Saudita, che ha suonato da primo violino e ha reso importanti contributi finanziari per sostenere la creazione di organizzazioni terroriste (compreso l'IS) in Siria per combattere contro il presidente Bashar Assad ora è di fronte al rischio di cadere vittima del proprio prodotto!

Tuttavia, queste azioni dell'IS si adattano perfettamente alla mappa del Nuovo Medio Oriente, in conformità con la quale si suppone emergano nel territorio dell'Arabia Saudita parecchi nuovi stati controllati dagli Stati Uniti. Inoltre, quando l'epoca della "sola" Arabia Saudita sarà finita da lungo tempo vi sarebbe qualcuno a ricordare che quasi un trilione di dollari, depositato in dei conti di banche americane, prima apparteneva a cittadini sauditi? Gli USA ci guadagnerebbero soltanto da un simile sviluppo, poiché, avendo schierato le loro basi militari nel territorio di 140 paesi per il mondo ed avendo messo insieme un enorme bilancio militare, il gendarme del mondo sarebbe pienamente assicurato contro le pretese fatte da qualsiasi paese. Quindi, poiché l'unico nemico buono è un nemico morto, la distruzione totale di questo stato risolverebbe tutti i problemi. Questo modello di pensiero è stato illustrato vividamente dalla situazione in Iraq.

Questo è quanto: in Medio Oriente è emerso un nuovo "assistente" degli americani con risultati passati di realizzazione ubbidiente di tutti gli ordini dello zio Sam. Ed a quanto pare (per le suddette ragioni), i militanti dell'IS e l'IS stesso non saranno a rischio di distruzione nell'imminente futuro, finché continuano a lanciare attacchi contro vittime scelte da Washington. E tutte queste speculazioni e vaghe allusioni che gli USA si stiano presumibilmente opponendo all'IS non resistono proprio a nessuna critica perché la critica è sostenuta da numerosi fatti evidenti.

Victor Mikhin, Corresponding Member of the membro corrispondente dell'Accademia delle Scienze naturali, esclusivamente per la rivista online “New Eastern Outlook”.