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La NATO smascherata come trampolino dell'ISIS in Siria

 

14 giugno 2016 (Tony Cartalucci - NEO) - I combattenti curdi secondo quanto si dice appoggiati dagli USA hanno attraversato il fiume Eufrate in Siria e sono avanzati contro i combattenti dell'auto-proclamato "Stato Islamico" (ISIS) che tengono la città di Manbij. La città è circa 20 miglia da Jarabulus, un'altra città siriana situata proprio sulla frontiera siriano-turca. Anche Jarabulus è in mano all'ISIS.

La spinta iniziale verso Manbij è venuta dalla diga di Tishrin nel sud, tuttavia è stato aperto un altro fronte e si sta agganciando attorno al nord della città -  tagliando con successo la città ed i suoi difensori dell'ISIS dalle strade che portano alla frontiera turca - compresa la Strada 216 che corre tra Manbij e Jarabulus.

Pianificare un assalto ad un centro urbano richiede che la forza attaccante tagli fuori i difensori della città dalle loro rotte logistiche. Farlo impedisce al nemico di fuggire e raggrupparsi, ma diminuisce anche la capacità di combattere del nemico durante l'assalto. E' chiaro che i combattenti che avanzano sull'ISIS a Manbij hanno determinato che Jarabulus e la Turchia appena oltre la frontiera costituiscono la fonte della capacità combattiva dell'ISIS.

I media occidentali ammettono che l'ISIS entra in Siria dalla Turchia 

Attraverso i media occidentali ci si riferisce sempre più a Jarabulus come all'"ultimo punto di attraversamento della frontiera verso la Turchia dell'ISIS". Un articolo del 2015 scritto da Jonathan Steele del Guardian intitolato "I curdi siriani stanno vincendo!", spiegava che (enfasi aggiunta):

Nel luglio di quest'anno l'YPG, di nuovo con l'assistenza della potenza aerea degli USA, ha scacciato l'ISIS da Tal Abyad, un'altra città sulla frontiera con la Turchia. Questo ha significato che l'ISIS aveva perduto due dei tre punti di attraversamento dalla Turchia che poteva portare volontari stranieri, finanziamenti ed armi a rinforzare la jihad.

Idriss Nassan, il portavoce curdo della regione di Kobane, mi ha raccontato che ora l'YPG pianifica di liberare l'ultimo punto di attraversamento dell'ISIS per la Turchia nella città di Jarabulus.

L'articolo di Steele da l'impressione che gli USA stessero realmente cercando di fermare l'ISIS aiutando i curdi a fare la guerra all'interno della Siria. Tuttavia Steele, quale che sia il motivo, non affronta mai le sue implicazioni che l'ISIS sta venendo letteralmente rinforzato dalla Turchia - un membro della NATO dagli anni '50 che ospita una base aerea USA a Incirlik e che ha permesso alle agenzie di intelligence ed alle forze speciali USA, britanniche, francesi e degli stati del Golfo Persico di operare lungo la sua frontiera con la Siria con impunità da quando il conflitto è iniziato.

Più di recente, in un articolo del Washington Times intitolato "La Turchia offre operazioni congiunte con le forze USA in Siria, vuole i curdi tagliati fuori", si citava lo stesso ministro degli esteri turco che ha ammesso che (enfasi aggiunta):

Le operazioni congiunte tra Washington ed Ankara a Manbji, un ben noto punto di transito per combattenti, armi ed equipaggiamento dello Stato Islamico provenienti dalle Turchia diretti a Raqqa, aprirebbero effettivamente "un secondo fronte" nella lotta in corso per spingere lo Stato Islamico, noto pure come ISIS o ISIL, dalle frontiere della Turchia, ha dichiarato il ministro degli esteri turco Mevlut Cavusoglu.

Il ministro degli esteri della Turchia ammette che le forze dell'ISIS - combattenti, armi ed equipaggiamento - si riversano dal territorio della Turchia "diretti a Raqqa", ma non spiega mai come la più famigerata organizzazione terrorista del 21° secolo possa spostare abbastanza uomini e materiale attraverso uno stato membro della NATO per fare una guerra completa senza venire fermata prima che raggiunga la Siria. Non spiegato è anche dove l'ISIS si procuri le armi che sposta attraverso la Turchia.

E' una realtà che implica direttamente ed in maniera schiacciante la Turchia ed i suoi alleati come stati sponsor del terrorismo e che getta il dubbio sulla legittimazione e rilevanza della NATO stessa. Quantomeno la NATO è smascherata come un'alleanza militare così impotente che non riesce nemmeno ad assicurare che il proprio territorio venga utilizzato come un trampolino per operazioni militarisu larga scala dell'ISIS.

USA-NATO danno rifugio e proteggono l'ISIS da anni

Si dovrebbe osservare che come una "azione collettiva" della NATO, ad un punto del conflitto, gli Stati Uniti e la Germania hanno persino piazzato dei sistemi missilistici Patriot lungo la frontiera turco-siriana per scoraggiare l'aviazione siriana dall'avvicinarsi troppo - una realtà strategica che non è cambiata fino a quando la Russia ha iniziato il proprio intervento militare diretto nel conflitto nell'interesse di Damasco, come ha riportato all'epoca Defense News.

In retrospettiva - sembra che entrambe USA e Turchia fossero complici per assicurare che gli sforzi siriani per interdire i terroristi compreso l'ISIS fossero inefficaci - costituendo quella che era essenzialmente una zona cuscinetto di fatto abitata da, tra glia altri gruppi, il Fronte Al Nusra di al Qaeda e lo stesso ISIS.

L'entrata della Russia nella guerra e le sue successive operazioni direttamente lungo la frontiera siriano-turca ha scompigliato il supporto logistico all'ISIS dal territorio della NATO ed è stata il fattore principale che ha portato all'indebolimento dell'ISIS all'interno della Siria.

Per la narrazione dell'occidente il tempo è scaduto 

Con gli stessi media occidentali che ora ammettono che l'ISIS attraversa il confine per la Siria dalla Turchia - senza nemmeno spiegare l'ovvio contesto e le implicazioni che ciò ha per entrambe la Turchia l'ISIS e la NATO - diventerà rapidamente evidente a tutti che dovrebbe essere fatto di più dalla NATO e dalla Turchia per contenere l'ISIS all'interno della Turchia stessa, piuttosto che oltre la frontiera della Turchia con la Siria.

Per gli Stati Uniti in particolare, che hanno risorse militari stabili situate in Turchia per le loro operazioni siriane, ma pare ovvio che la minaccia dell'ISIS che passa accanto alle sue truppe, ai suoi agenti dell'intelligence ed ai suoi istruttori militari diventerà un'azione a cui anche il più ingenuo degli americani ed europei troverà difficile credere.

Nel frattempo, gli sforzi per continuare a mettere al sicuro le frontiere della Siria, a nord e a sud, devono essere compiuti allo scopo di affrontare sul campo di battaglia i mandatari dell'occidente. Intanto, attraverso lo spazio dell'informazione, devono essere fatti sforzi per continuare ad innalzare la consapevolezza che una guerra combattuta da combattenti che si spostano da un paese all'altro non è una "guerra civile", è un'invasione straniera - e quei paesi che vi partecipano lungo le frontiere del paese invaso devono essere ritenuti responsabili.

Tony Cartalucci, ricercatore geopolitico e scrittore con sede a Bangkok, specialmente per la rivista online 
“New Eastern Outlook”.