ISKRA

La fine di un'epoca

8 febbraio 2015

 

L’intero sistema capitalista è in un vicolo cieco. Ovvero, il capitalismo ha raggiunto un punto nel quale, da solo, nulla di natura economica potrebbe da solo fare avanzare ed ascendere più il sistema.

La risposta del capitalismo globale  alla sua crisi anche oggi punta alla massiccia distruzione dei mezzi di produzione e delle infrastrutture.

La tendenza al profitto a tassi sempre più bassi, l’incapacità di tirare su i livelli d’occupazione, anche parzialmente, si traduce in un declino generale nei salari. L’era delle concessioni è stata rimpiazzata dall’era dell’eliminazione delle precedenti conquiste, come è evidente non soltanto nella riduzione dei salari ma anche nei tagli ai servizi sociali e nella maggiore insicurezza del posto di lavoro e nell’attacco ai diritti dei lavoratori e sindacali.  Cioè tutto quello che veniva presentato come un presumibilmente irreversibile “progresso della civiltà”.

Tutti i metodi tradizionali con i quali in situazioni precedenti il sistema era stato rianimato vengono utilizzati ma non funzionano più. La prova è nei trilioni di euro e di dollari iniettati principalmente nel sistema finanziario con l’unico effetto di evitare un peggioramento della crisi, ma senza segni di una ripresa economica.

Ma se questa è una crisi di estensione globale che non è soltanto una depressione ciclica dell’economia e non vi è in vista nessuna reale ripresa, allora è ovvio che assume il carattere della fine di un’epoca.

In questo contesto, vi sono degli evidenti conflitti all’interno della classe dominante. Quelli a livello internazionale tra le diverse classi dominanti riflettono la crisi del sistema, le tensioni su scala globale, c’è un mercato mondiale che non è grande abbastanza perché tutti i capitalisti vi operino all’interno, così vi è una lotta per i mercati e vi sono crescenti conflitti tra le grandi potenze su scala globale. Vi sono anche spaccature all’interno delle borghesie dei vari paesi.

Queste spaccature nella classe dominante riflettono qualcosa che Lenin ha enfatizzato: la borghesia non può governare con i vecchi metodi, ciò che è evidente dovunque e questo è il primo segno di una prossima rivoluzione. E’ un segno della debolezza della borghesia ed in questa spaccatura può entrare la classe lavoratrice, vedere la debolezza della borghesia e prendere coscienza della propria forza.

Il nostro compito come marxisti non è quello di fare la rivoluzione, i lavoratori fanno la rivoluzione; il nostro compito è quello di intervenire nella rivoluzione ed aiutare il popolo a diventare più consapevole del processo inconsapevole che sta avvenendo e, più di ogni altra cosa, aiutare il popolo ad avere più fiducia nella propria forza.

Dall’altra parte, i riformisti della pseudo-sinistra hanno il ruolo di convincere la classe lavoratrice che la rivoluzione non è possibile, che è utopica, che irrealistica e fanno lunghi elenchi di tutte le ragioni per le quali la lotta di classe non sarebbe possibile.

Fondamentalmente, i riformisti vogliono che i lavoratori accettino il capitalismo e che accettino il programma dei capitalisti. Ma quale è il programma dei capitalisti? Per la classe lavoratrice è inaccettabile. Abbiamo una situazione nella quale i governi europei con la loro austerità non stanno facendo abbastanza per i capitalisti, ma per i lavoratori stanno facendo troppo. In questo abbiamo un conflitto di classe.

La questione è che ciò che vediamo nella società è la polarizzazione tra le classi. Cosa significa questo? E’ come due eserciti che si preparano ad entrare in combattimento. La classe lavoratrice entrerà nella lotta. Non è questione di scelta. Sarà obbligata a combattere, perché ciò che la borghesia sta preparando per essa è completamente inaccettabile. Combatterà e la questione è se vincerà. Combatterà e se vincerà dipenderà dalla volontà, dal programma; dipenderà dal movimento internazionale della classe lavoratrice.

Dovunque, i riformisti dicono la stessa cosa: il nostro paese è diverso. Secondo i calcoli, se ogni paese è diverso qualcuno di questi deve essere simile ad un altro. E’ una scusa per dire: in questo paese non si può fare, e ciò significa che vi è una cospirazione internazionale dei riformisti. E’ divertente il fatto che ogni paese sia diverso ma che in tutti i paesi i riformisti dicano le stesse cose: dobbiamo accettare il mercato, così la lotta di classe è irrealistica ecc. Quindi, ovunque i riformisti sono gli stessi, dovremmo noi essere diversi?

Ora questo è il momento di raccontare ai lavoratori la verità sul capitalismo, raccontare quello che è necessario. Significa che su base capitalista dobbiamo pagare totalmente questa crisi o possiamo trattare, possiamo ottenere uno sconto.

Nondimeno dobbiamo pagare e austerità significa che i lavoratori devono soffrire. I leader riformisti pensano in modo molto irrealistico quando dicono che non possiamo avere una rivoluzione sociale e la lotta di classe. Sono loro gli utopisti. Se pensano di formare un governo e restituire ai lavoratori quello che è stato loro preso senza disturbare i capitalisti, senza accettare il capitale finanziario tedesco, non dicono la verità, perché quello che hanno preso ai lavoratori per il capitale internazionale non è ancora abbastanza. Pensano che è troppo, ma andrà molto peggio ed i lavoratori raggiungeranno il punto in cui non saranno più in grado di tollerarlo. Ed i lavoratori si muoveranno, qualsiasi cosa questi signori diranno.

La questione molto concreta che ci si deve porre è: abbiamo si avuto una rivoluzione sovietica in Russia, che significa assumere la direzione delle leve di comando – i vertici -  dell’economia ed in ogni paese, la borghesia ha sufficiente denaro per pagare il debito; lo ha nelle banche svizzere, di Londra, di New York, dovunque ed anche qui, ha il denaro. La ricchezza è lì, ma non è disposta a pagare il debito, considera quella ricchezza come sua. Quelli che devono pagare il debito sono i lavoratori, i disoccupati, i pensionati, i giovani, la massa della popolazione.

Ricordate su cosa era la Rivoluzione Francese: chi pagherà i debiti. L’aristocrazia non era disposta a pagare i debiti. Sappiamo tutti cosa è successo: qualcuno ha perduto la testa, per loro è finita male. Ma noi siamo in una situazione simile: chi pagherà, i lavoratori o i capitalisti? Se si pensa di poter formare un governo e fare felici sia i lavoratori che i capitalisti è un utopia. Una classe o l’altra deve pagare.

In termini di attacchi alla classe lavoratrice la situazione è molto simile in molti paesi: la disoccupazione cresce, la povertà cresce e così i problemi sociali. Se la classe lavoratrice di un paese prende il potere ed assume il controllo delle aziende, nazionalizza e comincia ad utilizzare la ricchezza a vantaggio dei lavoratori, i lavoratori degli altri paese non diranno certo noo, noo! Noi non possiamo farlo, non sosterranno i capitalisti del loro paese per mandare un'armata contro i lavoratori dell’altro paese. Sarebbe completamente utopistico. La verità è che ci sarebbe un’enorme simpatia, non soltanto in Europa ma anche oltre. I lavoratori simpatizzerebbero e direbbero che questo è ciò di cui abbiamo bisogno anche noi.

La rivoluzione in un paese non si fermerebbe alle sue frontiere. Comincerebbe a spargersi e rafforzerebbe la classe lavoratrice in altri paesi europei. Questo è il modo in cui dobbiamo guardarvi. In molti paesi dovremmo fare ciò che i marxisti stanno facendo in vari paesi e spiegare la crisi del capitalismo e ciò che è necessario. I marxisti in ogni paese stanno tutti lottando per un programma comune. La crisi del capitalismo non è una crisi italiana o greca o spagnola. Se lo fosse e tutto il resto d’Europa fosse in espansione sarebbe molto difficile spiegare perché c’è una crisi in Europa meridionale, anche questi paesi sarebbero in grado di esportare qualcosa e di risolvere i loro problemi su base capitalista, ma la crisi è internazionale ed è per questo che la lotta della classe lavoratrice di ogni paese è internazionale. Cosa dovremmo fare qui? Invece di rivolgersi ad un paese indipendente dovremmo rivolgerci a dei sindacati e ad una classe lavoratrice nell’insieme, ad un fronte unito.

Il problema è chi dovrebbe guidare un fronte unito: i rivoluzionari e quindi costruire un grande muro attorno a loro stessi e rifiutarsi di avere a che fare con chiunque altro? Questa non è una politica leninista.

E’ molto chiaro che tra i lavoratori c’è una forte disposizione per l’unità. Se vi fosse un fronte unito della sinistra e si formasse un governo sulla base di questo fronte unito, non sarebbe sufficiente; si dovrebbe proclamare uno sciopero generale. Questo soprattutto nel caso in cui come ora, ci fosse un governo reazionario. Ci sarebbe bisogno di uno sciopero generale non come quelli visti negli anni passati, ma uno che aprisse la questione del potere. Dovrebbe essere uno sciopero generale totale a sostegno della formazione di un governo di sinistra, occupare la fabbriche, occupare tutto anche senza ordine dei leader, fare appello agli studenti perché occupino le università e le scuole. Si devono mobilitare le masse dei lavoratori, poiché lo stato non ha forze sufficienti per fermare le masse dei lavoratori che si muovono in questo modo.

Ed un simile governo direbbe ai negozianti, ai contadini, ai piccoli imprenditori: sappiamo che la vostra situazione è disperata, che siete andati in fallimento, che i vostri negozi stanno chiudendo; di chi è la colpa di questo? Dei capitalisti. Noi vogliamo nazionalizzare le banche ed utilizzeremo i capitali per aiutarvi. Chi negherebbe che questo strato della popolazione non appoggerebbe la classe lavoratrice in questa mossa?

Questo può sembrare utopistico, ma non lo è, perché l’altra alternativa è di cercare di governare entro i confini dell’euro e della UE quale è. Cosa significa questo? Significa che ci si deve conformare alle politiche imposte dal capitale finanziario in Europa.

E se si cerca di fare le cose a metà strada, se non si espropriano i capitalisti, con un qualche tipo di governo di sinistra riformista i capitalisti userebbero il loro controllo dell’economia per organizzare il sabotaggio, come è successo ovunque in passato. Carenze commerciali, fuga dei capitali, sciopero degli investimenti che portano al caos economico e quindi ci ciò viene incolpato il governo. Quella gente provoca il caos e dunque nel lungo termine ci si prepara a spostarsi a destra. Avendo usato il governo di sinistra, lo rovescerebbero per la destra e nel processo distruggerebbero i partiti di sinistra: è sempre stato questo il compito storico dei riformisti, collaborare a questo processo reazionario.

Questo è lo scenario reale per il futuro. E, molto brutalmente, non esiste una cosa simile ad una terza via. O si riunisce la classe lavoratrice attorno ad un programma rivoluzionario, o bisogna fare quello che dicono i capitalisti in economia.

La caratteristica dei riformisti è di essere impauriti dai capitalisti nel parlare alla classe lavoratrice ed invece di dire ai lavoratori la verità, cercano di trovare un qualche modo di lavorare con il sistema e questo termina inevitabilmente con un disastro. Dunque, per evitare questo disastro, quello che è necessario è trasformare i partiti ed i movimenti della classe lavoratrice. E’ un grosso compito e i marxisti lottano perché i loro programmi vengano adottati all’interno del movimento dei lavoratori.

Al momento siamo una piccola minoranza, ma arriveremo a tutti. L’unico potere che abbiamo è il potere della nostra analisi, delle nostre idee e del nostro programma. Dobbiamo convincere con la paziente spiegazione, ma vi sono inoltre degli eventi che ci rafforzeranno, perché la prova di ogni programma o politica è nella reale attuazione di quel programma.

Al momento è molto logico ciò che abbiamo ovunque in Europa, vale a dire molti scioperi generali. E che altro si può fare? Quale è il punto in uno sciopero generale? E la responsabilità di questo sta nei leader sindacali: non vedono lo sciopero generale in un modo per mobilitare la classe lavoratrice e renderla più forte, non vedono lo sciopero generale di 24h come preparazione per uno sciopero maggiore. Per loro lo sciopero generale è come una valvola di sicurezza di una pentola a pressione. Ogni volta aprono la valvola e fanno uscire la pressione e quindi vanno tutti a casa. Ed invece di aumentare la fiducia della classe lavoratrice, questa si indebolisce, la si fa sentire non forte abbastanza da sconfiggere il sistema. E’ questo ciò che fanno sistematicamente da molti anni.

Abbiamo bisogno di cambiare i leader sindacali. Perché i lavoratori devono cambiare i leader dei sindacati? Perché vogliono dei leader di cui possano fidarsi, così dovrebbero sbarazzarsi dei collaborazionisti, scegliere quelli che sembrano migliori ed anche questi sarebbero messi alla prova.

Dunque abbiamo davanti a noi un periodo storico nel quale i lavoratori metteranno alla prova ogni tendenza all’interno del movimento dei lavoratori. La verità è concreta: nonostante la fiducia che i lavoratori possano avere nei vari leader della sinistra, come l’esperienza insegna, i lavoratori impareranno da ogni esperienza che il programma dei vari leader della sinistra attuale non è adeguato e spingeranno avanti dei leader più militanti e sarà in questo processo che le tendenze marxiste possono diventare una forza maggiore perché le loro idee corrispondono alle esperienze di vita della classe lavoratrice. Ma dobbiamo diventare più forti.

C’è bisogno di costruire una genuina opposizione marxista all’interno dei partiti e dei movimenti della classe lavoratrice su scala mondiale. Perché questa crisi è una crisi grave: non andrà via, qualsiasi cosa dicano i leader, essa peggiorerà. I borghesi parlano di 20 anni di austerità. E’ realistico aspettarsi per un giovane di 20 0 30 anni che per i prossimi 20 anni vada peggio di come va ora? Ciò che è irrealistico è che se lo aspetti e non lotti. E si proveranno molte strade diverse; si sono provati diverse volte gli scioperi, si è provato un governo di sedicente "sinistra" in molti paesi europei, ma da questo si imparerà e nel processo crescerà la consapevolezza e ad un certo punto i lavoratori raggiungeranno la conclusione che il vecchio sistema deve finire, non c’è modo di sistemare questo o quello.

La storia dimostra, la storia del 20° secolo dimostra, che quando si raggiunge un punto simile una delle due classi deve vincere, la classe lavoratrice o la borghesia. E sappiamo cosa significhi che la classe lavoratrice perda. Dunque impariamo la storia ed accertiamoci che la prossima volta non perderemo. Non riguarda soltanto perdere la lotta di classe su scala globale. Pensiamoci: il mondo è pieno di guerre e conflitti, il mondo è pieno di tensioni e questo non finirà. E’ un’indicazione della profonda crisi del sistema. Nel 20° secolo, negli anni ’30, sono stati sconfitti i lavoratori tedeschi, spagnoli, prima quelli italiani, quelli greci, abbiamo avuto la reazione in tutta Europa e quindi quei conflitti tra le diverse classi dominanti si sono trasformati in una guerra per la quale l’umanità ha pagato un caro prezzo.

Ma oggi il problema è maggiore di quello: clima, inquinamento, tutti i problemi dell’umanità su scala globale non possono essere risolti soltanto in un paese, anche se è un grande paese. Richiedono uno sforzo globale e dunque la nostra lotta per il socialismo su scala globale non è soltanto su diritti e salario, ma è su ogni aspetto della vita.

Il capitalismo sta distruggendo le basi per l’esistenza civile e questo richiede un cambiamento rivoluzionario. E questo è il compito che abbiamo davanti. Il sistema del profitto sta entrando in uno stadio nel quale può soltanto trascinare l’umanità all’indietro, così le masse del popolo arriveranno ad un punto in cui non possono continuare alla vecchia maniera perché il capitalismo sta bloccando tutte le strade per la sopravvivenza. Ed avendo raggiunto questo punto, l’umanità può progredire soltanto aprendo la strada alla sopravvivenza, il che significa niente di meno che la distruzione del capitalismo stesso. Ciò viene visto da alcuni come utopistico, ma qualcuno deve spiegare a noi marxisti quale è l’altra strada, se c’è un’altra strada. Finora non si vede.

Per prima cosa, l’unica maniera per garantire un’esistenza civile alla stragrande maggioranza del popolo sono la cancellazione del debito pubblico, la nazionalizzazione del sistema bancario e l’implementazione di un programma di nazionalizzazione delle principali leve dell’economia e porre il tutto sotto la pianificazione ed il controllo democratico dei lavoratori  a vantaggio della società in generale.

Questo dunque è un grosso compito, ma è necessario che tutti prendano parte alla costruzione di una opposizione marxista all’interno della sinistra, all’interno dei sindacati, all’interno del movimento dei lavoratori su scala nazionale ed internazionale.

Questo compito è grande ma è necessario.

La rivoluzione è inevitabile.  La crisi farà entrare la necessità della rivoluzione anche nelle teste di legno.

Freebooter 2015