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Recentemente attraverso l'Indonesia stanno accadendo degli attacchi
terroristici, lungo la frontiera thai-malese è stata distrutta una rete
terroristica e delle operazioni militari su vasta scala compresi
bombardamenti aerei come le truppe filippine combattevano per riprendere
Marawi City nell'isola
meridionale di Mindanao, tutti collegati o affiliati con lo Stato
Islamico.
Dalle organizzazioni dei media USA ed europee viene creata una
narrativa pericolosamente ingannevole, lo stesso genere di narrativa che
a cominciare
già nel 2011 è stata utilizzata per nascondere la vera fonte
della capacità combattiva dello Stato Islamico attraverso la regione del
Medio Oriente e del Nord Africa
(MENA).
Per esempio, il
New York Times in un articolo intitolato
“In Indonesia and Philippines, Militants Find a Common
Bond: ISIS”, sostiene:
Questa settimana un'eruzione di
violenza nelle Filippine e degli attentati suicidi in Indonesia
evidenziano la crescente minaccia posta dai sostenitori militanti dello
Stato Islamico nel Sudest Asiatico.
Mentre il tempismo degli attentati di Jakarta e dei combattimenti
nell'isola meridionale filippina di Mindanao sembrano essere casuali,
gli esperti di terrorismo avvertono da mesi che lo Stato Islamico, noto
pure come ISIS, ha fornito nuove basi per la cooperazione tra gli
estremisti della regione.
Tuttavia, indietro alla realtà, lo Stato Islamico non è affatto
diverso da ogni altra forza militare. I suoi membri richiedono
quotidianamente cibo, acqua e rifugio. Necessitano di armi e munizioni.
Richiedono uniformi. Hanno bisogno di trasporti, che a sua volta
richiedono carburante, personale per la manutenzione e parti di
ricambio. E, più importante di tutto, lo Stato Islamico richiede un
flusso stabile di reclute reso possibile soltanto attraverso istruzione
ed indottrinamento organizzati.
Per la scala su cui lo Stato Islamico sta facendo ciò, stendendosi
attraverso MENA ed ora raggiungendo il Sudest Asiatico, disorientando la
risposta non soltanto di singoli stati nazione ma di interi blocchi di
paesi che tentano di affrontare questa crescente minaccia, è
abbondantemente chiaro che lo Stato Islamico non soddisfa da solo questi
requisiti.
Lo sta facendo attraverso la sponsorizzazione statale, una realtà
raramente menzionata da
New York Times, Agence
France-Presse, Associated Press, CNN, BBC ed altri. Coloro che
acquisiscono attraverso queste organizzazioni di media la loro visione
del mondo organizzano loro stessi e coloro che dipendono dalla loro
analisi per un tragico fallimento.
Educazione ed indottrinamento:
chi alimenta l'incendio?
Le fila dello Stato Islamico nel Sudest Asiatico vengono riempite
da una rete regionale di indottrinamento estremista condotta in
istituzioni che si atteggiano a collegi islamici noti come madrasse.
Queste istituzioni indottrinano le popolazioni locali con nozioni di
estremismo e le ispirano per assumere che violenza e terrorismo
condividono un denominatore comune, il finanziamento saudita.
Il ricercatore ospite al
Center for Technology and
National Security Policy al National Defense University, Yousaf Butt, in
un articolo sullo Huffington Post intitolato “How Saudi Wahhabism Is the Fountainhead of Islamist
Terrorism”, ha messo in prospettiva il finanziamento saudita di tali reti
estremiste, specificando
Sarebbe inopportuno ma forse accettabile se la Casa di Saud
promuovesse l'intollerante ed estremista wahhabita soltanto entro i
confini nazionali, Ma, sfortunatamente, i sauditi finanziano
prodigamente da decenni la sua propagazione all'estero. I numeri esatti
non sono noti, ma si pensa che nel corso dei tre decenni passati siano
stati spesi più di $100 miliardi per esportare universalmente il fanatico
Wahhabismo in vari paesi musulmani molto più poveri. Potrebbe ben essere
due volte quel numero. A confronto, i sovietici hanno speso a livello
universale $7 miliardi per diffondere il comunismo nei 70 anni dal 1021
al 1991.
L'articolo inoltre delinea la causa e l'effetto tra il
finanziamento saudita ed i prevedibili terrorismo, violenza ed
instabilità che seguono.
Yousaf Butt
conclude
affermando a proposito:
La Casa di Saud opera contro i migliori interessi dell'occidente e
del mondo musulmano. Universalmente le comunità musulmane hanno
certamente bisogno di estirpare dal loro nucleo il fanatico wahhabismo,
ma ciò sarà difficile da realizzare, se non impossibile, se l'occidente
continua il suo sostegno alla Casa di Saud. La monarchia deve essere
modernizzata e modificata
—
oppure semplicemente sradicata e rimpiazzata. La Casa di Saud ha
bisogno di pulizie di casa complete.
Gli Stati Uniti sotto l'amministrazione del presidente
Donald Trump hanno appena firmato con
l'Arabia Saudita un accordo per $110 milioni di armi, seguente ad
accordi per decine di miliardi di dollari sotto la precedente
amministrazione del presidente
Barack Obama ed a loro volta seguenti ad un
modello di decenni di sostegno militare, politico ed economico per lo
stato del Golfo Persico. L'appoggio occidentale alla Casa di Saud pare
essere pienamente intatto ed in nessun pericolo di cambiare molto
presto.
La connessione diretta tra il terrorismo che si classifica da al
Qaeda allo Stato Islamico e l'indottrinamento finanziato dai sauditi è
chiara. Tuttavia le organizzazioni dei media USA ed europee tentano di
confondere la questione con ingiustificata ambiguità.
Articoli del
New York Times come
“Saudis and Extremism: ‘Both the
Arsonists and the Firefighters’”, arrivano fino ad affermare:
Nel corso di prossimi quattro successivi decenni, nei soli paesi a
maggioranza non musulmana, l'Arabia Saudita ha costruito 1.359 moschee,
210 centri islamici, 202 collegi e 2.000 scuole. Il denaro dei sauditi
ha contribuito a finanziare 16 moschee americane, quattro in Canada ed
altre a Londra, Madrid, Bruxelles e Ginevra, secondo un rapporto in un
settimanale ufficiale saudita, Ain al-Yaqeen.
La spesa totale, inclusa la
fornitura o l'addestramento
di imam e di insegnanti, è stata di "molti miliardi" di riyal
sauditi (ad un tasso di circa quattro per un dollaro), affermava il
rapporto.
E continua specificando:
Naturalmente, vi è la discussa
questione su come sarebbe diverso il mondo senza decenni di concezione
dell'Islam finanziata dai sauditi. Sebbene vi sia l'assai diffusa
opinione che l'influenza saudita abbia contribuito alla crescita del
terrorismo, è raro trovare un caso diretto di causa ed effetto. Per
esempio, a Bruxelles, la Grande Moschea è stata costruita con denaro
saudita e con imam sauditi del personale. Nel 2012, secondo cablogrammi
diplomatici pubblicati da
WikiLeaks, un predicatore saudita è stato
rimosso dopo proteste dei belgi che era un "vero salafita" che non
accettava altre scuole dell'Islam. Ed i quartieri di immigrati di
Bruxelles, specialmente
Molenbeek,
sono da lungo tempo casa di
moschee di facciata che insegnano punti di vista della linea dura
salafita.
Dopo che gli attacchi terroristici di novembre a Parigi e di marzo
a
Bruxelles sono
stati legati ad una cellula dello Stato Islamico in Belgio, la storia
saudita è stata il soggetto di diversi rapporti dei media di notizie.
Tuttavia è stato difficile trovare qualche collegamento diretto tra gli
attentatori ed il lascito saudita nella capitale belga.
Tuttavia il buon senso, quando applicato, prende in considerazione
le solide reti di intelligence e gli stati di polizia che esistono
attraverso i vari membri dell'Unione Europea ed il fatto che in seguito
ai più recenti attacchi terroristici viene rivelato che i servizi di
sicurezza da una parte all'altra dell'Europa avevano spesso
preconoscenza dei sospetti, del loro ambiente ed attività criminali come
pure dei loro legami sia all'estremismo all'interno delle loro comunità
in Europa che all'estero sui campi di battaglia in Siria, Iraq, Yemen e
Libia.
E' ben entro i mezzi dell'intelligence USA ed europea e delle
agenzie di sicurezza stabilire un collegamento diretto tra terrorismo e
finanziamento saudita. Quello che manca è la volontà politica di farlo.
Una forza di spedizione globale che arriva dove le truppe
occidentali non possono
E' chiaro che, nonostante il
New York Times tenti di rendere il più
ambiguo possibile la connessione tra l'indottrinamento finanziato dai
sauditi nelle moschee ed il terrorismo, il finanziamento saudita è il
fattore principale che guida l'estremismo e riempie le fila di
organizzazioni terroriste come al Qaeda e lo Stato Islamico.
Accoppiato con l'appoggio militare clandestino, indiretto e diretto
quando questi estremisti raggiungono i vari campi di battaglia per il
mondo, l'estremismo finanziato dai sauditi rappresenta quella che è
essenzialmente una forza di spedizione mercenaria, ausiliari utilizzati
nel perseguimento dell'impero contemporaneo.
Come dimostrato in Libia e Siria, lo scopo dietro al sostegno di
Stati Uniti ed Europa all'Arabia Saudita ed il deliberato chiudere un
occhio alla sua rete globale di indottrinamento estremista ed alle
organizzazioni terroriste che queste reti alimentano, è prendere a
bersaglio e rovesciare governi che gli Stati Uniti e l'Europa sono
incapaci di rovesciare direttamente con la forza militare.
L'indottrinamento finanziato dai sauditi che riempie le fila di
questa effettiva forza mercenaria globale, può essere utilizzato come
strumento per il cambio di regime. Gli estremisti finanziati dai sauditi
sono stati strumentali nel rovesciare il governo libico nel 2011 e hanno
guidato la lotta per spodestare il governo siriano.
L'indottrinamento finanziato dai sauditi può essere inoltre un
utile strumento di coercizione geopolitica, che apre delle opportunità
agli USA per vendere una maggiore presenza militare in ogni dato paese
preso di mira dall'estremismo
finanziato dai sauditi.
Infatti, il recente articolo del
New York Times
“In Indonesia and Philippines, Militants Find a Common
Bond: ISIS”, accenna come solo questo un motivo nelle Filippine, sostenendo:
Dai primi anni 2000, gli Stati
Uniti hanno stazionato consiglieri militari nelle Filippine meridionali
per assistere nella lotta contro
Abu Sayyaf ed altri estremisti islamici.
Richard Javad Heydarian, un docente di scienze
politiche all'Università
De La Salle di Manila, ha affermato che
Duterte era sotto montante pressione per affrontare la crisi nella sua
isola natale di Mindanao e che potrebbe avere bisogno di ulteriore
assistenza da
Washington.
Durante un periodo in cui le Filippine si trovano a rotare via
dagli Stati Uniti e verso Pechino ed altri alleati regionali, avere
bisogno di "ulteriore assistenza da
Washington" è una circostanza troppo
conveniente per essere fortuita.
Considerando come gli USA hanno utilizzato l'estremismo
finanziato dai sauditi che hanno consentito altrove, vi è la
necessità di preoccuparsi non soltanto nelle Filippine, ma attraverso
tutta l'Asia riguardo all'"improvviso interesse" per la regione dello
Stato Islamico.
I responsabili politici asiatici buoni soltanto quanto
le loro fonti
Tanto ovvio quanto sembra essere la verità dietro alla presenza ed
al perpetuarsi dello Stato Islamico in Asia, molti responsabili
politici, politici e gente nei media attraverso l'Asia sembrano essere
ipnotizzati dai titoli e dalle analisi intenzionalmente ingannevoli USA
ed europei.
Ripubblicando e ripetendo in modo zelante questi titoli ed analisi, i
circoli di politica e dei media si trovano impantanati in una palude
sprofondante di inganno. All'interno di questa palude di inganno stanno
esponendo l'Asia alla stessa minaccia che ora sta affrontando la regione
del MENA.
Per una molteplicità di motivi, all'estremismo è stato permesso di
attecchire e diffondersi in paesi come Libia e Siria, dove gli accordi
politici e la cooperazione con USA ed Europa ha portato verso maggiore
violenza e destabilizzazione, non verso risolvere la questione
dell'estremismo, del terrorismo e della sicurezza nazionale e regionale.
Allo stesso modo in Asia, se non si dovesse affrontare la radice
dell'estremismo e del terrorismo, cioè il finanziamento saudita e
l'assistenza di America ed Europa alla Casa di Saud, questa minaccia
continuerà ad essere coltivata ed usata come una leva dai suoi creatori
a spese dei suoi ospiti asiatici.
Mentre potrebbe non essere popolare politicamente esporre
apertamente, condannare ed altrimenti affrontare il terrorismo
sponsorizzato dagli USA-sauditi per timore di venire ostracizzati dai
circoli dei media e politici USA-europei, i
responsabili politici, i politici ed i media asiatici dovrebbero
considerare il fato delle loro controparti del MENA e la condizione di
Siria e Libia ora contro il pre-2011 quando vi era ancora una
possibilità di prevenire una catastrofe umanitaria regionale.
L'incapacità dei
responsabili politici asiatici di distinguere chiaramente ed
occuparsi del terrorismo finanziato dai sauditi ed appoggiato dagli USA
nella regione permette ai demagoghi politici di mettere l'uno contro
l'altro interi gruppi etnici e religiosi, componendo ulteriormente dei
fattori che alimentano instabilità e persino guerra. Accoppiati con
fattori socioeconomici, gli interessi stranieri che cercano dei vettori
in Asia per costringere, controllare o anche rovesciare dei governi
regionali hanno un'ampia varietà di opzioni tra le quali scegliere.
Eliminare queste opzioni e chiudere la porta alli'interferenza
esterna significa che il pubblico asiatico deve essere pienamente e
correttamente informato e che tutte le forme di finanziamento e sostegno
straniero, siano "scuole" oppure organizzazioni non governative,
dovrebbero essere messe in discussione. E' chiaro che parte di questo
processo dovrebbe includere appelli e meccanismi nazionali e regionali
per porre fine al finanziamento saudita di organizzazioni che si
atteggiano ad associazioni di beneficenza, istituzioni educative ed
altre facciate che propagano l'estremismo divisivo.
Considerando il fato della regione del MENA, l'Asia potrebbe avere
soltanto una possibilità di farlo come i deve. Quei
responsabili politici che si dimostrano incapaci di analisi
oggettiva e veritiera e che si trovano semplicemente ad aiutare
l'interferenza straniera non dovrebbero più giudicati come dei
responsabili politici e forse assumere il titolo più appropriato di
lobbisti.
Joseph Thomas è redattore capo del
giornale di geopolitica basato in Thailandia The
New Atlas e collaboratore della rivista online “New
Eastern Outlook”.
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