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New Eastern Outlook

 

 

 

 

31.05.2017 Autore: Joseph Thomas
Lo Stato Islamico in Asia: finanziamento saudita e politici ingenui mettono in pericolo la regione

 

Recentemente attraverso l'Indonesia stanno accadendo degli attacchi terroristici, lungo la frontiera thai-malese è stata distrutta una rete terroristica e delle operazioni militari su vasta scala compresi bombardamenti aerei come le truppe filippine combattevano per riprendere Marawi City nell'isola meridionale di Mindanao, tutti collegati o affiliati con lo Stato Islamico.

Dalle organizzazioni dei media USA ed europee viene creata una narrativa pericolosamente ingannevole, lo stesso genere di narrativa che  a cominciare già nel 2011 è stata utilizzata per nascondere la vera fonte della capacità combattiva dello Stato Islamico attraverso la regione del Medio Oriente e del Nord Africa (MENA).

Per esempio, il New York Times in un articolo intitolato  “In Indonesia and Philippines, Militants Find a Common Bond: ISIS, sostiene:

Questa settimana un'eruzione di violenza nelle Filippine e degli attentati suicidi in Indonesia evidenziano la crescente minaccia posta dai sostenitori militanti dello Stato Islamico nel Sudest Asiatico.

Mentre il tempismo degli attentati di Jakarta e dei combattimenti nell'isola meridionale filippina di Mindanao sembrano essere casuali, gli esperti di terrorismo avvertono da mesi che lo Stato Islamico, noto pure come ISIS, ha fornito nuove basi per la cooperazione tra gli estremisti della regione.

Tuttavia, indietro alla realtà, lo Stato Islamico non è affatto diverso da ogni altra forza militare. I suoi membri richiedono quotidianamente cibo, acqua e rifugio. Necessitano di armi e munizioni. Richiedono uniformi. Hanno bisogno di trasporti, che a sua volta richiedono carburante, personale per la manutenzione e parti di ricambio. E, più importante di tutto, lo Stato Islamico richiede un flusso stabile di reclute reso possibile soltanto attraverso istruzione ed indottrinamento organizzati.

Per la scala su cui lo Stato Islamico sta facendo ciò, stendendosi attraverso MENA ed ora raggiungendo il Sudest Asiatico, disorientando la risposta non soltanto di singoli stati nazione ma di interi blocchi di paesi che tentano di affrontare questa crescente minaccia, è abbondantemente chiaro che lo Stato Islamico non soddisfa da solo questi requisiti.

Lo sta facendo attraverso la sponsorizzazione statale, una realtà raramente menzionata da New York Times,  Agence France-Presse, Associated Press, CNN, BBC ed altri. Coloro che acquisiscono attraverso queste organizzazioni di media la loro visione del mondo organizzano loro stessi e coloro che dipendono dalla loro analisi per un tragico fallimento.

Educazione ed indottrinamento: chi alimenta l'incendio?  

Le fila dello Stato Islamico nel Sudest Asiatico vengono riempite da una rete regionale di indottrinamento estremista condotta in istituzioni che si atteggiano a collegi islamici noti come madrasse. Queste istituzioni indottrinano le popolazioni locali con nozioni di estremismo e le ispirano per assumere che violenza e terrorismo condividono un denominatore comune, il finanziamento saudita.

Il ricercatore ospite al Center for Technology and National Security Policy al National Defense University, Yousaf Butt, in un articolo sullo Huffington Post intitolato “How Saudi Wahhabism Is the Fountainhead of Islamist Terrorism”, ha messo in prospettiva il finanziamento saudita di tali reti estremiste, specificando

Sarebbe inopportuno ma forse accettabile se la Casa di Saud promuovesse l'intollerante ed estremista wahhabita soltanto entro i confini nazionali, Ma, sfortunatamente, i sauditi finanziano prodigamente da decenni la sua propagazione all'estero. I numeri esatti non sono noti, ma si pensa che nel corso dei tre decenni passati siano stati spesi più di $100 miliardi per esportare universalmente il fanatico Wahhabismo in vari paesi musulmani molto più poveri. Potrebbe ben essere due volte quel numero. A confronto, i sovietici hanno speso a livello universale $7 miliardi per diffondere il comunismo nei 70 anni dal 1021 al 1991.

L'articolo inoltre delinea la causa e l'effetto tra il finanziamento saudita ed i prevedibili terrorismo, violenza ed instabilità che seguono. Yousaf Butt conclude affermando a proposito:

La Casa di Saud opera contro i migliori interessi dell'occidente e del mondo musulmano. Universalmente le comunità musulmane hanno certamente bisogno di estirpare dal loro nucleo il fanatico wahhabismo, ma ciò sarà difficile da realizzare, se non impossibile, se l'occidente continua il suo sostegno alla Casa di Saud. La monarchia deve essere modernizzata e modificata oppure semplicemente sradicata e rimpiazzata. La Casa di Saud ha bisogno di pulizie di casa complete.

Gli Stati Uniti sotto l'amministrazione del presidente Donald Trump hanno appena firmato con l'Arabia Saudita un accordo per $110 milioni di armi, seguente ad accordi per decine di miliardi di dollari sotto la precedente amministrazione del presidente Barack Obama ed a loro volta seguenti ad un modello di decenni di sostegno militare, politico ed economico per lo stato del Golfo Persico. L'appoggio occidentale alla Casa di Saud pare essere pienamente intatto ed in nessun pericolo di cambiare molto presto.

La connessione diretta tra il terrorismo che si classifica da al Qaeda allo Stato Islamico e l'indottrinamento finanziato dai sauditi è chiara. Tuttavia le organizzazioni dei media USA ed europee tentano di confondere la questione con ingiustificata ambiguità.

Articoli del New York Times come Saudis and Extremism: ‘Both the Arsonists and the Firefighters, arrivano fino ad affermare:

Nel corso di prossimi quattro successivi decenni, nei soli paesi a maggioranza non musulmana, l'Arabia Saudita ha costruito 1.359 moschee, 210 centri islamici, 202 collegi e 2.000 scuole. Il denaro dei sauditi ha contribuito a finanziare 16 moschee americane, quattro in Canada ed altre a Londra, Madrid, Bruxelles e Ginevra, secondo un rapporto in un settimanale ufficiale saudita, Ain al-Yaqeen. La spesa totale, inclusa la fornitura o l'addestramento di imam e di insegnanti, è stata di "molti miliardi" di riyal sauditi (ad un tasso di circa quattro per un dollaro), affermava il rapporto.

E continua specificando:

Naturalmente, vi è la discussa questione su come sarebbe diverso il mondo senza decenni di concezione dell'Islam finanziata dai sauditi. Sebbene vi sia l'assai diffusa opinione che l'influenza saudita abbia contribuito alla crescita del terrorismo, è raro trovare un caso diretto di causa ed effetto. Per esempio, a Bruxelles, la Grande Moschea è stata costruita con denaro saudita e con imam sauditi del personale. Nel 2012, secondo cablogrammi diplomatici pubblicati da WikiLeaks, un predicatore saudita è stato rimosso dopo proteste dei belgi che era un "vero salafita" che non accettava altre scuole dell'Islam. Ed i quartieri di immigrati di Bruxelles, specialmente Molenbeek, sono da lungo tempo casa di moschee di facciata che insegnano punti di vista della linea dura salafita.

Dopo che gli attacchi terroristici di novembre a Parigi e di marzo a Bruxelles sono stati legati ad una cellula dello Stato Islamico in Belgio, la storia saudita è stata il soggetto di diversi rapporti dei media di notizie. Tuttavia è stato difficile trovare qualche collegamento diretto tra gli attentatori ed il lascito saudita nella capitale belga.

Tuttavia il buon senso, quando applicato, prende in considerazione le solide reti di intelligence e gli stati di polizia che esistono attraverso i vari membri dell'Unione Europea ed il fatto che in seguito ai più recenti attacchi terroristici viene rivelato che i servizi di sicurezza da una parte all'altra dell'Europa avevano spesso preconoscenza dei sospetti, del loro ambiente ed attività criminali come pure dei loro legami sia all'estremismo all'interno delle loro comunità in Europa che all'estero sui campi di battaglia in Siria, Iraq, Yemen e Libia.

E' ben entro i mezzi dell'intelligence USA ed europea e delle agenzie di sicurezza stabilire un collegamento diretto tra terrorismo e finanziamento saudita. Quello che manca è la volontà politica di farlo.

Una forza di spedizione globale che arriva dove le truppe occidentali non possono

E' chiaro che, nonostante il New York Times tenti di rendere il più ambiguo possibile la connessione tra l'indottrinamento finanziato dai sauditi nelle moschee ed il terrorismo, il finanziamento saudita è il fattore principale che guida l'estremismo e riempie le fila di organizzazioni terroriste come al Qaeda e lo Stato Islamico.

Accoppiato con l'appoggio militare clandestino, indiretto e diretto quando questi estremisti raggiungono i vari campi di battaglia per il mondo, l'estremismo finanziato dai sauditi rappresenta quella che è essenzialmente una forza di spedizione mercenaria, ausiliari utilizzati nel perseguimento dell'impero contemporaneo.

Come dimostrato in Libia e Siria, lo scopo dietro al sostegno di Stati Uniti ed Europa all'Arabia Saudita ed il deliberato chiudere un occhio alla sua rete globale di indottrinamento estremista ed alle organizzazioni terroriste che queste reti alimentano, è prendere a bersaglio e rovesciare governi che gli Stati Uniti e l'Europa sono incapaci di rovesciare direttamente con la forza militare.

L'indottrinamento finanziato dai sauditi che riempie le fila di questa effettiva forza mercenaria globale, può essere utilizzato come strumento per il cambio di regime. Gli estremisti finanziati dai sauditi sono stati strumentali nel rovesciare il governo libico nel 2011 e hanno guidato la lotta per spodestare il governo siriano.

L'indottrinamento finanziato dai sauditi può essere inoltre un utile strumento di coercizione geopolitica, che apre delle opportunità agli USA per vendere una maggiore presenza militare in ogni dato paese preso di mira dall'estremismo finanziato dai sauditi.

Infatti, il recente articolo del New York Times In Indonesia and Philippines, Militants Find a Common Bond: ISIS, accenna come solo questo un motivo nelle Filippine, sostenendo:

Dai primi anni 2000, gli Stati Uniti hanno stazionato consiglieri militari nelle Filippine meridionali per assistere nella lotta contro Abu Sayyaf ed altri estremisti islamici.

Richard Javad Heydarian, un docente di scienze politiche all'Università De La Salle di Manila, ha affermato che Duterte era sotto montante pressione per affrontare la crisi nella sua isola natale di Mindanao e che potrebbe avere bisogno di ulteriore assistenza da Washington.

Durante un periodo in cui le Filippine si trovano a rotare via dagli Stati Uniti e verso Pechino ed altri alleati regionali, avere bisogno di "ulteriore assistenza da Washington" è una circostanza troppo conveniente per essere fortuita.

Considerando come gli USA hanno utilizzato l'estremismo finanziato dai sauditi che hanno consentito altrove, vi è la necessità di preoccuparsi non soltanto nelle Filippine, ma attraverso tutta l'Asia riguardo all'"improvviso interesse" per la regione dello Stato Islamico.

I responsabili politici asiatici buoni soltanto quanto le loro fonti

Tanto ovvio quanto sembra essere la verità dietro alla presenza ed al perpetuarsi dello Stato Islamico in Asia, molti responsabili politici, politici e gente nei media attraverso l'Asia sembrano essere ipnotizzati dai titoli e dalle analisi intenzionalmente ingannevoli USA ed europei.

Ripubblicando e ripetendo in modo zelante questi titoli ed analisi, i circoli di politica e dei media si trovano impantanati in una palude sprofondante di inganno. All'interno di questa palude di inganno stanno esponendo l'Asia alla stessa minaccia che ora sta affrontando la regione del MENA.

Per una molteplicità di motivi, all'estremismo è stato permesso di attecchire e diffondersi in paesi come Libia e Siria, dove gli accordi politici e la cooperazione con USA ed Europa ha portato verso maggiore violenza e destabilizzazione, non verso risolvere la questione dell'estremismo, del terrorismo e della sicurezza nazionale e regionale.

Allo stesso modo in Asia, se non si dovesse affrontare la radice dell'estremismo e del terrorismo, cioè il finanziamento saudita e l'assistenza di America ed Europa alla Casa di Saud, questa minaccia continuerà ad essere coltivata ed usata come una leva dai suoi creatori a spese dei suoi ospiti asiatici.

Mentre potrebbe non essere popolare politicamente esporre apertamente, condannare ed altrimenti affrontare il terrorismo sponsorizzato dagli USA-sauditi per timore di venire ostracizzati dai circoli dei media e politici USA-europei, i responsabili politici, i politici ed i media asiatici dovrebbero considerare il fato delle loro controparti del MENA e la condizione di Siria e Libia ora contro il pre-2011 quando vi era ancora una possibilità di prevenire una catastrofe umanitaria regionale.

L'incapacità dei responsabili politici asiatici di distinguere chiaramente ed occuparsi del terrorismo finanziato dai sauditi ed appoggiato dagli USA nella regione permette ai demagoghi politici di mettere l'uno contro l'altro interi gruppi etnici e religiosi, componendo ulteriormente dei fattori che alimentano instabilità e persino guerra. Accoppiati con fattori socioeconomici, gli interessi stranieri che cercano dei vettori in Asia per costringere, controllare o anche rovesciare dei governi regionali hanno un'ampia varietà di opzioni tra le quali scegliere.

Eliminare queste opzioni e chiudere la porta alli'interferenza esterna significa che il pubblico asiatico deve essere pienamente e correttamente informato e che tutte le forme di finanziamento e sostegno straniero, siano "scuole" oppure organizzazioni non governative, dovrebbero essere messe in discussione. E' chiaro che parte di questo processo dovrebbe includere appelli e meccanismi nazionali e regionali per porre fine al finanziamento saudita di organizzazioni che si atteggiano ad associazioni di beneficenza, istituzioni educative ed altre facciate che propagano l'estremismo divisivo.

Considerando il fato della regione del MENA, l'Asia potrebbe avere soltanto una possibilità di farlo come i deve. Quei responsabili politici che si dimostrano incapaci di analisi oggettiva e veritiera e che si trovano semplicemente ad aiutare l'interferenza straniera non dovrebbero più giudicati come dei responsabili politici e forse assumere il titolo più appropriato di lobbisti.

Joseph Thomas è redattore capo del giornale di geopolitica basato in Thailandia The New Atlas e collaboratore della rivista online New Eastern Outlook”.