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MARTEDì,
1° MARZO 2011
In moto i tentativi per invertire le rivolte verso una direzione pro USA
di Abayomi Azikiwe
Direttore, Pan-African News Wire
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Gli oppositori esterni e interni del governo della Libia hanno intensificato i loro sforzi per rovesciare il leader di lunga data Muammar Gaddafi ed il suo governo. Gli USA e le organizzazioni dei media corporativi internazionali stanno tentando di dipingere il conflitto come un derivato dei recenti sviluppi in Egitto e in Tunisia. Tuttavia, le forze che guidano questa campagna contro il paese sono i rimasugli della monarchia che fu rovesciata nel settembre 1969 dal Consiglio del Comando Rivoluzionario diretto da Gaddafi. In Libia l'opposizione è stata una Central Intelligence Agency (CIA) che ha finanziato e coordinato gruppi disparati che per decenni ha cercato senza successo di rovesciare il governo. Ciò che è unico della Libia sono le vaste riserve di petrolio e di gas naturale ed il ruolo chiave del paese nel fornire risorse energetiche agli stati dell'Unione Europea. Viene stimato che il paese abbia le maggiori riserve petrolifere del continente africano, rendendola quindi un territorio desiderato ardentemente dagli stati capitalisti e dalle loro società multinazionali. Isolare la Libia nella mente del pubblico Gli sforzi per organizzare un cambio di regime in Libia sono altamente dipendenti dalle fonti dei media corporative e controllate dai governi occidentali che dipingono la Libia come un povero paese indigente con un regime corrotto. Questi rapporti di notizie nel recente periodo sono ricorsi alle più disgustose forme di razzismo progettate per isolare la Libia dal resto del continente africano e dalla Penisola Arabica. Le ripetute asserzioni di "mercenari africani" assunti da Gaddafi per massacrare il popolo libico vengono fornite specificamente per far apparire come se la Libia non fosse sul continente, nonostante il fatto che il paese sia stato un membro fondatore della Conferenza dell'Indipendenza degli Stati Africani nel 1958, dell'Organizzazione dell'Unità Africana nel 1963 e dell'Unione Africana nel 2002. La Libia ha servito come presidente dell'Unione Africana nel 2008-2009, quando Gaddafi arrivò all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York per rappresentare il suo paese e l'organizzazione continentale nel settembre 2009. Con riguardo all'economia del paese, la produzione di petrolio genera il 95% dei guadagni delle esportazioni. Anche il CIA Factbook dichiara che "Le consistenti entrate petrolifere dal settore dell'energia associate a una piccola popolazione danno alla Libia uno dei più alti prodotti interni lordi pro capite in Africa”. (CIA Factbook, 2011, Economic Overview of Libya) Secondo il CIA Factbook, il reddito pro capite è stimato in $13.800, piazzandola molto al di sopra della maggior parte degli stati del continente africano. Un'altra fonte di dati economici sull'Africa, NationMaster, colloca la Libia al numero cinque nel reddito pro capite nel continente. Comunque, la classifica del NationMaster è basata sul reddito pro capite dei $11.354, più basso di quello del CIA Factbook. Se le cifre del CIA Factbook. sono ritenute tanto accurate, porrebbero la Libia seconda riguardo al reddito pro capite classificandola soltanto sotto la Guinea Equatoriale, un altro paese africano produttore di petrolio, a $ 16.507. In aggiunta ai dati forniti dal CIA Factbook e dal NationMaster, l'Amministrazione Informazioni Energia afferma che "la Libia, membro dell'Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC), detiene le maggiori riserve provate in Africa, seguita dalla Nigeria e dall'Algeria. L'Oil and Gas Journal (OGJ) sostiene che la Libia al gennaio 2009 aveva riserve di petrolio provate totali di 43,7 miliardi di barili, alzate dai 41,5 miliardi nel 2008. Circa l'80% delle riserve petrolifere provate della Libia sono situate nel bacino della Sirte, che è responsabile del 90% della produzione petrolifera del paese. Negli ultimi anni, con l'abolizione delle sanzioni economiche contro il paese, la Libia è entrata in estesi accordi economici con stati europei. Il paese fornisce il 20% del gas naturale utilizzato in Svizzera e ha firmato accordi anche con Spagna e Italia per fornire la stessa risorsa. Nel maggio 2007, l'ex primo ministro britannico Tony Blair durante una visita in Libia ha soprinteso alla firma di un contratto per l'esplorazione con la società petrolifera BP per $900 milioni. La riserva del paese di investimenti stranieri diretti è stimata a $18,64 miliardi all'interno e di $15,56 miliardi all'estero. La Libia possiede anche riserve stimate di $107,3 miliardi di valuta straniera e di oro. La vitalità dell'economia libica può giudicarsi anche dal gran numero di lavoratori dall'esterno del paese che vivono e detengono posti di lavoro nello stato nordafricano. E' stato stimato che più di un milione di persone che risiedono nel paese sono stranieri da altri stati africani, da paesi arabi, da paesi asiatici come pure europei e americani. Tanto di recente come ottobre 2008, la Libia ha firmato una nota d'intesa con il Bangladesh per la fornitura di decine di migliaia di lavoratori. Secondo Libya Online, “La Libia ha firmato una nota d'intesa con il Bangladesh per reclutare un gran numero di lavoratori come Tripoli ha varato un programma di sviluppo di infrastrutture da $130 miliardi che richiederà più di un milione di lavoratori stranieri. Il consigliere agli esteri Iftekhar Ahmed Chowdhury ed il ministro del lavoro libico in visita Maa'touq Mohammed Maa'touq hanno firmato l'intesa dopo un colloquio ufficiale di un'ora presso la residenza governativa di Padma. “Itekhar e Maa'toug hanno definito la firma del memorandum d'intesa come un'occasione storica e una pietra miliare nello sviluppo dei rapporti bilaterali tra i due paesi fratelli musulmani. In base al programma di sviluppo quinquennale che è partito quest'anno, la Libia costruirà 300.000 unità abitative, 27 complessi universitari, più di 10.000 km di strade e manterrà 24.000 km di strade. Dei rapporti sul Tripoli Post indicano che un gran numero di stranieri sono impiegati da anni in Libia. La recente tensione all'interno del paese e gli appelli per l'intervento militare e sanzioni ha provocato un esodo su vasta scala dallo stato nordafricano. (Tripoli Post, 28 febbraio) Alcune delle cifre riportate includono 8.000 lavoratori di 89 nazionalità che sono arrivati a Malta, 2.800 cinesi trattenuti a Creta e 25.000 stimati turchi impiegati nell'industria delle costruzioni hanno iniziato a fuggire con centinaia aerotrasportati in Grecia. Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon il 26 febbraio ha dichiarato al Consiglio di Sicurezza che 22.000 lavoratori hanno attraversato la frontiera con la Tunisia e altri 15.000 sono entrati in Egitto. Viene riferito che in totale attorno al confine con la Tunisia 60.000 lavoratori stanno aspettando trasporto e soccorso. Gli USA e l'Unione Europea cercano di favorire il caos nella regione In mezzo alla crescente agitazione in Nord Africa e nella Penisola Arabica, dove i regimi appoggiati dagli USA e dagli europei hanno affrontato proteste di massa e ribellioni, la situazione in Libia fornisce un'eccellente opportunità agli imperialisti per tentare di rovesciare il corso delle insurrezioni rivoluzionarie per tutta la regione. Il 26 febbraio, l'amministrazione Obama ha richiesto l'imposizione di sanzioni economiche, la rimozione del governo libico e ha promesso qualsiasi assistenza fosse necessaria per determinare il cambio di regime. In un articolo pubblicato sul sito web David Rothscum Reports, "Prima che scoppiasse il caos, la Libia aveva un tasso di carcerazione più basso della Repubblica Ceca. Si classificava al 61° posto. La Libia aveva il più basso tasso di mortalità infantile di tutta l'Africa. La Libia aveva la più alta aspettativa di vita di tutta l'Africa". (23 febbraio) Questo rapporto continua rilevando che "Meno del 5% della popolazione era sottonutrita. In risposta ai crescenti prezzi del cibo in tutto il mondo, il governo libico ha abolito tutte le tasse sugli alimentari". Gli imperialisti ed i loro alleati stanno tentando di giustificare le sanzioni economiche e l'intervento militare affermando che la risposta del governo libico alle proteste è stato più duro che in Tunisia e in Egitto. In entrambe i paesi limitrofi del Nord Africa a cominciare dal dicembre 2010 sono state uccise centinaia di persone in dimostrazioni di protesta dove i manifestanti hanno provocato le dimissioni dei capi di stato Ben Ali e Mubarak, ma i regimi neocoloniali sostenuti dagli occidentali sono rimasti in gran parte intatti. Il rapporto di Rothscum rifiuta questa premessa, osservando che "L'edificio del congresso generale del popolo, il parlamento della Libia, è stato messo a fuoco da dimostranti incolleriti. Ciò è paragonabile a dei dimostranti che mettano a fuoco il Campidoglio degli Stati Uniti. Pensate anche per un momento che il governo USA si metterebbe a sedere pigramente mentre i dimostranti danno fuoco al campidoglio USA? Questo rapporto indica anche che "Un gruppo che si fa chiamare 'Emirato Islamico di Barka', il precedente nome della parte nord occidentale della Libia, ha preso numerosi ostaggi e ucciso due poliziotti. Il 18 febbraio, il gruppo ha rubato 70 veicoli militari dopo avere attaccato un porto e ucciso quattro soldati". Il gruppo di opposizione Fronte Nazionale per la Salvezza della Libia è bene armato e finanziato dalla CIA. Nel 1996 questa stessa organizzazione ha cercato di fomentare una rivolta allo scopo di prendere il controllo del paese ricco di petrolio. La bandiera vista svolazzare sopra le folle a Bengasi e in altre città sotto il controllo delle forze antigovernative è quella della monarchia che venne rovesciata dal Consiglio del Comando Rivoluzionario nel 1969. Il governo libico è stato un forte sostenitore della creazione degli Stati Uniti d'Africa, lo stesso piano patrocinato dai primi leader pan-africanisti e socialisti del continente che guidarono la lotta anticoloniale negli anni '50 e '60, come Kwame Nkrumah del Ghana e Sekou Toure della Guinea. La conquista del potere in Libia sostenuta da USA/NATO sarebbe senza dubbio utilizzata per porre ulteriori impedimenti a qualsiasi genuino movimento rivoluzionario che prenda il potere in Egitto e in Tunisia. Servirebbe come base contro l'Algeria, un altro stato produttore di petrolio e di gas naturale in Nord Africa, che attualmente è sottoposto a manifestazioni che sono pesantemente influenzate da forze politiche neoliberiste e pro occidentali. Louisa Hanoune, segretario generale del Partito dei Lavoratori dell'Algeria, in un saggio intitolato "Rivoluzione arancione ad Algeri?" pubblicato il 10 febbraio, riguardo alla situazione nel confinante Egitto, ha scritto che "il processo rivoluzionario è ancora in cerca di leadership”. Hanuone, ex candidato presidenziale in Algeria, ha rilevato che "le illusioni nell'esercito in Egitto hanno pesato gravemente nel processo rivoluzionario in svolgimento. L'esercito egiziano è stato la spina dorsale del regime Mubarak". (Fraternite, quotidiano del Partito dei Lavoratori dell'Algeria) Un altro saggio, pubblicato il 27 febbraio sullo Zimbabwe Sunday Mail asseriva che "Ciò che oggi abbiamo in Egitto è un colpo di stato militare appoggiato dagli USA e dai loro alleati europei che continuano a tenere il nostro paese (Zimbabwe) sotto il terrore delle sanzioni con doppie pretese che il nostro settore della sicurezza nazionale abbia militarizzato la politica". Questo articolo continua affermando che "E' per questo che in Libia gli USA e la UE, con lo sleale appoggio di uno dei peggiori segretari generali che l'ONU abbia mai avuto, hanno ridefinito senza convinzione le 'dimostrazioni pacifiche' per comprendere i dimostranti che assaltano le armerie delle stazioni di polizia e le caserme militari per armarsi fino ai denti e impadronirsi di villaggi e città con il progetto di rovesciare un governo in carica al di fuori di un processo elettorale e costituzionale". Le organizzazioni contro la
guerra e antimperialiste negli Stati Uniti, senza tener conto delle
loro prospettive sul sistema politico in Libia, devono per principio
opporsi all'intervento militare occidentale in Nord Africa. La crisi
economica in aggravamento negli USA sta obbligando gli imperialisti
a imbarcarsi in operazioni ancora più estese ed aggressive in questa
regione e in tutto il mondo.
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