
Intelligence Day
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1) AIR AMERICA L'11 settembre 2001 un numero imprecisato di pirati dell'aria si impossessa tra le 7.45 e le 8.10 del mattino di quattro aerei di linea che cambiano i loro piani di volo senza sparire dai radar delle Forze Aeree americane. Ma nessuno viene allertato. Apparentemente neanche il presidente G.W Bush che si reca a visitare una scuola elementare in Florida. Verso le 8.45 un aereo si schianta contro una delle torri del WTC. Bush continua la visita presso la scuola Booker. Nessun intercettore s'è levato in volo. Alle 9.03 un altro aereo si schianta sulla seconda torre facendo crollare l'intero edificio. Gli attentatori, secondo uno degli ingegneri delle torri, dovevano essere a conoscenza dei piani di costruzione delle torri dato che hanno colpito il punto critico di rottura degli edifici. E considerata la straordinaria manovra effettuata per centrare l'obiettivo prefissato dovevano essere dei piloti espertissimi, con migliaia di ore di volo alle spalle; assai probabilmente dei piloti militari. Alle 9.05 Andrew Card, capo dello Stato maggiore presidenziale avverte Bush della tragedia in atto. Ma costui, apparentemente indisturbato prosegue la sua visita a scuola. Nel frattempo il volo 77 dell'America Airlines che sorvolava l'Ohio cambia improvvisamente di rotta e dirige verso Washington. Finalmente alle 9.30, il presidente si degna di riferire alla nazione gli eventi a tutti ben noti. Mancano 10 minuti all'impatto con l'edificio del Pentagono e nessun aereo s'è ancora levato in volo, né l'edificio è stato sgomberato. L'amministrazione sosterrà in seguito di non aver minimamente sospettato che l'obiettivo dei terroristi fosse il Pentagono pensando invece che si trattasse della casa Bianca. Eppure l'aereo si dirigeva già verso sud alla velocità di 700 km all'ora ed era già uscito dallo spazio aereo interdetto intorno alla Casa Bianca. Alle 9.35, senza che i radar lo perdano di vista, eppure inspiegabilmente senza che alcun intercettore si sia levato in volo, l'aereo si avvita in una spirale discendente perfettamente controllata e si schianta con perfezione chirurgica a 750 km all'ora sul lato della costruzione che ospita gli ufficiali. Una manovra perfetta, roba da Frecce tricolori... e pensare che il pilota (almeno quello indicato dagli inquirenti americani) si sarebbe esercitato su piccoli aerei da turismo e su alcuni simulatori di volo. Sarebbe come se, guidando un Kart e ripassando a casa con la Playstation si imparasse a vincere un gp di Formula 1. Ma, intorno a questi misteriosi kamikaze arabi circolano leggende più ridicole che fantasiose. I documenti di alcuni di loro vengono ritrovati misteriosamente intatti tra le macerie fumanti delle torri. Altri risultano miracolosamente tuttora vivi in Egitto e Arabia Saudita. Il padre del presunto capo del commando, Mohammed Atta, giura di averlo sentito a telefono per i due giorni successivi all'attentato, per poi perdere improvvisamente le sue tracce... al pari di altri 1500 (di cui 60 di religione ebraica) desaparecidos nei carceri di massima sicurezza statunitensi. L'auto dei presunti terroristi, così furbi da essere sfuggiti a tutti i controlli della CIA e dell'FBI, viene trovata nel parcheggio dell'aeroporto ricolma di copie del Corano e di manuali di pilotaggio in lingua araba. Questi terroristi efferati, come studenti in attesa di un esame, hanno approfittato della fila ai parcheggi per recitare le preghiere propiziatorie, e per ripassare la lezione. E pensare che la sera prima, questi martiri dell'Islam erano stati visti ubriacarsi e fare bisboccia in un locale di streap-tease. Andrej Kosyakov, ex-presidente della sottocommissione sulle attività dei servizi di intelligence russi osserva come, dalle telefonate fatte dagli aerei dirottati (alcune effettuate da una giornalista professionista) non emerga alcuna descrizione fisica sui terroristi, sul colore della loro pelle, sulla loro pronuncia... alcun elemento, quindi, che faccia anche lontanamente ipotizzare si trattasse di arabi, o comunque di stranieri. Costui ha inoltre ipotizzato che, dato che i piloti dei 4 aerei dirottati non hanno informato, a voce o in codice, dell'avvenuto dirottamento, è assai probabile che i dirottatori fossero già al posto di guida dei veicoli al momento della partenza e che fossero a conoscenza delle procedure di volo, specifiche e segretate per ogni singola compagnia aerea. Il generale Eiten Ben Eliahu, ex comandante dell'aviazione israeliana, si è detto convinto che i piloti fossero americani e non stranieri. Difatti, negli USA esistono procedure ferree, stabilite dalla Federal Aviation Agency (FAA), che vigilano sulla sicurezza dello spazio aereo. Nel momento in cui un aereo cambia il suo piano di volo si cerca di stabilire con esso un contatto; qualora questa operazione fallisca scatta a questo punto l'emergenza. In questo caso è previsto il collegamento con i militari (North American Aerospace Defense, nello specifico) e la partenza entro 15 minuti di un aereo intercettore. Gli aerei "dirottati" hanno viaggiato rispettivamente per 46, 66 e 40 minuti fuori dalla rotta prevista e senza aprire alcun contatto con la base, eppure inspiegabilmente nessun aereo intercettore s'è levato in volo. Il 13 settembre, l'ex agente speciale della CIA Milt Beardon, che negli anni '80 addestrò i Mujaeddin e le milizie di Bin Laden in Afghanistan, ha pubblicamente espresso forti dubbi sulle capacità strategiche e militari della rete di Al Quaeda di organizzare attentati così complessi e dispendiosi. Assolutamente discutibile è, inoltre, l'opinione di coloro che escludano che altri, a parte i ben noti fondamentalisti islamici, possano prendere parte, oggi giorno, a missioni suicide. Un reportage dettagliato trasmesso da un'emittente televisiva americana ha illustrato i metodi di robotizzazione di agenti scelti per operazioni suicide impiegati dalla CIA attraverso l'uso di sostanze psicotrope, ipnosi ed interventi chirurgici. E' attualmente in corso un procedimento legale intentato contro la CIA dal figlio di uno di questi agenti, deceduto nel corso di un intervento di robotizzazione. Uno di questi centri di condizionamento mentale si trova a Napoli, ove le forze americano hanno il più grande ospedale psichiatrico d'Europa ove sono state sperimentate tecniche psicologiche di guerra non convenzionale. La stessa patente di terroristi attribuita agli integralisti islamici è, a nostro avviso, immeritata. Basti pensare che, durante i dieci anni di conflitto sanguinoso tra i Sovietici e i Mujaeddin afgani, questi ultimi non hanno compiuto un solo attentato ai danni di una sede diplomatica sovietica, né si sono registrate azioni terroristiche all'interno dell'URSS. 2) BURKA-CONNECTION All'organizzazione di un'operazione terroristica così articolata e sofisticata devono aver preso parte centinaia di uomini addestratissimi. E invece i servizi non si sono accorti di nulla. L'attuale direttore dell'FBI, Robert Mueller ha dichiarato, subito dopo l'attentato, che i servizi americani non avevano mai ricevuto alcuna informativa rispetto ad eventuali attentati al World Trade Center (W.T.C., cioè le torri gemelle), allorché, due anni e mezzo fa, Luis Freech, ex direttore dell'FBI, aveva dichiarato che lo scopo dell'attentato alle torri gemelle del 1993 era espressamente la distruzione dell'edificio. Ancora, secondo il quotidiano tedesco "Die Welt" i servizi segreti americani erano a conoscenza, già dal 1995, dei piani terroristici di Bin Laden. Il piano venne scoperto nel 1995 a Manila nel corso delle perquisizioni in casa di uno dei militanti islamici che avrebbero dovuto uccidere il papa in visita pastorale nelle Filippine. Su uno dei computer sequestrati era descritto nel dettaglio il dirottamento di alcuni aerei in volo nello spazio aereo statunitense che sarebbero stati lanciati contro obbiettivi civili, tra cui il WTC di New York e la sede CIA di Langley. I servizi segreti americani contano non meno di 135.000 agenti (di cui almeno 20.000 impiegati, nell'ambito del progetto Echelon, nelle intercettazioni ambientali e telematiche di potenziali terroristi) con un budget annuale che potrebbe coprire le spese di fornitura di acqua potabile e strutture sanitarie per l'intero Terzo mondo. Eppure nessuno ha visto niente. Addirittura, dopo gli attentati del 93, e soprattutto dopo quelli contro le ambasciate americane di Nairobi e Dar Es Salaam, il budget di spesa per l'antiterrorismo è passato da 78.5 milioni di $ a 301.2 milioni di $ nel 1999. Secondo il quotidiano francese «le Monde» del 17 settembre, sin da Agosto, la CIA aveva informato l'FBI e il servizio di immigrazione che due presunti appartenenti ad al Quaeda, Khaklid Al-Midar e Nawaq Alhamzi si trovavano negli Stati Uniti per eseguire missioni segrete per conto di Bin Laden. Eppure l'FBI avrebbe tardato ad avviare le ricerche, senza avvertire del rischio le compagnie aeree. Il 5 e il 6 settembre, i servizi segreti francesi avevano altresì informato gli americani, in una riunione svoltasi a Parigi, dell'imminenza di attentati contro interessi americani. Se si osservano le cose con un occhio critico non si può non rilevare come, tra luglio e agosto, la stampa e la televisione abbiano ad arte attirato l'interesse dell'opinione pubblica sull'Afghanistan e sul governo talebano (insediatosi da oltre 5 anni); prima con il presunto bombardamento delle statue colosso di Buddha (che, in realtà, pare siano state tagliate a pezzi e vendute a facoltosi collezionisti americani); poi con il sospetto rifiuto del governo australiano ad accogliere una boat people carica di profughi afghani sfuggiti al regime di Kabul. Se non possiamo escludere che in America qualcuno sapesse qualcosa, è dimostrato che, invece, ad Israele, chi di dovuto era stato informato. I mezzi di comunicazione americani hanno, infatti, rilevato la sospetta assenza dal lavoro di 4.000 dipendenti di religione ebraica presso le torri gemelle e il Pentagono. Secondo fonti libanesi, essi erano stati avvisati dell'altissimo rischio di attentati dallo Shabak (ovvero il servizio israeliano di sicurezza esterna). Un periodico israeliano ha dichiarato che il medesimo ente aveva caldamente sconsigliato al premier israeliano Ariel Sharon di prendere parte, in quei giorni, ad un festival sionista organizzato a New York. Da più parti, specie sulla stampa araba, s'è ipotizzato il coinvolgimento dei servizi israeliani nella tragica vicenda. Le informazioni in nostro possesso tendono ad escludere questa eventualità, privilegiando la pista interna americana. E' bene comunque ricordare che, proprio l'11 settembre, il giorno in cui gli aerei suicidi si sono abbattuti su New York e su Washington, in occasione della ricorrenza del barbaro eccidio di Sabra e Chatila, il segretario di stato americano C. Powell avrebbe dovuto tenere un discorso alle Nazioni Unite in cui si riconosceva il diritto del popolo palestinese ad avere uno stato indipendente. C'è, inoltre, da considerare il fatto che le lobbie americane hanno fatto di tutto (e di più, come dimostra l'anomalia dello scrutinio elettorale) per osteggiare l'elezione di Bush e Cheney, considerati troppo vicini ai paesi arabi, ed in particolar modo all'Arabia Saudita (finanziatrice dei movimenti integralisti). In ogni modo, seppur probabilmente estranei ai fatti, gli Israeliani erano a conoscenza della minaccia terrorista incombente. Così, sei mesi prima dell'attentato, essi avevano effettuato un'esercitazione che prevedeva l'impiego di oggetti aerei nell'esecuzione di attentati terroristici. Gli Americani furono informati e visionarono i risultati dell'esercitazione. Ma poi non fecero nulla per proteggere il proprio spazio aereo. Proprio tra questi impavidi alfieri della democrazia è probabile che si nascondano gli ideatori, se non gli esecutori materiali, dell'attentato alle torri. Ecco alcuni indizi rilevanti: di recente si è, infatti, saputo che il grosso colpo speculativo in borsa, operato in concomitanza con l'attacco alle torri, non era opera di società di copertura legate ai gruppi terroristici arabi , bensì di un'agenzia di investimenti diretta dal terzo uomo più importante della CIA ("US joint Chiefs of Staff"). Inoltre, assieme ai 4.000 cittadini ebrei, c'erano altri assenti prestigiosi e sospetti. Ad esempio i dirigenti della banca d'Affari Internazionale Morgan Stanley che quel giorno avevano deciso di riunirsi, inspiegabilmente, in un luogo diverso rispetto ai consueti uffici situati nelle torri gemelle. Ancora più interessante è una testimonianza che ci giunge dal Pakistan. Il capo dei servizi segreti pakistani (ISI), Mahmud Ahmed, ha rivelato alla stampa come, una settimana prima, e non due giorni dopo come sostengono le fonti ufficiali, degli attentati al W.T.C. e al Pentagono, una delegazione pakistana, da lui guidata, si fosse recata negli USA per colloqui urgenti con membri eminenti dell'amministrazione americana e dei servizi di Intelligence. Nel corso di questi colloqui il generale Massoud capo dell'Alleanza del Nord (Fronte Unito) veniva assassinato, con la complicità dei servizi segreti pakistani, almeno stando alle dichiarazioni dei vertici dell'Alleanza. Il 13 settembre il generale Mahmud Ahmed concordava con un collaboratore di Powell, Richard Armitage (già implicato nell'affare Iran-gates) l'accordo anti-talebano tra gli USA e il Pakistan (entrambi tradizionali alleati del regime integralista di Kabul). Mahmud Ahmed, ritornato frettolosamente in Pakistan, fu inviato il 15 sett., per ordine del presidente Musharraf, in Afghanistan per trattare con i Talebani la consegna di Bin Laden. Nel corso delle trattative, gli Americani dichiararono che era finito il tempo di discutere e che l'unica soluzione possibile restava l'attacco. Eppure i Talebani s'erano mostrati disposti a consegnare Osama ad un tribunale internazionale. Lo stesso Mahmud Ahmed fu contestualmente, e senza una motivazione valida, sollevato dal suo incarico, al pari di molti altri papaveri dell'esercito pakistano. Considerando le informazioni attendibili dei Servizi segreti indiani sull'avvenuto incontro, in terra americana, tra Mahmud Ahmed e alcuni dei presunti attentatori (secondo questa fonte, il nostro Ahmed avrebbe consegnato a Mohammed Atta 100.000 $), proprio nei giorni in cui avvenivano i colloqui con l'establishment USA, si potrebbe ipotizzare che Mahmud Ahmed facesse il doppio gioco, sfruttando le sue conoscenze e i suoi poteri per coprire i terroristi. Questa ipotesi, però, ad un'attenta analisi, risulta tutt'altro che convincente. Difatti, il generale Mahmud Ahmed non è un qualunque alto ufficiale dell'esercito pakistano. Da anni ai vertici dei servizi segreti pakistani (ISI) egli è uomo di fiducia della CIA e del Pentagono, incaricato negli ultimi 20 anni e in collaborazione con lo stesso Bin Laden, dagli Americani di reclutare volontari islamici per l'Afghanistan, la Bosnia, il Kossovo e la Cecenia. In particolar modo, nel 1996, Mahmud Ahmed, per conto e al soldo dell'amministrazione americana, si era prodigato nel sostegno alla milizia talebana agevolando (con armi e finanziamenti neanche troppo occulti) la loro ascesa al potere. La sua stessa implicazione nell'attentato contro il generale Massoud non contrasta affatto con le direttive dell'establishment americano, che osteggiava apertamente il carismatico leader dell'Alleanza del Nord (F.U.), considerato un agente al servizio di Mosca, un pericoloso nazionalista riformatore, oltre che l'uomo in grado di riportare l'ordine (ma non l'ordine voluto dagli USA) in una nazione martoriata (per gli sporchi interessi delle superpotenze) da oltre 20 anni di guerra civile. Il ruolo del Pakistan in questa sporca vicenda è tutt'altro che chiaro. Tanto per dirne una, la "Rabita Welfare Trust", una delle società i cui beni sono stati congelati nell'ambito dell'inchiesta sui finanziatori occulti del terrorismo islamico, è presieduta dal presidente pakistano Musharraf, oggi in prima linea (sebbene un po' a carponi) nell'azione di sostegno all'operazione militare USA. Ma le stranezze sono anche altrove, ad esempio a casa nostra. L'FBI ha, infatti, identificato tra i presunti fiancheggiatori della rete Al Qaeda l'uomo d'affari Jussef Nada che, fino a poco tempo fa sedeva nel consiglio di amministrazione del Centro Pio Manzù di Rimini. Questa istituzione è un organismo internazionale delle Nazioni Unite che si occupa di politica internazionale. Il segretario del suo comitato scientifico è M. Gorbacev, il presidente onorario addirittura H. Kissinger. Fanno inoltre parte del medesimo comitato G. Amato, E. Luttwack, F. Colombo, il senatore americano G. Hart, l'architetto giapponese K. Tange, il nobel C. Rubbia, l'onorevole V. Sgarbi, il giornalista I. Man ecc. Sarebbe a questo punto lecito chiedersi (oltre alla reale natura di quest'organismo che annovera tra i suoi dirigenti un presunto finanziatore del terrorismo islamico), quali siano i nessi tra il Gotha del capitalismo italiano ed internazionale e l'organizzazione di Bin Laden. E se si torna indietro nel tempo, altri eventi misteriosi complicano la vicenda. Ad esempio, nel corso del processo contro i presunti attentatori delle ambasciate americane in Kenya e Tanzania si è appreso che, nel 1996, ovvero 2 anni prima degli attentati, era già stata avviata un'inchiesta contro la rete di Osama Bin Laden. Nell'aprile del 1996, l'amministrazione Clinton aveva emanato una legge antiterrorismo per bloccare i fondi di Bin Laden. Nell'agosto, un rapporto del Segretario di Stato americano agli Affari Esteri aveva identificato in Bin Laden il potenziale finanziatore dell'estremismo islamico. Sempre nel corso del processo, s'era scoperto che l'FBI pedinava, sin dal 1997, i futuri attentatori. A Nairobi, in casa di uno dei sospetti era avvenuta una perquisizione dell'FBI nel corso della quale era stato sequestrato un computer. Nella memoria del pc era stata rinvenuta la lettera di Haroun Fazul, ospite presso i Wahid, nella quale egli comunicava alle altre cellule di Al Qaeda di essersi accorto che agenti dei servizi americani lo pedinavano costantemente e che la sicurezza della cellula era fortemente in pericolo. Eppure questo controllo serrato non impediva, un anno dopo, allo stesso Haroun Fazul di lanciarsi con un'autobomba carica d'esplosivo contro l'ambasciata americana di Nairobi. E pensare che, per ammissione dell'allora direttore dell'FBI ben 500 agenti erano dislocati in Africa orientale in un'operazione di intelligence contro le cellule di Al Quaeda. Addirittura, sempre nell'1997, la CIA aveva programmato di rapire Osama Bin Laden in Afghanistan, ma l'azione era stata improvvisamente, e inspiegabilmente, annullata. Ma c'è di più. Durante l'inchiesta sugli attentati alle ambasciate americane di Nairobi e Dares-Salaam, l'FBI ha scoperto che l'esplosivo impiegato apparteneva ad una partita di armamentari americani consegnata, 3 anni prima, dalla CIA alle Brigate internazionali di volontari islamici operanti in Afghanistan agli ordini di Osama Bin Laden. E non è finita. Infatti, uno dei membri di Al Qaeda implicato nel sanguinoso attentato esplosivo alle torri gemelle del 1993, tale Alì Mohammed, egiziano di nascita, era addirittura un ex-sergente (allora in congedo) dei "Berretti verdi", dal 1986 al 1989 in forza nell'esercito americano e impiegato (con Bin Laden) in azioni coperte della CIA in Afghanistan. Questi dati invitano a riconsiderare, su fonti altre rispetto alla stampa ufficiale, i rapporti tra gli USA e l'integralismo islamico. Lucas Catherine, esperto del mondo arabo di fama mondiale, sostiene che, sin dagli anni '30, gli occidentali hanno sostenuto e finanziato le correnti integraliste (e gli aspetti più reazionari dell'Islam) contro la minaccia dei movimenti di liberazione nazionale e socialisti. In particolare, l'Arabia Saudita, ove gli USA insediarono la prima base militare già nel 1943 (a Dahran) costituisce il fulcro di questa politica. Qui non esiste alcuna costituzione, alcuna legge scritta, al di là del Corano (e degli interessi dei petrolieri vicini agli USA). Qui vige un regime in tutto e per tutto analogo a quello dell'Afghanistan. Eppure gli americani non hanno niente da ridire. Ma d'altronde, già Roosevelt, di ritorno da Yalta, sancì con l'allora re dell'Arabia Saudita un accordo che prevedeva forniture di armi in cambio di petrolio. Abdul Rashid Waziri, uomo politico di spicco dell'intellighenzia democratica afghana sostiene che sia i Talebani che la cosiddetta Alleanza del Nord sono stati addestrati in Pakistan, per ordine della CIA, allo scopo di combattere i sovietici e istallare un governo islamico alleato degli USA. La loro guerra santa contro i sovietici era una guerra personale di alcuni signori della guerra, patrocinata e finanziata dai servizi di Intelligence americani. L'Organizzazione per la Liberazione dell'Afghanistan (ALO) che si é eroicamente battuta in questi ultimi vent'anni, prima contro i socialimperialisti sovietici, e poi contro gli integralisti mujaeddin e talebani, ha dichiarato in un comunicato pubblico del 26 sett. che i creatori e i sostenitori dei governi integralisti e della rete terrorista di Al Quaeda altri non sono che gli stessi Americani, osservando che quelli che oggi appaiono come i nemici dell'Occidente (integralisti, terroristi, signori della guerra e della droga) hanno potuto ridurre l'Afghanistan in un campo di macerie solo con il finanziamento e il sostegno politico-militare degli stessi Angloamericani. E ci sono delle dichiarazioni ufficiali dell'establishement americano a provarlo. Quando gli Americani finanziarono l'ascesa al potere dei Talebani (che dovevano garantire i loro interessi nel traffico di oppio e soprattutto nella costruzione dell'oleodotto transcaucasico) essi ricevettero le critiche delle organizzazioni umanitarie e in difesa dei diritti civili. L'allora ministro degli Affari Esteri, Madeleine Albright (la stessa che ha pubblicamente giustificato, in nome degli interessi degli Stati Uniti, lo sterminio di 500.000 bambini iracheni morti a causa dell'embargo e dei bombardamenti), interrogata sulla sorte delle donne afghane vessate dai Talebani aveva dichiarato diplomaticamente di non voler interferire negli affari interni di un paese sovrano. Un suo predecessore, il ministro James Baker, aveva pubblicamente dichiarato: «non dobbiamo opporci all'integralismo islamico, se non limitatamente ai nostri interessi.» D'altro canto quelli che oggi vengono presentati come i liberatori dell'Afghanistan (il Fronte Unito da noi chiamato Alleanza del Nord) sono gli stessi che, guidati dal narcotrafficante Massoud (prima nemico poi alleato degli imperialisti russi) imposero nel 1994 a Kabul la legge islamica e il burka per le donne. Ancor più interessante è la vicenda umana e politica del mullah Omar. Costui è comparso sulla scena con l'uccisione del rapitore di una fanciulla del suo villaggio. L'episodio ha fatto di lui un eroe popolare. La CIA avendone notate le potenzialità ha chiesto a Benazir Buttho, allora premier pakistana, di sostenere l'ascesa al potere del giovane mullah, fornendogli il necessario aiuto militare attraverso la costituzione delle milizie talebane. Con l'aiuto di Rabbani e di Massud, Omar ha occupato la zona di Kandahar, giustiziando il governatore della città perché omosessuale. Da quel gesto, così gradito alla popolazione, è iniziata la potente avanzata dei Talebani, sostenuti, per ordine degli Americani, economicamente dal Pakistan e militarmente dalla milizia di Al Qaeda. La speranza del governo USA era infatti che costoro riuscissero a mettere ordine (secondo le loro volontà) in Afghanistan. Difatti, a metà degli anni '90, la compagnia americana Unocal (consorziata con al saudita Delta) si interessò alla costruzione di un gasdotto tra il Turkmenistan e il Pakistan. A tali fini gli Americani hanno operato per stabilizzare, con il tramite dei Talebani, la regione Afghana. Addirittura nel 1997, una delegazione talebana fu accolta negli USA per trattare delle rotte petrolifere. In questa trattativa interviene, seppure indirettamente, H. Kissinger in veste di consulente politico della Unocal. E' proprio alla luce di questi interessi che si illuminano le ragioni misteriose di questa strana guerra, e delle recenti crociate americane. L'intervento in Iraq era finalizzato a controllare le risorse petrolifere di uno dei principali produttori mondiali di petrolio. Poi, lo smantellamento dell'ex-Jugoslavia è servito a consentire il transito via Kossovo dell'oleodotto che dovrà partire dalle repubbliche caucasiche (oltre a facilitare l'afflusso di eroina proveniente dall'Afghanistan via Pakistan e Turchia). Oggi, con la scusa di colpire il presunto ideatore dell'attentato terroristico dell'11 settembre, l'(ex?) agente della CIA Osama Bin Laden, gli USA hanno, frattanto installato, una basa militare in Uzbekistan, punto di partenza per lanciare una campagna di colonizzazione delle repubbliche caucasiche ex-sovietiche (Turkmenistan, Tagikistan, Kazakistan) ricchissime di petrolio. L'Afghanistan assume, in quest'ottica, un ruolo di primaria importanza, così come la stessa ascesa al potere, e poi il declino, dei Talebani. Che la caccia al terrorista Bin Laden sia un mero pretesto è dimostrato da alcuni fatti inoppugnabili. Laila Helms, mediatrice tra il governo americano e quello afghano - oltre che figlia dell'ex-capo della CIA (implicato nell'omicidio Kennedy) ed ex ambasciatore in Iran, Richard Helms - ha dichiarato che in ben due occasioni (nel '99 e nel '2001) Washington ha rifiutato la consegna di Osama Bin Laden da parte delle autorità talebane che ritenevano la sua presenza in Afghanistan un ostacolo al riconoscimento del loro governo presso le Nazioni Unite. Nel marzo di quest'anno un consigliere del mullah Omar, Hasimi, si è addirittura recato a New York per discutere con i vertici della CIA e del Dipartimento di Stato. Argomento della discussione: la consegna di Bin Laden e la costituzione di un governo di pacificazione nazionale. In seguito, vi sono state numerose riunioni - a Berlino, Cipro, Islamabad e Washington - del cosiddetto gruppo 6 + 2 (composto dai paesi confinanti con l'Afghanistan + la Russia e gli USA) cui, con il beneplacito di Bush, hanno preso parte anche i rappresentanti Talebani. Nel corso della riunione berlinese del 17-20 luglio, l'ambasciatore americano Th. Simpson, come attesta la testimonianza dell'ex ministro degli esteri pakistano, N. Naik, si rivolse al rappresentante talebano in questi termini: "o accettate la nostra offerta di un tappeto d'oro, o sarete sepolti da un tappeto di bombe." Dopo gli attentati i Talebani hanno per la terza volta proposto di consegnare Bin Laden ad un tribunale internazionale perché venissero giudicate le sue responsabilità. Ma Bush ha inspiegabilmente rifiutato. D'altronde, come hanno onestamente rivelato i vertici militari, gli americani vogliono Bin Laden a tutti i costi morto... ma vivo il più a lungo possibile, per permettergli di continuare la loro guerra espansiva. Questa guerra, che risponde a ragioni di ordine differente (ma tutte riconducibili ai conti in banca degli oligarchi americani) era stata dunque preparata da tempo. L'ex ministro degli esteri pakistano N. Naik ha affermato che, a fine luglio, alcuni funzionari americani gli avevano confidato la volontà del loro governo di sostituire gli ex alleati Talebani con un governo moderato e che, per far ciò, avevano già insediato dei consiglieri militari in Tagikistan per lavorare alla preparazione di un'operazione militare su vasta scala nell'ottobre. Alla notizia dell'attentato egli nutrì la certezza che questa immane sciagura rientrasse in un qualche modo nel piano militare americano, e che di lì a poco avrebbe avuto inizio l'invasione dell'Afghanistan, indipendentemente dall'avvenuta consegna di Bin Laden da parte delle autorità talebane. La stessa installazione di truppe americane in Uzbekistan è stata presentata come una misura d'urgenza decisa a seguito degli attentati. In realtà, sin dal 99, erano stati inviati, in questa nazione, reparti dei berretti verdi, allo scopo di addestrare i miliziani locali, all'interno di un più generale progetto di Alleanza antirussa che comprende anche la Georgia, l'Ucraina e Azerbaijan. Già in occasione del Congresso per l'infanzia tenutosi a Panama l'anno scorso, la delegazione americana concentrò il suo intervento sulla lotta al terrorismo, argomento che esulava completamente dal soggetto e dalle finalità dell'iniziativa in corso. Il 7 settembre, 4 giorni prima dell'attentato, il Dipartimento di Stato americano convocò urgentemente tutti i rappresentanti dei paesi accreditati diplomaticamente presso gli USA, comunicando loro che, qualora avessero rifiutato di unirsi alla lotta contro il terrorismo, sarebbero stati considerati dalle autorità statunitensi dei paesi nemici. L'attuale politica dell'amministrazione Bush per quanto riguarda l'Afghanistan, è anticipata nel Libro bianco sull'Afghanistan pubblicato due anni fa dalla Fondazione Afghano-Americana, struttura privata filo repubblicana fondata nel '96 e diretta dal deputato repubblicano Don Litter. Il suddetto libro bianco critica la politica dell'amministrazione Clinton per non aver mai affrontato il problema Talebani, indica in Osama Bin Laden la mente occulta del terrorismo e ipotizza la costituzione di un nuovo governo afghano più vicino agli interessi degli americani. L'autore del Libro bianco, il docente di Politica internazionale Zarmai Kalizad, è un Pashtun (con la cittadinanza acquisita statunitense) nato a Kabul e ha studiato presso l'Univ. di Chicago. E' divenuto da maggio il direttore superiore della commissione sulla Sicurezza degli USA (addetto all'area centro asiatica). Molto vicino al Vice presidente Cheney e al Vice segretario della difesa Wolfowitz, egli si occupa principalmente della politica per l'Afghanistan. Le attuali scelte politiche dell'amministrazione americana, incentrate sul rafforzamento del rapporto con l'alleanza antitalebana (L'alleanza del Nord) e sull'opera di persuasione verso il governo pakistano sono anticipate nel Libro bianco. Il merito delle scelte oculate dell'amministrazione americana va comunque riconosciuto al presidente G.W. Bush che, in continuità con la bella tradizione di famiglia, ha impresso una forte accelerazione al processo naturale di espansione del capitale americano. Poco dopo esser stato fortunosamente eletto, egli si recò in Europa per ricevere il sostegno dei partners europei in vista dell'installazione dello scudo stellare antimissile finalizzato a prevenire eventuali attacchi di presunti nemici della libertà. Avendogli costoro negato il sostegno (al pari degli eletti democratici al congresso USA), motivandolo con l'assoluta assenza di potenziali nemici, ritornato in patria, decise lo stesso di avviare il progetto e, più in generale di ridare fiato al settore degli armamenti (le cui lobbies lo avevano sostenuto in campagna elettorale) ordinando nuove colossali forniture belliche. Il regime dei Talebani - venuto meno il sostegno dell'alleato americano - s'è liquefatto come neve al sole. Ma la guerra non è finita, perché nella lista dei paesi "canaglia", presunti finanziatori del terrorismo, stilata ad hoc dagli americani, figurano anche l'Iraq, il Sudan, La Somalia, la Siria, e persino la Corea del Nord!!! Ma domani se ne potrebbero aggiungere degli altri, come Cuba, la Cina, la Russia, e persino l'Unione Europea ... a discrezione degli strateghi della politica estera statunitense. E, vista l'occasione ghiotta, gli oligarchi americani ne hanno approfittato per fare pulizia in casa propria. Così, in seguito agli attentati terroristici ci sono stati circa 1500 arresti. 20 tra i primi arrestati vennero considerati dall'FBI come in possesso di informazioni rilevanti sulle modalità dell'attentato. Eppure dopo pochi giorni, 9 di loro furono scarcerati. Un giovane giordano è stato arrestato con il padre e detenuto per quasi due mesi, perché trovato in possesso di documenti falsi, che poi si sono rivelati autentici. Un altro arabo ha passato oltre un mese in isolamento perché è stato trovato un temperino nella sua valigia. Un testimone, definito come altamente attendibile, tale Luis Martinez Flores, è stato poi accusato di falsa testimonianza. In sostanza a tre mesi dagli attentati - al di là dei numerosi arresti, e dell'incivile e antidemocratica campagna repressiva che ha suscitato perplessità persino tra i vertici della polizia americana - non un colpevole è stato individuato, non un processo è stato istruito, non una prova è stata pubblicamente mostrata. Ma intanto il movimento di Seattle, che aveva scosso l'America, è stato per il momento messo a tacere. 3) OMBRE NERE I guru del giornalismo prezzolato, assieme a qualche epigono di una certa sinistra minoritaria, hanno sostenuto l'infondatezza del complotto made in USA. Eppure, la storia di questo secolo breve, ma orribile, è piena di ingegnosi complotti orditi allo scopo di scatenare guerre o, comunque, di suscitare eventi funzionali agli interessi di qualche gruppo di potere. Un evento comparabile alla tragedia dell'11 sett. avvenne nella notte del 27-2-1933 in Germania. Qui Hermann Goering, su ordine degli industriali tedeschi, utilizzò, ad una settimana dalle elezioni politiche, l'utile idiota Van der Lubbe per appiccare il fuoco al Reichstaag. Prima della conclusione degli interrogatori Hitler incolpò i dirigenti del P.C. di Germania, di cui furono arrestati senza alcuna prova (come avviene oggi in America con i 1500 arrestati dopo l'attacco alle torri) ben 6.000 iscritti. Con la giustificazione di combattere il terrorismo (da loro stessi organizzato), i Nazisti assunsero il potere assoluto sulla Germania, sospendendo la libertà di stampa, di riunione, l'inviolabilità dei domicili privati e delle comunicazioni telefoniche, e introducendo la pena di morte per un'ampia gamma di crimini. Ma, senza dover sempre ricorrere all'abusato spauracchio del Nazismo, lo stesso imperialismo USA nasce nel 1898 con un'aperta provocazione, ovvero l'autoesplosione della corazzata americana Maine (la cui responsabilità venne attribuita agli Spagnoli), utile pretesto per dichiarare una spietata guerra coloniale alla Spagna. Ancor più emblematico è l'attacco giapponese a Pearl Harbor che "costrinse" gli Americani ad entrare in guerra. Secondo la testimonianza dell'allora comandante della difesa della base di Pearl Harbor, controammiraglio Robert Teobald, Roosvelt e i suoi consiglieri organizzarono una serie di provocazioni per costringere il Giappone alla guerra. E, una volta venuti a conoscenza del piano d'attacco giapponese, affinché la carneficina fosse più cruenta (e convincesse il popolo americano della necessità di una guerra voluta dai vertici industriali), fu emesso l'ordine di non far partire nessuna nave dal porto. Così morirono 4575 uomini, e 328 aerei e 21 navi furono distrutte. E l'America trovò il pretesto per entrare in guerra. Analizziamo i fatti più nel dettaglio. Allo scopo di causare un incidente che consentisse la guerra contro il Giappone, gli Americani cominciarono già nel 1940 con il trasferimento della flotta dalle basi sicure nel Pacifico , a quelle poco protette delle Hawaii. Il 27 genn. del 1941 un inviato peruviano avvertì l'ambasciata USA a Tokyo del piano giapponese di attacco a Pearl Harbor. A luglio, l'addetto militare degli USA in Messico rivelò che i Giapponesi stavano costruendo dei piccoli sommergibili atti ad operare azioni di sabotaggio nelle acque hawaiane. Nell'ottobre del 41, il Cremlino informò gli alleati americani che Pearl Harbor sarebbe stata attaccata entro 60 giorni. Ma alla vigilia dell'attacco giapponese, fu ordinato alle portaerei "Enterprise" e "Lexington" (con 50 aerei a bordo che rappresentavano la metà della fragile difesa aerea della base) di lasciare il porto «il più presto possibile». Come ha rivelato, in seguito, un'inchiesta della stessa marina americana i principali sistemi cifrati usati dai Giapponesi erano stati, già all'epoca, decrittati, cosicché i servizi americani furono a conoscenza, tra il 1° sett. e il 4 dicem. del '41, di ben 188 messaggi che indicavano chiaramente in Pearl Harbor l'obiettivo della loro operazione militare. Il 25 nov., come ha confessato l'allora ministro della guerra Stimson, Roosvelt fu avvertito che l'attacco sarebbe avvenuto domenica 7 dic. all'alba. In quei giorni, un'informativa analoga pervenne anche dallo spionaggio koreano e dal generale olandese Ter Poorten. Come hanno, inoltre, rivelato i collaboratori del gen. Marshall, costui, nelle ore che precedettero l'attacco, temporeggiò prima di avvertire la base delle Hawayi finchè non fu sicuro che non vi fosse più il tempo per ritirarsi. Gli aerei del gen. MacArthur furono appositamente lasciati a terra affinché i giapponesi potessero distruggerli senza colpo ferire. L'eroica storia dei complotti Made in USA continua anche nel dopoguerra. Secondo il noto giornalista della ABC, James Bramford, nel 1962, a seguito del misero fallimento dello sbarco alla Baia dei Porci, la NSA (la principale agenzia di spionaggio americana) aveva definito le modalità per una serie di azioni coperte, mascherate da attentati terroristici, finalizzate ad incolpare Fidel Castro ed il popolo cubano. Una delle ipotesi per eseguire questo progetto eversivo consisteva nell'abbattimento, al largo di Cuba, di un aereo della CIA, presentato come aereo di trasporto civile. Il missile sarebbe partito dalla Florida, ma si sarebbe data la colpa ai Cubani, Oppure si pensava di affondare una barca di esuli cubani in viaggio per la Florida; o ancora di bombardare una nave militare USA nella baia di Guantanamo. Questa operazione, denominata "Northwood" fu presentata dal generale L. Lemnitzer, comandante in capo dell'esercito, al presidente Kennedy che però oppose saggiamente un secco rifiuto temendo un escalation su scala planetaria. Qualcuno non apprezzò questo gesto di distensione e, pochi mesi dopo, JFK fu giustiziato da tiratori scelti della CIA agli ordini della mafia ispano-americana. Fallita questa nobile operazione, stimati agenti della CIA di stanza in Florida, con la compagnia di alcuni boss della mafia cubana si spostarono nel Laos per combattere i comunisti Laotiani e i loro alleati vietnamiti. Questa operazione "politico-militare" si trasforma ben presto in un losco affare per questi signori della guerra che, con la compiacenza di alcuni capi tribali della zona, organizzano un fiorente traffico di droga. A tal fine viene addirittura messa in piedi una compagnia aerea, la celebre Air America. I soldi, trattati da una banca australiana, servono, in parte, a finanziare sanguinarie operazioni di controguerriglia della CIA. Questi efficientissimi metodi di finanziamento vengono rinverditi, negli anni '80, nel corso dell'operazione Iran-Contras. Nel Golfo Persico, gli "eroi" della Air America mettono in piedi, con la collaborazione "disinteressata" di A. Hakim, un grosso trafficante mediorentale, una nuova compagnia aerea, la Enterprise, con 5 aerei, venti piloti e 2 piccoli aeroporti. Questo consorzio di benefattori, tra le sue tante attività munifiche, realizzò ben 16 milioni di $ nella vendita di armi al "nemico" Khomeini. La stessa vicenda afghana è piena di lati oscuri che, di recente, sono stati rischiarati dalle ammissioni di pezzi grossi dell'establishment USA. L'ex direttore della CIA Robert Gates e lo stesso consigliere di Carter, Zbigniev Brzezinski hanno recentemente rivelato che l'intervento sovietico in Afghanistan si rese necessario in seguito ad un'azione coperta - atta a destabilizzare la regione (di straordinaria rilevanza strategico-militare) e a sovvertire l'allora governo filosovietico - della CIA (cominciata, per ordine di Carter il 3 luglio del 1979) in favore degli integralisti islamici anti sovietici. Brzezinski, il giorno in cui i Sovietici varcarono la frontiera, si rivolse in questi termini al presidente Carter: "abbiamo ora l'occasione di dare ai Sovietici il loro Vietnam." Un'operazione analoga fu attuata per giustificare l'operazione militare NATO del 1986 contro il regime di Gheddafi. Come hanno rivelato fonti attendibili del Pentagono, quelli che allora vennero identificati come missili diretti contro l'isola di Lampedusa (per rappresaglia contro l'attacco americano), altro non erano che due aerei militari americani che, a bassissima quota, superavano la velocità del suono, determinando due forti boati, avvertiti dalla popolazione dell'isola. Ma, all'epoca (come mostra la triste vicenda di Ustica) gli Americani erano, in Italia, padroni del cielo e della terra. Veniamo agli anni '90 All'Iraq di Saddam Hussein fu promessa dagli Americani, quale ricompensa per la lunga e sanguinosa guerra sostenuta contro l'Iran di Khomeini (allora acerrimo nemico degli Americani) l'antica provincia kuwaitiana. Due giorni prima dell'invasione del Kuwait da parte delle truppe irachene, il governo di Saddam Hussein consultò in materia gli alleati americani (nella persona dell'ambasciatrice Glaspie), i quali espressero l'intenzione di non interferire nelle questioni intervenute tra stati arabi. Poi è avvenuto ciò che a tutti è noto. Un bombardamento feroce, un embargo offensivo dei diritti dell'essere umano, un paese ridotto allo stremo, milioni di morti per le bombe, per la malnutrizione e per la mancanza di medicinali. E intanto il nemico pubblico numero 1, il dittatore Saddam Hussein, è ancora saldamente al potere. Numerosi esperti di balistica hanno dimostrato scientificamente che il bombardamento sul mercato di Sarajevo (che giustificò l'intervento NATO del 97 contro i Serbi di Bosnia) altro non era che un'operazione coperta della CIA messa in atto a partire da postazioni bosniache!!! Contestualmente le vittime dell'inesistente massacro di Raçak vennero riesumate ad hoc (come era avvenuto in Romania per i cadaveri degli "oppositori" di Ceausescu) dal cimitero locale ed opportunamente mutilati. Ancora più sconcertanti sono alcuni risvolti dell'inchiesta sull'attentato di Oklahoma City, nel corso della quale gli inquirenti individuarono le responsabilità di un'entità politico-militare definita "la milizia", composta da giovani nazisti esaltati, elementi del KKK, ufficiali dell'esercito e quadri del Partito Repubblicano: uomini votati al massacro, mentalmente instabili e eterodiretti da agenti dell'Intelligence. Analizziamo i fatti nel dettaglio. l 19 aprile del 1995, alle 9.02 del mattino, l'esplosione del Palazzo federale Alfred P. Murrah sito in Oklahoma City, causò la morte di 168 persone, tra cui 19 bambini, e il ferimento di alcune centinaia. Dopo circa 90 minuti dai fatti Timothy McVeigh, un veterano della guerra del Golfo, venne fermato dalla polizia statale per detenzione di armi da fuoco. Due giorni dopo, poco prima di essere rilasciato, egli venne incriminato per il suddetto attentato. Il suo amico e complice, Terry Nicholas, fu arrestato in Kansas e incriminato formalmente per lo stesso attentato il 10 maggio dello stesso anno. Le accuse nei loro confronti erano la strage e la cospirazione. McVeigh fu dichiarato colpevole dei reati di strage e cospirazione e il 14 agosto del 1996 e fu condannato a morte. Il 23 dicembre del 1997 Terry Nicholas fu dichiarato colpevole di cospirazione e di strage colposa, ma non per l'uso delle armi di distruzione di massa né per i danni causati dall'esplosione. Il giudice Richard Matsch promise a Nicholas delle attenuanti se lui avesse collaborato alle indagini. Nicholas respinse la richiesta e fu condannato all'ergastolo nel giugno del 1998. Nel frattempo, fino al 1998, il governo federale aveva speso 82,5 milioni di dollari nelle indagini, ma senza alcun risultato. Il giorno dell'esecuzione di McVeigh fu fissato per il 16 maggio del 2001, ma una settimana prima di tale data fu decisa una proroga in quanto l'FBI non aveva fornito tutte le documentazioni necessarie alla corte. In fine, McVeigh fu giustiziato l'11 giugno del 2001, senza che fosse fatta luce sulla "Milizia" alla quale egli apparteneva, sui suoi componenti e sulle sue coperture. E pensare che, tanto per dirne una, il primo avvocato di Mc Veigh aveva documentato numerosi, e ingiustificati, soggiorni del complice del suo cliente, Nichols, proprio nella regione delle Filippine ove è attivo il gruppo terrorista islamico Abu Sayaf, legato ad Al Quaeda. Secondo la pubblicazione del 20 marzo del 1996 a cura dello "Strategic Investment newsletter", un istituto di investigazione del Pentagono, l'esplosione dell'Oklahoma City fu causata da più bombe. Il rapporto stilato dagli esperti del Pentagono conclude che la distruzione del palazzo federale della città avvenne per opera di 5 bombe poste alla base dei pilastri. Esperti nel settore, genieri e architetti, hanno unanimemente escluso che un danno di tale portata possa essere stato causato da un'autobomba carica di fertilizzante (ammonio nitrato composto con combustibile nitrometano) come sostiene l'accusa ed ha confermato lo stesso Mc Veigh Il sismografo dell'università di Oklahoma, inoltre, registrò più di un impulso da esplosione. E' interessante, infine, notare come, al momento dell'esplosione, nessun agente dell'ATF né dell'FBI fosse presente negli uffici siti nel palazzo. La conclusione del rapporto è che Timothy McVeigh pur prendendo parte all'attentato venne impiegato come utile idiota da un'entità terroristica non identificata. Questi eventi da noi posti all'attenzione accreditano la tesi dell'esistenza di entità politico-militari che, nella completa illegalità, ma con coperture di altissimo livello, dirigono la politica USA, dal dopo guerra a oggi, ed hanno ramificazioni capillari in tutti gli angoli del mondo. Questi enti hanno reclutato e gestiscono per i loro loschi interessi, fanatici sionisti ed integralisti islamici, estremisti di destra e di sinistra, separatisti di etnie diverse e contrapposte, pianificando campagne di terrore utili alla conservazione e allo sviluppo di interessi economici americani. In un'intervista rilasciata alla stampa una decina di anni orsono, il colonnello Fletcher Prouty, il «mister X» di "JFK", ed ex-capo della CIA negli anni '60, parla di alcune strutture occulte dei servizi segreti americani, pilotate dall'oligarchia finanziaria USA, che hanno operato e continuano ad operare nel mondo (attraverso agenti speciali, terroristi o mafiosi) in azioni coperte di destabilizzazione stabilizzante. La principale agenzia è la "Permindex", la cui sede romana, sita nel Palazzo delle Esposizioni era diretta dall'ex dittatore nazista ungherese Ferenc Nagy. Alcune operazioni coperte di questa società internazionale ebbero gravi ripercussioni sulla vita democratica degli Stati Europei. Tra le altre, egli ha ricordato il finanziamento ai terroristi francesi dell'OAS (Organisation armée secrète) che si opponevano all'indipendenza dell'Algeria, i delitti del primo ministro svedese Olaf Palme e di quello italiano Aldo Moro, del presidente dell'ENI Enrico Mattei e del presidente della Deutshe Bank Alfred Herrhausen, uccisi in circostanze misteriose perché non si adattavano agli ordini provenienti dagli Stati Uniti. In particolare Alfred Herrausen venne ucciso nell'autunno del 1989 (ufficialmente dalla "Rote" armee fraktion), quattro giorni prima che si recasse in USA per pronunciare un discorso (poi pubblicato con ampie censure sul New York Times) in cui prospettava un'Europa Unita indipendente dalle ingerenze della Banca mondiale e si presentava un progetto di integrazione tra Est e Ovest europeo. Per queste operazioni speciali, le agenzie di Intelligence, come ha di recente rivelato lo stesso Cheney, ricorrono spesso a "collaboratori esterni" di cui abbiamo stilato una lista che, quand'anche incompleta, dà un'idea dei criteri di scelta: - In Centro America, i terroristi Luis Posada Cariles, Felix Rodriguez e Chi Chi Quinteros, armati e finanziati allo scopo di organizzare attentati contro Fidel Castro e la popolazione cubana. - In Cile, il dittatore fascista Augusto Pinochet autore del famigerato colpo di stato che, nel 1973, costò la vita a 20.000 innocenti. Lo stesso Clinton, nel 1999, aveva ordinato alle agenzie investigative nazionali di rendere pubblico il materiale inerente le violazioni dei diritti dell'uomo commesse dai paramilitari cileni. Eppure la CIA è riuscita a segretare i documenti comprovanti la sua partecipazione all'organizzazione e all'attuazione del sanguinoso golpe contro il governo democratico di S. Allende. E pensare che tra le altre spese sostenute dalla CIA figurava addirittura il finanziamento, per 1.6 milioni di $ dei principali giornali di opposizione al governo democratico. - In Nicaragua, le squadre paramilitari denominate Contras, organizzate per ordine di Ronald Reagan dal terrorista Oliver North, allo scopo di sovvertire lo stato democratico. Le loro azioni hanno causato la morte di 50.000 tra militari sandinisti e civili inermi. - In America Latina, i cosiddetti Squadroni della morte, finanziati sin dal 1970 e addestrati nelle accademie militari americane nelle tecniche di tortura, di controguerriglia e di repressione dei moti di piazza, allo scopo di difendere gli interessi delle multinazionali americane e della borghesia compradora. - A Panama, il narcotrafficante Manuel Noriega, poi scaricato nell'aprile del 1996, perché oramai impresentabile. - In Africa, in collaborazione con il regime dell'Apartheid, le milizie dell'Unita e della Renamo di Jonas Savimbi, finanziate allo scopo di sovvertire i governi democratici dell'Angola e del Mozambico e di difendere gli interessi dei trafficanti di oro e di pietre preziose. Risultato di questa operazione coperta è a tutt'oggi la morte di 1.500.000 civili innocenti (soprattutto bambini). - In Indonesia il dittatore Suharto, autore nel 1965 del sanguinoso golpe, finanziato dalla CIA, che costò la vita a mezzo milione di Indonesiani. Addirittura l'ambasciata statunitense a Jakarta avrebbe compilato e fornito ai golpisti una lista dettagliata di tutti i militanti democratici e progressisti da eliminare fisicamente per la buona riuscita dell'operazione. - In Cambogia, il regime genocida dei cosiddetti Khmer rossi, armati, finanziati ed addestrati nei campi tailandesi della CIA allo scopo di frenare l'espansione rivoluzionaria sviluppatasi a seguito della vittoria vietnamita. Oltre 2 milioni di cambogiani sono state vittime di questo regime "comunista" filostatunitense. - In Iraq, il dittatore Saddam Hussein, finanziato ed armato dagli americani allo scopo di fermare il regime islamico di Komheini e di decimare i quadri comunisti nel paese. - In Sri Lanka, i terroristi separatisti delle Tigri Tamil, addestrati in Israele in compagnia dei loro "nemici" singalesi, allo scopo di ostacolare l'avanzata delle forze democratiche e anticoloniali nel paese. - In Italia, i capi della mafia contattati nel 1943 con la mediazione del boss Lucky Luciano allo scopo di favorire lo sbarco alleato e, in un secondo tempo, di amministrare le grandi città della Sicilia e di ostacolare l'avanzata dei comunisti e le lotte sociali dei braccianti. - Klaus Barbie, boia nazista di Lione, reclutato nel 1945 assieme a Reinhard Gehen, capo dei servizi segreti nazisti e ad altre centinaia di agenti impiegati con un budget di 200 milioni di $ nella lotta contro il comunismo. Addirittura Gehen, "scappato" dal Tribunale di Norimberga, venne condotto negli USA con l'aereo militare del generale statunitense Smith. Il suo onorario in qualità di agente CIA impegnato in azioni coperte contro i dirigenti dei partiti democratici dei paesi europei ammontava a 200 milioni di $ per 10 anni. 4.000 erano gli effettivi alle sue dipendenze. A questi due galantuomini si aggiungono Paul Stangel (direttore del campo di concentramento di Treblinka), Adolf Eichman (l'ideatore della Soluzione finale), Walter Rauf (inventore delle camere a gas) e Ante Pavelic (sanguinario dittatore croato), impiegati in Sud America in veste di dirigenti di una rete di agenti speciali della CIA operanti in azioni terroristiche a supporto dei dittatori locali. - Commandos clandestini denominati in codice "Stay behind" operanti in tutta Europa, ma soprattutto in Francia e in Italia, allo scopo di impedire ai comunisti di conquistare democraticamente la maggioranza in parlamento. In Italia, questi agenti coperti, operanti sotto varie sigle sedicenti di estrema destra o sinistra, compirono, per ordine della Cia, varie azioni terroristiche (dalle bombe a Milano, Brescia e Bologna al rapimento di Aldo Moro) allo scopo di contrastare le lotte operaie e di garantire la conservazione del potere nelle mani dei partiti amici (riconducibili alla P2 di Licio Gelli). -In Francia, terroristi sanguinari denominati Organisation armée secrète, finanziati (come ha rivelato il presidente de Gaulle) dagli Americani allo scopo di ostacolare il processo di pacificazione in Algeria. -In Germania, commandos di terroristi, riconducibili alla "Rote" armee fraktion, che si incaricarono, per ordine della CIA, di eliminare lo scomodo direttore della Bundesbank A. Herrhausen. - Nei Balcani, a partire dal 1992, i terroristi e narcotrafficanti Alja Itzebegovic, autoproclamatosi presidente di Bosnia, Agim Ceku, comandante del sedicente Esercito di Liberazione del Kossovo (UCK), e Ali Ahmeti, comandante delle milizie separatiste albanesi in Macedonia, che, con l'appoggio dei governi occidentali e sotto la guida di agenti della CIA e della rete terrorista di AL Quaeda, organizzano attentati e stragi di innocenti allo scopo di istallare nella regione governi alleati. - In Russia, i terroristi separatisti ceceni, finanziati ed armati attraverso la Turchia e l'Arabia Saudita, e personalmente guidati da membri eminenti della rete di Al Quaeda (quale il famigerato Shamil Basaiev) allo scopo di destabilizzare le ricche regioni petrolifere dell'ex-URSS ed impiantarvi le multinazionali americane. 4) LA SPIA VENUTA DAL CALDO Nasce, almeno a fidarsi dei dati ufficiali, nel 1957 da una ricchissima famiglia saudita, proprietaria di una multinazionale con interessi nel campo del petrolio, delle costruzioni e dell'elettronica (Saudi Bin Laden Group), con un capitale d'affari valutato intorno ai 36 milioni di $. Eredita dalla famiglia - che poi lo ha, almeno ufficialmente, rinnegato - 300 milioni di $. Ingegnere civile a Istambul, viene ingaggiato nel 1979 dalla CIA per reclutare i volontari islamici per la liberazione dell'Afghanistan dall'occupante sovietico. In quell'epoca, l'amministrazione Carter sosteneva economicamente e militarmente le milizie islamiche anti-sovietiche. Addirittura (come era avvenuto pochi anni prima con i Khmer "rossi" nelle basi americane in Tailandia) la Cia inviava dei consiglieri militari per addestrare i mujaeddin e per rifornirli di armi sofisticate. In Pakistan, a partire dal 1979, migliaia di miliziani islamici provenienti dall'Algeria, dall'Egitto, dalla Libia e dalla Tunisia, vengono finanziati, armati e addestrati dalla CIA e dalle SAS inglesi per contrastare i Sovietici ed instaurare un regime compiacente. Tra i loro capi spicca il nome dell'attuale "nemico pubblico n° 1", il fidato agente della CIA Osama Bin Mohammed Bin Laden. Bin Laden diviene ben presto uno dei responsabili finanziari di questa operazione coperta della CIA (costata oltre 5 milioni di $) e riceve finanziamenti dagli USA e dall'Arabia Saudita per 1.2 miliardi di $ all'anno. Con la complicità del governo USA e dei servizi segreti americani e sauditi, egli mette in piedi un fiorente commercio di oppio a copertura ulteriore delle azioni belliche in Afghanistan. Uno degli intermediari afghani tra Bin Laden e la CIA è il signore della guerra, e della droga, Gulbuddin Hekmatyar, i cui camion hanno trasportato per anni, sotto l'occhio benevolo dei satelliti-spia americani e delle autorità di frontiera pakistane, l'oppio afghano verso i laboratori situati in Pakistan (da cui, sotto forma di eroina, giunge in Turchia e in Albania, fedeli alleati USA, e di lì viene smerciato in tutto il mondo). In cambio del prezioso carico di morte, i Mujaeddin (e poi i Talebani) ricevono armi di fabbricazione pakistana o americana, tra cui i sofisticati missili antiaerei Stinger (la cui vendita non è stata mai autorizzata verso altri paesi membri della NATO), determinanti nel conflitto anti-sovietico. I Talebani detengono parte di questo temibile arsenale (circa 250 missili) Eppure non sembrano, inspiegabilmente, averne fatto uso nell'attuale guerra con gli Americani. Ritiratisi i sovietici, Bin Laden ripiega in Sudan, da dove continua a gestire il traffico d'oppio e a perfezionare l'organizzazione del suo esercito personale. Nel 1991, all'epoca della guerra del Golfo, egli sostiene gli interessi dei Sauditi e dei Kuwaitiani, appoggiando gli Stati Uniti nella guerra contro Saddam Hussein. Pur essendo stato privato, nel 1994, della nazionalità saudita (e rinnegato dalla sua famiglia), egli continua a mantenere rapporti strettissimi con il principe Turki, capo dei servizi segreti sauditi e uomo di fiducia della CIA. Nel 1995, l'Arabia Saudita ha rischiato di divenire il teatro di un sanguinoso conflitto civile che opponeva gli interessi del principe reale Abdallah, più moderato, e di suo cognato, il principe Sultan, espressione dei sentimenti antiamericani della popolazione e dei capi religiosi. In questo conflitto Bin Laden ha esercitato, per conto degli Stati Uniti, un ruolo di primo piano. Secondo il giornalista Richard Labévière, Bin Laden aveva a sua disposizione, nel 1998, 3.000 soldati in Yemen, allo scopo di condizionare (con la minaccia di un intervento armato) la politica del successore di re Fadh di Arabia Saudita, principe Abdallah, che aveva manifestato l'intenzione di svincolarsi dall'egida USA. Al pari del terrorista palestinese Abu Nidal, egli sarebbe stato impiegato dalla CIA per frenare l'ascesa di dirigenti patriottici e progressisti nei paesi islamici. Nel 1996, su richiesta del governo sudanese, egli abbandona Karthum e si ritira in Afghanistan (ove avevano trionfato, grazie al sostegno degli americani, i Talebani strutturati in esercito dal generale pakistano Nasrullah Babar). Qui egli diviene il consigliere personale (e in un certo senso il trait-d'union con il governo americano) del mullah Omar. Da Kabul egli dirige Al Qaeda (La Base) e il Fronte mondiale della Jihad contro gli ebrei e i crociati, organizzazioni terroristiche ispirate dalla CIA e finanziate dall'Arabia Saudita per contrastare i movimenti progressisti nei paesi arabi. Alle sue dipendenze (e con l'aiuto di "misteriosi" benefattori) vengono organizzati ben 23 campi di addestramento ove, agli ordini della CIA, si addestravano gli uomini del GIA algerino, delle milizie bosniache, kosovare e cecene. Pur diventato, dopo gli attentati del 93 e, soprattutto, quelli del 98, il nemico numero 1 degli USA, egli ha continuato, almeno sino all'11 settembre, a viaggiare indisturbato in tutto il mondo arabo e persino in Europa, incontrando a più riprese i rappresentanti dei Servizi Segreti e dell'establishment politico americano. Un dirigente dell'amministrazione dell'Ospedale americano di Dubai sostiene che Osama sarebbe stato curato presso questa struttura ospedaliera dal 4 al 14 luglio 2001 per disfunzioni ai reni. Accompagnato dal fidato medico personale e braccio destro, l'egiziano Ayman al-Zawahari, e da una scorta di 4 guardie del corpo, egli è stato ricoverato nel reparto di Urologia del prof. Terry Callaway. Durante il ricovero egli ha ricevuto numerose visite da parte di parenti e di personalità del governo dell'Arabia Saudita e degli Emirati. Tra gli altri egli ha incontrato in più occasioni il rappresentante locale della CIA, personaggio ben noto a Dubai, il quale ha rivelato ad amici e conoscenti l'accaduto, come riportato dal «Figaro» del 31 ottobre. Una rete intricata di complicità costituisce la copertura alle attività di questo geniale uomo di affari con l'hobby del terrorismo. Eppure, anche in questa materia, è possibile fare un po' di luce. Le indagini effettuate in questi anni rivelano come le principali attività finanziarie di Osama Bin Laden facciano capo ad alcuni dei più rappresentativi istituti bancari del mondo arabo - ovvero la Al Shamal Islamic Bank, con sede in Arabia Saudita e la Dubai Islamic Bank, con sede negli Emirati Arabi Uniti. Qui le società di copertura della rete eversiva di Bin Laden gestivano - con la compiacenza delle autorità locali e dell'establishment americano - conti correnti miliardari che servivano a riciclare danaro sporco e a finanziare attentati terroristici. Ancora più interessante è la connection londinese. Infatti, ingenti e comprovati sono gli interessi economici che legano Osama Bin Laden (il cui fratello è amico intimo del principe Carlo di Inghilterra con il quale ha partecipato ad una cena di beneficenza due settimane dopo l'attentato) alla City londinese. A parte i sostanziosi finanziamenti versatigli negli anni '80, quando egli guidava in Afghanistan, la resistenza islamica contro i Sovietici, e le SAS (forze speciali di sua Maestà) addestravano i miliziani di Bin Laden in Scozia, anche in tempi più recenti (nel 1994 per precisione), Bin Laden, già ricercato internazionale ha soggiornato a Londra per alcuni mesi, aprendo addirittura una società di copertura con tanto di ufficio di rappresentanza nel centro della città. I legami economici tra Londra e i terroristi erano, alla fine degli anni '90, divenuti talmente intensi e compromettenti che il governo americano è stato sul punto di inserire il tradizionale alleato d'oltreoceano nella lista dei paesi sostenitori del terrorismo. Tanto più che molti paesi arabi (oggi considerati da G. W. Bush e dallo stesso Blair quali futuri obiettivi della campagna militare-colonialistica denominata "Libertà duratura") avevano pubblicamente accusato la Gran Bretagna di offrire ospitalità ad estremisti islamici ricercatissimi. Per tutti gli anni '90 , Londra fu la base di reclutamento dei miliziani islamici. A tutt'oggi la Gran Bretagna continua ad essere un porto franco per il riciclaggio del denaro sporco da parte delle organizzazioni terroristiche. 4) TUTTI GLI UOMINI DEL DEFICIENTE 43° presidente degli Stati Uniti, dopo un anomalo spoglio elettorale, G.W. Bush, figlio del 41° presidente americano (l'"eroe" dell'impresa irachena) ed ex capo della CIA, nipote di Prescott Bush amministratore del miliardario americano Averell Harriman (finanziatore, attraverso la Shroeder Bank, dell'ascesa al potere di Hitler), convinto sostenitore della pena di morte, vicino ai gruppi razzisti e integralisti degli stati del sud, fautore della politica del riarmo nucleare, contrario all'accordo di Kyoto per la diminuzione delle emissioni nocive per l'ambiente, nemico giurato del comunismo e della politica di distensione con i paesi socialisti, paladino degli embarghi e delle missioni umanitarie, ecc. ecc. .... questo miliardario texano, afflitto da manifesti disturbi della psiche (in primis, un'imbarazzante dislessia) , è l'utile idiota nelle mani della lobbie petrolifera e militare nord-americana. Le sue modeste capacità di uomo d'affari non gli hanno comunque impedito di metter su un bel gruzzolo di danaro. Infatti, ad ogni misero fallimento di una sua qualche impresa economica, qualche pezzo grosso del Gotha petrolifero-americano, copriva "disinteressatamente" le perdite accumulate dalla sua gestione miope e sconsiderata. La lista dei partners finanziari e dei sostenitori politici dell'attuale presidente annovera alcuni tra i più ricchi e spregiudicati uomini d'affari americani: L. Lehrman, magante della grande distribuzione (140.500 $ versati a G. W. Bush); G.L Ball, direttore di un'agenzia di borsa (100.000 $ versati a Bush); G.L Ohrstrom, direttore di un'agenzia di gestione di fondi d'investimento (100.000 $ versati); il miliardario californiano e presidente dell'Export-Import Bank, W.H. Draper III (93.000 $), J.D. Macomber della Celanese Corp (79.500 $), ecc. ecc. A conti fatti, verso la fine del 1984, questi partners finanziari di G. W. Bush avevano investito nelle sue imprese 4.66 milioni di $, rientrandoci, senza battere ciglio, per soli 1.54 milioni di $. Però, erano riusciti, grazie al sostegno di Bush padre a recuperare 3.89 milioni di $ in detrazioni fiscali agevolate da una legislazione compiacente. Frattanto dalle varie donazioni e dagli onorari gonfiati ad arte, G. W. Bush intascò, a fine anno, la cifra di 678.000 $ a compenso della gestione oculata di un'impresa ... in continua perdita. Ma già qualche anno prima, nel 1982, Poppy Bush aveva ricevuto dal miliardario newyorkese P.A. Uzielli 1 milione di $ per il 10% dell'impresa petrolifera di famiglia, la Arbusto, il cui intero stock di azioni era di gran lunga inferiore a questa cifra. E ancora, quando G. Bush padre divenne vice-presidente due investitori di Cincinnati W.O De Witt jr. e M. Reinold III entrarono nella compagnia, fondendola con la Spectrum 7 di loro proprietà, attribuendo al presidente designato, G. W. Bush in persona, uno stipendio di 75.000 $. Essendo riuscito ad accumulare debiti per 1.600.000 $, G. W. Bush decise di liquidare la compagnia in favore della Harken Oil & Gas di Dallas, che gli diede in cambio 300.000 $ di azioni e 120.000 $ di stipendio in veste di membro del consiglio di amministrazione. Alla vigilia dell'invasione dell'Iraq, egli vendette 212.140 azioni della Arken, a 4 $ l'azione, guadagnando 835.307 $. Due mesi dopo, con l'inizio della guerra, le azioni crollarono a 2.37 $ l'una. Bush era informato della guerra imminente ed aveva preso le opportune (ma illecite) precauzioni. Un articolo di "Le Monde" ha rivelato come, nel 1992, il servizio federale contro il riciclaggio del danaro sporco abbia indagato, col sostegno dell' FBI, delle dogane e degli investigatori fiscali, sulle attività sospette di Mr Bath. Esso sospettava questo ex-pilota dell'aviazione americana di riciclare del danaro sporco per conto di molte personalità straniere. Interrogato sulle sue attività, l'interessato aveva ammesso di lavorare, tra gli altri, per conto di quattro miliardari sauditi. Secondo le sue spiegazioni, egli fungeva, dall'inizio degli anni '80, da prestanome negli Stati Uniti per i suoi clienti che gli versavano il 5% dei profitti realizzati. Tra questi ultimi figurava in particolare Salem Bin Laden, uno dei 17 fratelli di colui che viene indicato quale mandante degli attentati di New York e di Washington, proprietario della Bin Laden Aviation di Austin in Texas. Gli investigatori federali avevano allora scoperto i legami che univano M. Bath e M. Bush, entrambi ex-membri della guardia nazionale dell'aviazione. M. Bath, che aveva interessi nel mercato immobiliare e nella compra-vendita di aerei, aveva investito all'inizio degli anni '80, 50.000 dollari nella compagnia petrolifera "Arbusto" di G. W. Bush. Le indagini non sono state, pur tuttavia, capaci di fare luce sui legami esistenti tra i 50.000 dollari versati alla Arbusto da M. Bath e i fondi che egli gestiva per conto di Salem Bin Laden, (allora socio della Arbusto e diventato, in seguito, grande azionista della Harken nel cui consiglio di amministrazione sedeva G. W. Bush). D'altro canto, però, i servizi federali hanno evidenziato l'attenzione particolare rivolta alla società di M. Bush dalle lobby saudite e del golfo persico. Nelle loro conclusioni, essi riconoscevano nell'operato di M. Bath l'intento di influenzare le decisioni politiche americane, attraverso l'intermediario del clan Bush. I media americani hanno individuato in una compagnia di combustibili di Huston, la Enron (che ha la fortuna di essere il 18° colosso industriale americano) uno dei principali sostenitori (o meglio benefattori) di G. W. Bush, durante tutta la sua più o meno onorata carriera. In cambio l'ex-governatore del Texas e attuale presidente degli USA, si è impegnato ad ostacolare (anche violando gli accordi presi dal precedente governo) ogni tipo di regolamentazione in materia di emissioni nocive per l'ambiente, oltre ad emanare un complesso di agevolazioni fiscali di cui la compagnia ha lautamente beneficiato. In particolare l'amministrazione Bush, oltre ad affidare alla Enron la ricostruzione della centrale ellettrica Shuaiba Nord in Kuwait, sottrasse le transazioni in materia di contratti energetici al controllo legislativo sulle frodi. Un presidente di tale spessore morale non poteva non circondarsi di uomini degni del suo prestigio. Cominciamo da Dick Cheney, ex segretario di Stato alla Difesa, implicato nell'affare Iran-gates e attualmente vicepresidente. Costui è un magnate del petrolio, per 5 anni alla guida della Halliburton (società petrolifera con filiali in più di 130 paesi nel mondo e con oltre 100.000 dipendenti, legata in interessi con alcuni governi dittatoriali del Medio Oriente, dell'Africa e dell'America Latina. Quale presidente e azionista di questa compagnia petrolifera, egli ha percepito 3.6 milioni di $ l'anno. Il consigliere alla sicurezza nazionale Condolleza Rice è membro dal 1991 del consiglio di amministrazione di una multinazionale del petrolio, la Chevron, anch'essa interessata ai pozzi caucasici. Stella emergente del Clan dei Bush, è stata sostenuta nella sua ascesa dal generale Brent Scowcroft (consigliere alla sicurezza di Bush padre) e da Josef Korbel, specialista dei paesi dell'est, amico di Brzezinski e mentore di Madelaine Albright. Segretario alla difesa è tale Donald Rumsfield, ex patron di una multinazionale farmaceutica. I ministri del commercio, D. Evans, e dell'economica, S. Abraham, si trovano nel consiglio di amministrazione della Brown & Root. Altro nome ben noto alla cronaca (soprattutto a quella nera) è Richard Armitage, attuale consigliere del deficiente per il Medi Oriente, uomo della CIA impiegato in azioni coperte in Laos, Vietnam, Iran (ove si occupò di un lucroso traffico di armi ed eroina). Costui due giorni dopo l'attentato ha incontrato a Washington il succitato segretario dei servizi segreti pakistani Mahmoud Ahmad, assumendosi l'intera gestione della quantomeno sospetta triangolazione Usa, Pakistan, Talebani di cui si diceva. Di buona famiglia è infine, Leila Helms figlia dell'ex-capo della CIA (implicato nell'omicidio Kennedy) ed ex-ambasciatore in Iran Richard Helms. Costei ha svolto il nobile compito di mediatrice tra il governo americano e quello afghano, incontrando a più riprese, e di recente a New York, rappresentanti dei Talebani. Questa équipe affiatata è accomunata dalla ricchezze accumulate e dall'interesse per gli idrocarburi mediorentali. Come si dice, una mano sul cuore e l'altra sul portafogli. Non potremmo concludere questa splendida carrellata senza accennare agli amici nostrani del deficiente, dai più sputtanati Aznar, Berlusconi e Berisha, ai progressisti Jospin, Schroeder e Blair, sino all'ex spia del KGB, Vl. Putin, il piccolo, anzi piccolissimo Zar russo nelle mani degli oligarchi Roman Abramovic e Mikhail Fridman della lobbie sionista russa. __________________________________________________________________________________________ Reprinted for fair use only
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