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Perché l'imperialismo compiange Mandela

7 dicembre 2013

 

 

La morte di Nelson Mandela all'età di 95 anni ha scatenato un esercizio universale di cordoglio ufficiale che praticamente è senza precedenti.

Senza dubbio la classe lavoratrice in Sud Africa ed a livello internazionale rende omaggio al coraggio ed al sacrificio dimostrati dal leader dell'African National Congress—come pure dalle migliaia di altri che hanno perso la vita e la libertàdurante i suoi lunghi anni di illegalità, persecuzione e reclusione sotto l'odiato regime dell'Apartheid.

Tuttavia, in tutto il mondo, i governi capitalisti ed i media controllati dalle imprese si sono precipitati a porgere le condoglianze per i loro motivi. Questi comprendono capi di stati che mezzo secolo fa hanno sostenuto il governo dell'apartheid del Sud Africa ed aiutato nella cattura e nell'incarcerazione di Mandela come "terrorista".

Barack Obama, che presiede sugli orrori di Guantanamo e del sistema carcerario USA che detiene dietro le sbarre più di 1,5 milioni di persone, ha emesso una dichiarazione nella quale si dichiara "uno degli innumerevoli milioni che hanno tratto ispirazione" dall'uomo che ha passato 27 anni a Robben Island.

Il primo ministro britannico David Cameron, il portabandiera del Partito Conservatore di destra, ha ordinato la bandiera a mezz'asta fuori del n. 10 di Downing Street e ha proclamato Mandela "una figura elevata della nostra epoca, una leggenda in vita ed ora nella morteun vero eroe globale".

Miliardari come Michael Bloomberg, che ha ordinato di abbassare le bandiere a New York City, e Bill Gates si sono sentiti obbligati ad emettere proprie dichiarazioni.

Ciò che è degno di nota è nel ciarlare ipocrita propinato dai media in occasione della morte di Mandela è il modo nel quale un uomo la cui vita è inestricabilmente legata alla storia ed alla politica del Sud Africa viene trasformato in un'icona interamente apolitica, un santo di gesso che personifica, con le parole di Obama, "essere guidati non dall'odio, ma dall'amore".

A quale scopo realmente gli oligarchi capitalisti in paese dopo paese compiangono la morte di Mandela? Chiaramente non è per la sua volontà di resistere ad un sistema oppressivoche è qualcosa per cui sono tutti disposti a punire con l'incarcerazione o l'assassinio con missili droni.

Piuttosto, la risposta si trova nell'attuale crisi sociale e politica che colpisce il Sud Africa, come pure nel ruolo storico giocato da Mandela nel preservare gli interessi dei capitalisti nel paese sotto le più esplosive condizioni.

E' significativo che il giorno prima della morte di Mandela, l'Istituto per la Giustizia e la Riconciliazione del Sud Africa ha emesso un rapporto annuale che dimostra che coloro esaminati sentono in modo schiacciante che la disuguaglianza di classe ha rappresentato la questione suprema nella società sudafricana, con due volte tanti (27,9%) che citano la classe rispetto alla razza (14,6%) come il "maggiore impedimento alla riconciliazione nazionale".

Due decenni dopo la fine dell'oppressione razziale legale dell'Apartheid, la questione di classe è venuta alla ribalta in Sud Africa, materializzata dalle eroiche lotte di massa dei minatori e di altri settori della classe lavoratrice che sono entrati in conflitto diretto con l'African National Congress.

Queste eruzioni hanno trovato la loro più nitida espressione nel massacro del 16 agosto 2012 di 34 minatori in sciopero alla miniera di platino Lonmin a Marikana, un'uccisione di massa le cui sanguinose immagini hanno richiamato i peggiori episodi della repressione dell'Apartheid a Sharpeville e Soweto. Tuttavia, questa volta il bagno di sangue è stato orchestrato dal governo dell'ANC e dai suoi alleati nella federazione sindacale ufficiale, COSATU.

Oggi il Sud Africa è il paese più socialmente disuguale sulla faccia del pianeta. Il divario tra ricchezza e povertà ed il numero di sudafricani poveri sono entrambe maggiori di quando Mandela uscì di prigione nel 1990. Almeno il 60% del reddito del paese va al 10% al vertice, mentre il 50% più basso vive al di sotto della linea di povertà, ricevendo collettivamente meno dell'8% dei guadagni totali. Almeno 20 milioni sono disoccupati, compresa oltre la metà dei lavoratori più giovani.

Nel frattempo, sotto la coltre di programmi come "Conferimento di potere economico ai neri", un sottile strato di neri ex leader dell'ANC, funzionari sindacali e piccoli imprenditori è diventato molto ricco dall'incorporazione in consigli di amministrazione, acquisizione di azioni e contratti con il governo. E' sotto queste condizioni che i governi dell'ANC che hanno seguito quello di Mandela, prima sotto Thabo Mbeki ed ora Jacob Zuma, sono venuti ad essere visti come i rappresentanti corrotti di un ricco establishment dominante.

Mandela, che ha giocato un ruolo sempre meno attivo nella vita politica del paese, è nondimeno servito da facciata per l'ANC, che ha sfruttato la sua storia di sacrificio e la sua immagine di umile dignità per nascondere la propria condotta corrotta. Naturalmente, dietro la facciata, Mandela e la sua famiglia hanno fatto milioni a palate, con i figli ed i nipoti attivi in circa 200 imprese private.

Venerdì il New York Times ha pubblicato un articolo sotto il titolo preoccupato di "La morte di Mandela lascia il Sud Africa senza il suo centro morale". Chiaramente, vi sono dei timori che la morte di Mandela servirà a togliere all'ANC quel poco di credibilità che gli è rimasta, aprendo la strada ad una intensificata lotta di classe.

La preoccupazione tra i governi capitalisti e gli oligarchi aziendali per le implicazioni della morte di Mandela sulla crisi attuale in Sud Africa è legata alla gratitudine per i servizi resi dall'ex presidente e leader dell'ANC. Alla metà degli anni '80, quando la classe dirigente sudafricana iniziò i negoziati con Mandela e l'ANC per porre fine all'Apartheid, il paese era in grave crisi economica e traballante sull'orlo della guerra civile. Il governo si sentì costretto ad imporre lo stato d'emergenza, avendo perso il controllo dei distretti della classe lavoratrice nera.

Le società minerarie, le banche e le altre imprese internazionali e sudafricane, assieme agli elementi più consapevoli all'interno del regime dell'Apartheid, riconobbero che l'ANCed in particolare Mandelaerano i soli capaci di reprimere un sollevamento rivoluzionario. Fu per questo scopo che venne rilasciato dalla prigione 23 anni fa.

Utilizzando il prestigio che aveva acquisito attraverso la sua associazione con la lotta armata e la sua retorica socialista, l'ANC operava per contenere la ribellione di massa che né controllava né desiderava e la subordinò ad un accordo negoziato che preservava la ricchezza e la proprietà delle società internazionali e dei dirigenti capitalisti bianchi del paese.

Prima di assumere la carica, Mandela e l'ANC si liberarono di gran parte del programma del movimento, particolarmente di quei punti relativi alla proprietà pubblica delle banche, delle miniere e delle grandi industrie. Firmarono una lettera d'intenti segreta con il Fondo Monetario Internazionale che impegnava a politiche di libero mercato, inclusi drastici tagli di bilancio, alti tassi d'interesse e lo smantellamento di tutte le barriere alla penetrazione del capitale internazionale.

Nel fare ciò, Mandela realizzò una visione che aveva enunciato quasi quattro decenni prima, quando scrisse che promulgare il programma dell'ANC significherebbe: "Per la prima volta nella storia di questo paese, la borghesia non europea avrà l'opportunità di possedere nel proprio nome e diritto fabbriche e stabilimenti ed il commercio e l'impresa privata si espanderanno e prospereranno come mai prima".

Tuttavia, questa "prosperità" che ha aumentato i profitti delle imprese minerarie e delle banche transnazionali mentre ha creato uno strato di multimilionari neri, è stato pagato attraverso l'intensificato sfruttamento dei lavoratori sudafricani.

Il sentiero ignominioso percorso dall'ANC non è stato unico. Durante lo stesso periodo, praticamente tutti i cosiddetti movimenti di liberazione nazionale, dall'Organizzazione per la Liberazione della Palestina ai Sandinisti, ha perseguito politiche similari, facendo la loro pace con l'imperialismo e raggiungendo ricchezza e privilegio per uno strato ristretto.

In questo contesto, la morte di Mandela sottolinea il fatto che non esiste nessuna strada in avanti per la classe lavoratrice in sud Africae per ciò che importa, a livello universaleal di fuori della lotta di classe e della rivoluzione socialista.

Deve essere costruito un nuovo partito, fondato sulla teoria della Rivoluzione Permanente elaborata da Leon Trotsky, che ha stabilito che in paesi come il Sud Africa, la borghesia nazionale, dipendente dall'imperialismo e spaventata dalla rivoluzione dal basso, è incapace di risolvere i fondamentali compiti democratici e sociali cui sono di fronte le masse. Questo può essere realizzato soltanto dalla classe lavoratrice che prende il potere nelle proprie mani e rovescia il capitalismo, come parte della lotta internazionale per porre fine all'imperialismo ed istituire il socialismo mondiale.

Bill Van Auken