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La crisi economica mondiale ha portato un tale deterioramento della
salute delle finanze pubbliche mondiali che il recente
World Economic Outlook
(WEO) del
FMI ha per soggetto "Far fronte all'alto debito ed alla
lenta crescita". Un capitolo del WEO è dedicato specificamente ad
analizzare degli esempi del passato per vedere se vi siano delle lezioni
per oggi1.
I
risultati sono piuttosto interessanti.
Durante il fulgore del
"Washington consensus", la Banca Mondiale, il FMI ed altre
agenzie imperialiste spedivano le loro squadre economiche in ogni
paese che era disperato per denaro. Le ricette erano sempre le stesse:
privatizzazioni, pressione sullo stato sociale, ripetuto attacco ai
sindacati e così via. I risultati erano spesso terribili ma, poiché
questi tipi vestiti di scuro sembravano così convincenti ed era appena
crollato il Muro di Berlino, nessuno osava obiettare. Il FMI aveva
compito facile. Dall'Africa al Sud America, dall'Europa Orientale
all'Asia Centrale, sono state imposte le stesse politiche. La
globalizzazione celebrava il suo trionfo. Anche la povertà, la
malnutrizione e le malattie curabili sono state celebrate.
La crisi ha frantumato tutte queste certezze. Mentre prima della
crisi la cura taglia unica, anti-lavoratori del FMI era imposta ad ogni
paese, ora questi gentiluomini sono completamente perduti; così perduti
da riconoscerlo per iscritto.
Il documento del quale ci occupiamo è un esempio di questo
smarrimento. Non sentiamo più di "una" soluzione, neppure di molte
soluzioni, ma numerose confuse ruminazioni su episodi passati della
crisi. Questo non è per caso.
Il FMI inizia ricordando che "il debito pubblico nelle economie
avanzate è salito al suo livello più elevato dalla II Guerra Mondiale".
Il grafico riportato nel documento rivela molto più di quanto possano le
sole parole.
Come possiamo vedere, se i massimi precedenti erano dovuti alle
guerre mondiali, dagli anni '80 il debito cresce velocemente senza una
grande guerra e persino durante periodi di forte crescita. In altre
parole, il debito è ora un cancro permanente che colpisce il capitalismo
senile.
La prima assurdità dell'analisi del FMI è che non vi è nessuna
traccia di una spiegazione per questa piaga. Da dove viene il debito?
Perché è così generale l'esplosione del rapporto debito/PIL? La II GM
era un'ovvia causa di debito poiché è stato il maggiore sforzo bellico
di tutti i tempi, ma ora? Come può il FMI proporre delle soluzioni ad un
problema se non ne ha la spiegazione? Il capitolo specifica il seguente
circa l'esplosione del debito dagli anni '80: "Gli episodi...durante
gli anni '80 e '90 hanno la loro genesi nel collasso del sistema di
Bretton
Woods,
quando la politica governativa lottava con questioni sociali
e con la transizione agli attuali sistemi economici". Questa non è
per nulla una spiegazione. Prima di tutto, non ci racconta perché
Bretton
Woods è
crollato. In secondo luogo, dopo più di 40 anni
così tanti paesi sono ancora in transizione? Non esattamente una
comprensione inattaccabile.
Nel passaggio, il documento si occupa dell'unica soluzione che i
capitalisti hanno trovato per ridurre l'enorme debito pubblico: "Le
maggiori riduzioni del debito sono seguite alle guerre mondiali,
solitamente come risultato dell'iperinflazione". Non si può essere
un economista autorevole del FMI per sospettare che l'iperinflazione
possa sbarazzare dei debiti. Il problema è che ricorrere
all'iperinflazione è come usare un lanciafiamme per eliminare la polvere
da una casa. Una simile soluzione distruggerà nel processo molte altre
cose, forse persino la casa stessa. Inoltre, la stretta del capitale
finanziario sull'economia mondiale è molto più forte che negli anni '40,
perciò l'iperinflazione sarà utilizzata soltanto proprio come arma di
ultimo ricorso.
E' anche interessante notare che tra i 26 episodi di cui tratta il
documento, soltanto tre sono finiti con un default: Germania (1918) e
Grecia
(1888, 1931).
Il
FMI rileva che questi episodi hanno per oggi poca rilevanza. Nel caso
della Grecia, questo potrebbe essere vero poiché erano collegati a
specifiche caratteristiche nazionali (la guerra con la Turchia e così
via). Nel caso della Germania, il default
è stato una conseguenza della rivoluzione. Questa è una lezione per
oggi. In un confuso ambiente politico, molti a sinistra considerano il
default una specie di feticcio, qualcosa che in o per se stesso può
avanzare la lotta di classe. Loro confondono la causa con gli effetti.
Non si da l'avvio ad una rivoluzione con un default. Allo scopo di avere
un default in termini favorevoli per i lavoratori si deve prima avere
una rivoluzione.
Come parte del "spiacenti non abbiamo nessuna idea sull'approccio"
del FMI oggi, il documento spiega che il debito e la crescita economica
non hanno nessun collegamento diretto: naturalmente, la crescita fiacca
è svantaggiosa per le finanze pubbliche ma, generalmente parlando, i
tassi di crescita sembrano senza rapporto con i livelli del debito. Ciò
può essere vero a breve scadenza. Comunque, il problema è di spiegare
perché dagli anni '80 il debito pubblico sta crescendo ovunque. E'
questa la questione chiave che gli strateghi borghesi non vogliono
affrontare. La crisi ha provocato un rapido aumento del debito pubblico
ma come parte di una tendenza generale a lungo termine di crescita del
debito.
L'economia borghese non ha nessuna spiegazione per questo, il
marxismo si. La questione è molto semplice: nel complesso il capitalismo
è sempre meno produttivo. Mentre i profitti provengono dal lavoro non
pagato degli esseri umani e, allo scopo di competere più efficacemente,
i capitalisti sostituiscono il lavoro con le macchine, più un'economia è
sviluppata, meno profitto proviene dalla produzione reale, sebbene altre
misure, come l'innovazione tecnica, la riduzione di prezzo di materie
prime relative a beni industriali finiti, le accelerazioni ed il
generale incremento nei livelli di sfruttamento, contribuiscano a
ridurre la tendenza. I debiti sono il risultato di questo semplice
fatto, molto ben noto agli economisti classici come
Smith
e
Ricardo,e spiegato in modo esauriente da Marx. Il
capitalismo è destinato ad affogare nei debiti.
Casi singoli
La seconda parte del documento si occupa di sei casi di origini e
risultati differenti. Guardiamo alcuni punti.
Prima di tutto, il FMI sottolinea il fallimento dell'austerità
fiscale utilizzando l'esempio del 1918 nel Regno Unito. L'austerità non
ha funzionato un secolo fa e non funzionerà ora. Negli anni '20,
l'economia del Regno Unito crollò ed il governo fu costretto ad
abbandonare il gold standard e l'austerità, sottolinea il documento. In
altre parole, ora il FMI si schiera con
Keynes.
Ma senza nessun risultato, come vedremo.
In secondo luogo, la deregolamentazione al giorno d'oggi è una
brutta parola. La situazione del 1946 negli USA viene utilizzata come un
valido esempio di questo, poiché è stato un periodo di "repressione
finanziaria", che è una regolamentazione bancaria molto severa, un
coperchio sui tassi d'interesse ed un atteggiamento generale contro
l'innovazione finanziaria. Comunque, l'economia e le finanze pubbliche
non erano nemmeno in quel caso in tale buona forma. La Guerra di Corea
era necessaria per aiutare l'economia degli USA a crescere robustamente
senza inflazione. Questo dice tutto: in definitiva, il crollo del 1929
come pure i periodi di lenta crescita nell'ambiente post-bellico sono
stati curati utilizzando la guerra. Questa è una conclusione spaventosa
che non dovremmo dimenticare.
Discutendo l'esempio del 1997 del Giappone il documento tratta di
un altro punto importante. Esso afferma:
"La politica monetaria in questo periodo ha avuto un effetto
limitato nello stimolare l'attività economica. Sebbene i tassi
d'interesse fossero vicini allo zero, non è stata attuata nessuna
politica creditizia o di alleggerimento quantitativo. Inoltre, e più
seriamente, i problemi strutturali nel sistema bancario sono rimasti e
questo ha compromesso la trasmissione della politica monetaria alle
condizioni di prestito".
Suona familiare? Quindici anni fa questa sembrava una situazione
peculiare dell'economia giapponese; ora è una realtà in quasi tutti i
paesi dell'OCSE. Poiché i tassi d'interesse nominali sono vicini allo
zero e le banche hanno gravi problemi, la politica monetaria, un
pilastro chiave della struttura keynesiana, ora è inefficace. L'altro
pilastro chiave, la politica fiscale, non è esattamente in una
situazione migliore a causa dell'incremento del debito. Così cosa che
rimane dei classici strumenti anticiclici utilizzati quando si è di
fronte ad una congiuntura sfavorevole? Assolutamente nulla, eccetto
chiacchiere senza senso su "riforme". E' per questo che i governi di
centrosinistra (ma anche quelli di destra) se la passano male ad
applicare il keynesismo nella presente situazione. Quegli strumenti sono
sempre più inutili.
Il caso dell'Italia nel 1992 è molto interessante. Il FMI
fondamentalmente lo considera un successo, poiché il paese è stato in
grado di essere ammesso nel club dell'euro dal suo inizio. Ma, se
guardiamo molto attentamente la questione, cosa è stato realizzato dopo
20 anni? L'Italia è in forma migliore che nel 1992? Il peso dell'Italia
nel mercato mondiale è crollato, la sua industria è stata decimata, i
lavoratori sono pagati meno e hanno meno diritti. In una parola,
l'economia italiana non si è mai realmente ripresa dal 1992. La
conclusione è inevitabile: i sacrifici sono stati enormi, ma il
risultato finale è stato un fallimento poiché il debito pubblico è allo
stesso livello di 20 anni fa e l'economia italiana è l'ombra di quella
che era addietro negli anni '80. Inoltre, il fattore che ha aiutato
l'Italia a rovesciare la situazione nel 1992 è stato l'uscita dallo SME
che ha permesso una forte svalutazione della lira dando così un impeto
alle esportazioni italiane. Con l'euro, questo trucco tipico della
svalutazione utilizzato dai capitalisti italiani è svanito. Dopo tutto
questo, come si può seriamente proporre un nuovo periodo di sacrifici
utilizzando il 1992 esempio di successo? Sfortunatamente, i leader
sindacali italiani lo fanno.
Riepilogando queste esperienze, il FMI ripete che l'austerità non
funziona: "La prima lezione chiave è che un ambiente monetario
d'appoggio è una condizione necessaria per un consolidamento fiscale che
ha successo", e "gli sforzi di consolidamento fiscale hanno
bisogno di essere completati da misure che sostengano la crescita".
Il capitale finanziario tedesco non sarà molto contento di queste
conclusioni, ma il punto vero è: di che genere di misure sta parlando il
FMI? Gli investimenti pubblici su vasta scala non sono usati come
esempio per i motivi che abbiamo prima discusso. Così cosa rimane? Il
FMI invoca sempre la causa di "riforme strutturali", cioè il mercato del
lavoro senza sindacati, regole ed ogni altro ostacolo allo sfruttamento.
Il problema è che siamo appena stati attraverso decenni di tali "riforme
strutturali" e ne è seguita la più grande crisi degli ultimi 70 anni.
Che genere di aiuto può ricevere l'economia mondiale da simili "riforme"
anche dal punto di vista del capitalismo?
In ogni caso, anche gli esempi presentati nel documento
(discutibilmente il più favorevole alle tesi del FMI) non sono di aiuto
a queste conclusioni. Più generalmente non sono di aiuto di nessuna
conclusione come possiamo vedere dal seguente: "Comunque, ciò che è
meno chiaro è se questo approccio potrà essere applicato all'ambiente
economico e finanziario odierno". Per riassumere, non sanno da dove
proviene la crisi, non sanno perché sta aumentando vertiginosamente
dovunque, non possono dichiarare se le esperienze del passato sono utili
per contribuire a trovare una strategia per superare la crisi e tuttavia
concordano in una cosa: le "riforme strutturali", vale a dire più
miseria per la classe lavoratrice, sono una cosa buona.
Lasciando da parte la completa assenza di logica in questo
approccio, il documento rivela un senso di confusione, una mancanza di
direzione nella struttura centrale della strategia economica del
capitalismo. Lenin ha affermato che una delle condizioni per una
rivoluzione è la crisi del regime. La disperazione teorica ed ideologica
che questo documento rivela è una parte non secondaria della generale
crisi del regime borghese.
1.
The
Good, the Bad, and the Ugly: 100 Years of Dealing with Public Debt
Overhangs, International Monetary Fund
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