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Marxism

 

Il cattivo, il brutto e il cattivo: le soluzioni del FMI alla crisi del debito

Scritto da Luca Lombardi Mercoledì, 17 ottobre 2012

La crisi economica mondiale ha portato un tale deterioramento della salute delle finanze pubbliche mondiali che il recente World Economic Outlook (WEO) del FMI ha per soggetto "Far fronte all'alto debito ed alla lenta crescita". Un capitolo del WEO è dedicato specificamente ad analizzare degli esempi del passato per vedere se vi siano delle lezioni per oggi1. I risultati sono piuttosto interessanti.

Durante il fulgore del "Washington consensus", la Banca Mondiale, il FMI ed altre agenzie imperialiste spedivano le loro squadre economiche in ogni paese che era disperato per denaro. Le ricette erano sempre le stesse: privatizzazioni, pressione sullo stato sociale, ripetuto attacco ai sindacati e così via. I risultati erano spesso terribili ma, poiché questi tipi vestiti di scuro sembravano così convincenti ed era appena crollato il Muro di Berlino, nessuno osava obiettare. Il FMI aveva compito facile. Dall'Africa al Sud America, dall'Europa Orientale all'Asia Centrale, sono state imposte le stesse politiche. La globalizzazione celebrava il suo trionfo. Anche la povertà, la malnutrizione e le malattie curabili sono state celebrate.

La crisi ha frantumato tutte queste certezze. Mentre prima della crisi la cura taglia unica, anti-lavoratori del FMI era imposta ad ogni paese, ora questi gentiluomini sono completamente perduti; così perduti da riconoscerlo per iscritto.

Il documento del quale ci occupiamo è un esempio di questo smarrimento. Non sentiamo più di "una" soluzione, neppure di molte soluzioni, ma numerose confuse ruminazioni su episodi passati della crisi. Questo non è per caso.

Il FMI inizia ricordando che "il debito pubblico nelle economie avanzate è salito al suo livello più elevato dalla II Guerra Mondiale". Il grafico riportato nel documento rivela molto più di quanto possano le sole parole.

Come possiamo vedere, se i massimi precedenti erano dovuti alle guerre mondiali, dagli anni '80 il debito cresce velocemente senza una grande guerra e persino durante periodi di forte crescita. In altre parole, il debito è ora un cancro permanente che colpisce il capitalismo senile.

La prima assurdità dell'analisi del FMI è che non vi è nessuna traccia di una spiegazione per questa piaga. Da dove viene il debito? Perché è così generale l'esplosione del rapporto debito/PIL? La II GM era un'ovvia causa di debito poiché è stato il maggiore sforzo bellico di tutti i tempi, ma ora? Come può il FMI proporre delle soluzioni ad un problema se non ne ha la spiegazione? Il capitolo specifica il seguente circa l'esplosione del debito dagli anni '80: "Gli episodi...durante gli anni '80 e '90 hanno la loro genesi nel collasso del sistema di Bretton Woods, quando la politica governativa lottava con questioni sociali e con la transizione agli attuali sistemi economici". Questa non è per nulla una spiegazione. Prima di tutto, non ci racconta perché Bretton Woods è crollato. In secondo luogo, dopo più di 40 anni così tanti paesi sono ancora in transizione? Non esattamente una comprensione inattaccabile.

Nel passaggio, il documento si occupa dell'unica soluzione che i capitalisti hanno trovato per ridurre l'enorme debito pubblico: "Le maggiori riduzioni del debito sono seguite alle guerre mondiali, solitamente come risultato dell'iperinflazione". Non si può essere un economista autorevole del FMI per sospettare che l'iperinflazione possa sbarazzare dei debiti. Il problema è che ricorrere all'iperinflazione è come usare un lanciafiamme per eliminare la polvere da una casa. Una simile soluzione distruggerà nel processo molte altre cose, forse persino la casa stessa. Inoltre, la stretta del capitale finanziario sull'economia mondiale è molto più forte che negli anni '40, perciò l'iperinflazione sarà utilizzata soltanto proprio come arma di ultimo ricorso.

E' anche interessante notare che tra i 26 episodi di cui tratta il documento, soltanto tre sono finiti con un default: Germania (1918) e Grecia (1888, 1931). Il FMI rileva che questi episodi hanno per oggi poca rilevanza. Nel caso della Grecia, questo potrebbe essere vero poiché erano collegati a specifiche caratteristiche nazionali (la guerra con la Turchia e così via). Nel caso della Germania, il default è stato una conseguenza della rivoluzione. Questa è una lezione per oggi. In un confuso ambiente politico, molti a sinistra considerano il default una specie di feticcio, qualcosa che in o per se stesso può avanzare la lotta di classe. Loro confondono la causa con gli effetti. Non si da l'avvio ad una rivoluzione con un default. Allo scopo di avere un default in termini favorevoli per i lavoratori si deve prima avere una rivoluzione.

Come parte del "spiacenti non abbiamo nessuna idea sull'approccio" del FMI oggi, il documento spiega che il debito e la crescita economica non hanno nessun collegamento diretto: naturalmente, la crescita fiacca è svantaggiosa per le finanze pubbliche ma, generalmente parlando, i tassi di crescita sembrano senza rapporto con i livelli del debito. Ciò può essere vero a breve scadenza. Comunque, il problema è di spiegare perché dagli anni '80 il debito pubblico sta crescendo ovunque. E' questa la questione chiave che gli strateghi borghesi non vogliono affrontare. La crisi ha provocato un rapido aumento del debito pubblico ma come parte di una tendenza generale a lungo termine di crescita del debito.

L'economia borghese non ha nessuna spiegazione per questo, il marxismo si. La questione è molto semplice: nel complesso il capitalismo è sempre meno produttivo. Mentre i profitti provengono dal lavoro non pagato degli esseri umani e, allo scopo di competere più efficacemente, i capitalisti sostituiscono il lavoro con le macchine, più un'economia è sviluppata, meno profitto proviene dalla produzione reale, sebbene altre misure, come l'innovazione tecnica, la riduzione di prezzo di materie prime relative a beni industriali finiti, le accelerazioni ed il generale incremento nei livelli di sfruttamento, contribuiscano a ridurre la tendenza. I debiti sono il risultato di questo semplice fatto, molto ben noto agli economisti classici come Smith e Ricardo,e spiegato in modo esauriente da Marx. Il capitalismo è destinato ad affogare nei debiti.

Casi singoli

La seconda parte del documento si occupa di sei casi di origini e risultati differenti. Guardiamo alcuni punti.

Prima di tutto, il FMI sottolinea il fallimento dell'austerità fiscale utilizzando l'esempio del 1918 nel Regno Unito. L'austerità non ha funzionato un secolo fa e non funzionerà ora. Negli anni '20, l'economia del Regno Unito crollò ed il governo fu costretto ad abbandonare il gold standard e l'austerità, sottolinea il documento. In altre parole, ora il FMI si schiera con Keynes. Ma senza nessun risultato, come vedremo.

In secondo luogo, la deregolamentazione al giorno d'oggi è una brutta parola. La situazione del 1946 negli USA viene utilizzata come un valido esempio di questo, poiché è stato un periodo di "repressione finanziaria", che è una regolamentazione bancaria molto severa, un coperchio sui tassi d'interesse ed un atteggiamento generale contro l'innovazione finanziaria. Comunque, l'economia e le finanze pubbliche non erano nemmeno in quel caso in tale buona forma. La Guerra di Corea era necessaria per aiutare l'economia degli USA a crescere robustamente senza inflazione. Questo dice tutto: in definitiva, il crollo del 1929 come pure i periodi di lenta crescita nell'ambiente post-bellico sono stati curati utilizzando la guerra. Questa è una conclusione spaventosa che non dovremmo dimenticare.

Discutendo l'esempio del 1997 del Giappone il documento tratta di un altro punto importante. Esso afferma:

"La politica monetaria in questo periodo ha avuto un effetto limitato nello stimolare l'attività economica. Sebbene i tassi d'interesse fossero vicini allo zero, non è stata attuata nessuna politica creditizia o di alleggerimento quantitativo. Inoltre, e più seriamente, i problemi strutturali nel sistema bancario sono rimasti e questo ha compromesso la trasmissione della politica monetaria alle condizioni di prestito".

Suona familiare? Quindici anni fa questa sembrava una situazione peculiare dell'economia giapponese; ora è una realtà in quasi tutti i paesi dell'OCSE. Poiché i tassi d'interesse nominali sono vicini allo zero e le banche hanno gravi problemi, la politica monetaria, un pilastro chiave della struttura keynesiana, ora è inefficace. L'altro pilastro chiave, la politica fiscale, non è esattamente in una situazione migliore a causa dell'incremento del debito. Così cosa che rimane dei classici strumenti anticiclici utilizzati quando si è di fronte ad una congiuntura sfavorevole? Assolutamente nulla, eccetto chiacchiere senza senso su "riforme". E' per questo che i governi di centrosinistra (ma anche quelli di destra) se la passano male ad applicare il keynesismo nella presente situazione. Quegli strumenti sono sempre più inutili.

Il caso dell'Italia nel 1992 è molto interessante. Il FMI fondamentalmente lo considera un successo, poiché il paese è stato in grado di essere ammesso nel club dell'euro dal suo inizio. Ma, se guardiamo molto attentamente la questione, cosa è stato realizzato dopo 20 anni? L'Italia è in forma migliore che nel 1992? Il peso dell'Italia nel mercato mondiale è crollato, la sua industria è stata decimata, i lavoratori sono pagati meno e hanno meno diritti. In una parola, l'economia italiana non si è  mai realmente ripresa dal 1992. La conclusione è inevitabile: i sacrifici sono stati enormi, ma il risultato finale è stato un fallimento poiché il debito pubblico è allo stesso livello di 20 anni fa e l'economia italiana è l'ombra di quella che era addietro negli anni '80. Inoltre, il fattore che ha aiutato l'Italia a rovesciare la situazione nel 1992 è stato l'uscita dallo SME che ha permesso una forte svalutazione della lira dando così un impeto alle esportazioni italiane. Con l'euro, questo trucco tipico della svalutazione utilizzato dai capitalisti italiani è svanito. Dopo tutto questo, come si può seriamente proporre un nuovo periodo di sacrifici utilizzando il 1992 esempio di successo? Sfortunatamente, i leader sindacali italiani lo fanno.

Riepilogando queste esperienze, il FMI ripete che l'austerità non funziona: "La prima lezione chiave è che un ambiente monetario d'appoggio è una condizione necessaria per un consolidamento fiscale che ha successo", e "gli sforzi di consolidamento fiscale hanno bisogno di essere completati da misure che sostengano la crescita". Il capitale finanziario tedesco non sarà molto contento di queste conclusioni, ma il punto vero è: di che genere di misure sta parlando il FMI? Gli investimenti pubblici su vasta scala non sono usati come esempio per i motivi che abbiamo prima discusso. Così cosa rimane? Il FMI invoca sempre la causa di "riforme strutturali", cioè il mercato del lavoro senza sindacati, regole ed ogni altro ostacolo allo sfruttamento. Il problema è che siamo appena stati attraverso decenni di tali "riforme strutturali" e ne è seguita la più grande crisi degli ultimi 70 anni. Che genere di aiuto può ricevere l'economia mondiale da simili "riforme" anche dal punto di vista del capitalismo?

In ogni caso, anche gli esempi presentati nel documento (discutibilmente il più favorevole alle tesi del FMI) non sono di aiuto a queste conclusioni. Più generalmente non sono di aiuto di nessuna conclusione come possiamo vedere dal seguente: "Comunque, ciò che è meno chiaro è se questo approccio potrà essere applicato all'ambiente economico e finanziario odierno". Per riassumere, non sanno da dove proviene la crisi, non sanno perché sta aumentando vertiginosamente dovunque, non possono dichiarare se le esperienze del passato sono utili per contribuire a trovare una strategia per superare la crisi e tuttavia concordano in una cosa: le "riforme strutturali", vale a dire più miseria per la classe lavoratrice, sono una cosa buona.

Lasciando da parte la completa assenza di logica in questo approccio, il documento rivela un senso di confusione, una mancanza di direzione nella struttura centrale della strategia economica del capitalismo. Lenin ha affermato che una delle condizioni per una rivoluzione è la crisi del regime. La disperazione teorica ed ideologica che questo documento rivela è una parte non secondaria della generale crisi del regime borghese.


1. The Good, the Bad, and the Ugly: 100 Years of Dealing with Public Debt Overhangs, International Monetary Fund