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Il 12 febbraio
Christine Lagarde,
direttore generale del Fondo Monetario Internazionale,
ha annunciato che l'FMI aveva raggiunto un accordo con il governo
ucraino su un nuovo programma di riforme economiche. La dichiarazione
della Lagarde, resa a Bruxelles, è giunta soltanto dei minuti dopo che
erano terminati i negoziati di pace tra i capi dei governi tedesco,
francese, russo ed ucraino a
Minsk, Bielorussia. Il tempismo non era affatto una
coincidenza.
Washington era esclusa dai negoziati ed ora reagiva inviando in
prima linea la sua più potente organizzazione finanziaria a consegnare
al mondo un messaggio chiaro: che gli USA non allenteranno la presa
sull'Ucraina, se non inviando armi, allora almeno economicamente e
finanziariamente.
Le asserzioni della
Lagarde che il programma "sosterrebbe
l'immediata stabilizzazione economica" e rappresenterebbe "un punto di
svolta per l'Ucraina" sono tanto distanti dalla realtà quanto la
descrizione del FMI da parte dei media
mainstream come un'organizzazione di assistenza che aiuta un
paese che affoga a sopravvivere in tempi di guai. Non un singolo
centesimo dei prestiti andrà ai lavoratori ucraini. Invece, il denaro
sarà utilizzato per sostenere il governo
Yatseniuk che è totalmente sottomesso agli interessi degli USA
ed a permettergli di servire il debito contratto dai suoi predecessori
in seguito alla crisi finanziaria del 2008, per pagare la maggior parte
delle sue spese militari di circa
$ 250 milioni al mese per la continuazione della guerra
contro la propria popolazione e per riempire almeno alcuni buchi nel
bilancio dello stato che sono dovuti al crescente deterioramento
economico del paese.
I prestiti saranno basati sui termini di un programma economico
2015 – 2020 per l'Ucraina approvato nel dicembre 2014 dal
parlamento di Kiev e sono legati a dure condizioni disposte
in una lettera d'intenti firmata dal primo ministro
Yatseniuk
e dal presidente Poroshenko nell'agosto 2014. Alcune delle
misure sono già state implementate, altre seguiranno. Tra quelle già in
vigore vi è il regime del tasso di cambio flessibile che non soltanto ha
portato ad una svalutazione del 67% della
hrivna,
abbassando il salario medio mensile dei lavoratori
ucraini a meno di $60, ma ha anche aperto le porte agli speculatori
internazionali di valute che hanno già guadagnato milioni indebitandosi
in
hrivna e ripagando i loro debiti in euro e dollari.
Il tasso di inflazione, che ha corso al 25% nel 2014 e che ci si
attende salga ancora più in alto nel 2015 ed un aumento dei prezzi del
gas del 50% in maggio 2014 hanno reso quasi impossibile la sopravvivenza
per il 20% più debole della popolazione che già viveva sotto la soglia
di povertà nel 2013. Tra le misure ancora da venire vi sono il
licenziamento del 10% dei dipendenti pubblici del paese e la parziale
privatizzazione della sanità e dell'istruzione. L'età pensionabile per
le donne sarà alzata di 10 anni, quella per gli uomini di 5 anni, la
maggior parte dei sussidi per i pensionati anziani saranno aboliti, il
mercato dei farmaci sarà deregolamentato. Le pensioni di anzianità
saranno congelate e non vi saranno più pasti gratuiti per i bambini
delle scuole ed i pazienti in ospedale. I sussidi per le vittime del
disastro nucleare di
Chernobyl
nel 1986 saranno tagliati ed i limiti della zona
indicata rischio radioattivo saranno rivisti. Il salario minimo mensile
del paese rimarrà a
1,218.00 hrivna ($46 al tasso di cambio attuale) almeno fino a novembre
2015.
Come cinicamente predetto dalla
Lagarde,
"Nessuna di queste misure servirà a migliorare i livelli di vita
del popolo ucraino". Né "ristabiliranno una crescita robusta" in
un'economia che barcolla sul punto del collasso, con la banca centrale
rimasta con soltanto $6 miliardi di riserve valutarie ed incapace di
raccogliere nuovi finanziamenti nelle aste di valuta estera. Tuttavia,
contribuiranno ad intensificare le sofferenze del popolo ucraino, ad
approfondire la divisione sociale di un paese già separato da una
sanguinosa guerra civile ed a portare alla sua completa disintegrazione,
alimentando movimenti separatisti e così a creare le condizioni perfette
per un futuro di violenza e di disperazione.
Nel portare avanti questa strategia, il FMI è totalmente in linea
con gli indirizzi geopolitici perseguiti da
Wall Street
e dal governo di
Washington. Entrambe sono in gravi guai, con gli USA
sempre più divisi dalla sempre crescente disuguaglianza sociale che
minaccia di esplodere in massicce agitazioni sociali, mentre i suoi
governanti affogano nei debiti e perdono il controllo del sistema
finanziario mondiale. Avendo dominato i mercati globali per sette
decenni, il declino economico degli Stati Uniti ed una svolta nel potere
globale annunciano la fine del dollaro USA come valuta di riserva
mondiale e quindi preannunziano la fine della posizione degli USA come
superpotenza mondiale.
Nello spericolato tentativo di fermare questo processo
inarrestabile,
Wall Street e la Casa Bianca stanno intraprendendo una campagna
estremamente aggressiva contro la Russia e la Cina che hanno osato
concludere un accordo sull'energia al di fuori del petrodollaro e
che gli USA temono stiano preparando una nuova valuta, forse garantita
dall'oro, che potrebbe rimpiazzare il dollaro USA come valuta di riserva
mondiale. Per impedire che ciò avvenga e per ottenere il controllo delle
vaste risorse naturali della Russia che promettono enormi profitti,
Wall Street e la Casa Bianca stanno perseguendo una strategia di
cambio di regime a Mosca,
intraprendendo tutto il possibile per sostituire il governo russo
con uno che sia sottomesso agli interessi degli USA come quello del
premier ucraino
Yatseniuk e dei suoi compari banchieri
d'affari a Kiev. Uno dei mezzi per questo fine è l'integrazione
dell'ucraina nella NATO allo scopo di aumentare la minaccia militare
contro la Russia (non per considerazioni umanitarie, ma a causa della
sua dipendenza dal gas e dal petrolio russo e della sua anticipazione di
un nuovo ordine monetario mondiale non più dominato dagli USA) e, poiché
la maggioranza degli americani, nonostante una massiccia campagna dei
media per demonizzare
Vladimir Putin, non è disposta ad appoggiare una guerra
che costerebbe più denaro e più vite di ogni altra guerra del passato e
potrebbe finire in una catastrofe nucleare, lo scopo principale del
governo USA e del FMI in Ucraina è di approfondire ed allargare i
già esistenti conflitti economici, sociali ed etnici. Facendo
questo, sperano di costringere
Vladimir Putin
ad una guerra di lunga durata e costosa che indebolirà la sua
posizione all'interno ed alla fine aprirà la strada all'installazione a
Mosca di nuovi governanti.
Guardando all'Ucraina come parte della attuale lotta geopolitica,
si può capire che i nuovi prestiti del FMI all'Ucraina, annunciati da
Christine Lagarde,
sono tutto fuorché un "punto di svolta" che
segnala la stabilizzazione del paese. Porteranno ad indicibili
sofferenze umane e contribuiranno alla scia di sangue alla quale la
Lagarde ed il FMI sono così abituati lasciarsi
dietro dopo essere intervenuti sotto il pretesto di "aiutare" dei paesi
in tempi di guai.
Ernst Wolff
è un giornalista freelance ed autore del libro “Pillaging the World. The History and Politics of the IMF”, pubblicato da Tectum Verlag,
Germania.
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