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La riunione di lunedì dei ministri delle finanze dell'eurozona è
terminata senza un accordo sulla crisi del debito greco, ma, secondo
quanto riferito, il governo guidato dal primo ministro
Alexis Tsipras ha fatto ulteriori drastiche concessioni alle richieste
dei governanti dell'Europa. Il
governo greco ha già rinviato un rimborso del debito al Fondo
Monetario Internazionale e sarà presto di fronte alla scelta di
soddisfare queste obbligazioni con i prestatori o di pagare salari e
pensioni.
In febbraio,
Tsipras ha concordato un'estensione del salvataggio del sistema
finanziario greco in cambio di continuare il programma di austerità
contro il quale il suo partito della sinistra radicale SYRIZA è arrivato
al potere promettendo di
capovolgere. Ma anche questa ritirata non è stata sufficiente per i
governanti dell'Europa, che hanno continuato a strangolare
finanziariamente la Grecia. Secondo dei rapporti, i funzionari del
governo greco a Bruxelles per i negoziati ora hanno promesso di
attraversare diverse "linee rosse" che hanno dichiarato non erano in
cambio per un'estensione del salvataggio, inclusi aumenti dell'imposta
sul valore aggiunto e l'innalzamento dell'età della pensione del sistema
pensionistico pubblico del paese.
Nel frattempo, diverse manifestazioni hanno gremito la piazza di
fronte all'edificio del parlamento greco, sia per dimostrare sostegno al
governo di sinistra, che continua ad ottenere più appoggio nei sondaggi
d'opinione che nella sua quota di voti nelle elezioni del gennaio
scorso, e per richiedere a Tsipras di opporsi ad ogni ulteriore
concessione. La forte ala sinistra di SYRIZA, organizzata attorno alla
Piattaforma di Sinistra, si sta organizzando contro ogni ulteriore
ritirata e domanda al governo di dedicare tutte le risorse disponibili
per l'aiuto alla classe lavoratrice greca.
In aprile, il parlamento greco ha convenuto una Commissione
per la Verità sul Debito Pubblico, guidata dal membro di SYRIZA
al Parlamento Europeo
Sofia Sakorafa e da
Eric Toussaint della Commissione per l'Abolizione del Debito del Terzo
Mondo per investigare sul salvataggio finanziario
organizzato dalla cosiddetta
"Troika"--l'Unione Europea (UE), la Banca Centrale Europea (BCE) ed il
Fondo Monetario Internazionale (FMI)--alle condizioni dei Memorandum
firmati dai precedenti governi greci che richiedono
drastiche misure di austerità che hanno gettato il paese più a fondo
nella crisi economica. Qui, pubblichiamo il documento riassuntivo del
rapporto della commissione, pubblicato all'inizio di questo mese.
NEL GIUGNO 2015, la Grecia si trova all'incrocio di scegliere tra
appoggiare i falliti programmi di aggiustamento macroeconomico imposti
dai creditori o porre in atto un reale cambiamento per rompere le catene
del debito. A cinque anni da quando sono cominciati i programmi di
aggiustamento, il paese rimane profondamente cementato in una crisi
economica, sociale, democratica ed ecologica. La scatola nera del debito
è rimasta chiusa e, finora, nessuna autorità, greca o internazionale, ha
cercato di portare alla luce la verità su come è perché la Grecia è
stata sottoposta al regime della Troika. Il debito, in nome del quale
non è stato risparmiato nulla, resta la regola attraverso la quale viene
imposto l'aggiustamento neoliberista e la più grave e più lunga
recessione sperimentata dall'Europa in tempo di pace.
Vi è l'immediata necessità e la responsabilità sociale di
affrontare una gamma di questioni legali, sociali ed economiche che
richiedono giusta considerazione. In risposta, nell'aprile del 2015 il
Parlamento ellenico ha costituito la "Commissione per la Verità sul
Debito Pubblico", affidando in mandato l'indagine sulla creazione e la
crescita del debito pubblico, sulla maniera e le ragioni per le quali il
debito è stato contratto e sull'impatto che le condizioni legate ai
prestiti hanno avuto sull'economia e sulla popolazione. La
Commissione per la Verità ha il mandato di alzare la consapevolezza
sulle questioni riguardanti il debito pubblico, sia all'interno che a
livello internazionale, e di formulare argomenti ed opzioni concernenti
la cancellazione del debito.
Le ricerche della
Commissione presentate in questo rapporto preliminare gettano luce
sul fatto che l'intero programma di aggiustamento, al quale la Grecia è
stata assoggettata, era e resta un programma orientato politicamente.
L'esercizio tecnico circostante alle variabili macroeconomiche ed alle
proiezioni del debito, alle cifre che direttamente si riferiscono alla
vita ed al sostentamento della gente, ha permesso che le discussioni sul
debito restassero ad un livello tecnico che si impernia principalmente
intorno all'argomento che le politiche imposte alla Grecia miglioreranno
la capacità di restituire il debito. I fatti presentati in questo
rapporto mettono in discussione questo argomento.
Tutte le prove che presentiamo in questo rapporto dimostrano non
soltanto che la Grecia non ha la capacità di pagare questo debito, ma
anche che non dovrebbe pagare questo debito, innanzitutto perché il
debito che emerge dai piani della Troika è una diretta violazione dei
diritti umani fondamentali dei residenti in Grecia. Quindi, siamo
arrivati alla conclusione che la Grecia non dovrebbe pagare questo
debito perché è illegale, illegittimo e odioso.
E' inoltre giunto a conoscenza della
Commissione che l'insostenibilità del debito pubblico greco era
evidente dal principio ai creditori internazionali, alle autorità greche
ed ai media corporativi. Tuttavia, nel 2010 le autorità greche, assieme
ad altri governi della UE, hanno cospirato contro la ristrutturazione
del debito pubblico allo scopo di proteggere le istituzioni finanziarie.
I media corporativi hanno nascosto al pubblico la verità descrivendo una
situazione nella quale si sosteneva che il salvataggio fosse per
beneficiare la Grecia, mentre inventavano una narrativa intesa a
ritrarre la popolazione come meritevole dei propri mali.
I fondi del salvataggio forniti in entrambe i programmi del 2010 e
del 2012 sono stati gestiti esternamente attraverso schemi complicati,
che hanno impedito ogni autonomia fiscale. L'utilizzo del denaro del
salvataggio viene dettato rigorosamente dai creditori e, pertanto,
è significativo che meno del 10% di questi finanziamenti sia stato
destinato alla spesa corrente statale.
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QUESTO RAPPORTO preliminare presenta una prima mappatura dei
principali problemi e delle questioni associati al debito pubblico e
sottolinea le principali violazioni legali associate con la contrazione
del debito; esso inoltre delinea le basi giuridiche sulle quali può
fondarsi la sospensione dei pagamenti del debito. Le conclusioni sono
presentate in nove capitoli strutturati come segue:
Capitolo 1: Il debito prima della Troika analizza
la crescita del debito pubblico greco dagli anni 1980. Esso conclude che
l'incremento del debito non è stato dovuto all'eccessiva spesa pubblica,
che infatti è rimasta inferiore alla spesa pubblica degli altri paesi
dell'eurozona, ma dovuto piuttosto al pagamento di tassi d'interesse
estremamente alti ai creditori, all'eccessiva ed ingiustificata spesa
militare, alla perdita di entrate fiscali dovute ad illeciti efflussi di
capitali, alla ricapitalizzazione delle banche private da parte dello
stato ed agli squilibri internazionali creati tramite i difetti nel
progetto della stessa Unione Monetaria.
Adottare l'euro ha portato ad un drastico incremento
in Grecia del debito privato verso le grandi banche private
europee, ma anche
le banche greche sono state esposte. Una crescente crisi bancaria
ha contribuito alla crisi del debito sovrano greco. Nel 2009 il governo
di
George Papandreou ha contribuito a presentare gli elementi di una crisi
bancaria come una crisi del debito sovrano enfatizzando ed
aumentando il deficit ed il debito pubblico.
Capitolo 2: Evoluzione del debito pubblico greco durante il
2010-2015 conclude che il primo accordo
sul prestito del 2010 era rivolto principalmente a salvare le banche
private greche ed altre europee ed a permettere alle banche di ridurre
la loro esposizione in titoli dello stato greco.
Capitolo 3: Il debito pubblico greco per creditore nel 2015
presenta la natura controversa dell'attuale debito greco, delineando le
caratteristiche chiave dei prestiti, che vengono ulteriormente
analizzate nel capitolo 8.
Capitolo 4: Il meccanismo del sistema del debito in Grecia
rivela i meccanismi concepiti dagli accordi che sono stati implementati
dal maggio 2010. Hanno creato un ammontare sostanziale di nuovo debito
verso i creditori bilaterali ed il Fondo di Stabilità Finanziaria
Europeo
(EFSF), mentre hanno generato
dei costi illeciti aggravando così ulteriormente la crisi. I meccanismi
svelano come la maggioranza dei fondi presi in prestito siano stati
trasferiti direttamente alle istituzioni finanziarie. Piuttosto che
beneficiare la Grecia, hanno accelerato il processo di privatizzazione,
attraverso l'utilizzo di strumenti finanziari.
Capitolo 5: Condizioni contro la sostenibilità
illustra come i creditori abbiano imposto condizioni importune legate
agli accordi del prestito, che hanno portato direttamente
all'impraticabilità ed all'insostenibilità economica del debito. Queste
condizioni, sulle quali i creditori ancora insistono, hanno non soltanto
contribuito ad abbassare il PIL ma anche a prendere maggiori prestiti
pubblici, quindi ad un più elevato rapporto debito pubblico/PIL,
rendendo il debito della Grecia più insostenibile, ma hanno pure
preparato dei cambiamenti drammatici nella società e causato una crisi
umanitaria. Attualmente il debito pubblico greco può considerarsi
totalmente insostenibile.
Capitolo 6: L'impatto dei "programmi di salvataggio" sui
diritti umani conclude che le misure implementate secondo i
"programmi di salvataggio" hanno influenzato direttamente le
condizioni di vita della gente e violato i diritti umani, che la Grecia
ed i suoi partner sono obbligati a rispettare, proteggere e promuovere
secondo le leggi nazionali, regionali ed internazionali. I drastici
aggiustamenti, imposti sull'economia e la società greca nel complesso,
hanno determinato il rapido deterioramento dei livelli di vita e restano
incompatibili con la giustizia sociale, la coesione sociale, la
democrazia ed i diritti umani.
Capitolo 7: Le questioni giuridiche circostanti i
memorandum e gli accordi sul prestito sostengono che vi è stata
la violazione delle obbligazioni sui diritti umani da parte della Grecia
stessa e dei prestatori--vale a dire, gli stati membri (prestatori)
dell'area euro, la Commissione Europea, la Banca Centrale Europea ed il
Fondo Monetario Internazionale, che hanno imposto alla Grecia queste
misure. Tutti questi attori hanno trascurato di valutare le violazioni
dei diritti umani come risultato delle politiche che hanno obbligato
alla Grecia di perseguire ed inoltre hanno direttamente violato la
costituzione greca spogliando completamente la Grecia della maggior
parte dei suoi diritti di sovranità. Gli accordi contengono delle
clausole illecite, che costringono completamente la Grecia a cedere
aspetti significativi della propria sovranità. Ciò è impresso nella
scelta della legge inglese come legge di amministrazione per quegli
accordi, che ha facilitato la circonvenzione della Costituzione greca e
degli obblighi internazionali sui diritti umani. I conflitti con i
diritti umani e gli obblighi ordinari, le diverse indicazioni di parti
contraenti in mala fede, che assieme al carattere senza scrupoli degli
accordi, rendono questi accordi invalidi.
Capitolo 8: La valutazione dei debiti riguardo
all'illegittimità, odiosità, illegalità ed insostenibilità
fornisce un giudizio sul debito pubblico greco secondo le definizioni
riguardanti adottate dalla Commissione, debito illegittimo, odioso,
illegale ed insostenibile .
Il Capitolo 8 conclude che a decorrere dal giugno 2015 il debito
pubblico greco è insostenibile, poiché la Grecia non è attualmente in
grado di servire il suo debito senza danneggiare seriamente la sua
capacità di adempiere ai suoi obblighi fondamentali sui diritti umani.
Inoltre, per ciascun creditore, il rapporto fornisce le prove di casi
indicativi di debito illegale, illegittimo ed odioso.
Il debito verso il FMI dovrebbe essere considerato
illegale poiché la sua concessione ha violato gli stessi statuti del FMI
e le sue condizioni hanno violato la Costituzione greca, il diritto
internazionale consuetudinario ed i trattati dei quali la Grecia è
parte. E' inoltre illegittimo, poiché le condizioni hanno incluso delle
prescrizioni di politica che hanno violato gli obblighi sui diritti
umani. Infine, è odioso poiché il FMI sapeva che le misure imposte erano
antidemocratiche, inefficaci e che avrebbero portato a gravi violazioni
dei diritti socio-economici.
Il debito verso la BCE
dovrebbe essere considerato illegale poiché
la BCE ha oltrepassato il suo mandato imponendo l'applicazione di
programmi di aggiustamento macroeconomico (cioè deregolamentazione del
mercato del lavoro) tramite la sua partecipazione alla Troika. Anche il
debito verso la BCE è illegittimo ed odioso, poiché la principale ragion
d'essere del Programma Mercato Titoli (SMP) era per servire gli
interessi delle istituzioni finanziarie, permettendo alle grandi banche
private europee e greche di disporre dei loro titoli di stato greci.
L'EFSF si impegna in prestiti senza contante che dovrebbero
essere considerati illegali perché l'Articolo
122(2) del Trattato sul Funzionamento
dell'Unione Europea
(TFEU) è stato violato ed inoltre ha
violato diversi diritti socio-economici e libertà civili. Inoltre,
l'Accordo sulla Struttura EFSF del 2010 e l'Accordo Principale di
Assistenza Finanziaria del 2012 contengono diverse clausole illegittime
che rivelano un chiaro illecito da parte del prestatore. Inoltre l'EFSF
agisce contro i principi democratici, rendendo illegittimo e odioso
questo particolare debito.
I prestiti bilaterali
dovrebbero essere considerati illegali poiché violano la procedura
prevista dalla costituzione greca. I prestiti comportano un chiaro
illecito da parte dei prestatori e avevano condizioni che
contravvenivano alla legge o alla politica pubblica. Sia il diritto
della UE che il diritto internazionale sono stati violati allo scopo di
mettere da parte i diritti umani nel progetto del programma
macroeconomico. I prestiti bilaterali sono inoltre illegittimi, poiché
non sono stati utilizzati a beneficio della popolazione, ma hanno
semplicemente consentito ai creditori privati della Grecia di essere
salvati. Infine, i prestiti bilaterali sono odiosi poiché gli stati
prestatori e la Commissione Europea sapevano delle potenziali
violazioni, ma nel 2010 e nel 2012 hanno evitato di valutare gli impatti
sui diritti umani dell'aggiustamento macroeconomico e del consolidamento
fiscale che erano le condizioni per i prestiti.
Il debito verso i creditori privati
dovrebbe essere considerato illegale perché le banche private si
sono comportate irresponsabilmente prima che avesse origine la Troika,
trascurando di osservare la dovuta diligenza, mentre anche alcuni
creditori privati come gli
hedge fund hanno agito in mala fede. Parti del debito verso le banche
private e gli hedge fund
sono illegittime per le stesse ragioni per le quali sono illegali;
inoltre, le banche greche sono state illegittimamente ricapitalizzate
dai contribuenti. I debiti verso le
banche private e gli hedge fund
sono odiosi, poiché i principali creditori privati erano a
conoscenza che questi debiti non venivano contratti nel miglior
interesse della popolazione ma piuttosto a loro vantaggio.
Il rapporto arriva alla conclusione con alcune considerazioni
pratiche.
Capitolo 9: Le basi giuridiche per il ripudio e la
sospensione del debito sovrano greco presenta le opzioni
riguardanti la cancellazione del debito e specialmente le condizioni
secondo le quali uno stato sovrano può esercitare il diritto di agire
unilateralmente per il ripudio o la sospensione del pagamento del debito
secondo il diritto internazionale.
Diversi argomenti legali permettono ad uno stato di ripudiare
unilateralmente il suo debito illegale, odioso ed illegittimo. Nel caso
della Grecia, tale atto unilaterale può basarsi sui seguenti argomenti:
la mala fede dei creditori che hanno spinto la Grecia a violare gli
obblighi di legge nazionale ed internazionale relativi ai diritti umani;
la preminenza dei diritti umani su accordi come quelli firmati dai
precedenti governi con i creditori e la Troika; la coercizione; le
condizioni ingiuste in flagrante violazione della sovranità greca e
della Costituzione e, infine, il diritto riconosciuto nel diritto
internazionale per uno Stato di prendere delle contromisure contro le
azioni illegali dei suoi creditori, che hanno danneggiato
deliberatamente la sua sovranità fiscale, che lo hanno obbligato ad
assumere debiti odiosi, illegali ed illegittimi, che hanno violato
l'autodeterminazione economica ed i diritti umani fondamentali. Per
quanto riguarda il debito insostenibile, ogni stato è autorizzato ad
invocare la necessità in situazioni eccezionali allo scopo di
salvaguardare quegli interessi essenziali minacciati da un pericolo
grave ed imminente. In tale situazione, lo Stato può essere dispensato
dall'adempimento di quelle obbligazioni internazionali che aumentano il
pericolo, come nel caso di contratti di prestito eccezionali. Infine,
gli stati hanno il diritto di dichiararsi unilateralmente insolventi
quando il servizio del loro debito sia insostenibile, nel qual caso non
commettono nessun atto illegale e non sopportano nessuna responsabilità.
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La dignità del popolo vale più di un debito illegale, illegittimo e
odioso
Avendo concluso un'indagine preliminare, la Commissione considera
che la Grecia sia stata e sia ancora vittima di un attacco premeditato
ed organizzato dal Fondo Monetario Internazionale, dalla Banca Centrale
Europea e dalla Commissione Europea. Questa missione violenta, illegale
ed immorale è rivolta esclusivamente a riversare il debito privato sul
settore pubblico.
Rendendo disponibile questo rapporto preliminare alle autorità
greche ed al popolo greco, la Commissione considera di avere adempiuto
alla prima parte del suo compito come definito nella decisione del
presidente del Parlamento greco del 4 aprile 2015. La Commissione spera
che il rapporto sarà uno strumento utile per coloro che vogliono uscire
dalla logica distruttiva dell'austerità e difendere ciò che oggi viene
messo in pericolo: diritti umani, democrazia, dignità del popolo e
futuro delle generazioni a venire.
In risposta a coloro che vogliono imporre misure ingiuste, il
popolo greco deve invocare ciò che Tucidide menzionava sulla
costituzione del popolo ateniese: "Per quanto riguarda il nome, viene
chiamata democrazia, perché l'amministrazione viene gestita con lo
sguardo all'interesse dei molti, non dei pochi". (Orazione per il
funerale di Pericle, da La storia della guerra del Peloponneso
di Tucidide).
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