Introduzione senza censura alla storia degli U.S.A.:

Quello che il vostro libro di testo non vi ha raccontato.

Dr.ssa Carolyn Baker

7 novembre 2006

 

L'inventore ed imprenditore americano Henry Ford è famoso non soltanto per il suo sbalorditivo successo nel rendere l'automobile disponibile a quasi tutte le famiglie americane negli anni '20, ma anche per la sua famosa citazione "La storia è una fandonia". Molti storici, offesi dal brusco rigetto della materia, ribatterono in maniera difensiva che la storia non è un messaggio senza senso e si prefissero di provare la loro "tesi" circa la validità ed il significato dello studio della storia.

Il lettore potrebbe essere sorpreso nell'apprendere che, su un piano, sono d'accordo con Ford. Pochi anni fa, mentre scorrevo i titoli nella sezione storica della mia locale libreria, gli occhi mi caddero su Lies My Teacher Told Me: Everything Your American History Textbook Got Wrong di James Loewen. Istantaneamente portai via il libro dallo scaffale ed iniziai freneticamente a strascicare per le sue pagine. Presto mi accorsi che Loewen aveva spiegato l'esasperazione di infiniti insegnanti di storia americana e potei appena aspettare di portare a casa il libro dove potevo studiare assiduamente le sue parole senza interruzione. Un sociologo di mestiere, Loewen articola brillantemente gli effetti su una società quando i suoi cittadini sono ignoranti della loro storia e getta una luce quasi accecante su alcune delle più sacrosante leggende storiche americane.

Nel complesso, gli americani non si considerano ignoranti della loro storia. Nondimeno, la maggior parte sono ancora sotto l'influenza dell'indottrinamento della scuola elementare sulla "scoperta" dell'America di Colombo e sul mito della confessione di George Washington al padre che davvero lui non poteva dire una bugia e di fatto aveva tagliato il ciliegio. Tristemente, nel 21° secolo ossessionato dalla tecnologia, qualunque conoscenza della storia oltre questi ritagli mitici è considerato "gravoso" o semplicemente "estraneo" al mondo "reale".

Straordinariamente, quello che ascolto dagli studenti di storia del mio istituto è che la storia alle scuole superiori era noiosa, estranea ed insegnata loro in gran parte da docenti che avevano poca o nessuna passione per la materia. La situazione classica è quella dell'allenatore della scuola superiore che viene assunto per soprintendere ai programmi atletici a condizione che lui/lei insegni in un definito numero di corsi di studi sociali dei quali solitamente la storia forma la maggioranza.

Nella mia personale esperienza, la storia alla scuola superiore era insegnata da allenatori maschi che tenevano autorevolmente conferenze sulla storia degli U.S.A. come un genitore farebbe al figlio, come: "Va bene, tutti tranquilli e scrivete le risposte alle domande a pag. 29". Mentre accondiscendevamo remissivamente, l'allenatore sedeva alla sua scrivania, pannello di riorganizzazione e matita in mano, diagrammando partite di calcio, offrendo in modo risentito risposte vincolanti a qualsiasi domanda potessimo porre.

Ciononostante, alcuni di noi, grazie ad istruttori stimolanti, impararono ad amare la storia. Studiavamo la materia nel contesto dello sconvolgimento sociale e della trasformazione culturale degli anni '60 e '70. Inoltre, con atterrita meraviglia per la pertinenza della storia con le nostre vite ed il nostro mondo, giurammo che il nostro insegnamento di essa sarebbe stato appassionato, vitale ed esplicativo. Non vedevamo l'ora di spingere i nostri studenti ad una simile voracità per la conoscenza storica.

Così rifletto su tutto quanto sopra quando sento la dichiarazione di Henry Ford che la storia è una fandonia. Credo che, piuttosto che semplicemente contestare il commento di Ford, lo storico diligente dovrebbe analizzarlo più profondamente. Primo, dobbiamo chiederci cosa indurrebbe qualcuno a dichiarare che la storia è una fandonia? Cosa dovremmo sapere su Ford che potrebbe fare luce sul suo rigetto della storia? Non è straordinariamente pertinente comprendere che Ford era appassionatamente antisemita ed un ardente ammiratore di Hitler? Infatti, quando Hitler scrisse il suo ignobile Mein Kampf, sul suo scrittoio poggiava un ritratto di Ford.

Cosa potrebbe accadere se questo dettaglio fosse incluso nei testi convenzionali di storia? Non potrebbe portare ad una discussione sulla realtà che Ford era solamente uno delle centinaia dei grandi industriali durante gli anni '30 che ammiravano Hitler e collaborarono a finanziare la sua ascesa al potere? E se Ford era soltanto uno, chi erano gli altri? Perché appoggiarono Hitler? Come divennero degli ammiratori del più pericoloso macellaio nella storia moderna? E cosa avvenne del loro sostegno a Hitler durante la II Guerra Mondiale e dopo? La loro identificazione con la sua causa ha qualcosa a che fare con la svolta negli eventi seguente alla II Guerra Mondiale o anche con lo spiegarsi degli avvenimenti all'inizio del ventunesimo secolo? Sono queste implicazioni che si collegano con gli avvenimenti attuali come il fatto che, mentre scrivo, il nonno del presidente americano in carica, Prescott Bush, contemporaneo di Ford, era uno di quei numerosi finanziatori di Hitler nelle grandi società?

Queste sono domande che gli storici sono obbligati a porre, ed io le pongo, e, in History Uncensored, offro delle risposte a quelle domande—o almeno delle possibili spiegazioni che potrebbero essere non "corrette" nel senso convenzionale, ma che forniscono un'alternativa non rinvenuta nelle versioni "ufficiali" della storia americana. Questo lavoro è in modo inequivocabile controverso e ha l'intenzione di esserlo, ma come ha osservato uno dei miei studenti dopo una vivace discussione sul suo contenuto, "Possiamo non essere d'accordo con lei o con questo programma di studi, ma non dimenticheremo mai questo corso". Per me l'impatto delle questioni sollevate è molto più rilevante dell'intesa dei miei studenti e dei miei lettori con le mie risposte.

All'estremo opposto dello spettro da Henry Ford vi è il filosofo George Santayana, la cui famosa citazione è onnipresente nei libri di storia e nei musei dell'olocausto: "Coloro che non possono ricordare il passato sono condannati a ripeterlo". Sfortunatamente, alcuni studenti utilizzano questa citazione per tentare di avvalorare l'irrilevanza dello studio della storia. La logica funziona in qualche misura come: "Bene, l'unica cosa che apprendo dalla storia è che la gente dalla storia non impara niente". A questo punto, sono svelta a sfidare lo studente a raccontarmi cosa lui/lei abbia personalmente imparato dalla storia. Quasi sempre lo studente svela che ha imparato molto dalla storia ma confessa anche lo avverte insignificante se anche il resto della società non apprende simili lezioni. A quel punto, mi affretto a ricordare allo studente che non si può costringere la società ad imparare dalla storia, ma dalla storia si possono apprendere le proprie lezioni e, dal momento che la società è formata da individui, ciò che ogni persona impara dalla storia ha la potenzialità di fare un'enorme differenza nella società.

Personalmente provo una grande empatia per lo studente che discute in questa maniera perché esprime chiaramente frustrazione per una società che non apprezza la conoscenza storica. I bilanci di previsione degli istituti di specializzazione e delle università calano incessantemente i fondi per le scienze umane e sociali mentre incrementano quelli per i programmi di ingegneria e tecnologici. L'accademia appare urlare ad alta voce che solamente il presente ed il futuro hanno importanza. Ogni volta che accade un fatto tragico su scala nazionale, uno dei ritornelli più efficaci e frequentemente ripetuti è "vogliamo lasciarcelo alle spalle",  rivelando con ciò la nostra fede collettiva nell'irrilevanza del passato—un posto dove gli eventi oscuri e dolorosi sono seppelliti, per non essere mai riportati alla luce ed esaminati per il loro significato e per la loro validità.

Secondo la mia opinione, confinare la storia in un armadio antiquato privo di importanza non è soltanto intellettualmente insano ma fondamentalmente pericoloso. Un popolo ignaro della sua storia viene ingannato e sfruttato facilmente. Per esempio, i nostri Padri Fondatori scrissero e parlarono abbondantemente del concetto dei diritti inalienabili dell'Illuminismo del diciottesimo secolo. Esso pervade la nostra Dichiarazione di Indipendenza e la nostra Costituzione. Per loro il termine era sinonimo dei diritti umani posseduti da ogni individuo grazie a nulla più che alla sua esistenza. Cioè, una persona possiede dei diritti inalienabili perché respira l'aria e cammina sulla terra. Comunque, attualmente i membri dell'amministrazione Bush, compreso l'ex capo del Dipartimento della Sicurezza Interna Tom Ridge ed il primo presidente della Corte Suprema Antonin Scalia, sostengono che il governo concede ai cittadini i diritti garantiti dalla Costituzione.

In quasi tutte le lezioni di storia che tengo, chiedo agli studenti di spiegare l'origine dei loro diritti come cittadini americani. Solitamente, la maggior parte ritiene che i loro diritti siano "dati" dal loro governo. E' raro che uno studente abbia mai considerato che se il governo può "dare" questi diritti, il governo può anche portarglieli via. Pochi libri di testo tradizionali di storia chiariscono il concetto di diritti inalienabili, il che, secondo la mia opinione, ha contribuito a che diverse generazioni di americani hanno ritenuto che i diritti dei quali godono quotidianamente e prendono per garantiti sono in qualche modo concessi dai capi della loro nazione.

E' importante comprendere che i libri di testo di storia sono dei prodotti dei media corporativi ed i media corporativi, siano essi la CNN, il New York Times o la Bedford St. Martins Publishers, sono molto più interessati a vendere un prodotto che a tormentarsi della loro l'accuratezza. E' per questo che centinaia di migliaia, forse milioni, di americani non acquisiscono più le loro quotidiane notizie da fonti mainstream ma fanno affidamento su fonti alternative su Internet per informarsi degli eventi locali, nazionali ed internazionali.

Inoltre, come spiega Loewen in Lies My Teacher Told Me, i sistemi scolastici pubblici non sono interessati a sollevare polveroni in termini di mettere in discussione l'accuratezza dei libri di testo di storia. Particolarmente in un'epoca di reazioni avverse  all'insegnamento della teoria dell'evoluzione o dell'educazione sessuale, gli educatori sono molto riluttanti ad indagare i libri di testo di storia americana che insegnano, come praticamente fanno tutti quelli tradizionali, che gli Stati Uniti d'America sono la più tollerante, morale, non aggressiva e benevola nazione sulla terra. Dettagli insufficienti, se ve ne sono, vengono presentati riguardo al genocidio dei nativi americani da parte dei colonizzatori europei o al razzismo fanatico che li ha motivati dal momento che misero piede sul continente. Pochi libri di testo analizzano la persecuzione in America dei movimenti sindacali e per la giustizia sociale da parte dei ricchi e dei potenti o l'imperialismo americano che divenne una realtà con la guerra ispano-americana, sviluppandosi fermamente per tutto il ventesimo secolo e che nella fase attuale costituisce il perno fondamentale delle relazioni internazionali.

Analizzare in profondità questi argomenti, che senza dubbio risulta nell'apprendere che la storia degli Stati Uniti racchiude un passato molto oscuro ed anche uno più illuminato, ora viene considerato sleale, antipatriottico e fa guadagnare all'analista l'etichetta di "terrorista" o  di "nemico combattente". In risposta a queste accuse, lo storico dedicato deve sempre domandarsi: Come è accaduto ciò? Come siamo arrivati ad un simile stato di cose nella nostra storia? Come è che siamo sempre più tenuti ignoranti della parte oscura della storia americana e persino scoraggiati dallo studiare affatto la nostra storia?

History Uncensored pone queste domande ed offre loro delle risposte indotte da fatti storici. Presenta ripetutamente degli eventi storici che sono raramente discussi nei libri di testo tradizionali e chiede al lettore di pensare criticamente su di essi. Mi sono data molto da fare per documentare le informazioni in esso presentate di modo che il lettore possa indagare sulle informazioni per avvalorarne l'accuratezza storica ed anche fare ulteriori ricerche se disposto.

Indiscutibilmente ciò che viene presentato è sconvolgente, se non evidentemente preoccupante, e questo è il mio preciso intento. Sono stata e continuerò ad essere accusata di odiare l'America e di mancare di gratitudine per i vantaggi di essere nata in questa nazione. Riguardo questa accusa posso solamente chiedere aiuto alla saggezza del grande scrittore americano Mark Twain che dichiarò che "Dovremmo essere sempre leali al nostro paese, ed al nostro governo quando se lo merita". Come dichiaro decisamente ai miei studenti di storia degli U.S.A., amo ardentemente il mio paese, ma ora sono certa che il mio governo è stato ed è occupato a distruggerlo. Gli americani che rispettano genuinamente l'eredità nazionale non la deificano ciecamente, ma, piuttosto, nelle parole di un altro grande americano, l'ex schiavo Frederick Douglass, si rendono conto che "Dovremmo essere innamorati del nostro paese che rimprovera e non scusa i suoi peccati".

Numerosi ex funzionari del governo USA lo hanno criticato in modo risonante nei cinque anni passati, dei quali non ultima è stata l'ex giudice della Corte Suprema Sandra Day O’Connor, che, nel marzo 2006, ha dichiarato che gli Stati Uniti stanno sempre più diventando una dittatura. Ha indicato gli incessanti attacchi alla magistratura USA da parte della destra del partito repubblicano che la nominò all'alta corte negli anni '80. "Gli statuti e le costituzioni non proteggono l'indipendenza della magistratura—lo fa il popolo", ha sottolineato la O’Connor nel suo severo discorso alla Georgetown University.

Il padre fondatore e secondo presidente degli Stati Uniti John Adams ha scritto che "lo storico non deve avere nessuna patria". Adams voleva dire che dobbiamo essere così impegnati a scoprire la verità che rivela la storia, per quanto dolorosa essa possa essere, che dobbiamo mettere da parte il pregiudizio nazionalistico ed applicare lo scalpello della ricerca storica. Ciò facendo, aiutiamo a sanare, non a danneggiare, la nazione che rispettiamo. Se ci ostiniamo a "avere una patria" quando si studia la storia, tale guarigione non può avvenire.

Forse l'evento storico più rilevante del ventunesimo secolo fin qui è stata la selezione fraudolenta di George W. Bush Jr. come presidente degli Stati Uniti nel 2000. Questo riassunto prende di mira il fatto ed offre prove schiaccianti di truffa e di comportamento criminale nelle elezioni del 2000. Il lettore potrebbe chiedersi perché scelgo di etichettare le elezioni del 2000 più rilevanti degli attacchi dell'11 settembre 2001. La mia risposta è che non considero i due fatti essere non collegati. Il collegamento è spiegato più completamente quasi alla fine del libro, ma il significato di entrambe gli eventi è che, presi assieme, hanno varato un coup d’etat negli Stati Uniti che ha drammaticamente accelerato la traiettoria dell'America verso l'impero, deviando a velocità vertiginosa dall'intento originale dei suoi fondatori, una repubblica democratica il cui scopo era di provvedere alla generale prosperità dei suoi cittadini. Cosa potrebbe essere più disprezzabile?

Per lo storico analitico l'unica risposta appropriata è esaminare diligentemente il processo di decesso della nazione dalla firma della Costituzione USA nel 1787 alla conclusione di quell'esperimento nel novembre del 2000. Iniziando dall'anno 1865, che è precisamente ciò che intende fare History Uncensored.

Metto in evidenza che l'involuzione dalla repubblica all'impero è stato un processo e non un evento. Attraverso la recente storia americana, particolarmente la storia del ventesimo secolo, certi marcatori o "punti di cima" hanno comunicato il fallimento dell'esperimento dei Padri Fondatori. Una data in particolare occupa una posizione particolare per lo studente di storia attento. Questa è il 1947, quando divenne legge il National Security Act creando la Central Intelligence Agency ed il bilancio nero, che liberò l'Agenzia da ogni responsabilità verso il Congresso e verso il popolo americano riguardo le sue attività e le sue spese. Negli anni '80, durante l'amministrazione Reagan, fu permesso di creare bilanci neri ad altre agenzie governative, il che aprì la porta ad una corruzione senza precedenti nel governo federale. Ancora altri marcatori—gli assassini di John F. e Robert Kennedy e di Martin Luther King Jr. E quindi il compimento dell'impero: le elezioni del 2000 e l'11 settembre 2001.

Contendo che se non si capisce che gli Stati Uniti d'America del 2006 sono un impero, non si comprende neppure la loro storia ed il loro futuro. Per analizzare meticolosamente la loro storia, che i libri di testo tradizionali non fanno, si deve mostrare questo impero che prende forma. Infatti, come il corretto collocamento di frammenti sparpagliati di un puzzle, History Uncensored  si sforza di mettere assieme il puzzle e di costruire una "mappa" che non soltanto collega fatti passati e presenti, ma fa in modo che abbiano un significato.

Un obbligo che propongo al lettore prima di iniziare il viaggio attraverso il libro è: Per favore togli gli occhiali di colore rosa. Sii disposto a prendere in considerazione nuove definizioni di lealtà, patriottismo ed orgoglio nazionale. Ciò che qui apprenderai non è piacevole e neppure senza precedenti. La mia intenzione non è di rappresentare gli Stati Uniti unicamente come il male. Neppure desidero ritrarre altri regimi moderni come esclusivamente onorevoli. Indiscutibilmente, Stalin dell'Unione Sovietica ed il presidente Mao della Cina si sono comportati spregevolmente ed hanno ucciso milioni di persone nel nome della causa comunista. Altre nazioni si sono comportate altrettanto male o peggio degli Stati Uniti? Assolutamente. Ma non vivo in quelle nazioni, vivo negli Stati Uniti. Il mio obbligo, in realtà il mio dovere come cittadina americana, secondo la Costituzione, è di dissentire quando vedo violati i suoi principi di libertà. Perché, come scrisse Jefferson, "Il dissenso è la più nobile forma di patriottismo". Più recentemente, una simile massima è divenuta importante tra gli attivisti nella società americana: "Il dissenso protegge la democrazia".

Forse ciò di cui gli americani hanno più bisogno è capire che la loro nazione non è "speciale". Ci è stato insegnato a riempirci la bocca di luoghi comuni come "l'America è il più grande paese del mondo" oppure "la gente in tutto il mondo sacrificherebbe tutto ciò che ha, compresa la vita, per venire qui". Dai giorni dei Puritani che vedevano il Nuovo Mondo come "una città situata su una collina" ovvero "una nuova Gerusalemme" o "una luce verso il mondo", gli americani sono stati inculturati a credere che gli altri paesi abbiano dittature, ma noi no; che altri paesi siano imperialisti, ma noi non lo siamo; che altri paesi abbiano elezioni corrotte ma noi no; che altri paesi torturino e mutilino i prigionieri di guerra o i loro cittadini, ma noi no; che altri paesi compiano esperimenti scientifici letali sui loro cittadini, ma noi no; che altri paesi istighino e conducano guerre per risorse naturali o mercati commerciali all'estero, ma noi non lo facciamo.

Nella mia storia personale, ho degli antenati che hanno combattuto nella Rivoluzione Americana, alcuni che erano dei conduttori della metropolitana ed altri che erano membri del Ku Klux Klan. Potrei eliminare l'esistenza degli ultimi, ma non posso farlo. La storia, come gli individui che la fanno, è straordinariamente complicata. Contiene il buono, il cattivo, l'indifferente e tutto ciò che vi è in mezzo. Contendo appassionatamente che come americani dobbiamo rispettare ciò che nella nostra storia è straordinario, onorevole, lodevole e, si, unico; nondimeno dobbiamo allo stesso tempo essere disposti a comprendere il lungo e tragico percorso lontano da quelle virtù iniziali al fondo degenerato sul quale stiamo ora.

Alcuni lettori indubbiamente etichetteranno questa opera come "teoria della cospirazione"—un'accusa che non prendo più seriamente dato il fatto che cospirazioni avvengono tutti i giorni della nostra vita e che l'accusa di "teoria della cospirazione" viene usata così incessantemente come un tentativo per marginalizzare i dibattiti che mettono in discussione o confrontano la "storia ufficiale". Come piace dire al giornalista investigativo Mike Ruppert, "Non mi occupo di teoria della cospirazione, mi occupo di fatti di cospirazione". Ex investigatore del reparto narcotici del dipartimento di polizia di Los Angeles, Ruppert è divenuto noto a molti come un "poliziotto delle informazioni", un termine che si riferisce alle procedure investigative poliziesche, dove pezzi di prove vengono raccolte e configurate, in modo che quando la configurazione è sufficientemente indicativa di chi potrebbe avere commesso il crimine, le prove vengono presentate ad un procuratore distrettuale o ad una giuria dell'udienza preliminare. Il poliziotto delle informazioni analogamente si riferisce all'informazione. Incoraggio il lettore di History Uncensored a diventare il proprio poliziotto delle informazioni e ad esaminare attentamente i pezzi di prova qui, configurarli o, come diciamo, "collegare i punti" ed a trarre le proprie conclusioni.

Effettivamente, ho incluso selettivamente certi eventi storici e ne ho omesso altri. Ho fatto così perché, come qualsiasi altro storico, ho un'opinione, e, a differenza di alcuni storici, vedo la storia "andare da qualche parte" e dove pare stia andando è per me più che un poco allarmante. Il presente, il passato ed il futuro sono inestricabilmente collegati e, nella mia visione del mondo, si influenzano l'un l'altro continuamente. Credo fermamente che non possiamo comprendere le attuali controversie sul cambiamento del clima globale, la fine dell'era dell'energia degli idrocarburi, i fatti dell'11 settembre 2001, le attuali guerre in Iraq ed in Afghanistan, l'economia globalizzata che sta distruggendo le economie nazionali, compresa la nostra, il draconiano sventramento della Carta dei Diritti della Costituzione degli Stati Uniti, la proliferazione della povertà, delle prigioni e delle persone senza assistenza sanitaria, per menzionare soltanto alcuni rischi nazionali e planetari, se non esaminiamo incisivamente la storia della nostra nazione, in particolare dalla fine della Guerra Civile al momento attuale.

History Uncensored ha l'intenzione di integrare, non di sostituire, qualsiasi libro di testo o lettura richiesti dalle istituzioni nelle quali viene utilizzato. Il lettore può essere sorpreso da ciò che viene omesso in questa opera, ma prego tenere in mente che la mia intenzione non era scrivere un libro di testo di storia che copre tutti gli eventi storici dal 1865 ad oggi, ma inserire eventi che vengono tipicamente esclusi dai libri di testo tradizionali. Per esempio, ho scritto poco dei fatti effettivi della II Guerra Mondiale, ma presento dei dettagli riguardanti l'attacco a Pearl Harbor, il fatto che ha provocato il coinvolgimento dell'America nella guerra ed il ruolo degli Stati Uniti nel mondo in seguito alla guerra e le conseguenze della guerra sul piano nazionale negli USA. Per questo motivo ho scelto di riferirmi all'opera come ad un curriculum riassuntivo.

Se uno è studente in una classe convenzionale di storia USA dal 1865 ad oggi, se è un insegnante di storia, un amante della storia o un attivista, U.S. History Uncensored è una storia affascinante e provocatoria di come l'America sia divenuta la nazione che è oggi, raccontata da una prospettiva che è quasi garantito non trovare nei libri di testo tradizionali di storia. In altre parole, questa è una lezione di storia con la quale il lettore non si addormenterà.

Carolyn Baker, professore incaricato di storia e gerente responsabile della From The Wilderness Publications, conduce il suo sito web a www.carolynbaker.org dove può essere acquistato il libro e dove può essere contattata.

 

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