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Dopo essere stato respinto da diversi grandi editori, nel 2004
John Perkins
ha venduto le sue memorie a una casa editrice piuttosto
piccola chiamata
Berrett Koehler.
Le confessioni
di
un sicario dell'economia—in
parti uguali rivelazioni politiche e romanzo di
James Bond—racconta
del suo ruolo in quello che afferma essere uno sforzo attentamente
orchestrato da parte del governo USA di promuovere gli interessi
commerciali americani all'estero. Nel raccontare di nuovo di Perkins,
tutto dal consiglio economico alle operazioni paramilitari CIA è
servito allo stesso padrone: gli interessi delle aziende USA.
Le confessioni
ha toccato un accordo tra i credenti in
collinette erbose
e
Roswell
ed è diventato un best-seller. (Nel suo sito web la Berret
sostiene
che sono state vendute 850.000 copie, rendendo il libro il
best-seller in assoluto). Il Dipartimento di Stato ha risposto con
"Confessions—or Fantasies—of an Economic Hit Man",
un documento che disputa molte delle pretese di Perkins sul
coinvolgimento del governo.
Ma le teorie del complotto sono dure a morire. La risposta del
Dipartimento di Stato mette le cose in chiaro oppure è soltanto un
insabbiamento? Sebbene la maggior parte del libro di Perkins possa
essere letteratura popolare—probabilmente
non saremo mai in grado di verificare le sue storie di tangenti,
spionaggio e scappatelle sessuali—una
delle sue affermazioni ha appena ricevuto conferma inaspettata da un
gruppo di importanti studiosi. I ricercatori dell'Università di New
York
Daniel Berger,
Bill Easterly,
Shanker Satyanath—assieme
all'economista di Harvard
Nathan Nunn—hanno
analizzato la teoria del "sicario dell'economia" di Perkins—cioè
la teoria che il governo USA abbia utilizzato la CIA per promuovere
all'estero gli interessi delle aziende americane. (Gli economisti
preferiscono il termine "ipotesi dell'influenza politica" a "teoria
del sicario dell'economia".) Basati su informazioni da documenti
declassificati che espongono dettagliatamente le
operazioni clandestine della CIA durante la Guerra Fredda, gli
scienziati trovano che le affermazioni di Perkins sono sostenute dai
numeri: i paesi presi di mira interventi politici della CIA hanno
cominciato ad importare più prodotti USA, un segno dell'imperialismo
economico americano all'opera.
Lo
studio
di
Berger
e dei suoi colleghi è un prodotto del relativamente giovane
dell'economia
forense, che
mira a far luce sugli angoli sfumati del mondo economico che tratta
in molta speculazione ma in pochi fatti verificabili. Gli economisti
forensi hanno applicato le loro tecniche analitiche per esporre
inganni che vanno dallo
scambio di voti di giudici del pattinaggio su
ghiaccio olimpico
all'insider trading
alla ricerca di favori politici da parte di società
in America
ed
intono al mondo.
Tutto questo lavoro è basato sul discernimento che gli accordi
di retrobottega e le transazioni illecite spesso lasciano tracce nei
dati, che i ricercatori creativi possono trovare. Gli autori non
sono mai arrivati ad ascoltare le conversazioni registrate tra
Richard Helms—Direttore
della
Central Intelligence
sotto
Nixon—ed
Augusto Pinochet,
il dittatore cileno che arrivò al potere con un colpo di stato
appoggiato da Nixon. Ma si accorgono di come simili interventi
politici abbiano influito sugli interessi commerciali americani
esaminando i dati del commercio internazionale.
Gli autori mettono assieme una lista degli anni nei quali la
CIA era attiva in ciascuno dei 156 paesi, utilizzando documenti
recentemente declassificati che espongono dettagliatamente le
operazioni clandestine dell'agenzia intorno al globo durante la
Guerra Fredda, quando i servizi segreti americani cercavano di
ostacolare la diffusione dell'influenza sovietica. (Il KGB era
similmente impegnato a contrastare lo spettro dell'imperialismo
capitalista americano). Le attività della CIA andavano da interventi
attivi, come operativi che fanno saltare in aria dighe o che
"neutralizzano" oppositori, al tocco più morbido di distribuire
pamphlet
di propaganda e di fornire finanziamenti o competenza per le
campagne di politici amici degli USA. (Un fatto
sbalorditivo che i ricercatori menzionano di sfuggita—foraggio
in se stesso per
i complottisti—è
che la CIA a qualche punto tra il 1947 ed il 1989
ha operato segretamente in quasi un terzo dei paesi sulla terra).
Hanno abbinato questa storia di interventi della CIA con i dati
sulle importazioni e le esportazioni tra gli Stati Uniti e ciascuno
dei loro partner commerciali durante lo stesso periodo di tempo per
vedere se il commercio sia stato interessato dalle operazioni CIA.
Lo è stato davvero: negli anni durante i quali la CIA è stata attiva
in un paese, gli Stati Uniti hanno goduto di un incremento delle
esportazioni verso quel paese di circa il 13%. In pochi anni ciò
ammonta a molti affari extra per le società USA. Per esempio, gli
autori stimano che l'impegno pluriennale di Helms e del suo
successore per sostenere
Pinochet
possa essersi tradotto per il 1988 in un raddoppio delle
esportazioni verso quel paese, rispetto a quelle che ci
sarebbero state in assenza del coinvolgimento della CIA.
Sfortunatamente per l'economia cilena locale, gli Stati Uniti
non ricambiarono prendendo le merci prodotte in Cile—gli
autori non trovano nessun effetto sulle esportazioni verso gli Stati
Uniti dal Cile o da altre economie prese di mira dalla CIA. Non è
neppure il caso che le importazioni stessero crescendo semplicemente
perché il capitalismo stile USA valesse complessivamente per lo
sviluppo economico: le operazioni CIA non hanno influenzato le
importazioni totali, suggerendo che gli affari degli USA sono venuti
a spese delle importazioni da altri paesi.
Come la CIA ha persuaso questi governi amici a "Comprare
americano"? Un paio di analisi aggiuntive nello studio forniscono
alcune risposte. In primo luogo, i ricercatori trovano che l'aumento
alle importazioni è venuto da operazioni CIA che hanno contribuito
ad installare o a mantenere dittature amiche degli USA—pare
che la volontà del popolo nelle democrazie fosse efficace nel
contrapporsi all'influenza della CIA. Così le esportazioni USA non
hanno beneficiato da interventi "più morbidi" come quelli nel
Giappone post-bellico o i falliti tentativi di cambiamento di
regime, come, per esempio, in Siria. (Ciò potrebbe
spiegare perché le operazioni CIA hanno promosso così spesso
dittature a spese della democrazia, una scoperta che un sottoinsieme
degli stessi autori riporta in uno
studio separato).
Inoltre, gli autori riferiscono che l'incremento prodotto dalla CIA
nelle importazioni dagli USA è maggiore per i paesi con economie
dominate dal governo. Non è che i dittatori stessero rifilando
tostapane o forni a microonde USA al loro popolo. Piuttosto, gli
interessi USA venivano serviti principalmente attraverso
l'esportazione di centrali elettriche, aerei da caccia fabbricati
negli USA ed altri acquisti statali.
Con queste prove in mano,
per il Dipartimento di Stato
sembra più difficile aiutarsi con la difesa della "fantasia",
almeno quando si tratta delle implicazioni economiche della trama di
Perkins. Può fornire una confutazione statistica—dopo
tutto, lo studio è un lavoro che deve ancora essere completamente
esaminato dal processo di valutazione accademica.
Alternativamente, i funzionari governativi potrebbero ammettere il
fatto che l'America ha nel suo armadio scheletri economici che
concordano con quelli politici che sono già stati rivelati grazie al
Freedom of Information Act.
Potrebbe anche suggerire che la politica estera americana del 21°
secolo è su un sentiero più illuminato che nei giorni dello
spionaggio della Guerra Fredda. Possiamo allora aspettare che altri
economisti forensi come
Berger, Easterly, Satyanath
e
Nunn valutino se questo sia davvero il caso.
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