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Spionaggio industriale

Come la CIA ha fatto in modo che il mondo acquistasse americano durante la Guerra Fredda

di Ray Fisman Postato Lunedì 24 maggio 2010

 

 

Dopo essere stato respinto da diversi grandi editori, nel 2004 John Perkins ha venduto le sue memorie a una casa editrice piuttosto piccola chiamata Berrett Koehler. Le confessioni di un sicario dell'economiain parti uguali rivelazioni politiche e romanzo di James Bond—racconta del suo ruolo in quello che afferma essere uno sforzo attentamente orchestrato da parte del governo USA di promuovere gli interessi commerciali americani all'estero. Nel raccontare di nuovo di Perkins, tutto dal consiglio economico alle operazioni paramilitari CIA è servito allo stesso padrone: gli interessi delle aziende USA. Le confessioni ha toccato un accordo tra i credenti in collinette erbose e Roswell ed è diventato un best-seller. (Nel suo sito web la Berret sostiene che sono state vendute 850.000 copie, rendendo il libro il best-seller in assoluto). Il Dipartimento di Stato ha risposto con "Confessions—or Fantasies—of an Economic Hit Man", un documento che disputa molte delle pretese di Perkins sul coinvolgimento del governo.

Ma le teorie del complotto sono dure a morire. La risposta del Dipartimento di Stato mette le cose in chiaro oppure è soltanto un insabbiamento? Sebbene la maggior parte del libro di Perkins possa essere letteratura popolareprobabilmente non saremo mai in grado di verificare le sue storie di tangenti, spionaggio e scappatelle sessualiuna delle sue affermazioni ha appena ricevuto conferma inaspettata da un gruppo di importanti studiosi. I ricercatori dell'Università di New York Daniel Berger, Bill Easterly, Shanker Satyanathassieme all'economista di Harvard Nathan Nunnhanno analizzato la teoria del "sicario dell'economia" di Perkinscioè la teoria che il governo USA abbia utilizzato la CIA per promuovere all'estero gli interessi delle aziende americane. (Gli economisti preferiscono il termine "ipotesi dell'influenza politica" a "teoria del sicario dell'economia".) Basati su informazioni da documenti declassificati che espongono dettagliatamente le operazioni clandestine della CIA durante la Guerra Fredda, gli scienziati trovano che le affermazioni di Perkins sono sostenute dai numeri: i paesi presi di mira interventi politici della CIA hanno cominciato ad importare più prodotti USA, un segno dell'imperialismo economico americano all'opera.

Lo studio di Berger e dei suoi colleghi è un prodotto del relativamente giovane dell'economia forense, che mira a far luce sugli angoli sfumati del mondo economico che tratta in molta speculazione ma in pochi fatti verificabili. Gli economisti forensi hanno applicato le loro tecniche analitiche per esporre inganni che vanno dallo scambio di voti di giudici del pattinaggio su ghiaccio olimpico all'insider trading alla ricerca di favori politici da parte di società in America ed intono al mondo.

Tutto questo lavoro è basato sul discernimento che gli accordi di retrobottega e le transazioni illecite spesso lasciano tracce nei dati, che i ricercatori creativi possono trovare. Gli autori non sono mai arrivati ad ascoltare le conversazioni registrate tra Richard Helms—Direttore della Central Intelligence sotto Nixon—ed Augusto Pinochet, il dittatore cileno che arrivò al potere con un colpo di stato appoggiato da Nixon. Ma si accorgono di come simili interventi politici abbiano influito sugli interessi commerciali americani esaminando i dati del commercio internazionale.

Gli autori mettono assieme una lista degli anni nei quali la CIA era attiva in ciascuno dei 156 paesi, utilizzando documenti recentemente declassificati che espongono dettagliatamente le operazioni clandestine dell'agenzia intorno al globo durante la Guerra Fredda, quando i servizi segreti americani cercavano di ostacolare la diffusione dell'influenza sovietica. (Il KGB era similmente impegnato a contrastare lo spettro dell'imperialismo capitalista americano). Le attività della CIA andavano da interventi attivi, come operativi che fanno saltare in aria dighe o che "neutralizzano" oppositori, al tocco più morbido di distribuire pamphlet di propaganda e di fornire finanziamenti o competenza per le campagne di politici amici degli USA. (Un fatto sbalorditivo che i ricercatori menzionano di sfuggitaforaggio in se stesso per i complottistiè che la CIA  a qualche punto tra il 1947 ed il 1989 ha operato segretamente in quasi un terzo dei paesi sulla terra). Hanno abbinato questa storia di interventi della CIA con i dati sulle importazioni e le esportazioni tra gli Stati Uniti e ciascuno dei loro partner commerciali durante lo stesso periodo di tempo per vedere se il commercio sia stato interessato dalle operazioni CIA. Lo è stato davvero: negli anni durante i quali la CIA è stata attiva in un paese, gli Stati Uniti hanno goduto di un incremento delle esportazioni verso quel paese di circa il 13%. In pochi anni ciò ammonta a molti affari extra per le società USA. Per esempio, gli autori stimano che l'impegno pluriennale di Helms e del suo successore per sostenere Pinochet possa essersi tradotto per il 1988 in un raddoppio delle esportazioni verso quel paese, rispetto a quelle che ci sarebbero state in assenza del coinvolgimento della CIA.

Sfortunatamente per l'economia cilena locale, gli Stati Uniti non ricambiarono prendendo le merci prodotte in Cilegli autori non trovano nessun effetto sulle esportazioni verso gli Stati Uniti dal Cile o da altre economie prese di mira dalla CIA. Non è neppure il caso che le importazioni stessero crescendo semplicemente perché il capitalismo stile USA valesse complessivamente per lo sviluppo economico: le operazioni CIA non hanno influenzato le importazioni totali, suggerendo che gli affari degli USA sono venuti a spese delle importazioni da altri paesi.

Come la CIA ha persuaso questi governi amici a "Comprare americano"? Un paio di analisi aggiuntive nello studio forniscono alcune risposte. In primo luogo, i ricercatori trovano che l'aumento alle importazioni è venuto da operazioni CIA che hanno contribuito ad installare o a mantenere dittature amiche degli USApare che la volontà del popolo nelle democrazie fosse efficace nel contrapporsi all'influenza della CIA. Così le esportazioni USA non hanno beneficiato da interventi "più morbidi" come quelli nel Giappone post-bellico o i falliti tentativi di cambiamento di regime, come, per esempio, in Siria. (Ciò potrebbe spiegare perché le operazioni CIA hanno promosso così spesso dittature a spese della democrazia, una scoperta che un sottoinsieme degli stessi autori riporta in uno studio separato). Inoltre, gli autori riferiscono che l'incremento prodotto dalla CIA nelle importazioni dagli USA è maggiore per i paesi con economie dominate dal governo. Non è che i dittatori stessero rifilando tostapane o forni a microonde USA al loro popolo. Piuttosto, gli interessi USA venivano serviti principalmente attraverso l'esportazione di centrali elettriche, aerei da caccia fabbricati negli USA ed altri acquisti statali.

Con queste prove in mano, per il Dipartimento di Stato sembra più difficile aiutarsi con la difesa della "fantasia", almeno quando si tratta delle implicazioni economiche della trama di Perkins. Può fornire una confutazione statisticadopo tutto, lo studio è un lavoro che deve ancora essere completamente esaminato dal processo di valutazione accademica. Alternativamente, i funzionari governativi potrebbero ammettere il fatto che l'America ha nel suo armadio scheletri economici che concordano con quelli politici che sono già stati rivelati grazie al Freedom of Information Act. Potrebbe anche suggerire che la politica estera americana del 21° secolo è su un sentiero più illuminato che nei giorni dello spionaggio della Guerra Fredda. Possiamo allora aspettare che altri economisti forensi come Berger, Easterly, Satyanath e Nunn valutino se questo sia davvero il caso.

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