La pulizia etnica e l'apartheid di Israele in Palestina

 

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14 agosto 2007

 

Sono appena tornato dal mio ultimo viaggio in Palestina, o almeno quella parte della Palestina alla quale ho ancora accesso come cristiano palestinese. Vedete, a noi palestinesi della zona di Betlemme (il luogo di nascita di Gesù) ora viene negato l'ingresso in oltre il 90% della Palestina e persino nella nostra capitale e maggiore centro economico, Gerusalemme (che è soltanto 7 miglia da Betlemme).

Le colonie israeliane costellano il paesaggio dal Mediterraneo al fiume Giordano su terra rubata al popolo nativo. Sei dei 10 milioni di palestinesi al mondo sono ora gente rifugiata o dislocata ed i palestinesi rimanenti vivono in ghetti che si restringono e si impoveriscono sempre più (modello Bantustan sudafricani dell'era dell'Apartheid).

In tutte le aree che abbiamo visitato la tendenza è la stessa: massimizzare la geografia (sotto controllo israeliano) e minimizzare la demografia (i palestinesi sulla loro terra). Le autorità israeliane hanno sviluppato metodi ingegnosi di pulizia etnica dal più diretto sradicamento praticato nel 1947-49, quando 850.000 palestinesi furono scacciati. I dettagli su come ciò viene fatto differiscono da zona a zona. Alcuni esempi possono illustrarlo.

Il gruppo di colonie di Gush Etzion (Gilo, Har Gilo, Efrata ecc) è riuscito a distruggere l'economia palestinese nella Cisgiordania meridionale (da Gerusalemme a Hebron). I coloni ebrei vivono negli alloggi sovvenzionati costruiti su terra palestinese rubata e guidano fino a Gerusalemme occidentale o Tel Aviv senza nemmeno vedere le vittime o accorgersi della loro condizione. Ma il movimento dei palestinesi è impossibile tra Gerusalemme araba ed i suoi sobborghi come Betlemme ed Alkhader o aree ancora più a sud. Questi ha ucciso l'economia palestinese da entrambe le parti del muro dell'apartheid. La vecchia città araba di Gerusalemme è una città fantasma paragonata a ciò che era appena 20 anni fa. Ed il tasso di disoccupazione a Betlemme è il doppio di quello che vi era negli USA all'apice della Grande Depressione.

La città vecchia di Hebron, vicino alla moschea di Ibrahim (la moschea di Abramo), è deserta. Decine di migliaia di palestinesi del luogo (e migliaia di stranieri) si accalcavano in questo distretto commerciale pieno di attività fino a che pochi coloni israeliani estremisti (che il governo israeliano appoggia e protegge) vi sono proprio andati a vivere letteralmente non invitati. Hanno preso il controllo di interi edifici o, in alcuni casi, soltanto dei piani più alti. Si scatenano rendendo la vita impossibile per i nativi palestinesi. Dalle stanze dei piani più superiori abitano abusivamente, gettano spazzatura sui negozi ed i pedoni di sotto. Sparano ripetutamente ai civili palestinesi e distruggono i negozi.

Quindi all'incirca 400-500 razzisti coloniali (sotto lo sguardo protettivo di più di 5.000 soldati d'occupazione israeliani, molti dei quali dagli insediamenti dei coloni) controllano le vite e distruggono i mezzi di sussistenza di decine di migliaia di nativi palestinesi. E' come se 400-500 membri del KKK fossero mandati nel mezzo di Harlem a New York e fosse loro dato il permesso e la protezione (con 5.000 soldati bianchi) per fare ciò che vogliono della popolazione nera.

In questa stagione di frutta e verdure, gli abitanti dei villaggi tentano ancora di vendere prodotti dei loro terreni che si restringono. Ma ciò porta molto meno denaro che ai vecchi tempi quando avevano più terra ed erano liberi di spostarsi e vendere i loro prodotti in città grandi come Gerusalemme o Jaffa o Nablus (o persino ad altri paesi). Il cancro degli insediamenti di coloni costruiti sulle terre palestinesi cresce più distruttivo, mentre i politici arrivano ad un punto morto con colloqui su una romanzesca "soluzione a due stati" e sulla "sicurezza israeliana [ma non palestinese]". Il piano di Israele era di compiere la pulizia etnica e la colonizzazione e quindi utilizzare qualsiasi resistenza palestinese come giustificazione ("sicurezza") per ulteriori attività di colonizzazione. Ma la colonizzazione di Israele è continuata anche in periodi di relativa calma (cioè i sette anni tra la prima insurrezione in gran parte non violenta e la più recente e più violenta insurrezione).

Tutto ciò viene fatto contro il diritto internazionale e con il pieno sostegno militare, diplomatico ed economico degli USA. Non è neppure nell'interesse di una pace giusta né nei nostri interessi nazionali USA.

Mentre le infrastrutture degli USA vanno in rovina, la lobby israeliana ha convinto il presidente Bush a proporre di dare ad Israele altri 30 miliardi del nostro denaro delle tasse nei prossimi 10 anni. Se il Congresso cede, come ha fatto in passato, le conseguenze per gli interessi USA possono essere solamente infauste tra 300 milioni di arabi e 1,5 miliardi di musulmani (non soltanto per la violenza in aumento ma per l'erosione del potere economico e degli interessi USA intorno al mondo).

I palestinesi e molti israeliani sono incoraggiati dal fatto che la società civile in Europa e Nord America è ora impegnata in altre forme di lotta per la pace con la giustizia, incluso il crescente movimento per il boicottaggio, i disinvestimenti e le sanzioni (BDS) lungo le stesse linee che hanno contribuito a trasformare il Sud Africa dell'Apartheid. Questo sforzo deve ora essere intensificato per il bene di tutti gli abitanti, non soltanto in Asia occidentale ma anche negli USA ed intorno al mondo.

-Mazin B. Qumsiyeh, PhD è l'autore di "Sharing the Land of Canaan: Human Rights and the Israeli/Palestinian Struggle". Ha insegnato nelle facoltà delle università di Duke e Yale.