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Il sionismo è razzismo! Proprio così è stato dichiarato alle Nazioni Unite con le sole opposizioni provenienti dallo stesso Israele e dai suoi più stretti alleati. I seguenti estratti presi da QUESTO saggio specificano molto chiaramente perché il sionismo è razzismo... Credo che il sionismo sia razzismo, perché 53 anni dopo essere banditi dalla loro terra, in disprezzo della quarta Convenzione di Ginevra, delle Risoluzioni ONU 181, 194, 242, 338 e di altre e di altre convenzioni multilaterali ed internazionali sui diritti umani, compresa la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, i diseredati profughi della Palestina continuano a sopportare una spietata punizione dall'entità sionista, più di recente nell'abbattimento con i bulldozer di case improvvisate nel campo profughi di Khan Younis a Gaza. Credo che il sionismo sia razzismo, perché sono un palestinese e, senza riconoscere la componente colonialista nel sionismo, non posso spiegare il suo carattere razzista, un movimento occidentale che sradica i popoli nativi della Palestina, in egual misura i musulmani, i cristiani, gli ebrei, i samaritani, un popolo legato alla sua terra, attraverso secoli di coltivazione di frutteti di arance e pascolo delle pecore, rendendo grazia alle Colline di Dio, storicamente, religiosamente e culturalmente. Credo che il sionismo sia razzismo, perché non si preoccupa di capire o riconoscere i legami dei palestinesi alla loro patria, il loro amore per la loro capitale storica, Gerusalemme, e la condizione che hanno sopportato per 53 anni come profughi dappertutto, in Europa, in Nord America, nei campi di Dheishe, Shatila, Wehdaat ed altri, mai rinunciando alla speranza o alla lotta nell'intenso desiderio di tornare a casa. Credo che il sionismo sia razzismo, perché non ammette la realtà che la comunità ebraica indigena di minoranza in Palestina, che ha lì vissuto per gli ultimi duemila anni, era un popolo indistinguibile dai suoi fratelli palestinesi cristiani e musulmani e che il capo della comunità ebraica del quartiere ebreo di Gerusalemme vecchia, il Rabbino Lamram Blau, prese le parti dei suoi fratelli e sorelle palestinesi che venivano esiliati nel 1948. Credo che il sionismo sia razzismo, perché in tempi moderni la promessa di democrazia liberale e di giustizia è una lama a doppio taglio, predicata dalle potenze occidentali, tuttavia nel caso di Israele, dove i palestinesi sono continuamente espulsi, oggetto di pulizia etnica ed assoggettati e nei casi dove sono assimilati vengono loro garantiti, se lo sono, diritti civili limitati, sono soltanto parole senza convinzione. Credo che il sionismo sia razzismo, perché nella costituzione dello stato razzialmente esclusivo di Israele nel 1948 e cacciando gli indigeni palestinesi dalla terra, i sionisti hanno troncato il rapporto che il popolo aveva con la terra da più di 4.000 anni, ininterrotto, da prima di Abramo. Credo che il sionismo sia razzismo, perché nel fondare Israele i sionisti stavano modificando la storia, seguendo l'idea di superiorità razziale, un'ideologia che li ha autorizzati a discriminare, con tutti i suoi mali associati, le ingiustizie ed il fallimento morale. Credo che il sionismo sia razzismo, perché trascura di distinguere tra il nazionalismo degli americani, basato sull'armonia multiculturale, e l'esclusività razziale, il separatismo, la pulizia etnica e la brutalità del sionismo, posa in chiara violazione dei più fondamentali elementi del diritto internazionale e delle prassi dei diritti umani, come più recentemente evidenziato dai rapporti pubblicati da Amnesty International e Human Rights Watch. Credo che il sionismo sia razzismo, perché nel nostro mondo di identità postmoderne, so che non dobbiamo essere "oppure-o" ma possiamo essere "e e ma" – un sionista ed un colono, un americano ed un cittadino di retaggio polacco ma un soldato dell'esercito israeliano. Credo che il sionismo sia razzismo, perché autoriproduce se stesso come un movimento democratico. Comunque, una democrazia non può, per definizione, essere rappresentativa soltanto di una comunità in un'area binazionale e trireligiosa contigua. Una democrazia non può esistere per un solo popolo e non per un altro. Questo era chiamato Apartheid in Sud Africa ed è ora chiamato sionismo in Palestina. Credo che il sionismo sia razzismo, perché sostiene l'idea di uno stato ebraico indipendente e sovrano in una terra dove non vi è nessuna maggioranza ebraica. Sostiene il principio che tale stato sovrano sia in pace ed armonia con i suoi vicini senza permettere ai profughi palestinesi che abitano entro i suoi confini, che furono cacciati dalle loro case in Palestina dalle milizie sioniste, come è chiaramente documentato da numerose fonti, incluse le memorie dello stesso David-Ben Gurion, di tornare alle loro case, che è un fondamentale diritto umano garantito dall'Articolo 13 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Credo che il sionismo sia razzismo, perché viene presentato dai suoi difensori, da Gil Troy ad Elie Wiesel, come un movimento romantico che ha permesso ai sionisti di rigenerare il deserto e di costruire uno stato-nazione modello. Questo è razzismo nella sua forma più acuta, dal momento che in Palestina non vi era nessun deserto, altro che il Negev nel sud. Questo è semplicemente un mito che è stato diffuso dai razzisti che hanno appoggiato Israele negli ultimi 53 anni ed i dati economici sulle esportazioni agricole in Europa dalla Palestina che datano dai tempi medievali lo rigettano facilmente e la smascherano come una pretesa blasfema. Quanto precede è stato scritto sette anni fa, le cose sono cambiate solamente in peggio. Da allora, è stato costruito il muro dell'apartheid, prevalentemente sulla terra posseduta dai palestinesi. Il seguente saggio esprime i sentimenti della gente dalla 'altra parte' di quel muro....
Il rifiuto
di accettare l'apartheid a Beit Jala
La scorsa
notte finalmente è arrivata la pioggia a
Beit Jala, una
piccola città della
Cisgiordania, un kilometro ad ovest di Betlemme e circa otto
kilometri a sud di Gerusalemme. Le sue attraenti colline sono
coperte da ulivi, vigne ed albicocchi. Nel 1967 Israele ha
confiscato il 22% della terra di Beit Jala. Ora, la costruzione del
muro di separazione di Israele è in piena attività e taglierà un
altro 45% della terra di Beit Jala. Siamo andati a visitare la zona
per renderci conto dell'impatto del muro ed ascoltare le storie dei
contadini che non hanno venduto la loro terra e hanno scelto di
resistere alla sua confisca. La nostra guida ci accompagna alla casa dell' 86enne Yacoub Salim Abu Amsha. Il suo giardino confina con il campo profughi di Aida, che è stato istituito nel 1950. La nostra guida ci spiega che la Strada 60 è costruita sulla terra di Abu Salim, che è circa tre kilometri da dove vive. La Strada 60 è una deviazione stradale per coloni ebrei; ai palestinesi è proibito utilizzarla. La nostra guida ha incontrato Abu Salim alcuni anni fa, quando vide un uomo disperato che camminava nel suo campo mentre i bulldozer israeliani erano nel suo uliveto. Si fermò e parlò con l'anziano uomo. Abu Salim era disperato, perché gli israeliani progettavano di sradicare i suoi alberi, compreso un ulivo molto vecchio che diceva risaliva ai tempi dei romani. Nel 1933 suo nonno indicava quell'ulivo e gli disse di averne cura perché gli ulivi sono una benedizione. Suo nonno era molto attaccato a questo particolare albero ed Abu Salim lo accudì la sua intera vita. Abu Salim aveva detto alla nostra guida "se gli israeliani sradicano il vecchio albero di mio nonno, io morirò".
L'albero venne
sradicato assieme a molti altri, ma con l'assistenza della Campagna
Ulivo è stato ripiantato nel campo a fianco della Strada 60. Altri
sono stati ripiantati nel giardino della casa di
Abu Salim a Beit
Jala. Quando chiedemmo ad Abu Salim se potevamo scrivere della sua
storia ci diede il permesso e disse: "Voglio che mostriate il mio
dolore, sarò grato. Ho dolori come i dolori di Baghdad". Mentre
parlava stese le mani che raccontavano una loro storia di anni di
duro lavoro, dolore ed il rifiuto di accettare la confisca della sua
terra. Assieme alla nostra guida e ad Abu Salim siamo andati per pochi kilometri alla sua terra vicino ad al-Khader, attraverso la quale passano la Strada 60 ed il muro. Parcheggiammo l'auto ed incontrammo alcune persone in strada. Da qui avevamo una veduta dei camion e delle gru che costruivano il muro. Uno degli uomini in strada possiede una casa dalla quale potemmo entrare nella terra di Abu Salim. Scendemmo le scale verso la casa. Strisciammo attraverso il recinto della casa ed iniziammo la discesa alla Strada 60 ed al muro. Era scivolosa e le nostre scarpe non erano adatte alla camminata. Ci aiutammo l'un l'altro ed arrivammo vicini al guard rail della deviazione stradale. Dalla nostra parte della strada il campo era stato spianato come se dovesse essere costruita un'altra strada. Abu Salim ci mostra dove era stato ripiantato l'albero di suo nonno assieme ad altri vecchi alberi. Gli alberi offrono un quadro triste. Dall'altra parte della deviazione stradale si eleva il muro. Un camion Scania con una gru sopra che realizza la sua opera distruttiva. Pochi giorni fa vedemmo un camion Volvo con una gru dare il suo contributo al muro.
Abu Salim conosceva
tutti i segni e le caratteristiche della sua terra, ma la deviazione
stradale ed il muro la hanno distrutta e tagliato fuori parti di
essa dall'altra parte del muro. Mano nella mano con Abu Salim
abbiamo tentato di attraversare la deviazione stradale. Indossando i
suoi abiti caratteristici non è difficile identificare Abu Salim
come palestinese. Molti auto e camino guidati da coloni ebrei
suonano il clacson, come per dire "non hai il diritto di stare qui"!
Come fa un proprietario terriero a non avere il diritto di stare
sulla sua terra? E' Israele che non ha il diritto di costruire la
deviazione stradale ed il muro sulla terra di Abu Salim!
L'uliveto
continua sulla terra di
Abu Salim dall'altra
parte della
deviazione stradale.
Tutte le strade verso la terra di
Abu Salim sono state
chiuse ai palestinesi. Ci siamo rifiutati di accettare che ai
palestinesi non sia permesso di camminare qui ed andammo assieme per
tutto il cammino indietro sulla strada sulla quale ai palestinesi
non viene permesso di andare. Di nuovo in auto continuammo per la
nostra via lungo il progettato percorso del muro. Entro un kilometro
da dove eravamo entrati nella terra di Abu Salim vi è un luogo dove
il muro presto taglierà fuori la strada. Gli ulivi che saranno
sradicati per fare strada al muro sono già contrassegnati con della
vernice bianca. La maggior parte della fertile terra agricola di
Beit Jala finirà dietro il muro. Mentre Bush, Olmert ed Abbas
fingono di essere impegnati in colloqui di pace, Israele continuerà
la distruzione della terra e dei mezzi di sussistenza dei
palestinesi. postato da Desert Peace
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