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L'EX presidente della Costa d'Avorio che si ha rifiutato di
accettare i risultati delle elezioni di novembre e ha continuato a
governare sul paese dell'Africa occidentale è stato arrestato dopo
un assalto militare guidato da forze francesi e ONU.
I media hanno ritratto la cattura di
Laurent Gbagbo
come una vittoria per la democrazia. Ma entrambe le parti sono state
colpevoli di violenza e repressione durante l'intensificazione del
conflitto dal disputato voto. E i governi occidentali non sono
intervenuti dalla parte del rivale di Gbagbo,
Alassane Ouattara,
per veder fatta giustizia, ma per salvaguardare gli interessi
finanziari delle società multinazionali e per assicurare il dominio
continuo della Francia, l'ex dominatore coloniale della Costa
d'Avorio.
Ouattara
prenderà il potere in
Costa d'Avorio--o
Côte d'Ivoire,
come è conosciuta in Francia--debitore verso l'imperialismo e
con poco controllo sui combattenti ivoriani che gli sono stati leali
durante la guerra civile post elezioni e che, secondo quanto si
dice, ora esigono vendetta sui sostenitori di Gbagbo.
A
Come ha scritto in un articolo su
CounterPunch lo scrittore e annunciatore ugandese
Kalundi Serumaga,
"La tragedia finale per la Costa
d'Avorio non è che Gbagbo sia stato scacciato via con la forza delle
armi, ma che qualcun altro lo abbia rimpiazzato con gli stessi
mezzi".
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OUATTARA
HA vinto il ballottaggio elettorale del 28 novembre per la
presidenza per uno stretto margine del 54% secondo i risultati
accettati come ufficiali dall'ONU. Ma Bagbo ha reclamato che la
frode elettorale nella parte settentrionale del paese, dove Quattara
ha la sua base, gli è costata le elezioni. Il Consiglio
Costituzionale del paese--sotto il controllo di un sostenitore di
Gbagbo--ha annullato centinaia di migliaia di voti di Quattara,
sufficienti per dichiarare Gbagbo il vincitore.
Entrambe gli uomini sostengono essere il capo dello stato
ufficiale e hanno istituito governi paralleli--sebbene Quattara
abbia operato da un hotel nella città di
Abidjan
è sia dipendente dalla protezione delle forze di pace dell'ONU
che sono disposte in Costa d'Avorio dalla guerra civile del
paese nel 2002-2003.
Gbagbo ha usato il suo controllo sull'apparato del governo
centrale per reprimere i sostenitori di Quattara, ma entrambe le
parti sono implicate in violenze che quest'anno si sono
intensificate. Infatti, nel peggior singolo massacro della rinnovata
guerra civile--nella città occidentale di
Duékoué,
dove più di 800 persone sono state trovate uccise con armi da fuoco
e con machete alla fine di marzo--i funzionari dell'ONU hanno
incolpato delle uccisioni i seguaci di Quattara e hanno richiesto
che il presidente ritenga responsabili i suoi sostenitori.
Elizabeth Dickenson
di Foreign Policy
ha rilevato
che, mentre i media hanno individuato Gbagbo per le atrocità che
i suoi soldati hanno commesso:
è importante non dimenticare che anche le forze leali a
Quattara stanno combattendo...Quando ero in Liberia all'inizio di
questo mese, gli ufficiali della missione di
peacekeeping là erano inflessibili che i profughi che
fuggivano in quel paese in quel paese [dalla Costa d'Avorio] vi
erano tutte le convinzioni politiche--intendendo che i civili che
sostenevano Gbagbo temevano per la loro vita sotto le forze pro
Quattara, proprio come era vero anche l'opposto.
Nonostante queste circostanze, l'ONU e le sue forze militari di
quasi 10.000
"peacekeepers"
sono intervenute decisamente dalla parte di Quattara seguente alle
elezioni, dove l'Unione Europea e gli USA hanno riconosciuto
ufficialmente la sua amministrazione su quella di Gbagbo. Nel corso
del mese passato, il superiore armamento delle forze ONU--come pure
delle truppe francesi, che hanno avuto una presenza crescente in
Costa d'Avorio dalla fine del dominio coloniale diretto 50 anni
fa--ha cominciato ad avere un'influenza decisiva.
L'11 aprile Gbagbo è stato arrestato nella sua casa di
Abidjan,
la principale città del paese sulla costa dell'oceano meridionale.
Sia funzionari ivoriani che dell'ONU sostengono che i soldati leali
a Quattara hanno eseguito l'arresto, non le truppe francesi, come
hanno inizialmente i media.
Ma, anche se questo fosse vero, le forze francesi e ONU hanno
sgombrato il campo con una serie di assalti militari--ufficialmente
arrivati in risposta all'autorizzazione all'uso della forza del
segretario generale dell'ONU
Ban Ki-moon per fermare "minacce ai civili".
Sottoquesta copertura "umanitaria", gli elicotteri d'attacco
ONU e francesi hanno bersagliato due volte con bombardamenti il
palazzo presidenziale e la residenza di Gbagbo. L'arresto effettivo
dell'ex presidente è stato preceduto da una colonna di più di due
dozzine di veicoli corazzati che avanzavano nella recinzione di
Gbagbo dalla base militare francese in Costa d'Avorio.
Per più di un secolo la Francia ha usato la superiore potenza
di fuoco per determinare chi governerà la Costa d'Avorio. Appena
sette anni fa, come conseguenza della guerra civile, le truppe
francesi hanno attuato un massacro che è costato la vita di almeno
70 ivoriani ed il comandante delle forze francesi nel paese è stato
sospeso dopo avere contribuito all'insabbiamento della possibile
esecuzione di un prigioniero ivoriano.
A molti ivoriani--qualsiasi cosa pensino di Gbagbo--l'arresto
dell'ex presidente sembrerà l'ultimo esempio della lunga portata
dell'impero francese.
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KALUNDI SERUMAGA ha richiamato
l'attenzione su un'altra "risonanza storica" nell'ultimo intervento
occidentale in Africa: "Che i beni economici della regione hanno
sempre detenuto per il mondo maggiore importanza della gente che
effettivamente vive lì".
Con la maggiore economia tra le ex colonie francesi dell'Africa
sub sahariana, la Costa d'Avorio è specialmente ricca di un prodotto
caro ai mercati occidentali: il cacao. Il paese produce più cacao di
qualunque altro, contando per più di un terzo della fornitura
mondiale.
Come ha scritto
Serumaga:
Ciò potrebbe contribuire a spiegare perché, nonostante il fatto
che il popolo sia politicamente spaccato 50-50, le potenze
occidentali siano per una volta determinate a vedere un risultato
elettorale africano, comunque marginale, implementato alla più ampia
portata da qualunque potenza militare possa essere raccolta. Tutto
questo in difesa non soltanto di un'economia, ma di una merce cui
alcuni disgraziati elettori africani si trovano imbrigliati.
L'economia del cacao è responsabile dell'accrescimento delle
tensioni tra nord e sud del paese che erano alla radice della
sanguinosa guerra civile del 2002-03 e che è alla base della
battaglia tra
Ouattara
e
Gbagbo.
Dagli inizi della Costa d'Avorio come paese indipendente nel
1960, la sua economia è stata dipendente da una grande popolazione
di immigrati, particolarmente dai confinanti Mali e Burkina Faso a
nord.
Secondo Matt Swagler
di
SocialistWorker.org,
la popolazione africana "straniera" in Costa d'Avorio era già un
quarto del totale nel 1965 e da allora è cresciuta in proporzione.
Tra la metà ed i due terzi della forza lavoro rurale--vitale per la
produzione del cacao--è formata da immigrati.
Come ha scritto agli inizi di questo anno
Swagler:
La crisi--allora ed ora--è stata spinta primariamente dalla
disoccupazione, una divisione crescente nella ricchezza e la
discriminazione affrontata da molti residenti nel nord che sono, o
sono presunti essere, immigrati da paesi confinanti. Queste
popolazioni "settentrionali" sono la spina dorsale della forza
lavoro ivoriana, che produce vasti profitti per le elite ivoriane e
straniere, mentre è esposta alla maggiore povertà ed instabilità.
Quattara trae molto del suo sostegno da questo settore della
popolazione, che spera lo toglierà da questa condizione di seconda
classe. Venendo dal nord della Costa d'Avorio, lo stesso Quattara è
stato accusato
dai suoi oppositori politici
di essere "non ivoriano".
Questi avversari comprendono Gbagbo, che, dopo un decennio al
potere, stava fronteggiando disillusione e rabbia crescenti mentre
lo scorso anno si avvicinavano le elezioni amministrate dall'ONU.
Ironicamente. l'ex leader sindacale e dell'opposizione ha
conquistato la presidenza 10 anni prima in un'immagine allo specchio
di oggi--l'allora leader militare della Costa d'Avorio
Robert Guéï
cercò di negare la vittoria di Gbagbo e di restare al potere.
Infine, le proteste popolari costrinsero
Guéï
ad abbandonare e Gbagbo entrò in carica.
Ma, come riferisce
Swagler,
"durante il decennio passato, Gbagbo ha abbracciato sia l'affarismo
delle società straniere che la xenofobia incoraggiato dai suoi
predecessori. Nonostante le sue pretese 'anti-imperiali' di oggi,
Gbagbo è
stato piuttosto compiacente con il capitalismo francese". Anche
le società USA hanno esteso la loro portata sotto Gbagbo--non
soltanto quelle dell'agribusiness come
ADM
e
Cargill
che cercavano maggiori investimenti nel cacao e nel caffè, ma
le società petrolifere USA impegnate nell'esplorazione e nella
trivellazione al largo della costa atlantica del paese.
Con Gbagbo che sollevava il capro espiatorio degli "stranieri",
Quattara aveva una forte base tra la classe lavoratrice residente
al nord in modo sproporzionato, specialmente tra quelli con radici
in Mali, Burkina Faso ed in altri paesi.
Ma Quattara non è un ribelle. In precedenza ha servito come
primo ministro per tre anni alla fine del regno di 33 anni del
presidente
Félix
Houphouët-Boigny,
che entrò in carica dopo l'indipendenza e seguì un programma
estremamente pro imprese, in collaborazione con gli ex governanti
coloniali.
Dato che più di 20 anni prima di questo, ed ancora per cinque anni
dopo, Quattara è stato un funzionario di alto grado del Fondo
Monetario Internazionale (FMI). Ha servito all'FMI al culmine dei
suoi devastanti programmi di aggiustamento strutturale nell'Africa
sub sahariana per tagliare i servizi sociali ed abbassare le
barriere commerciali alle importazioni straniere dall'Europa e dagli
USA.
Con dei legami al governo francese che sono caso mai più forti
di quelli di Gbagbo, Quattara è certo di difendere il tipo di
politiche pro imprese e libero scambio che hanno impoverito la Costa
d'Avorio assieme a tutta l'Africa sub sahariana--inclusa la forza
lavoro rurale del nord che lo ha appoggiato.
Ciò aiuta a spiegare perché la Francia e gli USA sono inclinati
verso Quattara anche se Gbagbo si era dimostrato un arrendevole
sostenitore degli interessi economici occidentali. Come
Maurice Fahe,
membro del Partito dei Lavoratori della Costa d'Avorio,
ha raccontato a
Matt Swagler
all'inizio di questo anno:
L'attuale posizione della Francia e degli USA non ha nulla a
che vedere con la democrazia. L'idea è di utilizzare la "democrazia"
per promuovere la persona che pensano sia il più capace di
realizzare condizioni favorevoli per il saccheggio. Il problema con
Gbagbo è che non è stato in grado di risolvere le contraddizioni
interne, di portare l'ordine necessario per il perseguimento del
saccheggio pacifico del paese.
Gbagbo è colpevole di molti crimini come presidente della Costa
d'Avorio, ma Quattara non sarà un maggiore difensore dei poveri e
della classe lavoratrice del paese--e la sua ascesa alla presidenza
grazie all'intervento occidentale non è affatto una vittoria per la
democrazia.
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