Workers Action

a revolutionary socialist organization

 

Perché le recessioni causano guerre e rivoluzioni

Shamus Cooke

 9 maggio 2010

 

Una rapida occhiata intorno al globo mostra un'economia internazionale devastata, guerre ed altre guerre in preparazione e movimenti rivoluzionari in abbondanza tutti fenomeni collegati. No, non sta arrivando l'apocalisse, ma il sistema economico internazionale attualmente utilizzato per comporre l'ordine sociale si sta sbriciolando, tirando tutti giù con esso.

Il sistema capitalista globale è in una forma molto peggiore di quanto la maggior parte della gente si renda conto: ci può volere soltanto che la minuscola economia della Grecia vada in bancarotta per spezzare il dorso di questo cammello ed alla fine il termine "recessione" sarà sorpassato e sarà alla moda "depressione".

Come è accaduto?

Una enorme flessione economica sarebbe avvenuta anni fa se non fosse stato per il mostruoso debito che molti governi hanno creato consumatori, aziende e stato per puntellare il sistema economico, dal momento che il debito era necessario per alimentare il consumo dal quale le aziende dipendevano per l'acquisto dei prodotti. Quando questa bolla del debito globale è scoppiata, è stata accesa l'attuale crisi.

Il debito ha iniziato ad andare insoluto e le banche hanno smesso di prestare, creando la "stretta creditizia". Aziende gigantesche hanno così iniziato a fallire ed i governi, che sono pesantemente "influenzati" da queste aziende, sono andate in una frenesia da salvataggio: miliardi e trilioni di denaro dei contribuenti versato in queste società, mantenendole vive per depredare ancora.

Dopo i salvataggi, ovunque dei politici stupidi dichiaravano "salvo" il sistema capitalista e la crisi finita. Ma all'orizzonte erano già visibili crisi maggiori.

I debiti che i paesi hanno utilizzato per salvare le aziende private erano troppo massicci. Se le valute di questi paesi devono mantenere qualche valore, i debiti devono essere ridotti (per esempio, è ampiamente ritenuto che l'euro sia "finito") La battaglia su come queste riduzioni abbiano luogo può essere correttamente indicata come "guerra di classe" in Grecia sta fermentando una rivoluzione su questa questione, con Portogallo, Spagna ed Italia non molto più indietro.

Dappertutto in Europa e negli USA l'elite corporativa chiede che i giganteschi debiti statali dovuti ai salvataggi ed alle guerre siano ridotti abbassando i salari, sventrando i servizi sociali, tagliando l'istruzione pubblica, la sicurezza sociale, la sanità ecc. I sindacati dei lavoratori ed i gruppi progressisti chiedono che, invece, i ricchi e le grandi società paghino per la crisi che hanno creato attraverso l'imposizione fiscale progressiva, eliminando i paradisi fiscali e, se necessario, la nazionalizzazione. Questa prova di forza sulle risorse della società è guerra di classe. La crisi globale si è sviluppata ad un tale livello che non può essere contrattato nessun compromesso.

Questa dinamica che crea rivoluzione genera anche guerre. Le grandi aziende chiedono che durante una recessione i salari e le indennità vengano ridotti di modo che sia "ripristinata la profittabilità". Questa è l'unica via d'uscita da una recessione globale, dal momento che sotto il capitalismo nulla viene prodotto se non crea un profitto e le recessioni distruggono il profitto. Ma vi sono altri modi per ristabilire i profitti.

Mentre i governi controllati dalle grandi società operano per ripristinare la profittabilità interna attaccando i livelli di vita dei lavoratori, nello stesso modo guardano all'estero per sistemare i loro problemi. Un modo infallibile per incrementare i profitti è di esportare più prodotti oltremare, qualcosa che Obama ha menzionato in dozzine di discorsi. Un modo per assicurare che un paese straniero accetterà/venderà le vostre merci esportate è di minacciarlo o attaccarlo. Un paese occupato, come per esempio l'Iraq, è stato costretto a permettere all'interno a depredarlo una marea di corporations USA a loro piacimento un boom delle esportazioni automatico.

Quando durante una recessione il mercato mondiale si restringe dal momento che i consumatori possono permettersi di acquistare meno merci la spinta a dominare i mercati tramite la guerra aumenta drammaticamente. Questi stessi mercati che si contraggono obbligano le società multinazionali, basate in diversi paesi, a competere follemente per i mercati, le materie prime e la manodopera a basso costo. In simili circostanze la guerra è una proprio logica conseguenza. Il presidente Obama ci ricorda:

"I mercati con la crescita più rapida al mondo sono fuori dei nostri confini. Dobbiamo competere per quei consumatori perché i nostri paesi competono per loro". Avere una gigantesca istituzione militare ad appoggiarle consente alle corporations USA di essere dei "competitori" migliori di altri paese.

La guerra serve anche come preziosa distrazione per un pubblico arrabbiato che chiede posti di lavoro, salari più alti, sanità, istruzione pubblica ben finanziata ed imposte sui ricchi. Meglio incanalare questa rabbia in odio verso un "nemico esterno".

Le questioni di cui sopra saranno le uniche certe a dominare gli eventi più importanti dei prossimi anni. La guerra di classe che esplode come risultato della depressione globale influenzerà la maggioranza della gente in molti paesi, attraverso disoccupazione, salari che si contraggono, la distruzione dei servizi statali o la guerra. Come negli USA la gente che lavora comincia a combattere queste politiche, l'elite corporativa non si fermerà davanti a nulla per implementarle e la tensione sociale in Europa si sposterà negli USA. Più lavoratori arriveranno a comprendere che un sistema economico posseduto da società gigantesche possedute loro stesse da individui molto ricchi è irrazionale e deve essere rimpiazzato.

Shamus Cooke è un operatore dei servizi sociali, sindacalista e giornalista per Workers Action. Può contattarsi a portland@workerscompass.org