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Per comprendere il mondo e per agire al suo interno la gente ha
sempre scelto tra differenti teorie economiche coesistenti. Chi sceglie
quale teoria, consapevolmente o no, modella la storia del mondo. I
disaccordi sulla Brexit sono in parte emersi da modi diversi di
intendere l'economia britannica ed il suo rapporto con l'Europa. Il
sostegno a
Donald Trump
cresce in parte dalle sue teorie economiche diverse da quelle utilizzate
dai sostenitori di
Hillary Clinton o
Bernie Sanders.
La politica globale del secolo scorso è roteata intorno alle teorie
piuttosto diverse della differenza tra capitalismo e socialismo. Le
lotte politiche spesso riflettono teorie economiche opposte e le
strategie politiche spesso comprendono rendere dominante una teoria e
marginalizzare o ridurre al silenzio le altre.
Capire le scelte della teoria economica che oggi stanno di fronte
al mondo capitalista ed alla politica globale, aiuta a vedere come
scelte parallele hanno sagomato le economie pre-capitaliste. Per
esempio, dovunque sia esistito il sistema economico degli schiavi-beni
mobili (da solo o insieme ad altri sistemi), la gente costruiva delle
teorie sul perché esisteva il sistema schiavista, come funzionava ecc.
Lo stesso è vero per tutti gli altri sistemi economici (feudale,
capitalista ecc.). Ogni sistema ha sempre compreso coloro che lo amavano
e lo valutavano favorevolmente e coloro che lo odiavano e lo
contrastavano, come pure le persone posizionate nel mezzo. Le
valutazioni degli individui erano tipicamente coerenti con le loro
spiegazioni. La gente sceglieva tra teorie che esaltavano le virtù del
sistema o che criticavano i suoi difetti ed i suoi errori oppure che si
posizionavano da qualche parte nel mezzo. In breve, la linea tra la
valutazione e la teoria è sempre stata -- e lo è oggi -- confusa e
porosa. Coloro che insistono che le loro valutazioni e teorie non
si adattano l'una con l'altra solitamente offuscano più di tutti quella
linea.
I teorici economici sistemati bene solitamente valutano molto
positivamente il sistema prevalente nella loro società e costruiscono su
di esso delle teorie celebrative. Quei teorici sono i sommi sacerdoti di
ciascun sistema: reali, ecclesiastici, accademici, politici e/o
portavoce dei media, che dipendono dalle particolari istituzioni di
ciascun sistema. Solitamente insistono che la loro teoria è la "verità
divina" o "verificata scientificamente" eppure soddisfano qualche altro
criterio di verità assoluta. Quando questi sommi sacerdoti si degnano
anche di riconoscere delle teorie economiche alternative, abitualmente
le respingono come semplicistiche, inesperte e/o prove di ulteriori
motivi perversi.
I sommi sacerdoti della schiavitù definivano efficacemente il loro
sistema economico come la produzione e distribuzione di beni e servizi
per mezzo della "collaborazione" tra schiavi e padroni. I sommi
sacerdoti credevano di osservare gli schiavi che portavano energia,
muscoli e sforzi fisici nel processo lavorativo, ma che erano "incapaci"
di concepire o di organizzare le complessità della produzione. In queste
funzioni chiave, i sommi sacerdoti osservavano i padroni come persone
"intrinsecamente superiori" che contribuivano
con la "padronanza" che "forniva posti di lavoro" per gli schiavi.
Da queste osservazioni, i sommi sacerdoti concludevano che la
distribuzione della produzione doveva favorire i padroni. Il loro
grandissimo reddito sosteneva quegli stili di vita che riproducevano la
"padronanza" dei padroni: la loro capacità di organizzare e dirigere la
produzione schiavista e la società schiavista in generale. Il contributo
molto minore, "subordinato" degli schiavi alla produzione aveva bisogno
ed era giustificato corrispondentemente a porzioni minori di produzione.
Sia nella schiavitù che nel feudalesimo, generazioni successive di
alti sacerdoti comprendevano quelli che ragionavano nella direzione
contraria.
Di fatto, generazioni di esclusione degli schiavi da quasi tutte le
funzioni progettuali, intuitive, direttoriali e manageriali della
produzione (e persino dall'alfabetismo di base) ha rinforzato le
osservazioni dei sommi sacerdoti. Il fatto dell'esclusione a lungo
termine è stato trascurato a favore della conveniente illazione da
osservazioni che i soli padroni possedevano la padronanza richiesta per
realizzare quelle funzioni. Molti schiavi facevano osservazioni simili e
traevano conclusioni similari, mentre altri mantenevano in silenzio il
loro dissenso o si rivoltavano contro il sistema. I sommi sacerdoti
rinforzavano un sistema che a sua volta rinforzava le loro osservazioni,
la loro teoria economica scelta e la loro valutazione di quel sistema.
Similarmente, nel feudalesimo i signori credevano ed i loro sommi
sacerdoti osservavano ed insegnavano, che i contributi del signore alla
produzione -- signoria -- era enorme, unico ed importante, mentre quello
della massa dei servi era modesto. il sistema feudale distribuiva
ricchezza e povertà ed accesso all'istruzione ed alla cultura di
conseguenza.
Sia nella schiavitù che nel feudalesimo, generazioni successive di
sommi sacerdoti includevano anche quelli che ragionavano nella direzione
opposta. Essi osservavano i coerentemente alti redditi e ricchezze
accumulate da padroni e signori e convenientemente ne deducevano la
maggiore importanza di quelle persone e del contributo produttivo alle
produzioni schiaviste e feudali rispettivamente. Poiché i redditi di
schiavi e servi erano osservati essere così tanto inferiori a quelli di
padroni e signori, i sommi sacerdoti ne desumevano corrispondenti
contributi alla produzione. Ragionando in ciascuna direzione, i sommi
sacerdoti ripetevano incessantemente che contributi produttivi
differenti, intrinseci spiegavano e giustificavano le disuguaglianze
della distribuzione della produzione.
I professori economici mainstream hanno principalmente
replicato i tentativi dei precedenti sommi sacerdoti della schiavitù e
del feudalesimo.
Le rivoluzioni e gli interventi capitalisti che rovesciarono i
sistemi schiavisti e feudali solitamente attaccavano le distribuzioni di
ricchezza e potere disuguali di quei sistemi. Cercavano di "emancipare"
il popolo da quelle disuguaglianze. Degli esempi includono la
proclamazione di fine della schiavitù di Lincoln, lo slogan di
"liberté, egalité,
fraternité" della Rivoluzione Francese e la costante
invocazione della "democrazia" come suo obiettivo, scopo ed impegno più
profondo del capitalismo contemporaneo. Tuttavia, ogni volta che il
capitalismo è arrivato a prevalere, è diventato subito chiaro che
disuguaglianza di reddito, di ricchezza e di potere sono delle
caratteristiche che il capitalismo condivide con lo schiavismo ed il
feudalesimo. Il capitalismo inoltre imita i loro sommi sacerdoti.
I
sommi sacerdoti del capitalismo sono generalmente stati più
secolari dei loro predecessori. Invece di chiese e di religioni, la loro
struttura istituzionale comprende istituti ed università. I
sommi sacerdoti
del capitalismo sono dei più credibili professori, inclusi
specialmente gli "economisti mainstream". Giustificano e razionalizzano
propria le distribuzioni disuguali di ricchezza e di reddito (ed anche
di potere e di accesso alla cultura) del capitalismo. I professori
economici mainstream hanno principalmente replicato gli sforzi dei
precedenti
sommi sacerdoti dello schiavismo e del feudalesimo. Così la
"padronanza" del padrone di schiavi e la "signoria" del signore feudale
ricompaiono come
"imprenditorialità" che gli economisti mainstream credono di
rilevare come contributo alla produzione reso esclusivamente dai
capitalisti. L'esclusione dei lavoratori da quasi tutte le funzioni
progettuali, intuitive, direttoriali e manageriali all'interno della
produzione capitalista (e dall'apprenderle o diventarne accreditati)
continua a favorire tali osservazioni.
I professori usano l'imprenditorialità per spiegare e giustificare
la grande ricchezza ed il grande reddito dei capitalisti in relazione ai
loro datori di lavoro. L'imprenditorialità è "più produttiva"
del semplice lavoro. Col tempo, gli
economisti mainstream ed i giornalisti, i politici ed il pubblico
generale che raggiungono hanno ragionato anche nella direzione
opposta. Vale a dire che deducono l'imprenditorialità e la
sua produttività dalle loro osservazioni delle enormi quote che i
capitalisti prendono dalle produzioni. Inoltre, gli economisti
mainstream riaffermano il collegamento desiderato: il reddito e la
ricchezza dei capitalisti sono determinati dai loro contributi
particolari, unici e superiori alla produzione. Nella teoria economica
mainstream, i capitalisti non stanno proprio fregando i loro dipendenti.
Nella e per la teoria focalizzata sull'eccedenza,
schiavismo, feudalesimo e capitalismo sono profondamente simili in una
divisione sociale fondamentale.
Oppure no? Nella schiavitù, nel feudalesimo e nel capitalismo, i
teorici dissenzienti -- quelli solitamente esclusi dal sommo sacerdozio
-- hanno spesso osservato in maniera molto diversa produzione e
distribuzione. Le particolari teorie economiche che formulano riflettono
delle valutazioni negative di tutti questi sistemi. Una chiave, spesso
punto focale condiviso, formulato più chiaramente ed esplicitamente da
Karl Marx per il capitalismo, è l'idea di un'eccedenza. In
ciascun sistema, sostengono i suoi dissenzienti, la massa dei lavoratori
produce più della produzione totale che è 1.) ritornata loro per il loro
consumo e la loro riproduzione e 2.) utilizzata per
sostituire i mezzi di produzione consumati. La differenza tra la
produzione totale e la somma di 1 più 2 è definita come l'eccedenza.
Persone diverse dai lavoratori, cioè padroni, signori e capitalisti,
prendono questa eccedenza. La prendono come propria.
Leggi particolari, forza dello stato, cultura ed ideologia
(comprese le teorie economiche) servono in ogni sistema per assicurare
questa eccedenza: la sua produzione da parte di una maggioranza e la sua
appropriazione da parte di una minoranza. Per assicurare la riproduzione
dei sistemi capitalisti, è importante non teorizzare i capitalisti come
appropriatori di un'eccedenza prodotta da altri. E' importante piuttosto
teorizzare i capitalisti come contributori di un'imprenditorialità
correttamente ricompensata. Funzionante allo stesso fine è la teoria che
la ricompense dei capitalisti provengono dal loro avere capitale
"contribuito". I critici hanno risposto decisamente che questo capitale
è soltanto l'eccedenza presa dai capitalisti in qualche epoca
precedente. Allo stesso modo i critici possono deridere
l'"imprenditorialità" come un'invenzione in modo sospetto conveniente,
il terzo grande mistero della teoria economica (assieme a "padronanza" e
"signoria") che ha mascherato e giustificato l'appropriazione di
eccedenze delle minoranze dominanti in, rispettivamente: capitalismo,
schiavismo e feudalesimo.
In e per la teoria economica focalizzata sull'eccedenza, schiavitù,
feudalesimo e capitalismo sono profondamente simili in una divisione
sociale fondamentale. Una classe produce l'eccedenza ed un'altra se ne
appropria e la distribuisce (specialmente a se stessa).
Mentre il capitalismo globale genera sempre maggiori
disuguaglianze, instabilità e problemi, esso ed i suoi sommi sacerdoti
affrontano crescente opposizione
Dunque, cos'è "realmente" il capitalismo? Ogni risposta a questa
domanda dipende dalla/ teoria/e che informano l'individuo o il gruppo
che risponde. I sommi sacerdoti ed i dissenzienti osservano e teorizzano
in maniere differenti che riflettono le loro posizioni, esperienze e
valutazioni molto differenti di ciascun sistema. Non vi è nessuna
singola risposta alla domanda di cosa sia ogni sistema; non vi è mai
stata soltanto una risposta.
Tutti i sistemi elaborano molteplici, configgenti teorie che
emergono dalle contraddizioni e dagli effetti di ciascun sistema. Quando
i
sommi sacerdoti di ogni sistema economico presentano la loro scelta
teoria come una verità assoluta, è soltanto un altro tentativo per
ridurre al silenzio i sostenitori di teorie alternative. Tali tentativi
sollevano giustamente severe domande e profondi sospetti sulla verità
che pretendono di servire.
Oggi, in grandi parti del mondo, i
sommi sacerdoti della teoria economica del capitalismo operano
sistematicamente per escludere i teorici alternativi da posizioni o
influenza nell'accademia, nei mass media e nella politica. L'adesione di
facciata a valori astratti di aperto dibattito tra prospettive
alternative, ad un libero mercato delle idee ecc., viene ingannata
dalla marginalizzazione sociale delle teorie dell'eccedenza e dei
teorici dell'eccedenza. I sommi sacerdoti riducono al silenzio i teorici
alternativi come parte del loro tradizionale servizio al sistema
economico dominante.
Mentre i capitalismo globale genera sempre maggiori disuguaglianze,
instabilità e problemi, esso ed i suoi sommi sacerdoti affrontano
crescente opposizione e sospetto aumentando insieme l'interesse e le
richieste di teorie economiche critiche del capitalismo. A perseguitare
i
sommi sacerdoti del capitalismo è il fato della storia alla fine
imposta alla schiavitù, al feudalesimo ed ai loro
sommi sacerdoti.
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