Professor of Economics, Author,

Radio Host, Speaker

 

RICHARD D. WOLFF

 

 

I teorici economici: i sommi sacerdoti del capitalismo

postato da Richard Wolff
4
luglio 2016

Questo articolo è stato originariamente pubblicato a Truth-out.org.

 

Per comprendere il mondo e per agire al suo interno la gente ha sempre scelto tra differenti teorie economiche coesistenti. Chi sceglie quale teoria, consapevolmente o no, modella la storia del mondo. I disaccordi sulla Brexit sono in parte emersi da modi diversi di intendere l'economia britannica ed il suo rapporto con l'Europa. Il sostegno a Donald Trump cresce in parte dalle sue teorie economiche diverse da quelle utilizzate dai sostenitori di Hillary Clinton o Bernie Sanders. La politica globale del secolo scorso è roteata intorno alle teorie piuttosto diverse della differenza tra capitalismo e socialismo. Le lotte politiche spesso riflettono teorie economiche opposte e le strategie politiche spesso comprendono rendere dominante una teoria e marginalizzare o ridurre al silenzio le altre.

Capire le scelte della teoria economica che oggi stanno di fronte al mondo capitalista ed alla politica globale, aiuta a vedere come scelte parallele hanno sagomato le economie pre-capitaliste. Per esempio, dovunque sia esistito il sistema economico degli schiavi-beni mobili (da solo o insieme ad altri sistemi), la gente costruiva delle teorie sul perché esisteva il sistema schiavista, come funzionava ecc. Lo stesso è vero per tutti gli altri sistemi economici (feudale, capitalista ecc.). Ogni sistema ha sempre compreso coloro che lo amavano e lo valutavano favorevolmente e coloro che lo odiavano e lo contrastavano, come pure le persone posizionate nel mezzo. Le valutazioni degli individui erano tipicamente coerenti con le loro spiegazioni. La gente sceglieva tra teorie che esaltavano le virtù del sistema o che criticavano i suoi difetti ed i suoi errori oppure che si posizionavano da qualche parte nel mezzo. In breve, la linea tra la valutazione e la teoria è sempre stata -- e lo è oggi -- confusa e porosa.  Coloro che insistono che le loro valutazioni e teorie non si adattano l'una con l'altra solitamente offuscano più di tutti quella linea.

I teorici economici sistemati bene solitamente valutano molto positivamente il sistema prevalente nella loro società e costruiscono su di esso delle teorie celebrative. Quei teorici sono i sommi sacerdoti di ciascun sistema: reali, ecclesiastici, accademici, politici e/o portavoce dei media, che dipendono dalle particolari istituzioni di ciascun sistema. Solitamente insistono che la loro teoria è la "verità divina" o "verificata scientificamente" eppure soddisfano qualche altro criterio di verità assoluta. Quando questi sommi sacerdoti si degnano anche di riconoscere delle teorie economiche alternative, abitualmente le respingono come semplicistiche, inesperte e/o prove di ulteriori motivi perversi.

I sommi sacerdoti della schiavitù definivano efficacemente il loro sistema economico come la produzione e distribuzione di beni e servizi per mezzo della "collaborazione" tra schiavi e padroni. I sommi sacerdoti credevano di osservare gli schiavi che portavano energia, muscoli e sforzi fisici nel processo lavorativo, ma che erano "incapaci" di concepire o di organizzare le complessità della produzione. In queste funzioni chiave, i sommi sacerdoti osservavano i padroni come persone "intrinsecamente superiori" che contribuivano con la "padronanza" che "forniva posti di lavoro" per gli schiavi. Da queste osservazioni, i sommi sacerdoti concludevano che la distribuzione della produzione doveva favorire i padroni. Il loro grandissimo reddito sosteneva quegli stili di vita che riproducevano la "padronanza" dei padroni: la loro capacità di organizzare e dirigere la produzione schiavista e la società schiavista in generale. Il contributo molto minore, "subordinato" degli schiavi alla produzione aveva bisogno ed era giustificato corrispondentemente a porzioni minori di produzione.

Sia nella schiavitù che nel feudalesimo, generazioni successive di alti sacerdoti comprendevano quelli che ragionavano nella direzione contraria.

Di fatto, generazioni di esclusione degli schiavi da quasi tutte le funzioni progettuali, intuitive, direttoriali e manageriali della produzione (e persino dall'alfabetismo di base) ha rinforzato le osservazioni dei sommi sacerdoti. Il fatto dell'esclusione a lungo termine è stato trascurato a favore della conveniente illazione da osservazioni che i soli padroni possedevano la padronanza richiesta per realizzare quelle funzioni. Molti schiavi facevano osservazioni simili e traevano conclusioni similari, mentre altri mantenevano in silenzio il loro dissenso o si rivoltavano contro il sistema. I sommi sacerdoti rinforzavano un sistema che a sua volta rinforzava le loro osservazioni, la loro teoria economica scelta e la loro valutazione di quel sistema.

Similarmente, nel feudalesimo i signori credevano ed i loro sommi sacerdoti osservavano ed insegnavano, che i contributi del signore alla produzione -- signoria -- era enorme, unico ed importante, mentre quello della massa dei servi era modesto. il sistema feudale distribuiva ricchezza e povertà ed accesso all'istruzione ed alla cultura di conseguenza.

Sia nella schiavitù che nel feudalesimo, generazioni successive di sommi sacerdoti includevano anche quelli che ragionavano nella direzione opposta. Essi osservavano i coerentemente alti redditi e ricchezze accumulate da padroni e signori e convenientemente ne deducevano la maggiore importanza di quelle persone e del contributo produttivo alle produzioni schiaviste e feudali rispettivamente. Poiché i redditi di schiavi e servi erano osservati essere così tanto inferiori a quelli di padroni e signori, i sommi sacerdoti ne desumevano corrispondenti contributi alla produzione. Ragionando in ciascuna direzione, i sommi sacerdoti ripetevano incessantemente che contributi produttivi differenti, intrinseci spiegavano e giustificavano le disuguaglianze della distribuzione della produzione.

I professori economici mainstream hanno principalmente replicato i tentativi dei precedenti sommi sacerdoti della schiavitù e del feudalesimo.

Le rivoluzioni e gli interventi capitalisti che rovesciarono i sistemi schiavisti e feudali solitamente attaccavano le distribuzioni di ricchezza e potere disuguali di quei sistemi. Cercavano di "emancipare" il popolo da quelle disuguaglianze. Degli esempi includono la proclamazione di fine della schiavitù di Lincoln, lo slogan di  "liberté, egalité, fraternité" della Rivoluzione Francese e la costante invocazione della "democrazia" come suo obiettivo, scopo ed impegno più profondo del capitalismo contemporaneo. Tuttavia, ogni volta che il capitalismo è arrivato a prevalere, è diventato subito chiaro che disuguaglianza di reddito, di ricchezza e di potere sono delle caratteristiche che il capitalismo condivide con lo schiavismo ed il feudalesimo. Il capitalismo inoltre imita i loro sommi sacerdoti.

I sommi sacerdoti del capitalismo sono generalmente stati più secolari dei loro predecessori. Invece di chiese e di religioni, la loro struttura istituzionale comprende istituti ed università. I sommi sacerdoti del capitalismo sono dei più credibili professori, inclusi specialmente gli "economisti mainstream". Giustificano e razionalizzano propria le distribuzioni disuguali di ricchezza e di reddito (ed anche di potere e di accesso alla cultura) del capitalismo. I professori economici mainstream hanno principalmente replicato gli sforzi dei precedenti sommi sacerdoti dello schiavismo e del feudalesimo. Così la "padronanza" del padrone di schiavi e la "signoria" del signore feudale ricompaiono come "imprenditorialità" che gli economisti mainstream credono di rilevare come contributo alla produzione reso esclusivamente dai capitalisti. L'esclusione dei lavoratori da quasi tutte le funzioni progettuali, intuitive, direttoriali e manageriali all'interno della produzione capitalista (e dall'apprenderle o diventarne accreditati) continua a favorire tali osservazioni.

I professori usano l'imprenditorialità per spiegare e giustificare la grande ricchezza ed il grande reddito dei capitalisti in relazione ai loro datori di lavoro. L'imprenditorialità è "più produttiva" del semplice lavoro. Col tempo, gli economisti mainstream ed i giornalisti, i politici ed il pubblico generale che raggiungono hanno ragionato anche nella direzione opposta. Vale a dire che deducono l'imprenditorialità e la sua produttività dalle loro osservazioni delle enormi quote che i capitalisti prendono dalle produzioni. Inoltre, gli economisti mainstream riaffermano il collegamento desiderato: il reddito e la ricchezza dei capitalisti sono determinati dai loro contributi particolari, unici e superiori alla produzione. Nella teoria economica mainstream, i capitalisti non stanno proprio fregando i loro dipendenti.

Nella e per la teoria focalizzata sull'eccedenza, schiavismo, feudalesimo e capitalismo sono profondamente simili in una divisione sociale fondamentale.

Oppure no? Nella schiavitù, nel feudalesimo e nel capitalismo, i teorici dissenzienti -- quelli solitamente esclusi dal sommo sacerdozio -- hanno spesso osservato in maniera molto diversa produzione e distribuzione. Le particolari teorie economiche che formulano riflettono delle valutazioni negative di tutti questi sistemi. Una chiave, spesso punto focale condiviso, formulato più chiaramente ed esplicitamente da Karl Marx per il capitalismo, è l'idea di un'eccedenza. In ciascun sistema, sostengono i suoi dissenzienti, la massa dei lavoratori produce più della produzione totale che è 1.) ritornata loro per il loro consumo e la loro riproduzione e 2.) utilizzata per sostituire i mezzi di produzione consumati. La differenza tra la produzione totale e la somma di 1 più 2 è definita come l'eccedenza. Persone diverse dai lavoratori, cioè padroni, signori e capitalisti, prendono questa eccedenza. La prendono come propria.

Leggi particolari, forza dello stato, cultura ed ideologia (comprese le teorie economiche) servono in ogni sistema per assicurare questa eccedenza: la sua produzione da parte di una maggioranza e la sua appropriazione da parte di una minoranza. Per assicurare la riproduzione dei sistemi capitalisti, è importante non teorizzare i capitalisti come appropriatori di un'eccedenza prodotta da altri. E' importante piuttosto teorizzare i capitalisti come contributori di un'imprenditorialità correttamente ricompensata. Funzionante allo stesso fine è la teoria che la ricompense dei capitalisti provengono dal loro avere capitale "contribuito". I critici hanno risposto decisamente che questo capitale è soltanto l'eccedenza presa dai capitalisti in qualche epoca precedente. Allo stesso modo i critici possono deridere l'"imprenditorialità" come un'invenzione in modo sospetto conveniente, il terzo grande mistero della teoria economica (assieme a "padronanza" e "signoria") che ha mascherato e giustificato l'appropriazione di eccedenze delle minoranze dominanti in, rispettivamente: capitalismo, schiavismo e feudalesimo.

In e per la teoria economica focalizzata sull'eccedenza, schiavitù, feudalesimo e capitalismo sono profondamente simili in una divisione sociale fondamentale. Una classe produce l'eccedenza ed un'altra se ne appropria e la distribuisce (specialmente a se stessa).

Mentre il capitalismo globale genera sempre maggiori disuguaglianze, instabilità e problemi, esso ed i suoi sommi sacerdoti affrontano crescente opposizione

Dunque, cos'è "realmente" il capitalismo? Ogni risposta a questa domanda dipende dalla/ teoria/e che informano l'individuo o il gruppo che risponde. I sommi sacerdoti ed i dissenzienti osservano e teorizzano in maniere differenti che riflettono le loro posizioni, esperienze e valutazioni  molto differenti di ciascun sistema. Non vi è nessuna singola risposta alla domanda di cosa sia ogni sistema; non vi è mai stata soltanto una risposta.

Tutti i sistemi elaborano molteplici, configgenti teorie che emergono dalle contraddizioni e dagli effetti di ciascun sistema. Quando i sommi sacerdoti di ogni sistema economico presentano la loro scelta teoria come una verità assoluta, è soltanto un altro tentativo per ridurre al silenzio i sostenitori di teorie alternative. Tali tentativi sollevano giustamente severe domande e profondi sospetti sulla verità che pretendono di servire.

Oggi, in grandi parti del mondo, i sommi sacerdoti della teoria economica del capitalismo operano sistematicamente per escludere i teorici alternativi da posizioni o influenza nell'accademia, nei mass media e nella politica. L'adesione di facciata a valori astratti di aperto dibattito tra prospettive alternative, ad un libero mercato delle idee ecc.,  viene ingannata dalla marginalizzazione sociale delle teorie dell'eccedenza e dei teorici dell'eccedenza. I sommi sacerdoti riducono al silenzio i teorici alternativi come parte del loro tradizionale servizio al sistema economico dominante.

Mentre i capitalismo globale genera sempre maggiori disuguaglianze, instabilità e problemi, esso ed i suoi sommi sacerdoti affrontano crescente opposizione e sospetto aumentando insieme l'interesse e le richieste di teorie economiche critiche del capitalismo. A perseguitare i sommi sacerdoti del capitalismo è il fato della storia alla fine imposta alla schiavitù, al feudalesimo ed ai loro sommi sacerdoti.

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