Hacks And Spooks

Incontri ravvicinati di uno strano tipo

di Richard Keeble

3 marzo 2006

 

 

Quanti giornalisti sono in realtà degli agenti dei servizi segreti oppure lavorano per agenti dei servizi segreti? Possiamo pensare a molti probabili candidati, e non soltanto nei media di destra

 

Una affollata conferenza (domenica 26 febbraio) Nottingham University organizzata dal Movimento Pacifista Studentesco cittadino. E ne risulta un grande evento! Molti oratori eccellenti, compreso lo scrittore ed attivista pacifista Milan Rai, il deputato Alan Simpson, il Dr Meryl Aldridge della Nottingham University ed un rappresentante di Notts Indymedia. E vi sono molte discussioni eccellenti, vivaci e costruttive.

Nel mio discorso metto a fuoco i collegamenti tra i giornalisti ed i servizi segreti:

Mentre potrebbe essere difficile identificare precisamente l'influenza degli 'spettri' (sulla stampa variamente rappresentati come fonti di "intelligence", "servizi di sicurezza", “Whitehall'' o “Home Office'') sulla politica e sui media ufficiali, da prove circoscritte pare essere enorme.

Come commentò Roy Greenslade, specialista dei media al Telegraph (precedentemente al Guardian): "La maggior parte dei quotidiani tabloid, o persino dei quotidiani in generale, sono giocattoli del MI5". Bloch e Fitzgerald, nella loro investigazione sulla guerra clandestina nel Regno Unito, riferiscono che il direttore di "uno dei più eminenti giornali della Gran Bretagna" ritiene che più della metà dei suoi corrispondenti esteri siano nel libro paga del MI6. E nel 1991 Richard Norton-Taylor rivelò sul Guardian che tra 500 illustri britannici pagati dalla CIA e dalla ora defunta Bank of Commerce and Credit International erano inclusi 90 giornalisti.

Nella loro analisi dello stato occulto contemporaneo, Dorril e Ramsay hanno assegnato ai media un ruolo cruciale. Il cuore dello stato occulto che hanno identificato come i servizi di sicurezza, l'ufficio di gabinetto e gli alti gradi dei ministeri dell'interno e del Commonwealth, le forze armate ed il ministero della difesa, l'industria dell'energia nucleare ed i suoi ministeri satelliti assieme ad una rete di importanti funzionari pubblici. Come "satelliti" dello stato segreto, la loro lista comprende "agenti di influenza nei media, che vanno da agenti effettivi dei servizi di sicurezza, condotte per indiscrezioni ufficiali a giornalisti importanti che soltanto desiderano ardentemente una lode ufficiale e, forse, un cavalierato alla fine della loro carriera".

PHILLIP KNIGHTLEY, AUTORE DI UNA SEMINALE STORIA DEI SERVIZI SEGRETI, HA SOSTENUTO PERSINO CHE IN OGNI QUOTIDIANO DI FLEET STREET LAVORA ALMENO UN AGENTE DELL'INTELLIGENCE.

Una breve storia

Risalendo al 1945, niente meno che George Orwell divenne un corrispondente di guerra per l'Observer, probabilmente come copertura per un lavoro di intelligence. Significativamente, la maggior parte delle persone che incontrò a Parigi durante il suo incarico, Freddie Ayer, Malcolm Muggeridge, Ernest Hemingway, lavoravano per i servizi segreti oppure avevano con gli stessi stretti collegamenti. Stephen Dorril, nella sua seminale storia del MI6, riferisce che Orwell andò ad un incontro a Parigi con i combattenti della resistenza per conto di David Astor, il suo direttore all'Observer e capo dell'unità dei servizi segreti che faceva da collegamento con la resistenza francese.

La pubblicazione nel 1995 di documenti del Public Record Office su alcune delle operazioni dell'unità di propaganda finanziata dal MI6, il Dipartimento di Ricerca informazioni del Foreign Office, gettò luce sul suo gruppo segreto, al quale collaborò persino Orwell inviando loro una lista di "criptocomunisti". Istituito dal governo laburista nel 1948, "gestiva" dozzine di giornalisti di Fleet Street ed un vasto dispiegamento di nuove agenzie da una parte all'altra del globo fino a che venne chiuso nel 1977 dal ministro degli esteri David Owen.

Secondo John Pilger, l'IRD ebbe talmente successo durante le lotte anticoloniali in Kenya, Malesia e Cipro che il giornalismo che forniva la documentazione di quegli episodi era un cocktail di distorsioni e falsità nel quale i veri scopi e spesso il feroce comportamento delle agenzie di intelligence britanniche veniva nascosto. Ed il romanziere di spionaggio John le Carré, che tra il 1960 ed il 1964 lavorò per il MI6, fece la imbarazzante dichiarazione che allora il servizio segreto britannico controllava gran parte della stampa, proprio come è possibile che faccia oggi

Nel 1975, in seguito alle udienze del Senato USA sulla CIA, i rapporti della Commissione Church del Senato e della Commissione Pike della Camera dei Rappresentanti evidenziarono l'estensione del reclutamento da parte dell'agenzia di giornalisti sia britannici che USA. E delle fonti rivelarono che metà del personale esteri di un quotidiano britannico era nel libro paga del MI6.  David Leigh, in 'The Wilson Plot', il suo seminale studio sul modo nel quale il servizio segreto attraverso i media ufficiali hanno calunniato e destabilizzato il governo di Harold Wilson prima delle sue improvvise dimissioni nel 1976, cita un ufficiale del MI5: "Abbiamo qualcuno in tutti gli uffici di Fleet Street''.

IL RE DELLA FUGA DI NOTIZIE

E l'informatore più famoso di tutti, Peter (Spycatcher) Wright, rivelò che il MI5 aveva agenti nei quotidiani e nelle società editoriali il cui ruolo principale era avvertire di ogni imminente "pubblicazione imbarazzante". Wright svelò pure che il magnate del Daily Mirror, Cecil King, "era da lungo tempo un nostro agente" che "rese chiaro che avrebbe pubblicato qualunque cosa che il MI5 potesse volere far trapelare nella sua direzione". Dettagli selettivi su Wilson e la sua segretaria, Marcia Falkender, vennero fatti trapelare dai servizi segreti a ben disposti giornalisti di Fleet Street. Wright commenta: "Nessuna meraviglia che più tardi Wilson abbia affermato di essere stato vittima di un complotto". King nel 1968 era anche strettamente coinvolto in un piano per spodestare il primo ministro Harold Wilson e rimpiazzarlo con una coalizione guidata da Lord Mountbatten

Anche Hugh Cudlipp, direttore editoriale del Mirror dal 1952 al 1974, era strettamente collegato all'intelligence, secondo Chris Horrie nella sua storia del quotidiano di recente pubblicata. David Walker, il corrispondente esteri del Mirror negli anni '50, venne indicato come un agente del MI6 in seguito ad uno scandalo dei servizi di sicurezza mentre un altro giornalista del Mirror, Stanley Bonnet, ammise di avere lavorato per il MI5 negli anni '80 investigando sulla Campagna per il disarmo nucleare.

MAXWELL ED IL MOSSAD

Secondo Stephen Dorril, la raccolta di informazioni durante lo sciopero dei minatori del 1984-85 è stata favorita dal fatto che durante gli anni '70 la F Branch del MI5 aveva compiuto uno sforzo particolare per reclutare corrispondenti dell'industria, con grande successo. Nel 1991, appena prima della sua misteriosa morte, il proprietario del Mirror Robert Maxwell fu accusato dal giornalista investigativo USA Seymour Hersh di agire per conto del Mossad, il servizio segreto israeliano, sebbene Dorril lasci intendere che ugualmente forti erano i suoi collegamenti con il MI6.

In seguito alle dimissioni di Richard Gott dal Guardian, nel dicembre 1994 il suo direttore letterario, come conseguenza delle accuse che era un agente pagato del KGB, il ruolo dei giornalisti come spie arrivò improvvisamente sotto il riflettore dei media e molte delle fughe di notizie erano seducenti. Per esempio, secondo l'editoriale del The Times del 16 dicembre 1994 "Durante la Guerra Fredda Molti giornalisti britannici beneficiarono della generosità della CIA o del MI6".

I  profondi collegamenti tra giornalisti e servizi segreti furono evidenziati nell'autobiografia dell'eminente commentatore del notiziario Sandy Gall. Egli riferisce senza nessun rammarico come, dopo il ritorno da uno dei suoi incarichi di reporter in Afghanistan, gli fu chiesto di pranzare assieme dal capo del MI6. "E' stato molto informale, il cuoco era via e così mangiammo carne fredda ed insalata con vino in quantità. Voleva ascoltare quello che avevo da dire sulla guerra in Afghanistan. Ne fui lusingato, naturalmente, ed ansioso di trasmettere quello che potevo in termini di conoscenza di prima mano".

E nel gennaio del 2001, l'ufficiale rinnegato del MI6 Richard Tomlinson, affermò che Dominic Lawson, direttore del Sunday Telegraph e figlio dell'ex cancelliere tory Nigel Lawson, procurò la copertura giornalistica per un ufficiale del MI6 in una missione nel Baltico per trattare ed interrogare un giovane diplomatico russo che spiava per la Gran Bretagna. Lawson negò vigorosamente le asserzioni.

Analogamente, nella cronaca dell'Irlanda del Nord, vi sono state antiche preoccupazioni sulla disinformazione dei servizi di sicurezza. Susan McKay, redattore per il Nord del Sunday Tribune di Dublino, ha criticato l'avventato giornalismo con materiale degli "sfuggenti servizi di sicurezza". Nel gennaio del 2003 ad una conferenza a Belfast organizzata dell'Unione Nazionale dei Giornalisti e dalla Commissione Diritti Umani dell'Irlanda del Nord ha detto che "Dobbiamo essere sospettosi quando delle persone sono così pronte a fornire informazioni e che, di fatto, non veniamo usati". (http://www.nuj.org.uk/inner.php?docid=635 )

IL CRESCENTE POTERE DELLO STATO OCCULTO

Quindi, solamente da queste prove è chiaro che vi è stata una lunga storia di collegamenti tra scribacchini e spettri sia nel Regno Unito che negli USA. Ma, mentre lo stato occulto cresce di potere, attraverso mezzi imponenti, attraverso una grande quantità di leggi, come l'Official Secrets Act, la legislazione antiterrorismo, il Regulation of Investigatory Powers Act e così via, e mentre l'intelligence si sposta nel cuore della cricca al potere di Blair così questi collegamenti sono persino più significativi.

Dall'11 settembre tutta Fleet Street è stata inondata di allarmi di minacce terroriste da parte di fonti anonime dell'intelligence. Secondo l'ex ministro laburista Michael Meacher molta di questa disinformazione è stata sparsa per mezzo di giornalisti d'accordo con la cellula Rockingham all'interno del ministero della difesa. Una attività parallela, per mezzo dell'ufficio Piani Speciali, fu messa in piedi da Donald Rumsfeld negli USA. Quindi, vi sono stati costanti tentativi di spaventare la gente e giustificare ancora maggiori poteri per l'apparato della sicurezza nazionale.

Analogamente, la disinformazione sulle armi di distruzione di massa dell'Iraq venne diffusa da elusive fonti dell'intelligence attraverso ingenui giornalisti. Quindi, per fare soltanto un esempio, Michael Evans, il corrispondente della difesa del The Times, il 29 novembre 2002 riferiva che "Saddam Hussein ha ordinato a cento dei suoi ufficiali di nascondere nelle loro case i componenti delle armi di distruzione di massa per eludere gli occhi indiscreti degli ispettori delle Nazioni Unite". Si disse che la fonte di queste "rivelazioni" erano "informazioni raccolte all'interno dell'Iraq". All'inizio del 2004, mentre continuava la battaglia per il controllo dell'Iraq con crescenti vittime da entrambe le parti, venne rivelato che molte delle menzogne sulle presunte armi di distruzione di massa di Saddam Hussein erano state imboccate ad indulgenti giornalisti negli USA, in Gran Bretagna ed in Australia dal gruppo in esilio dell'Iraqi National Congress.

TRUCCATO - E TRALASCIATO

Durante la controversia che scoppiò in seguito alla fine della "guerra" ed alla morte dell'ispettore agli armamenti Dr David Kelly (ed alla conseguente inchiesta Hutton), i riflettori puntarono sul giornalista della BBC Andrew Gilligan e sull'asserzione di una delle sue fonti che il governo (in collusione con i servizi segreti) aveva "truccato" un dossier che giustificava l'attacco all'Iraq. L'inchiesta Hutton, tutte le sue contorsioni e giravolte massicciamente riportate dai media ufficiali, è stato l'archetipo dello spettacolo mediatico che ha attirato via l'attenzione dal vero tema: perché i governi di Bush e Blair hanno invaso l'Iraq in presenza di una massiccia opposizione globale? Ma quei fatti saranno per sempre segreti.

Significativamente, anche il più ampio e più rilevante argomento dei collegamenti dei giornalisti ufficiali con i servizi segreti è stato ignorato dall'inchiesta.

Il 26 maggio 2004 significativamente il New York Times portava un editoriale di 1.200 parole ammettendo che era stato ingannato nella cronaca sulle armi di distruzione di massa che ha preparato la strada all'invasione da ambigui disertori, informatori ed esuli iracheni (sebbene abbia trascurato di imputare di alcuna colpa il presidente USA: v. Greenslade 2004). Il primo degli elusivi informatori del Times era Ahmad Chalabi, leader dell'Iraqi National Congress e favorito del Congresso prima che la sua casa a Baghdad fosse assalita dalle forze USA il 20 maggio.

Quindi, nell'Observer del 30 maggio 2004, David Rose ammise di essere stato vittima di un "intrigo calcolato" concepito per promuovere il caso della propaganda per la guerra. "Nei 18 mesi precedenti l'invasione del marzo 2003, ho regolarmente trattato con Chalabi e l'INC e pubblicato delle storie basate su interviste con uomini che dicevano di essere dei disertori del regime di Saddam". E concluse: "La nebbia delle informazioni è più spessa che in ogni guerra precedente, come so da un'amara esperienza personale. A tutti i giornalisti ai quali vengono offerte delle rivelazioni apparentemente sensazionali offro due parole di consiglio: caveat emptor''.

Non dimentichiamo che NESSUN quotidiano britannico ha seguito l'esempio del NYT e si è scusato per essere stato così facilmente imbrogliato dai servizi segreti nella corsa all'illegale invasione dell'Iraq.

RICHARD KEEBLE

Le pubblicazioni di Richard Keeble includono Secret State, Silent Press: New Militarism, the Gulf and the Modern Image of Warfare (John Libbey 1997) e The Newspapers Handbook (Routledge, quarta edizione, 2005). E' anche direttore di Ethical Space: The International Journal of Communication Ethics. Richard è pure membro del War and Media Network.