In Defence of
Marxism

 

La situazione disperata dell'economia mondiale

Scritto da Niklas Albin Svensson Martedì, 6 November 2012

 

Nella settimana trascorsa, l'umore dei mercati finanziari globali è diventato aspro ancora una volta. La situazione disastrosa dell'eurozona, associata ad un rallentamento in Cina ed a numeri scadenti dagli Stati Uniti ha portato a una nuova liquidazione. Ora tutti gli indicatori  puntano al fatto che stiamo entrando in una nuova depressione economica.

Economia depressa

Nell'ultimo World Economic Outlook (ottobre), il FMI ha corretto all'ingiù la sua previsione di crescita dell'economia mondiale di 0,2 punti per quest'anno e di 0,3 punti per il prossimo. Spagna ed Italia hanno avuto ulteriormente ridotte le previsioni di crescita ed ora restano in recessione per tutto quest'anno ed il prossimo. Viene predetto che nel complesso l'area euro si contrarrà dello 0,4% quest'anno e crescerà soltanto dello 0,2% il prossimo anno.

Come se questo non fosse male abbastanza, ora il FMI considera che la situazione sia molto più volatile. In aprile, pensava che la crescita mondiale per il 2013 sarebbe stata almeno il 2% e forse tanto alta quanto il 6%, ma ora mette il segno più in basso all'1%. Naturalmente le previsioni sono soltanto previsioni, ma danno un'indicazione dell'accresciuta ansietà del capitale globale verso le prospettive economiche.

Le sue predizioni non sono colte dal nulla. Dati recenti mostrano una diminuita fiducia dei capitalisti nelle prospettive per l'economia mondiale. Il Purchasing Managers’ Index, che da un'indicazione di come si sviluppa la domanda, ora è negativo sia nelle economie avanzate ed in quelli che il FMI definisce "mercati emergenti. La Germania, che veniva considerata la centrale elettrica dell'eurozona, ha visto il suo indice caduto dal 49,2 al 48,1 (qualsiasi cifra sotto 50 indica una contrazione). Per il manifatturiero le cifre erano tanto basse al 45,7 in ottobre mentre erano al 47,4 in settembre. Questo viene guidato dall'industria automobilistica, che sta soffrendo di sovraccapacità cronica. Questo indice ora è sotto 50 da febbraio.

L'industria automobilistica in difficoltà

L'industria automobilistica gioca nel mondo un ruolo particolare. Non soltanto nove milioni di persone sono impiegate in questa industria, ma si stima che ciascuno di questi lavoratori ne sostenga altri cinque in altre industrie e nel settore dei servizi. Ciò costituisce più di 50 milioni di posti di lavoro in tutto il mondo che dipendono dalla produzione di automobili. Nelle maggiori economie mondiali Giappone, USA e Germania, l'industria automobilistica riveste un ruolo particolarmente importante.

In Europa adesso il mercato automobilistico si contrae da 12 mesi. Settembre ha visto un declino annuo del 10.8% nelle registrazioni di auto nuove. Tutti i maggiori mercati, altri che la Gran Bretagna, si stanno contraendo. Questo non è in cima ad una capacità in eccesso già esistente che è stata stimata al 33%, che è uguale ad attorno a 10 milioni di auto ovvero 26 stabilimenti automobilistici. Con nessuna fine della recessione in vista, le società automobilistiche ora stanno annunciando una chiusura dopo l'altra. La Ford, che quest'anno prevede di perdere $1,5 miliardi sulle sue operazioni europee, ha già annunciato la chiusura di tre stabilimenti. La Peugeot Citroën e la General Motors hanno annunciato ciascuna la chiusura di uno stabilimento.

Migliaia di lavoratori sono avviati a perdere il posto di lavoro. A parte le difficoltà personali per queste migliaia di lavoratori, comporterà ulteriori colpi all'economia europea. In Giappone, i fabbricanti d'auto sono in difficoltà dopo che la recente disputa con la Cina ha fatto  cadere le vendite tra il 36% ed il 49%, paragonato a un anno fa. Qui la crisi economica ha alimentato l'instabilità politica che a sua volta è servita ad aggravare ulteriormente la crisi.

La mancanza di fiducia nel futuro ha ora portato numerose grandi imprese USA fuori dall'industria dell'auto a cominciare a licenziare lavoratori. DuPont, Xerox, UPS e 3M tutte hanno riportato situazioni precarie e hanno avvertito di risultati scadenti. Citano non soltanto le condizioni nell'eurozona ma anche negli USA ed in Asia. La Dow Chemical ha annunciato che stava chiudendo 20 stabilimenti, licenziando 2.400 lavoratori per risparmiare $500 milioni e risparmierà altri $500 milioni tagliando la spesa di capitale (investimenti). La DuPont progetta di licenziare 1.500 lavoratori. Tutti citano come motivo la scarsità di domanda.

La montagna del debito

Quale è l'origine di questa "scarsità di domanda"? Sostanzialmente è lo scarso potere d'acquisto della classe lavoratrice, che ha visto il suo reddito sotto attacco dagli inizi degli anni '80. L'effetto è moltiplicato dall'enorme ammontare di debiti che sono stati accumulati durante lo stesso periodo per ostacolare gli effetti del precedente.

Un fatto che viene raramente discusso nei media borghesi è che negli anni '90 e 2000 le famiglie, le imprese e lo stato hanno accumulato livelli senza precedenti di debito. Nel gennaio 2010 il McKinsey Global Institute ha presentato un rapporto (e l'aggiornamento nel gennaio 2012) che da qualche idea della scala del problema. Generalmente, i livelli totali del debito USA (inclusi governo, grandi imprese e famiglie), nel corso del tempo, è stato attorno o sotto il 140% del PIL. Persino durante i cosiddetti ruggenti anni venti il debito totale non ha mai superato il 160%. Comunque, a metà degli anni '80 il debito totale era già sopra a quel livello. Per il 2000, il debito totale aveva raggiunto il 227% del PIL e quindi per il 2008 aveva raggiunto il 296%. Al culmine della grande depressione il debito totale ha raggiunto il 258% (1933).  Ciò significa che, anche prima che la crisi colpisse, negli USA il debito aveva raggiunto il livello che aveva al culmine della crisi degli anni '30.

Il debito è distribuito irregolarmente in paesi diversi. La Spagna, per esempio, ha debito delle imprese non finanziarie estremamente alto  (140% del PIL). Il Giappone ha un debito pubblico molto alto (200% del PIL), il Regno Unito ha un debito delle istituzioni finanziarie molto alto (200% del PIL) e gli USA hanno un debito delle famiglie molto alto (100% del PIL). Il punto è che per, un intero periodo, il credito è aumentato come un mezzo per rinviare la crisi. Ciò succede in parte come una tendenza naturale nell'ambito del capitalismo ed in parte è stato un tentativo consapevole da parte di politici e banche centrali di rinviare la crisi. I tassi d'interesse sono stati mantenuti eccessivamente bassi ed un numero enorme di regole impostate dopo il crollo del 1929 è stato abolito.

In molti paesi il debito delle famiglie è raddoppiato. Per esempio, negli USA è aumentato dal 48% del PIL nel 1980 al 98% nel 2008. In Spagna è aumentato dal 30% all'85% nel 2008. Persino la prudente Germania è riuscita ad aumentare il suo debito delle famiglie dal 51% nel 1991 al 71% nel 2000, sebbene lo abbia ridotto successivamente ad attorno al 64% nel 2009. I tassi sui mutui erano molto bassi ed i requisiti per richiedere un mutuo erano inesistenti, anche al punto di prestare denaro a persone che ovviamente non potevano rimborsarlo i cosiddetti mutui sub-prime.

Anche il debito delle imprese è esploso, principalmente nella finanza, ma anche nelle società non finanziarie. Persino mentre nella seconda metà dei 2000 il debito dello stato e delle famiglie in Germania stava diminuendo, il debito delle imprese aumentava ancora. Durante il periodo dal 1991 al 2009, le istituzioni finanziarie hanno aumentato i loro debiti dal 33% del PIL all'80% del PIL ed altre imprese dal 48% al 69%. In Spagna, il settore delle costruzioni ha alimentato un boom nel credito alle imprese, che è salito dal 49% nel 1990 per le imprese non finanziarie al 137% nel 2008. Le banche spagnole che ora vengono salvate dallo stato nello stesso periodo hanno aumentato il loro debito dal 12% al 68%.

Questa massiccia esplosione ha alimentato i passati 20 anni di crescita ma ora arrivano i postumi della sbornia.

Un prestatore di ultima istanza

Mentre i detentori di sono inadempienti sui prestiti e le imprese falliscono per compiere i loro pagamenti, le banche prendono il colpo. Poiché tutte le banche nel mondo hanno acquistato debiti l'una dall'altra in una rete impenetrabile di obbligazioni, è impossibile distinguere realmente chi deve qualcosa a chi. Nessuno conosce veramente, nemmeno i capi delle banche, quali mutui e debiti delle imprese ha nei suoi bilanci. Allo scopo di rifinanziare il loro debito l'una con l'altra, le banche si sono dovute rivolgere allo stato, che le ha misericordiosamente fornite di ampi finanziamenti. Così, lo stato ed i contribuenti sono diventati il prestatore ed il debitore di ultima istanza.

Vale la pena guardare brevemente agli effetti che la recessione del 1929 ha avuto sui livelli del debito. Dopo la crisi, i livelli del debito degli USA sono rapidamente aumentati dal 160% del PIL nel 1929 al 260% nel 1932 mentre l'economia è andata in caduta libera e si è contratta del 26%. Mentre a metà degli anni '30 l'economia è rimbalzata con una crescita annua del 10%, i livelli di debito sono tornati al 180%. Questo è stato fatto al costo di un decennio perduto in termini di crescita. Tra il 1929 ed il 1938 l'economia è cresciuta di un misero 3% e se non era per il programma di riarmo del 1939 e della II Guerra Mondiale la recessione che è cominciata nel 1938 sarebbe probabilmente continuata.

Nel'attuale crisi i governi hanno perseguito una politica alquanto diversa a quella degli USA negli anni '30. Laddove nei postumi immediati del 1929 gli USA hanno perseguito una dura politica di austerità, tra il 2008 ed il 2011, in tutto il mondo i governi hanno aggiunto il debito bancario ai loro bilanci e lasciato aumentare massicciamente i deficit di bilancio. Ciò era in parte inevitabile ed in parte una consapevole decisione. Il vertice del G20 a Londra nell'aprile 2009, per esempio, ha concordato su uno stimolo di $1,1 trilioni. Con la crisi greca del 2010, questa politica è stata rovesciata ma anche dopo l'ultimo paio di anni di austerità, negli USA il deficit di bilancio è dell'8,7% del PIL. Nell'area euro il deficit è del 4,1%, in Cina dell'1,1% ed in Giappone è il 9,7%.

Il trattato di Maastricht  ha stabilito che nessun governo deve superare un deficit del 3% e che il debito pubblico non deve superare il 60%, allo scopo di assicurare la stabilità finanziaria. A questo genere di prudenza non ci si è attenuti prima della crisi (nemmeno dalla Germania), nonostante fosse di moda il monetarismo e dopo la crisi è stato completamente gettato a mare. Dei paesi del G8 che assieme rappresentano metà dell'economia mondiale, oggi soltanto la Cina soddisferebbe quei criteri, con la maggior parte dei governi che corrono su deficit del 4% e che hanno debiti sopra l'80% del PIL. Del G20, che rappresenta l'80% dell'economia mondiale, passerebbero soltanto otto.

Ciò che questo significa è che la spesa statale sta mantenendo a galla l'economia mondiale prendendo massicciamente in prestito sui mercati del credito.

Le misure si stanno esaurendo

La crisi greca è stata il primo maggiore ostacolo sulla strada dello stimolo per uscire dalla crisi. Ciò che ha dimostrato è stato che i mercati non sono disposti a prestare denaro ai governi indefinitamente nella speranza che l'economia in qualche momento si riprenderà di modo che lo stato possa rimborsare il debito. una volta che gli investitori hanno cominciato a studiare a fondo che reali possibilità esistevano per il governo greco di rimborsare i debiti, hanno velocemente tratto la conclusione che prestare alla Grecia era un affare molto rischioso. Così, per coprirsi, hanno cominciato presto a domandare tassi d'interesse estremamente alti. In aprile 2010 hanno cominciato a salire velocemente e hanno raggiunto il 12%. Ciò ha reso impossibile per la Grecia prendere in prestito denaro dai mercati. L'Unione Europea ed il FMI sono intervenuti per salvare il governo. Da allora in poi sono seguiti in rapida successione Irlanda e Portogallo, che pure non avevano nessuna possibilità di rimborsare il debito che avevano accumulato.

Dagli ultimi due anni e mezzo, i governi della UE stanno combattendo con il fuoco. Stanno cercando disperatamente di impedire ai mercati di trarre le stesse conclusioni su Italia e Spagna come le hanno tratte su Grecia, Irlanda e Portogallo. I governi stanno ora cercando "credibilità". Devono provare ai mercati che sono disposti, ed in grado, di prendere serie misure contro la classe lavoratrice. Questo significa tagli selvaggi al bilancio annuale ma anche tagli a lungo termine a debiti pensionistici futuri. Devono anche provarsi competitivi sul mercato internazionale, così devono attaccare i diritti sindacali ed i salari nel settore privato. Tutto ciò viene fatto allo scopo di calmare i mercati e di tenere in vita le linee di credito. E' ingannevole affermare che i governi lo stiano facendo per "ragioni ideologiche" come è diventato di moda a sinistra.

Per i governi borghesi il problema è che l'effetto dei marcati programmi di austerità è stato di fare affondare i paesi più gravemente nella recessione. La Grecia è in recessione permanente dalla metà del 2008 e l'economia si è contratta del 14%. L'economia irlandese si è contratta del 15% e quella portoghese di attorno al 3%. Tutti questi paesi ora sono in rapida pendenza all'ingiù e la Spagna e l'Italia si stanno unendo a loro.

Un'altra linea di attacco è stata la stampa di denaro. I governi britannico, USA e giapponese si stanno tutti impegnando in quello che hanno eufemisticamente definito "alleggerimento quantitativo". Dopo avere ridotto a zero i tassi d'interesse, questa è stata la principale politica che sono riusciti a comprendere per stimolare i mercati del credito. In realtà ciò significa stampare denaro. Cinque anni fa, questo sarebbe stato visto come follia assoluta e completamente irrealizzabile per gli economisti borghesi. Oggi, è l'unica misura alla quale riescono a pensare.

Negli ultimi tre anni, la Federal Reserve USA ha creato $2 trilioni di nuovo denaro, a Banca d'Inghilterra ha creato $600 miliardi e la Banca del Giappone intorno a $830 miliardi. Sebbene questo denaro non sia finito direttamente nelle tasche di nessuno, ha portato giù i tassi d'interesse per le imprese e gli stati. La BCE sta eseguendo la propria versione di alleggerimento quantitativo e all'inizio di quest'anno ha fornito €1 trilione di credito a buon mercato a imprese e governi. Nonostante questi enormi interventi, non vi è nessun segno di ripresa. Piuttosto, tutto punta nella direzione opposta.

Tempi disperati

La situazione diventa sempre più disperata. La via dello stimolo per uscire dalla recessione è fallita nel 2010 e l'austerità al momento si sta dimostrando disastrosa. L'alleggerimento quantitativo non è una cura miracolosa. I politici ed i banchieri centrali ora stanno arrampicandosi sugli specchi, tentando di trovare qualche genere di facile via d'uscita.

Normalmente, stampare moneta porterebbe all'inflazione ma con l'economia in una stato depresso, l'inflazione è stata tenuta a bada. Inoltre, le banche centrali hanno tentato di tenere il denaro creato di recente lontano alcuni passi dall'economia reale. Per esempio, le banche hanno utilizzato questa linea di credito a buon mercato per cercare di migliorare i loro bilanci, impedendogli di entrare in circolazione. Comunque, ora le banche stanno diventando molto incaute.

Durante l'ultimo paio di settimane, le banche centrali hanno spiegato come le loro politiche non stiano funzionando. La Banca del Giappone recentemente ha annunciato ancora un altro programma di alleggerimento quantitativo, mentre nel suo bilancio il governo giapponese non sembra essere d'accordo. Mervyn King, il governatore della Banca d'Inghilterra, sostiene che le sue politiche stanno raggiungendo il limite. Uno dei principali candidati a sostituirlo, Lord Turner, ha dichiarato che la Banca d'Inghilterra ha bisogno di strappare il regolamento della politica monetaria ed implica che dovrebbe cancellare il debito che le è dovuto dal governo britannico. In parole povere, propone che la banca stampi denaro per finanziare la spesa statale. Hanno persino inventato un nuovo termine per questo: "lanci dall'elicottero". Questo sta portando ad un nuovo livello l'alleggerimento quantitativo ed è, come rileva il Financial Times, la "massima eresia".

Cosa significa?

L'economia è in cattivo stato e non migliorerà. I governi per il mondo non hanno nessuna idea su come uscire dalla situazione. Siamo minacciati da anni di austerità, crescita fiacca e recessioni. I debiti devono essere portati in linea e la capacità in eccesso nell'industria deve essere ridotta. Mervyn King è uno dei più espliciti tra gli economisti borghesi. Il 24 ottobre ha dichiarato che le generazioni più giovani potrebbero dover vivere sotto l'ombra della crisi "per un lungo periodo a venire".

I rosei calcoli del FMI di ritorno alla crescita nel 2013 non hanno nulla a che fare con la realtà. La crisi continuerà per anni a venire. Il capitalismo, che produce soltanto per il profitto, non può più trovare nessun profitto nel soddisfare i bisogni della gente perché la gente non ha soldi. Attraverso il globo, la "domanda" cala o almeno non aumenta più. Il protezionismo cresce, come può vedersi nella recente disputa Cina-Giappone come pure nelle liti nell'Unione Europea. Tutti i tentativi di reflazionare la bolla stanno fallendo.

Per la classe lavoratrice questo significa soltanto una cosa. Non possiamo far tornare indietro l'orologio. La crescita degli ultimi 20 anni era costruita sulla sabbia. Tutti i tentativi per trovare una soluzione alla crisi attuale entro i confini del capitalismo sono destinati a fallire mentre sta fallendo il sistema stesso.

Oggi l'umanità è più ricca di quanto lo sia mai stato prima nella storia. Oggi la produzione mondiale pro capite è il 150% maggiore di quanto lo era nel 1960 nonostante la popolazione mondiale sia più che raddoppiata. Abbiamo straordinarie risorse a portata di mano. Comunque, sotto il capitalismo questo potenziale rimane inaccessibile. Se le risorse fossero pianificate razionalmente non vi sarebbe nessun bisogno di chiudere le fabbriche e licenziare i lavoratori. Queste risorse sarebbero poste in uso a beneficio dell'umanità. Sotto il capitalismo, tuttavia, saranno dissipate.

In ogni società razionale, più ricchezza e più potenziale produttivo significherebbe che otteniamo scuole migliori, ospedali migliori, pensioni migliori e migliori alloggi. Sotto il capitalismo, è alquanto chiaro, significa l'opposto. L'anarchia dei mercati e l'inabilità cronica dei lavoratori di acquistare tutte le cose che producono hanno portato il sistema nella sua più grave crisi di sempre. Tuttavia, a tutti i livelli le leadership di tutti i partiti della sinistra come pure i leader sindacali si aggrappano al sistema.

Il movimento dei lavoratori dei lavoratori ha bisogno di prepararsi urgentemente per organizzare una lotta seria contro questa crisi. Ciò significa prima di tutto lottare contro le misure di austerità che i capitalisti stanno imponendo sulla massa della popolazione in un paese dopo l'altro. Ma anche questa lotta non sarebbe sufficiente se il capitalismo la causa della crisi non viene rovesciato. Soltanto nazionalizzando le banche ed i grandi monopoli sotto un piano razionale può nascere una nuova società socialista dal collasso di quella vecchia.