
Come i nostri governi utilizzano il
terrorismo per controllarci
di
Tim
Howells
28 novembre 2005
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La sponsorizzazione del terrorismo da parte dei governi occidentali, che ha come bersaglio le loro popolazioni, è un argomento tabù. Sebbene dei grandi scandali abbiano ricevuto una cronaca frettolosa nei media, l'argomento è stato permesso per scomparire immediatamente senza discussione o indagine. Perciò la pubblicazione quest'anno di due importanti studi in questa materia è una gradita breccia e fornisce una lettura essenziale per chiunque si sforzi di comprendere i fatti dell'11 settembre 2001 ed il mondo post 11 settembre. Gli studi sono complementari. NATO's Secret Armies, Operation Gladio and Terrorism in Western Europe di Daniele Ganser riguarda il terrorismo sponsorizzato dai servizi segreti americani e britannici in Europa occidentale e Turchia tra la fine della II Guerra Mondiale ed il 1985. The War on Truth, 9/11, Disinformation, and the Anatomy of Terrorism di Nafeez Mosaddeq Ahmed fa la cronaca dell'educazione e della sponsorizzazione del terrorismo militante islamico da parte dei servizi di intelligence di Stati Uniti, Gran Bretagna e Russia dal 1979 ad oggi. Entrambe gli studi sono dei modelli di erudizione, documentati meticolosamente ed accuratamente argomentati, ma il mondo che essi rivelano sembrerà incredibile ai più sfrenati teorici della cospirazione. Creare il terrorismo "comunista" per alimentare la Guerra Fredda NATO's Secret Armies descrive come, successivamente alla II Guerra Mondiale, gli USA e la Gran Bretagna, temendo una invasione sovietica dell'Europa, costituirono delle unità paramilitari di "stay-behind" in tutta l'Europa occidentale ed in Turchia. Se la prevista invasione sovietica fosse avvenuta queste unità avrebbero costituito dei pronti gruppi di resistenza, addestrati ed armati, con comunicazioni sicure tra loro e con i loro alleati in Gran Bretagna e negli USA. In alcuni paesi, per esempio in Norvegia ed in Svezia, queste unità stay-behind furono corrette con i loro atti istitutivi, rimanendo inattive finché si sciolsero alla fine della Guerra Fredda. In altri paesi, comunque, le unità paramilitari vennero attivate dai loro gestori negli Stati Uniti come parte di una infernale "Strategia della tensione" creata per convincere le popolazioni tendenti verso la sinistra in Italia, Germania, Belgio, Grecia, Turchia ed in altri paesi che la loro stessa vita era messa a rischio da terroristi comunisti. Le armi e le bombe originariamente intese per i sovietici furono invece rivolte contro i loro compatrioti allo scopo di addossare ai comunisti la colpa delle ondate di attacchi terroristici. In Italia all'operazione stay-behind ci si riferiva come Gladio ("spada" in latino). L'attentato di Piazza Fontana che uccise 16 persone e ne ferì 80 poco prima del Natale del 1969 avviò in Italia una ondata di attentati terroristici da parte di agenti di Gladio che continuò negli anni '70. Il più grave singolo attentato accadde alla stazione ferroviaria di Bologna nel 1980, che uccise 85 persone e ne ferì 200. Un altro attentato di Gladio a Brescia uccise 8 persone e ne ferì 102 e quello stesso anno fu fatto saltare un treno a Roma, uccidendo 12 persone e ferendone 48. Il caso che portò alla scoperta delle trame di Gladio da parte dei tribunali italiani fu un attentato del 1972 che uccise tre poliziotti. Le operazioni Gladio in Italia sono relativamente ben conosciute e ben comprese a causa di diverse indagini giudiziarie di alto livello che hanno ricevuto copertura sulla stampa europea e sono state argomento di qualche libro. Un contributo del libro di Ganser è di mettere insieme questo materiale in un formato conciso e bene organizzato. Inoltre, Ganser estende il suo studio oltre l'Italia per esaminare gli effetti delle operazioni stay-behind in tutta l'Europa occidentale ed in Turchia. Fui piuttosto sorpreso nell'apprendere che le più estese e distruttive operazioni stay-behind furono quelle eseguite in Turchia con il nome in codice di Controguerriglia. Tra altri crimini, una lunga serie di attentati, uccisioni a caso ed assassini, perpetrati segretamente dagli agenti di Controguerriglia controllati dalla CIA alla fine degli anni '70 furono usati come pretesto per il colpo di stato militare del 1980 che portò lì all'installazione di un governo filoamericano e filoisraeliano. Rimasi anche colpito nel venire a sapere che gli agenti stay-behind erano responsabili di una serie di spaventosi attacchi terroristici in Belgio nel 1985, alla fine della Guerra Fredda, sebbene questo sia ancora materia di non convincenti smentite ufficiali. Un limite dello studio di Ganser, del quale egli si lamenta frequentemente, è l'indisponibilità di documentazione ufficiale perché tutti i materiali relativi alle operazioni stay-behind restano altamente classificati. Tutte le richieste fatte fino ad oggi in base al Freedom of Information Act sono state rifiutate dalle autorità americane. Si poteva sperare che, almeno con la fine della Guerra Fredda, tali atroci strategie sarebbero state abbandonate e che i governi implicati avrebbero fatto ogni sforzo per ammettere la propria colpa ed assicurare che questa storia non si sarebbe ripetuta. Sfortunatamente, come rende chiaro The War on Truth di Nafeez Ahmed, la Strategia della tensione si è rivelata essere un così utile strumento sia in termini di politica globale ed interna che, lungi dall'essere abbandonate, queste spregevoli operazioni sono diventate in modo crescente accettate e normali. Creare il terrorismo "islamico" per l'era post Guerra Fredda Lo studio di Ahmed è incentrato sugli attacchi dell'11 settembre 2001, ma la storia inizia in Afghanistan prima dell'invasione sovietica nel 1979. Zbigniew Brzezinski, all'epoca consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Jimmy Carter, in una intervista ha descritto come, persino prima dell'invasione, gli USA avevano compiuto dei passi per finanziare i signori della guerra mujahedeen e per infiammare l'Islam militante nella regione. Lo scopo era destabilizzare la regione e costringere i sovietici ad invadere, per attirarli nel loro pantano stile Vietnam. Secondo Brzezinski "Non abbiamo spinto i russi ad invadere, ma abbiamo consapevolmente accresciuto la possibilità che lo facessero. L'operazione segreta è stata un'eccellente idea. L'effetto è stato quello di attirare i russi nella trappola afgana". Dopo l'ingloriosa ritirata dei sovietici dall'Afghanistan, ed anche più così dopo il crollo dell'Unione Sovietica diversi anni più tardi, per questi sviluppi storici da molti all'interno delle istituzioni della sicurezza nazionale USA venne dato credito alla politica di infiammare e sfruttare l'Islam militante. Ahmed ha raccolto le prove irrefutabili che gli Stati Uniti non abbandonarono gli islamici militanti dopo la fine della Guerra Fredda. Infatti, la leadership americana proprio ai livelli più alti ha continuato a proteggere, assistere e guidare l'Islam militante in generale ed al Qaeda in particolare in aree geopoliticamente importanti in tutte le parti del mondo, comprese Asia centrale, Nord Africa, Balcani e Filippine. E' impossibile fare qui onore all'esposizione di 390 pagine fittamente stipate di Ahmed, ma darò alcuni esempi rappresentativi. Il sergente Ali Mohamed si arruola in al Qaeda Ali Mohamed, un ufficiale dell'intelligence egiziana, fu dimesso nel 1984 a causa del suo estremismo religioso. Nonostante questo e nonostante il fatto che il suo nome era nella lista di osservazione terrorismo del Dipartimento di Stato, gli fu concesso il visto per entrare negli USA e divenne cittadino USA. Nel 1986 era un sergente dell'esercito USA ed un istruttore alla Special Warfare School, scuola di elite, a Fort Bragg. Mentre era in questa posizione Mohamed andò in Afghanistan per incontrarsi con bin Laden e collaborò all'addestramento degli operativi di al Qaeda sia in Afghanistan che negli USA. I suoi superiori diretti a Fort Bragg erano allarmati da queste attività illegali e riferirono in alto lungo la catena del comando. Quando i loro rapporti fallirono nel produrre qualsiasi effetto, nemmeno una chiamata a rapporto ufficiale di Mohamed al suo ritorno dall'Afghanistan, almeno uno dei suoi superiori, il Ten. Col. Robert Anderson, concluse che Mohamed agiva come parte in una operazione autorizzata da un'agenzia di intelligence americana, "probabilmente la CIA". Le attività di Mohamed a sostegno di al Qaeda per tutti gli anni '90 furono della massima rilevanza per quella organizzazione. Nel 1991, si occupò della sicurezza per il trasferimento di bin Laden dall'Arabia Saudita al Sudan. Nel 1993, Mohamed accompagnò Ayman al-Zawahiri, il secondo in comando di bin Laden, in un giro di raccolta fondi negli Stati Uniti, trattando ancora le disposizioni per la sicurezza. I fondi raccolti aiutarono ad sostenere Zawahiri in una missione nei Balcani appoggiata dal Pentagono, che verrà discussa nella prossima sezione. Il membri di al Qaeda addestrati da Mohamed negli Stati Uniti includevano diversi elementi che vennero più tardi condannati in collegamento con l'attentato del 1993 al World Trade Center. Dei manuali di addestramento top secret dell'esercito USA forniti da Mohamed agli imputati furono prodotti come prova al loro processo. Lo stesso Mohamed fece il controllo iniziale per gli attentati di al Qaeda alle ambasciate USA in Kenia e Tanzania. All'epoca Mohamed era nella riserva attiva con le Forze Speciali ed era un informatore pagato dell'FBI. Mohamed venne finalmente accusato di crimini in collegamento agli attentati alle ambasciate del 1998. Nell'ottobre del 2000 venne condannato per cinque capi d'accusa di cospirazione per uccidere cittadini degli Stati Uniti. Comunque, per la natura dell'accordo d'appello di Mohamed, la sentenza venne fatta cadere ed il luogo dove si trova attualmente Mohamed rimane un segreto. Il Pentagono porta al Qaeda nei Balcani Il personale della sicurezza nazionale USA non ha perso un colpo nel cercare di replicare il trionfo in Afghanistan in altre aree geopoliticamente critiche. Il regime fantoccio sovietico in Afghanistan cadde nel febbraio 1992. Quello stesso anno il Pentagono iniziò ad introdurre in Bosnia jihadisti afgani organizzati da bin Laden per provocare il caos ed alimentare le guerre civili tra musulmani e serbi che negli anni successivi devastarono la ex Jugoslavia. Il secondo in comando di bin Laden, Ayman al-Zawahiri, venne utilizzato come comandante delle forze mujahedeen nei Balcani. Il ruolo del Pentagono nel trasporto aereo dei terroristi mujahedeen in Bosnia e Kosovo tra il 1992 ed il 1995 è stato ben documentato ed ampiamente riportato dai media europei e canadesi, ma quasi completamente ignorato negli Stati Uniti. Comunque, i vantaggi geopolitici di spaccare la ex nazione sovrana della Jugoslavia in un rattoppo di protettorati della NATO, sotto il deciso controllo degli Stati Uniti, non sono passati non notati. I redattori di New Republic Jacob Heilbrunn e Michael Lind celebrarono l'evento con un articolo sul New York Times intitolato "Il terzo impero americano", pubblicato il 2 gennaio 1996: "Invece di vedere la Bosnia come la frontiera orientale della NATO, dovremmo considerare i Balcani come la frontiera occidentale della sfera di influenza americana che si espande rapidamente in Medio Oriente . . . Le regioni una volta governate dai turchi ottomani mostrano i segni di diventare il cuore di un terzo impero americano . . . Lo scopo principale dei paesi della NATO, per il prevedibile futuro, sarà quello di servire da aree di preparazione per guerre americane nei Balcani, nel Mediterraneo e nel Golfo Persico". La CIA porta al Qaeda nelle Filippine Nel 1991, con la guerra afgana che volgeva al termine, venne formato nelle Filippine il gruppo terrorista di Abu Sayyaf attorno ad un nucleo di veterani afgani radicali. Essi condussero la loro prima operazione di rapimento nel 1992 e furono responsabili di una serie di attentati e rapimenti per tutti gli anni '90 che fu estremamente destabilizzante per il governo filippino. Diversi operativi di alto livello di al Qaeda, inclusi Ramzi Yousef e Khalid Shaikh Mohammed furono coinvolti. I finanziamenti furono procurati da uno dei cognati di bin Laden, Mohammed Jamal Khalifa, una figura importante nel finanziamento delle operazioni di al Qaeda in tutto il mondo. Ahmed cita molte fonti autorevoli, compresi l'ufficiale dei servizi segreti filippini Rene Jarque, il Ten. Col. Ricardo Morales ed il senatore Aquilino Q. Pimentel, per rivelare che il gruppo di Abu Sayyaf ha ricevuto speciale assistenza e protezione sia dai militari filippini che dagli Stati Uniti. In un discorso al Senato filippino nel luglio del 2000, Pimentel accusò la CIA di avere creato l'organizzazione terrorista con l'aiuto dei suoi contatti nelle forze armate filippine e negli ambienti dei servizi segreti. Due incidenti in particolare hanno rivelato la connivenza degli Stati Uniti con il regno del terrore di Abu Sayyaf oltre ogni ragionevole dubbio. Nel dicembre del 1994, Khalifa venne arrestato durante un viaggio a San Francisco per violazioni relative all'immigrazione. L'FBI era consapevole dei suoi legami con il gruppo di Abu Sayyaf ed al Qaeda ed iniziò un'indagine criminale. Gli avvocati di Khalifa cercarono di bloccare l'indagine e manovrare per l'estradizione in Giordania. Incredibilmente, dall'alto arrivò aiuto a Khalifa. Il Segretario di Stato Warren Christopher scrisse personalmente una lettera di tre pagine al Ministro della Giustizia Janet Reno chiedendole che la richiesta di estradizione fosse accettata. Di conseguenza, l'indagine dell'FBI fu cancellata e Khalifa venne spedito in Giordania su sua richiesta e dove fu presto un uomo libero. Il secondo incidente è ancora più straordinario e rivelatore. Michael Meiring, un cittadino americano, arrivò nelle Filippine nel 1992 e costituì prontamente strette relazioni di lavoro sia con alti funzionari governativi che con capi dei ribelli del gruppo di Abu Sayyaf. Nel 2002, nel mezzo di una ondata di attentati di Abu Sayyaf, Meiring fece accidentalmente detonare una bomba nella sua camera d'albergo a Mindanao provocandosi gravi ferite che richiesero il ricovero di emergenza in ospedale. Le autorità USA intervennero immediatamente. Agenti dell'FBI ed "agenti del Consiglio per la Sicurezza Nazionale" lo trascinarono via dalla sua stanza di ospedale a Manila dove Meiring era tenuto in isolamento e veniva curato da un medico selezionato dall'ambasciata americana. Quindi Meiring venne riportato in fretta negli Stati Uniti. Come per Ali Mohamed, il suo destino e dove si trovi attualmente è ignoto. I numerosi tentativi di estradarlo nelle Filippine per il processo sono stati ostruiti dalle autorità USA. Le motivazioni del sostegno americano al terrorismo nelle Filippine non sono difficili da immaginare. Nel 1991, lo stesso anno che venne formato l'Abu Sayyaf , il Senato filippino aveva votato per chiudere tutte le basi militari USA nel paese, un'azione con profonde implicazioni per la posizione militare degli Stati Uniti nell'Asia meridionale. Nel 2002, a causa degli effetti destabilizzanti delle operazioni dell'Abu Sayyaf, i militari USA furono invitati a tornare nel paese per partecipare all'operazione Balikatan ("spalla a spalla"), un'esercitazione militare congiunta USA-Filippine presumibilmente mirata ad eliminare il terrorismo. Queste operazioni speciali franchigie dalla Costituzione filippina, che proibisce agli eserciti stranieri di operare su suolo filippino. Ancora una volta, al Qaeda, con l'aiuto dei suoi amici americani, aveva agito per portare avanti gli interessi geostrategici degli Stati Uniti. Il grande progetto I suddetti esempi non sono per niente delle anomalie isolate. La maggior parte dell'eccellente libro di Ahmed è dedicato a registrare una struttura di prove che è definitivamente schiacciante. Come dice nella conclusione, "non solamente la strategia impiegata nella nuova 'Guerra al terrore' sembra provocare il terrorismo, ma una dimensione integrale della strategia è la protezione degli attori chiave colpevoli del sostegno finanziario, logistico e militare/intelligence al terrorismo internazionale". E quindi arriva l'11 settembre . . . Ma che cosa sugli stessi attacchi dell'11 settembre? Sono stati un "ritorno di fiamma", cioè conseguenze interne non volute di operazioni coperte straniere oppure erano una parte integrale della Strategia della tensione? Basato in parte su una analisi degli avvertimenti dell'intelligence sugli attacchi e sull'assenza di qualsiasi reazione della difesa aerea, Ahmed sostiene vigorosamente l'ultimo punto di vista. Egli esamina le dozzine di molto specifici avvertimenti dell'intelligence stranieri e domestici di attacchi terroristici negli Stati Uniti con l'utilizzo di aerei di linea che arrivarono nei mesi che precedettero gli attacchi. Questi a loro volta portarono ad avvertimenti emanati dall'intelligence americano per funzionari del Pentagono e per altri, compresi lo scrittore Salman Rushdie ed il sindaco di San Francisco Willie Brown, di cancellare tutti i progetti di volo del giorno 11 settembre 2001. Nel frattempo, non venne comunque presa nessuna azione per avvertire o per proteggere il pubblico americano. Ahmed fa notare che le autorità responsabili al Pentagono ed all'Amministrazione dell'Aviazione Federale hanno fornito diversi racconti completamente contraddittori delle loro azioni di quel giorno, ogni successiva storia era apparentemente un tentativo di rimediare ai difetti della precedente. Ed ancora non è stato presentato nessuna descrizione vagamente convincente sul fiasco nell'intercettare almeno uno dei quattro aeroplani dirottati. In circostanze ordinarie, l'intercettazione di aerei fuori controllo da parte di aerei da caccia militari sarebbe assolutamente stata una routine; tali intercettazioni avvennero almeno 56 volte nell'anno civile precedente l'11 settembre 2001. Ahmed fa notare che agli attacchi fu permesso di procedere "completamente non ostacolati per più di un'ora e mezzo nello spazio aereo più limitato al mondo". Egli trova che l'idea che ciò sia dovuto a negligenza non sia credibile. Egli invece disputa che vi deve essere stata una deliberata smobilitazione del sistema di difesa aerea gestita da funzionari di alto livello della sicurezza nazionale, compresi il vicepresidente ed il segretario della difesa. Il futuro della Strategia della tensione I libri qui passati in rassegna documentano una storia continua negli ultimi 40 anni degli Stati Uniti e di altri governi che incoraggiano e manovrano il terrorismo per i loro fini. Le organizzazioni terroriste sono state utilizzate per destabilizzare regimi scomodi in tutto il mondo e per seminare il caos, che quindi può servire come pretesto per l'intervento militare. In modo persino più importante, il terrorismo viene utilizzato per creare una atmosfera di crisi all'interno sotto la cui copertura i crimini e la corruzione dei funzionari governativi passa impunita, si rinuncia facilmente ai diritti civili e possono essere lanciate grandi guerre con dei falsi pretesti. Sebbene pare che al momento non vi sia nessuna ragione per la quale i signori del terrore di Washington debbano considerare di cambiare le loro tattiche, la pubblicazione quest'anno di questi due illuminanti libri solleva la speranza che la Strategia della tensione, che può prosperare soltanto nell'ignoranza e nella confusione, dovrà finalmente essere abbandonata. # # # # # Nafeez Mosaddeq Ahmed, The War on Truth, 9/11, Disinformation, and the Anatomy of Terrorism, Olive Branch Press, An imprint of Interlink Publishing, 2005, Northampton, MA
Daniele Ganser, NATO's Secret Armies, Operation Gladio and Terrorism
in Western Europe, Frank Cass, 2005, London and New York
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