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Come combattere l'offensiva fascista in Venezuela

di Atilio Boron - Network in Defense of Humanity, 9 aprile 2014

 

Cosa si deve fare per porre fine all'intensificazione violenta in Venezuela? Ovviamente, l'impero ha un copione, come ha avvertito Chávez alla conferenza che ha tenuto il 10 dicembre 2007 al Centro Culturale per la Cooperazione di Buenos Aires. Un copione che è stato messo in pratica da molto tempo in altri paesi: il caso più tristemente noto che in qualche modo fissano i parametri di questo processo fascista indotto è stato il Cile di Allende. Dopo questo criminale esperimento pioneristico il copione è stato perfezionato con numerosi tentativi perpetrati in altri paesi come pure con tentativi di sistematizzazione teorica, il più importante dei quali da Eugene Sharp e dalla sua squadra all'Albert Einstein Institute, un nome spurio per un'istituzione dedita a progettare nuove strategie per il "cambio di regime", ricorrendo a presunti modi "non violenti" per rovesciare governi non disposti a sottomettersi alle direttive di Washington. I casi di Libia, Siria, Ucraina ed ora Venezuela illustrano didatticamente cosa significhi realmente "non violenti" per gli strateghi dell'impero.

E' evidente che il sistema internazionale stia subendo una fase di transizione geopolitca globale di disordine. Nel corso di pressappoco un decennio sono emersi nuovi centri di potere politico ed economico mentre il potere globale degli USA si è indebolito. Indubbiamente, sono ancora la più forte potenza militare sul pianeta, ma questo non è sufficiente per vincere le guerre, il che è stato chiaramente dimostrato dalle guerre in Vietnam, Iraq ed Afghanistan. I loro alleati sono più esitanti ed incerti, i loro servi sono meno obbedienti ed i loro avversari e rivali sono più potenti ed influenti. Washington sta perdendo terreno in Medio Oriente: il suo tentativo di attaccare la Siria è fallito, i suoi tentativi di ricattare l'Iran si sono rivelati essere un innocuo fragore ed i suoi alleati storici nella regione, vale a dire, le teocrazie reazionarie del Golfo sono minacciate dall'avanzata dei jihadisti, mentre Israele spiega, riguardo ad alcuni argomenti, il proprio gioco che paradossalmente trasforma Washington in un subordinato recalcitrante. In Asia Centrale il sentimento anti-USA raggiunge un picco senza precedenti e nell'Estremo Oriente il crescente predominio della Cina sembra essere irresistibile e destinato a muovere le placche tettoniche del sistema internazionale.

E' in questo scenario di declino imperiale che deve comprendersi la violenta offensiva sediziosa contro il Venezuela. Il Venezuela possiede le più grandi riserve petrolifere al mondo; è per questo che è un enorme magnete per un paese che ha costruito uno stile di vita e realizzato la propria supremazia globale sulla base dello spreco irresponsabile di questa risorsa. Negli anni '70, dopo la sconfitta degli USA in Indocina (Vietnam, Laos, Cambogia), è stata scatenata un'offensiva che ha portato all'apparizione di dittature militari nella maggioranza dei paesi latinoamericani e caraibici. analogamente, l'indebolimento globale degli USA di oggi li spinge a trovare riparo nel loro "cortile", come ha dichiarato non molto tempo fa John Kerry durante la sua visita all'OAS; ovvero nella loro "retroguardia strategica", come l'hanno definita Fidel ed il Che. E a questo scopo, regimi politici e governi sgraditi devono essere spazzati via.

Quindi, l'enorme difficoltà di porre fine all'attacco dei fascisti in Venezuela, nonostante i continui appelli per la pace del presidente Nicolás Maduro, rudemente ignorati dall'opposizione. Il Venezuela è la testa di ponte di una strategia rivolta a destabilizzare completamente le democrazie latinoamericane. Applicata dapprima al paese di Chávez, questa strategia sarà quindi provata in Ecuador e Bolivia e, alla fine, in Argentina, Brasile ed Uruguay. Il risultato che viene perseguito per mezzo di questa operazione è di riportare lo scenario esistente in America Latina e nei Caraibi a prima della Rivoluzione Cubana ed imporre in tutta la regione "governi amici" neocoloniali, sottomessi agli interessi economici e geopolitici di Washington. Questo è precisamente ciò che trasforma la battaglia in corso in Venezuela nell'equivalente di Stalingrado durante la II Guerra Mondiale: una battaglia decisiva che non può essere perduta, perché l'"effetto domino" di una sconfitta sarebbe terrificante per le lotte di emancipazione dei nostri popoli e l'impero ne è del tutto consapevole. Ma fermare l'intensificazione della violenza che sta portando sofferenza e morte alla Repubblica Bolivariana del Venezuela oggi richiede quanto segue:

a) Prima di tutto, la costante pressione internazionale ed interna, negli Stati Uniti, in modo che la Casa Bianca smetterebbe di incoraggiare, organizzare e finanziare la destra venezuelana, che è coinvolta in un irreversibile professo fascista. A questo scopo, Barack Obama deve riconoscere la vittoria legittima di Nicolás Maduro alle elezioni del 14 aprile 2013, corroborata dalla vittoria schiacciante del chavismo alle elezioni municipali dell'8 dicembre 2013. L'ostinazione di Washington è stata un segnale chiaro per i rivoltosi che i loro crimini sono approvati incondizionatamente dall'impero. Senza questo sostegno da parte del governo USA, l'offensiva sarebbe stata sconfitta entro pochi giorni. Obama dovrebbe essere denunciato alla Corte Internazionale di Giustizia come il principale promotore degli atti di violenza che hanno provocato tante morti in Venezuela.

b) Secondo, imporre rigorosamente la legge sui rivoltosi e sui dimostranti che stanno ricorrendo a tutte le forme inimmaginabili di violenza. In caso contrario, avverrà una metastasi fascista che comprenderà gradualmente, come pare stia accadendo in questi giorni, altri gruppi dell'opposizione attirati alla strategia di rovesciare il governo per mezzo della violenza. Questo può succedere per due ragioni: primo, si aspettano di realizzare le azioni violente con impunità, considerando che il tormentato governo bolivariano sia stato eccessivamente tollerante con i ribelli (parliamo di gente che distrugge sia la proprietà pubblica che quella privata, che stende guayas (filo spinato) per tagliare la gola ai motociclisti; gente che attacca con bombe Molotov ecc.; la seconda ragione è l'"esempio riuscito" dell'Ucraina, dove una banda neonazista ha approfittato di una protesta che al principio era pacifica, quindi ha preso il controllo del governo perpetrando ogni genere azioni e crimini scellerati. In seguito, sono stati immediatamente riconosciuti dalla Casa Bianca e dai suoi compari dell'Unione Europea. L'indulgenza nel trattare i rivoltosi sarà la causa immediata della demoralizzazione del movimento  chavista, della rottura delle sue strutture organizzative e di un cambiamento molto negativo nella correlazione di forze contro la rivoluzione ed a favore della controrivoluzione, perché questo è precisamente quello che intendono a Washington quando parlano in termini di "cambio di regime". Proprio ora, la benevolenza nel trattare coloro che, per mezzo del sangue e del fuoco, mirano a cancellare la Rivoluzione Bolivariana dalla faccia della terra porterà definitivamente all'autodistruzione del processo. In primo luogo, la controrivoluzione in corso deve essere schiacciata; quindi, potrebbe compiersi un'analisi su chi meriti di essere trattato con cortesia e magnanimità dalla rivoluzione il cui potere verrà allora consolidato.

c) Terzo, stimolare e migliorare l'organizzazione delle masse ed i loro meccanismi di mobilitazione. La destra cercherà di combinare le sue azioni violente e di rovesciamento con il suo controllo "pacifico" delle strade con guarimbas (azioni violente), manifestazioni ed ogni genere di proteste di strada. Il movimento chavista deve riguadagnare il controllo delle strade e chiarire che sul terreno è preponderante, non importa gli accordi che possono essere raggiunti al tavolo delle trattative. Perché senza il sostegno della "strada" e del popolo organizzato, tali accordi di alto livello non sarebbero affatto efficaci. Inoltre, deve essere compiuto un lavoro per rendere consapevoli le organizzazioni di base chaviste ed il popolo in generale che ciò che è in gioco è il futuro della Rivoluzione Bolivariana e le storiche conquiste di quindici anni e che la difesa efficace della Rivoluzione richiede inesorabilmente l'approfondimento immediato del socialismo e l'esecuzione immediata delle istruzioni date dal Comandante Hugo Chávez Frías sul “Golpe de Timón” (“Il giro del timone”), in occasione della riunione del Consiglio dei Ministri del 20 ottobre 2012. Qualsiasi governo emerga come risultato di questa controffensiva imperiale procederà come fece il governo di Pedro Carmona Estanga l'11 aprile 2002, quando il suo primo decreto abrogò con un singolo colpo la Costituzione del 1999, come pure tutti i diritti in essa stabiliti; dissolse pure tutti i poteri dello stato, dichiarò illegale l'esistente struttura giudiziaria, rimosse tutte le autorità che erano risultate dal voto popolare allo stato nazionale ed a livelli municipali e pose fine all'accordo di cooperazione con Cuba.

d) Ultimo, è necessario fare ogni sforzo per combattere efficacemente una battaglia nel campo cruciale dei media, che, secondo il Pentagono, è il campo principale dove si svolge la guerra tra la rivoluzione e la controrivoluzione e dove i governi progressisti e di sinistra della regione hanno dimostrato pericolose debolezze contro nemici che, per lungo tempo, hanno spiegato una strategia di dominio e di manipolazione dei media con ripercussioni profonde sull'immaginazione sociale. Menzogne espresse sistematicamente finiscono con l'essere percepite come verità incontestabili, di qui la necessità di rispondere in maniera appropriata utilizzando creativamente non soltanto tutti i media tradizionali (stampa, radio, televisione) ma anche le grandi opportunità date dai social network.

Fonte: Network in Defense of Humanity