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Verso l'europocalisse?

Lee Sustar risponde a domande sull'aggravamento della crisi nell'eurozona.

27 giugno 2012

 

LA CRISI europea del debito continua a peggiorare nonostante una serie di tentativi per salvare paesi tormentati dal debito nell'eurozona, i 17 paesi che condividono una valuta comune.

Mentre il 17 giugno la Grecia si preparava a tenere le elezioni che alla fine hanno fatto ritornare in carica i partiti pro-austerità, la Spagna è diventata il nuovo punto critico della crisi. Le banche inceppate dalla bancarotta immobiliare si sono rivolte ai fondi di salvataggio europei per una linea di credito di $125 miliardi.

Ma poiché quei fondi saranno aggiunti all'ammontare totale che deve, il debito del governo spagnolo potrebbe toccare il 90% del prodotto interno lordo, indebolendo ulteriormente un'economia che soffre di una disoccupazione al 24% e che già si attende si contragga quest'anno dell'1,7%. Recentemente la Spagna ha dovuto pagare un tasso d'interesse del 7% per prendere in prestito oltre 10 anni, paragonato all'1,5% o meno pagato dalla Germania.

Disperati per guadagnare tempo per evitare il tracollo finanziario, i leader dei paesi dell'eurozona hanno stabilito di incontrarsi il 28 giugno per proporre un piano a lungo termine per qualche genere di unione bancaria e/o fiscale per puntellare le economie più deboli. Ma il cancelliere della Germania Angela Merkel è rimasta irremovibile che il suo paese non può permettersi di finanziare l'impresa.

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LE ELEZIONI greche hanno messo in carica i partiti pro-austerità. Perché questo non ha soddisfatto i mercati?

SENZA DUBBIO Angela Merkel, il presidente francese François Hollande ed altri leader dell'eurozona sono stati confortati dal vedere che il partito anti-austerità SYRIZA non è riuscito di poco a vincere le elezioni parlamentari greche il 17 giugno. Mentre i leader di SYRIZA hanno dichiarato che erano impegnati a rimanere nell'euro, hanno anche promesso di ripudiare il Memorandum--l'accordo che ha obbligato la Grecia a ridurre drasticamente i salari, aumentare le tasse ed attuare tagli devastanti alla spesa sociale.

Il nuovo primo ministro, Antonis Samaras, leader del partito conservatore Nuova Democrazia, ha anche promesso agli elettori che avrebbe ottenuto un accordo migliore di quello che viene attualmente imposto dalla cosiddetta troika dell'Unione Europea (UE), della Banca Centrale Europea (BCE) e del Fondo Monetario Internazionale (FMI).

E' probabile che Samaras ottenga un accordo per salvare la faccia--per esempio un piano più lungo per pagare i debiti. Tuttavia, secondo il Memorandum, la Grecia rimane obbligata ad eliminare 150.000 posti di lavoro del settore pubblico--un numero enorme per un paese di appena 11 milioni di persone.

Samaras sostiene che lo farà senza logoramento. Ma è certo che la troika insisterà su un passo più rapido--e questo significherà più resistenza da parte dei sindacati e della sinistra greci, la cui crescita è riflessa dalla crescita di SYRIZA.

Quindi vi è l'impossibilità pratica dell'economia greca di ricuperare abbastanza rapidamente per fare una tacca nei suoi debiti. Anche dopo un accordo con i creditori che ha eliminato $173 miliardi del suo debito, la contrazione dell'economia greca del 15% dal 2007 significa che il debito totale sta ancora crescendo come percentuale del prodotto interno lordo (PIL) del paese.

In breve, la crisi greca non è affatto finita.

LA CRISI del debito continua da due anni. Perché i governi europei non sono stati in grado di risolverla?

IL PROBLEMA immediato è che i governi europei di tutti i colori politici sono entrati per salvare i loro sistemi finanziari in seguito al crollo del 2008.

Le piccole economie come l'Islanda e l'Irlanda durante gli anni della crescita hanno sviluppato enormi settori bancari e salvando quelle banche con il denaro dei contribuenti, i governi sono caduti in un buco nero fiscale. Anche la Grecia ed il Portogallo, nonostante abbiano settori bancari più modesti, sono stati gravati dai salvataggi finanziari e dai prestiti contratti durante gli anni della crescita quando i tassi d'interesse erano uniformemente bassi attraverso l'eurozona.

In Spagna le finanze statali erano relativamente prospere e le banche sembravano forti quando è arrivato il crollo--ma, una volta che è crollato il mercato immobiliare, le banche hanno cominciato ad implodere e cercato i salvataggi statali. L'economia è declinata, portando a ridotte entrate fiscali e ad un corrispondente aumento del deficit statale spagnolo. In Italia, anni di crescita lenta hanno preparato la scena per uno scoppio del debito pubblico quando nel 2007 ha colpito la recessione.

La cura economica per questa crisi--spinta dalla Merkel e dall'ex presidente francese Nicholas Sarkozy--è stata l'austerità. Ampi tagli di bilancio, licenziamenti di massa di dipendenti statali, riduzioni di salario ed imposte più elevate sono stati imposti per rendere possibile ai governi di rimborsare i loro debiti.

Secondo la cricca dell'austerità, un breve periodo di pena sarebbe stato seguito da una ripresa poiché il debito pubblico inferiore e ridotti costi del lavoro avrebbero stimolato nuovi investimenti di capitale. Invece, le misure di austerità hanno soltanto esacerbato la depressione economica.

Ora, la recessione che si aggrava in Europa--assieme ad un brusco rallentamento in Cina ed una crescita debole negli USA--ha soltanto reso più difficile sfuggire dalla trappola del debito. Nella migliore delle ipotesi, l'Europa si strofinerà in una nuova recessione. Al peggio, l'uscita della Grecia dall'euro una crisi del debito in peggioramento in Spagna o Italia potrebbe provocare un crollo finanziario ed una depressione anche più grave in Europa ed a livello internazionale.

SE L'AUSTERITA' non funziona, perché la Germania non inverte la rotta e si unisce al nuovo presidente francese François Hollande nel promuovere la crescita?

ALCUNI ANALISTI sostengono che la Germania stia trattenendo un piano europeo comune per rifinanziare i debiti e stimolare l'economia fino a che la Merkel possa strappare altre concessioni dai paesi che hanno bisogno di denaro--come cedere il controllo della sorveglianza bancaria e persino le autorità di imposizione e di spesa agli enti dell'eurozona nei quali la Germania predominerebbe. Secondo questa opinione, la Merkel fa un bluff quando afferma che "la forza della Germania non è infinita".

Infatti, vi è una valida ragione per prendere in parola la Merkel. Dopo tutto, il PIL tedesco è di $3,2 trilioni, paragonato ai $9,5 trilioni di PIL per l'eurozona e a $12,9 trilioni per l'intera Unione Europea. La Merkel potrebbe trovarsi ad assumere il vecchio slogan della crisi del debito del Terzo Mondo: "Non posso pagare, non pagherò".

PERCHE' LA Germania non trova un accordo con altri grandi paesi per implementare un'unione bancaria o qualche tipo di politiche fiscali comuni che dividerebbero le responsabilità del debito dell'eurozona?

QUESTO E' quello domanda gente come il finanziere George Soros e l'editorialista del New York Times Paul Krugman. Ma non riescono a capire qualcosa di fondamentale sul capitalismo che i marxisti hanno osservato molto tempo fa--la contraddizione tra un'economia mondiale da una parte e la divisione del mondo in stati-nazione dall'altra.

Come osservò in un discorso del 1926 su USA ed Europa il rivoluzionario russo Leon Trotsky, "Le forze produttive create dal capitalismo non potevano più essere contenute entro la struttura delle forme sociali del capitalismo, inclusa la struttura degli stati nazionali. Di qui la guerra"--la Prima Guerra Mondiale.

Naturalmente, è seguita la Seconda Guerra Mondiale, ancora centrata in Europa. La UE e l'eurozona sono state progettate per impedire ulteriori conflitti e per creare una via pacifica e graduale all'unità economica. Ma quando la crisi colpisce, gli interessi delle classi dominanti nazionali tirano in direzioni differenti.

Per la Merkel, un piano di crescita non è stato fino a di recente una priorità in Germania. Ma anche se il rallentamento economico della Germania fa sobbalzare in azione la Merkel, può non essere d'accordo sul rimedio chiesto da Hollande in Francia, dove la fiacca ripresa sta cedendo il passo ad un nuovo crollo.

Vi è inoltre il problema dello spostamento a lungo termine del bilancio della potenza economica mondiale--cioè l'ascesa della Cina e di altri paese da poco industrializzati che competono con i paesi europei.

SI PRESUMEVA che il salvataggio delle banche spagnole ristabilisse la fiducia nell'economia di quel paese, ma la situazione delle richieste di prestiti della Spagna è peggiorata. Perché?

ORA IL governo spagnolo è inguaiato per questo debito aggiuntivo. E poiché i prestiti del nuovo Meccanismo Europeo di Stabilità di $626 miliardi devono essere rimborsati davanti a tutti gli altri creditori, le grandi banche ed i fondi obbligazionari sono in un rischio maggiore di diventare non liquidi se concedono ulteriori prestiti al governo spagnolo.

E' per questo che il governo spagnolo deve pagare un occhio della testa per prendere in prestito. Tuttavia, lo stato spagnolo semplicemente non può permettersi di continuare a pagare tali alti tassi d'interesse indefinitamente. Se lo fa, finirà come la Grecia--chiuso fuori dal mercato dei titoli di stato e costretto a rivolgersi alla troika per aiuti. Ma non vi è proprio denaro sufficiente nel MES e nel suo predecessore, il Fondo di Stabilità Finanziaria Europeo da $551 miliardi, per salvare la Spagna.

Inoltre, l'Italia, che ha dovuto essa stessa pagare dei tassi d'interesse esorbitanti alcuni mesi addietro, sta ancora affrontando un aumento improvviso dei tassi d'interesse anche mentre un programma d'austerità strangola l'economia.

LA BANCA Centrale Europea non potrebbe salvare le banche europee proprio come ha fatto negli USA la Federal Reserve?

LA BCE ha cercato di fare proprio questo. Alla fine dello scorso anno, la BCE ha creato un programma chiamato Opzione di Rifinanziamento a Lungo Termine (LTRO), che ha prestato circa $1,3 trilioni alle banche europee a tassi d'interesse vicini allo zero. Le banche dei paesi indebitati come Spagna ed Italia hanno utilizzato quel denaro per accaparrare i titoli di stato del loro paese sotto pressione dei politici desiderosi di consolidare le finanze statali e di ridurre l'esposizione verso i creditori stranieri.

Ma questa mossa porta pericoli propri. "Vi è il rischio come di legare assieme due persone che affogano nella speranza che galleggino", ha raccontato al Financial Times Benedict James della ditta legale Linklaters della Gran Bretagna.

Allo stesso tempo, le banche francesi e tedesche hanno utilizzato il denaro per scaricare i titoli di stato di Grecia, Italia, Spagna ed Irlanda  per cercare di ridurre i loro rischi".

Il risultato di tutto questo è stato una specie di rinazionalizzazione del debito pubblico, che ha rivelato le spaccature in allargamento nell'eurozona.

Tuttavia, nonostante il denaro facile dalla BCE, le banche europee preparandosi per un'emergenza. I prestiti interbancari sono al livello più basso dal crollo del 2008--un segno che l'elite finanziaria è timorosa che non otterrà indietro i suoi soldi se li presta fuori.

Una più oscura, ma potenzialmente devastante, linea di faglia è lo squilibrio crescente nel sistema di pagamento centrale dell'eurozona per finanziare lo scambio tra paesi diversi dell'eurozona. Questo ha lasciato la banca centrale tedesca con $660 miliardi di diritti verso altre banche centrali dell'eurozona. Nel caso di una rottura dell'eurozona le perdite potrebbero essere enormi.

Ma il problema maggiore che la BCE affronta è che non vi è nessun tesoro europeo comune. Negli USA la Fed può sempre contare sul Tesoro USA per sostenere le sue politiche, ma la BCE non ha affatto tale opzione.

Nel frattempo, una "passeggiata agli sportelli"--non ancora una corsa--ha visto i depositanti spostare miliardi fuori dalle cosiddette economie "periferiche" dell'eurozona. In Grecia, i risparmiatori hanno tirato fuori dalle banche del paese $90 miliardi dal 2009 e circa $3,9 miliardi se ne sono andati dalle banche spagnole in aprile--e questo è stato prima che la grande banca Bankia fallisse e dovesse essere salvata dallo stato.

VI E' una discussione sull'introduzione di un'unione bancaria europea, un'unione fiscale o l'emissione di un "eurobond" per dividere il peso del debito e tassi d'interesse inferiori per i paesi più indebitati. Questo può funzionare?

I LEADER europei possono ben venir fuori con qualche piano a lungo termine per tali sviluppi. Ma non vi è nessun segno che la Germania sia disposta a pagare il conto di nessuna di queste misure a meno che non ottenga ampie concessioni sulla sovranità nazionale--cioè, Spagna o Francia o un altro paese dovrebbero permettere ai burocrati europei di Bruxelles di agire come cani da guardia per la Germania avendo la supervisione sulla tassazione e le politiche di spesa statali.

Ma la sofferenza della Grecia sotto le politiche della troika faranno riflettere qualunque politico che consideri seguire questo sentiero. Ciò che è probabile emerga dal vertice dell'eurozona è qualche sistemazione a breve termine per impedire alla Spagna di disfarsi e qualche vaga promessa su una maggiore unità fiscale.

QUALI SONO le implicazioni politiche di tutto ciò?

LA GRECIA--con il crollo dei principali partiti politici in messo ad una depressione stile anni '30--è un esempio estremo. Ma la convergenza di partiti socialdemocratici, liberali e conservatori attorno alle politiche di austerità ha aperto la porta sia alla sinistra che all'estrema destra anti-immigrazione.

E' per questo che la crescita esplosiva del sostegno a SYRIZA è così importante per la Grecia, per il resto d'Europa ed oltre. In un momento in cui i leader europei insistono che non vi è nessuna alternativa alla continua sofferenza e miseria, la resistenza in Grecia offre ispirazione e speranza.