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La lotta per l'egemonia nel mondo musulmano

Postato da gowans il 15 settembre 2012

Per metà del secolo scorso, i nazionalisti, socialisti, comunisti arabi ed altri sono stati stretti

in una battaglia con i Fratelli Musulmani per l'egemonia nel mondo arabo.—Tariq Ali [1]

di Stephen Gowans

 

I jihadisti che hanno rovesciato il nazionalista secolare governo Gheddafie non senza l'aiuto dei bombardieri della NATO, soprannominata "la forza aerea di al Qaeda" [2] dai piloti canadesi che hanno partecipato alla campagna di bombardamenti  sulle pagine dei giornali occidentali non sono più camuffati come un movimento popolare che era bramoso, e ha conquistato, la democrazia in Libia. Ora che hanno annientato il consolato USA di Bengasi ed ucciso l'ambasciatore USA, sono diventati una "minaccia alla sicurezza...sollevando timori sulla stabilità del paese" [3]—esattamente come li chiamava Gheddafi, quando i governi occidentali celebravano la rivolta degli islamisti come un'insurrezione popolare in favore della democrazia. La descrizione di Gheddafi della sommossa nel suo paese come un violento tentativo salafita di istituire uno stato islamico è stata senza dubbio accettata a Washington ed in altre capitali europee come vera, ma respinta in pubblico come manovra trasparente per raccogliere simpatia. Ciò è stato necessario per disinfettare l'insurrezione per assicurare l'acquiescenza del pubblico occidentale all'intervento degli aeroplani da guerra dei loro paesi per aiutare dei guerriglieri islamici sul terreno a rovesciare un leader nazionalista secolare che praticava il "nazionalismo delle risorse" e cercava di "libianizzare" l'economiai veri motivi per i quali era caduto in disgrazia a Washington. [4]

Secondo funzionari USA, Al Qaeda nel Maghreb Islamico, che ha giocato la parte maggiore nella ribellione per deporre il leader libico Muammar Gheddafi, può avere progettato l'attacco al consolato USA di Bengasi che ha portato alla morte dell'ambasciatore Christopher Stevens.

L'insurrezione dei militanti islamici radicali contro uno stato secolare è stata, sotto molti aspetti, una ripetizione di quello che era accaduto in Afghanistan alla fine degli anni '70, quando un governo di ispirazione marxista arrivò al potere con ambizioni di sollevare il paese dall'arretratezza e fu contrastato dai mullah e dai guerriglieri islamisti appoggiati da Stati Uniti, Pakistan, Arabia Saudita e Cina.

Un comunista afgano ha spiegato che,

"Il nostro scopo era niente meno che dare un esempio a tutti i paesi arretrati del mondo su come passare dal feudalesimo diritto ad una società moderna e giusta ... La nostra scelta non era tra fare oppure no le cose democraticamente. Se non le facevamo noi, non le avrebbe fatte nessun altro ... Proprio il nostro primo proclama dichiarava che cibo e riparo sono i bisogni fondamentali e diritti di un essere umano. ... Il nostro programma era chiaro: terra ai contadini, cibo agli affamati, istruzione gratuita per tutti. Sapevamo che i mullah nei villaggi avrebbero tramato contro di noi, così abbiamo emanato i nostri decreti velocemente in modo che le masse potessero capire dove si trovavano i loro veri interessi ... Per la prima volta nella storia dell'Afghanistan è stato dato alle donne il diritto all'istruzione ... Abbiamo detto loro che possedevano i loro corpi, che avrebbero sposato chi volevano, che non avrebbero dovuto vivere chiuse in casa come animali in un recinto". [5]

Questo non è per dire che Gheddafi fosse un marxistalungi da ciò. Ma come i riformisti in Afghanistan, cercava di modernizzare il suo paese ed utilizzava la terra, il lavoro e le risorse per la gente al suo interno. Secondo i resoconti ufficiali occidentali, ha fatto un buon lavoro, innalzando il livello di vita più in alto che in tutti gli altri paesi dell'Africa.

Gheddafi sosteneva che la ribellione in Libia era stata organizzata da al Qaeda nel Maghreb Islamico, o AQIM, e dal Gruppo Combattente Islamico Libico, che aveva giurato di rovesciarlo e di far ritornare il paese ai valori islamici tradizionali, inclusa la legge della Sharia. Un rapporto d'intelligence del governo canadese del 2009 lo confermò. Descriveva la roccaforte anti-Gheddafi nella Libia orientale, dove è cominciata la ribellione, "come un 'epicentro dell'estremismo islamista' ed affermava che nella regione operavano delle 'cellule esterne'". Prima, i servizi segreti militari canadesi avevano osservato che "le truppe libiche hanno scoperto un campo d'addestramento nel deserto meridionale del paese che era stato utilizzato da un gruppo terrorista algerino che avrebbe più tardi cambiato il proprio nome in  Al Qaeda nel Maghreb Islamico". [6] Significativamente, i funzionari USA ora ritengono che AQIM possa avere progettato l'attacco al consolato USA di Bengasi. [7]

Abdel Hakim Belhaj, il più potente capo militare della rivolta libica, era un veterano della Jihad appoggiata dagli USA contro il governo riformista ispirato al marxismo dell'Afghanistan, dove aveva combattuto assieme ai militanti che avrebbero continuato a formare al Qaeda. Belhaj ritornò in Libia negli anni '9o per guidare il Gruppo Combattente Islamico Libico, che era collegato ai suoi camerati di al Qaeda. Il suo scopo era di rovesciare Gheddafi, come erano stati rovesciati i comunisti in Afghanistan. Il ruolo prominente che Belhaj ha giocato nell'insurrezione libica dovrebbe avere suscitato dei sospetti nelle persone di sinistra in occidente che, come sicuramente sapevano i governi occidentali, la rivolta non fosse l'eroico affare a favore della democrazia che i media occidentalie quelli dei regimi reazionari arabistavano facendo sembrare. Effettivamente, proprio dal primo giorno della rivolta, chiunque fosse munito di conoscenza della storia libica che risalisse oltre l'ultima trasmissione di Fox News, avrebbe saputo che la ribellione di Bengasi era più dello stampo dell'ultima eruzione di una violenta Jihad antisecolare che di una pacifica richiesta di democrazia. [8]

"Il 15 febbraio 2011, i cittadini di Bengasi hanno organizzato quella che hanno chiamato la marcia del Giorno della Collera. La dimostrazione si è presto trasformata in una battaglia in piena regola con la polizia. Al principio, le forze di sicurezza hanno utilizzato gas lacrimogeno e cannoni ad acqua. Ma come diverse centinaia di dimostranti armati di pietre e bottiglie Molotov hanno attaccato edifici governativi, la violenza si è mossa a spirale fuori controllo." [9]

Mentre si precipitavano sui siti governatici, i manifestanti infuriati non intonavano "Potere al popolo", "Siamo il 99%" oppure "No alla dittatura". Cantilenavano "Nessun Dio che Allah, Muammar è il nemico di Allah'". [10] Gli islamisti hanno cominciato la ribellione e hanno combattuto sul terreno, mentre gli esiliati libici allineati agli USA sono entrati nel vuoto di potere creato dalla violenza dei salafiti e dalle bombe della NATO per formare un nuovo governo allineato agli USA.

Anche Hafez Assad, dal suo compagno Salaf Jadid, che egli rovesciò e mise sotto chiave, a suo figlio Bashar, che gli è succeduto, ed altri nazionalisti secolari della Siria sono stati denunciati come nemici di Allah dalle stesse forze islamiste che hanno violentemente denunciato Gheddafi in Libia ed i leader del Partito Democratico del Popolo in Afghanistan. La ragione delle denunce da parte degli islamisti è la stessa: la loro opposizione ad uno stato islamico, alle forze islamiste che sono così fortemente alla testa del movimento per rovesciare i nazionalisti secolari in Siria, come lo erano i nazionalisti secolari in Libia ed i marxisti (secolari) alla fine degli anni '70-'80 in Afghanistan.

Mentre si precipitavano sui siti governatici, i manifestanti infuriati intonavano "Nessun Dio che Allah, Muammar è il nemico di Allah".

L'ascesa al potere dei nazionalisti secolari in Siria è stato un colpo pesante ai militanti islamici del paese che si risentivano che la loro società venisse governata da radicali secolari. Peggio ancora dalla prospettiva degli islamisti, i radicali governanti erano in prevalenza membri di comunità di minoranza che i sunniti consideravano come eretiche e che avevano occupato i gradini più bassi della società siriana. Dal momento in cui i nazionalisti secolari si sono impadroniti dello stato, gli islamisti hanno cominciato ad agire clandestinamente per organizzare una resistenza armata. "Dal loro rifugio sicuro nel profondo dei quartieri densamente popolati di città settentrionali come Aleppo e Hama, dove le automobili non potevano entrare, i guerriglieri sono emersi per bombardare ed uccidere". [11]

Nel 1980 è stato compiuto il tentativo di raggruppare l'opposizione sunnita ai nazionalisti secolari sotto un "Fronte Islamico", che prometteva libertà di espressione, libere elezioni e una magistratura indipendente, sotto la bandiera dell'Islam. Quando dei militanti terroristi islamici assassinarono il presidente egiziano Anwar Sadat un anno prima in Egitto, gli islamisti a Damasco promisero all'allora presidente Hafez Assad lo stesso destino. Quindi nel 1982 i jihadisti insorsero a Hama—"la cittadella del potere terriero tradizionale e del puritanesimo sunnita[12]—nel tentativo di prendere il potere nella città. La guerra risultante dei radicali islamici contro lo stato nazionalista secolare, un affare sanguinoso che costò decine di migliaia di vite, convinse Assad che "stava lottando non soltanto con il dissenso interno, ma con una cospirazione su vasta scala per defenestrarlo, spalleggiata da Iraq, Giordania, Libano, Israele e Stati Uniti".[13] Patrick Seale, giornalista veterano britannico che da decenni copriva il Medio Oriente, descrisse il movimento islamista contro i nazionalisti secolari della Siria come un "genere di febbre che varia secondo le condizioni all'interno e la manipolazione dall'estero".[14]

I resoconti dei media della guerra civile siriana tralasciano di menzionare l'ostilità lunga decenni tra islamisti e nazionalisti secolariun'inimicizia feroce che talvolta divampa nella guerra aperta ed in altri momenti ribolle in modo minaccioso sotto la superficieche ha definito la Siria nel periodo post-coloniale. Fare ciò toglierebbe via lo splendore della sollevazione armata come una lotta popolare, democratica e progressista, una descrizione necessaria per far sembrare giusto e desiderabile l'intervento occidentale nella forma di sanzioni, sostegno diplomatico ed altri aiuti contro i nazionalisti secolari. Oggi, soltanto i trotskyisti ebbri delle fantasie che la Primavera Araba sia l'equivalente dell'insurrezione della Marcia di Pietrogrado del 1917, negano che il contenuto della rivolta siriana sia islamista. Ma la questione se l'insurrezione fosse inizialmente diversaun movimento pacifico, progressista e popolare rivolto ad aprire spazio democratico ed a rimediare alle ingiustizie economichee soltanto più tardi dirottato dagli islamisti, rimane controversa. Comunque, quello che è chiaro è che il "dirottamento", se realmente ve ne è stato uno, non è di annata recente. Negli stadi nascenti della ribellione, lo scomparso reporter del New York Times Anthony Shadid osservò che "gli islamisti più puritani, noti dal nome abbreviato di salafiti, sono emersi come una forza in Egitto, Libia, Siria ed altrove, con sospetti che l'Arabia Saudita li abbia incoraggiati e finanziati".[15]

I nazionalisti, socialisti e comunisti secolari nelle terre musulmane hanno lottato con il problema dell'opposizione islamista ai loro programmi, al loro ateismo  (nel caso dei comunisti) ed alla natura secolare dello stato che hanno cercato di costruire. I bolscevichi, forse i soli tra questo gruppo, sono riusciti a superare l'opposizione nei tradizionali territori musulmani che controllavano in Asia Centrale e migliorando la vita delle donne che erano state oppresse dall'Islam conservatore. L'isolamento femminile, la poligamia, il prezzo per la sposa, i figli ed i matrimoni forzati, il velo (come pure la circoncisione dei maschi, considerata dai bolscevichi essere un abuso sui minori) sono stati resi fuorilegge. Le donne sono state reclutate nelle posizioni amministrative e professionali ed incoraggiate in realtà obbligate a lavorare fuori casa. Ciò seguiva l'idea di Friedrich Engels che le donne potessero essere liberate dalla dominazione maschile soltanto se avevano redditi indipendenti. [16]

I governi occidentali, guidati dagli Stati Uniti, hanno fatto pratica di infiammare le ostilità degli islamisti ai nazionalisti, socialisti e comunisti secolari, utilizzando militanti radicali islamici come burattini per rovesciare questi governi, che si sono quasi invariabilmente rifiutati di allinearsi militarmente con gli Stati Uniti o di concludere accordi contro gli interessi del loro popolo per ingrassare i profitti dell'America delle corporation ed arricchire i banchieri d'investimento di Wall Street. Ma se Washington aggrava le linee di faglia all'interno delle società musulmane oppure no, rimane il fatto che le linee di faglia esistono e devono essere gestite, ma non sono state sempre gestite bene.

Per esempio, non importa quanto ammirevoli fossero i loro intenti, i riformisti in Afghanistan avevano una base politica troppo ristretta per muoversi velocemente come fecero e si sono precipitati a capofitto nel disastro, ignorando il consiglio di Mosca di rallentare e di allargare il loro sostegno. Le amministrazioni Carter e Reagan si sono semplicemente avvantaggiate dei loro errori grossolani per formare un impegnato movimento guerrigliero anticomunista.

Il regime siriano di sinistra di Salah Jadid, che Hafez Assad rovesciò, fece molto che sarebbe ammirato da quelli di sinistra di oggi. Effettivamente, Tariq Ali, in un'apologia apparentemente intesa ad espiare il peccato di sembrare appoggiare l'attuale governo Assad, loda il regime di Jadid come "il predecessore più illuminato i cui leader ed attivisti...contavano nelle loro file alcuni dei migliori intellettuali del mondo arabo". [17] E' facile capire perché Ali ammirava i predecessori di Assad. Jadid, che viveva una vita austera, rifiutando di avvantaggiarsi della propria posizione per colmarsi di ricchezze e comodità, tagliò gli stipendi degli alti funzionari e dei massimi burocrati. Rimpiazzò le loro limousine Mercedes nere con Volkswagen e Peugeot 404. La gente collegata con le vecchie influenti famiglie venne epurata dal governo. Fu portato nel gabinetto un comunista. Le seconde case furono confiscate e la proprietà di più di una venne proibita. Le scuole private furono proibite. Lavoratori, soldati, contadini, studenti e donne divennero i figli favoriti del regime. I feudalisti ed i reazionari vennero soppressi. Fu compiuto un avvio di pianificazione economica e furono intrapresi grandi progetti per infrastrutture con l'aiuto dei sovietici. E, tuttavia, nonostante queste misure chiaramente progressiste, la base di appoggio popolare di Jadid rimase ristrettauna ragione per cui i sovietici erano tiepidi verso di lui, lo consideravano una testa calda e sprezzanti della sua pretesa di stare praticando il "socialismo scientifico". [18] Il socialismo scientifico è basato sulla politica di massa, non su una minoranza che arriva al potere attraverso una cospirazione (come fecero Jadid e Assad) che poi tenta di imporre la propria visione utopistica su una maggioranza che la rifiuta.

Jadid appoggiava i guerriglieri palestinesi. Assad, che allora era ministro della difesa, era meno innamorato dei guerriglieri, che vedeva come porgere a Israele il pretesto per la guerra. Jadid definiva la borghesia come il nemico. Assad voleva arruolare il suo sostegno all'interno per allargare la base di sostegno del governo contro i Fratelli Musulmani. Jadid disdegnava i regimi arabi reazionari. Assad era per unire tutti gli stati arabireazionari o altrimenticontro Israele. [19]

Assadal quale Ali afferma di essere stato contrarioriconosceva (a) che un programma di socialismo nazionalista secolare non poteva essere attuato all'improvviso senza il sostegno di massa e (b) che il governo non lo aveva. Così, dopo avere rovesciato Jadid in un cosiddetto movimento "correttivo", ha minimizzato la guerra di classe a favore dell'allargamento della sua base di governo, cercando di conquistare mercanti, artigiani, uomini d'affari ed altri oppositori delle nazionalizzazioni e delle misure socialiste del regime. Allo stesso tempo, ha conservato l'impegno di Jadid per uno stato dirigista e ha continuato a promuovere le classi e le minoranze oppresse. Questo difficilmente era un programma eccitante per i puristi marxistidi fatto sembrava un tradimentoma i sovietici erano più impegnati verso Assad che Jadid, riconoscendo che il programma rispettava il mondo quale era e perciò aveva una maggiore possibilità di successo. [20]

Comunque, alla fine Assad fallì. Né lui né suo figlio Bashar riuscirono ad allargare la base di sostegno dello stato abbastanza per salvaguardarlo dalla destabilizzazione. L'opposizione non è stata evocata fuori dal nulla dagli specialisti del cambio di regime di Washington. Dobbiamo riconoscerlo, gli specialisti del cambio di regime hanno giocato un ruolo, ma hanno avuto bisogno del materiale con cui lavorare e la Siria di Assad ne ha fornito in grande quantità. Nemmeno Gheddafi in Libia manovrò il problema di mescolare il giusto ammontare di repressione e di persuasione per combinare un consenso abbastanza ampio per il suo governo nazionalista secolare per sopravvivere alla febbre dell'ascendente opposizione salafita, come scrive Patrick Seale, secondo le condizioni all'interno e la manipolazione dall'estero. Le macchinazioni degli Stati Uniti e dei regimi arabi reazionari per stimolare e rafforzare gli oppositori dei nazionalisti secolari hanno reso il nodo ancora più difficile da sbrogliare, ma tranne che nella manipolazione non vi era l'intera storia nella fine di Gheddafi (sebbene ne fosse una parte significativa) e non è stata l'unica o anche una grande parte della spiegazione per la rivolta in Siria.

L'idea che la rivolta siriana sia un movimento popolare e democratico contro la dittatura e per la riparazione delle ingiustizie economiche ignora la rilevante storia di lotta tra i nazionalisti arabi secolaristi ed i Fratelli Musulmani, minimizza erroneamente il ruolo dei salafiti nelle rivolte e chiude un occhio sulla prassi di vecchia data di Washington di utilizzare gli attivisti musulmani radicali come strumenti contro i regimi arabi nazionalisti.

L'idea che le rivolte in tutti e due i paesi siano dei movimenti popolari e democratici contro la dittatura e per la riparazione delle ingiustizie economiche (a) ignora la rilevante storia di lotta tra i nazionalisti arabi secolaristi ed i Fratelli Musulmani, (b) minimizza erroneamente il ruolo dei salafiti nelle rivolte e (c) chiude un occhio sulla prassi di vecchia data di Washington di utilizzare gli attivisti musulmani radicali come strumenti contro i regimi arabi nazionalisti che sono contro il sacrificare gli interessi locali al commercio estero ed agli interessi d'investimento di Wall Street e delle corporation americane. Con gli islamisti che attaccano le ambasciate USA in Medio Oriente, la loro descrizione da parte dei funzionari di stato USA e dei media occidentali come di combattenti per la libertà a favore della democrazia può bene essere soppiantata dalle etichette utilizzate da Gheddafi e Assad per descrivere i loro oppositori islamisti, etichette che sono più vicine alla verità"fanatici religiosi" e "terroristi".

L'Islam reazionario può avere vinto la battaglia per l'egemonia nel mondo musulmano, come asserisce Tariq Ali, e, con essa, gli Stati Uniti, che lo hanno spesso manipolato per i loro scopi, ma la battaglia in Siria deve ancora essere vinta e si spera che non lo sarà mai. E' questo che è in gioco nel paese: non un movimento fragile, popolare, egualitario, pro-democrazia ma l'ultimo regime nazionalista arabo secolare rimanente che resiste sia contro le oppressioni e l'oscurantismo dei Fratelli Musulmani che contro le oppressioni ed il saccheggio dell'imperialismo.

1. Tariq Ali, “The Uprising in Syria”, www.counterpunch.com, 12 settembre 2012.
2. Stephen Gowans [A], “Al-Qaeda’s Air Force”, what’s left, 20
febbraio, 2012. http://gowans.wordpress.com/2012/02/20/al-qaedas-air-force/
3. Patrick Martin, “Anti-American protests seen as tip of the Islamist iceberg”, The Globe and Mail, 13
settembre 2012.
4. Gowans [A]
5. Rodric Braithwaite.
Afghantsy: The Russians in Afghanistan 1979-1989. Profile Books. 2012. pp. 5-6.
6. Gowans [A]
7. Siobhan Gorman and Adam Entous, “U.S. probing al-Qaeda link in Libya”, The Wall Street Journal, 14
settembre 2012.
8. Gowans [A]
9. David Pugliese, “The Libya mission one year later: Into the unknown”, The Ottawa Citizen, 18
febbraio 2012.
10. Pugliese
11. Patrick Seale. Asad of Syria: The Struggle for the Middle East.
University of California Press. 1988, p.324.
12. Seale, p. 333.
13. Seale, p. 335.
14. Seale, p. 322.
15. Anthony Shadid, “After Arab revolts, reigns of uncertainty”, The New York Times, 24
agosto 2011.
16. Stephen Gowans [B], “Women’s Rights in Afghanistan”, August 9, 2010. http://gowans.wordpress.com/2010/08/09/women%e2%80%99s-rights-in-afghanistan/
17.
Ali
18. Seale
19. Seale
20. Seale