I jihadisti che hanno rovesciato il nazionalista secolare
governo Gheddafi—e
non senza l'aiuto dei bombardieri della NATO, soprannominata "la
forza aerea di al Qaeda"
[2]
dai
piloti canadesi che hanno partecipato alla campagna di
bombardamenti—
sulle pagine dei giornali occidentali
non sono più camuffati come un movimento popolare che era
bramoso, e ha conquistato, la democrazia in Libia. Ora che hanno
annientato il consolato USA di Bengasi ed ucciso l'ambasciatore
USA, sono diventati una "minaccia alla sicurezza...sollevando
timori sulla stabilità del paese"
[3]—esattamente
come li chiamava Gheddafi, quando i governi occidentali
celebravano la rivolta degli islamisti come un'insurrezione
popolare in favore della democrazia. La descrizione
di Gheddafi della sommossa nel suo paese come un violento
tentativo salafita di istituire uno stato islamico è stata senza
dubbio accettata a
Washington ed
in altre capitali europee come vera, ma respinta in pubblico
come
manovra trasparente per raccogliere simpatia. Ciò è stato
necessario per disinfettare l'insurrezione per assicurare
l'acquiescenza del pubblico occidentale all'intervento degli
aeroplani da guerra dei loro paesi per aiutare dei guerriglieri
islamici sul terreno a rovesciare un leader nazionalista
secolare che praticava il "nazionalismo delle risorse" e cercava
di "libianizzare" l'economia–i
veri motivi per i quali era caduto in disgrazia a
Washington. [4]
Secondo funzionari USA, Al Qaeda nel Maghreb Islamico, che
ha giocato la parte maggiore nella ribellione per deporre il
leader libico Muammar Gheddafi, può avere progettato l'attacco
al consolato USA di Bengasi che ha portato alla morte
dell'ambasciatore
Christopher Stevens.
L'insurrezione dei militanti islamici radicali contro uno
stato secolare è stata, sotto molti aspetti, una ripetizione di
quello che era accaduto
in
Afghanistan
alla fine degli anni '70, quando un governo di ispirazione
marxista arrivò al potere con ambizioni di sollevare il paese
dall'arretratezza e fu contrastato dai mullah e dai guerriglieri
islamisti appoggiati da Stati Uniti, Pakistan, Arabia Saudita e
Cina.
Un comunista afgano ha spiegato che,
"Il nostro scopo era niente meno che dare un esempio a
tutti i paesi arretrati del mondo su come passare dal
feudalesimo diritto ad una società moderna e giusta ... La
nostra scelta non era tra fare oppure no le cose
democraticamente. Se non le facevamo noi, non le avrebbe fatte
nessun altro ... Proprio il nostro primo proclama dichiarava che
cibo e riparo sono i bisogni fondamentali e diritti di un essere
umano. ... Il nostro programma era chiaro: terra ai contadini,
cibo agli affamati, istruzione gratuita per tutti. Sapevamo che
i mullah nei villaggi avrebbero tramato contro di noi, così
abbiamo emanato i nostri decreti velocemente in modo che le
masse potessero capire dove si trovavano i loro veri interessi
... Per la prima volta nella storia dell'Afghanistan è
stato dato alle donne il diritto all'istruzione ... Abbiamo
detto loro che possedevano i loro corpi, che avrebbero sposato
chi volevano, che non avrebbero dovuto vivere chiuse in casa
come animali in un recinto".
[5]
Questo non è per dire che Gheddafi fosse un marxista—lungi
da ciò. Ma come i riformisti
in Afghanistan,
cercava di modernizzare il suo paese ed utilizzava la terra, il
lavoro e le risorse per la gente al suo interno. Secondo i
resoconti ufficiali occidentali, ha fatto un buon lavoro,
innalzando il livello di vita più in alto che in tutti gli altri
paesi dell'Africa.
Gheddafi sosteneva che la ribellione in Libia era stata
organizzata da al Qaeda nel Maghreb Islamico, o AQIM,
e dal Gruppo Combattente Islamico Libico, che aveva giurato di
rovesciarlo e di far ritornare il paese ai valori islamici
tradizionali, inclusa la legge della Sharia. Un rapporto
d'intelligence del governo canadese del 2009 lo confermò.
Descriveva la roccaforte anti-Gheddafi nella Libia orientale,
dove è cominciata la ribellione, "come un 'epicentro
dell'estremismo islamista' ed affermava che nella regione
operavano delle 'cellule esterne'". Prima, i servizi segreti
militari canadesi avevano osservato che "le truppe libiche hanno
scoperto un campo d'addestramento nel deserto meridionale del
paese che era stato utilizzato da un gruppo terrorista algerino
che avrebbe più tardi cambiato il proprio nome in
Al Qaeda nel Maghreb Islamico".
[6]
Significativamente, i funzionari USA ora ritengono che AQIM
possa avere progettato l'attacco al consolato USA di Bengasi.
[7]
Abdel Hakim Belhaj, il
più potente capo militare della rivolta libica, era un veterano
della Jihad appoggiata dagli USA contro il governo riformista
ispirato al marxismo dell'Afghanistan,
dove aveva combattuto assieme ai militanti che avrebbero
continuato a formare al Qaeda.
Belhaj
ritornò in Libia negli anni '9o per guidare
il
Gruppo Combattente Islamico Libico,
che era collegato ai suoi camerati di al Qaeda. Il suo scopo era
di rovesciare Gheddafi, come erano stati rovesciati i comunisti
in
Afghanistan.
Il ruolo prominente che Belhaj ha giocato nell'insurrezione
libica dovrebbe avere suscitato dei sospetti nelle persone di
sinistra in occidente che, come sicuramente sapevano i governi
occidentali, la rivolta non fosse l'eroico affare a favore della
democrazia che i media occidentali—e
quelli dei regimi reazionari arabi—stavano
facendo sembrare. Effettivamente, proprio dal primo giorno della
rivolta, chiunque fosse munito di conoscenza della storia libica
che
risalisse oltre l'ultima trasmissione di
Fox News,
avrebbe saputo che la ribellione di Bengasi era
più dello stampo dell'ultima eruzione di una violenta Jihad
antisecolare che di una pacifica richiesta di democrazia.
[8]
"Il 15 febbraio 2011, i cittadini di Bengasi hanno
organizzato quella che hanno chiamato la marcia del Giorno della
Collera. La dimostrazione si è presto trasformata in una
battaglia in piena regola con la polizia. Al principio, le forze
di sicurezza hanno utilizzato gas lacrimogeno e cannoni ad
acqua. Ma come diverse centinaia di dimostranti armati di pietre
e bottiglie Molotov hanno attaccato edifici governativi, la
violenza si è mossa a spirale fuori controllo."
[9]
Mentre si precipitavano sui siti governatici, i
manifestanti infuriati non intonavano "Potere al popolo", "Siamo
il 99%" oppure "No alla dittatura". Cantilenavano "Nessun Dio
che Allah, Muammar è il nemico di Allah'".
[10]
Gli
islamisti hanno cominciato la ribellione e hanno combattuto sul
terreno, mentre gli esiliati libici allineati agli USA sono
entrati nel vuoto di potere creato dalla violenza dei salafiti
e dalle bombe della NATO per formare un nuovo governo allineato
agli USA.
Anche
Hafez Assad,
dal suo compagno
Salaf Jadid,
che egli rovesciò e
mise sotto chiave, a suo figlio Bashar, che gli è
succeduto,
ed altri nazionalisti secolari della Siria sono stati
denunciati come nemici di Allah dalle stesse forze islamiste che
hanno violentemente denunciato Gheddafi in Libia ed i leader del
Partito Democratico del Popolo
in Afghanistan. La
ragione delle denunce da parte degli islamisti è la stessa: la
loro opposizione ad uno stato islamico, alle forze islamiste che
sono così fortemente alla testa del movimento per rovesciare i
nazionalisti secolari in Siria, come lo erano i nazionalisti
secolari in Libia ed i marxisti (secolari)
alla fine degli anni '70-'80 in
Afghanistan.
Mentre si precipitavano sui siti governatici, i
manifestanti infuriati
intonavano
"Nessun Dio che Allah, Muammar è il nemico di Allah".
L'ascesa al potere dei nazionalisti secolari in Siria è
stato un colpo pesante ai militanti islamici del paese che si
risentivano che la loro società venisse governata da radicali
secolari. Peggio ancora dalla prospettiva degli islamisti, i
radicali governanti erano in prevalenza membri di comunità di
minoranza che i sunniti consideravano come eretiche e che
avevano occupato i gradini più bassi della società siriana. Dal
momento in cui i nazionalisti secolari si sono impadroniti dello
stato, gli islamisti hanno cominciato ad agire clandestinamente
per organizzare una resistenza armata. "Dal loro rifugio sicuro
nel profondo dei quartieri densamente popolati di città
settentrionali come Aleppo e Hama, dove le automobili non
potevano entrare, i guerriglieri sono emersi per bombardare ed
uccidere".
[11]
Nel 1980 è stato compiuto il tentativo di raggruppare
l'opposizione sunnita ai nazionalisti secolari sotto un "Fronte
Islamico", che prometteva libertà di espressione, libere
elezioni e una magistratura indipendente, sotto la bandiera
dell'Islam. Quando dei militanti terroristi islamici
assassinarono il presidente egiziano
Anwar Sadat un
anno prima in Egitto, gli islamisti a Damasco promisero
all'allora presidente Hafez Assad
lo stesso destino. Quindi nel 1982 i jihadisti insorsero a
Hama—"la
cittadella del potere terriero tradizionale e del
puritanesimo sunnita[12]—nel
tentativo di prendere il potere nella città.
La guerra risultante dei radicali islamici contro lo stato
nazionalista secolare, un affare sanguinoso che costò decine di
migliaia di vite, convinse Assad che "stava lottando non
soltanto con il dissenso interno, ma con una cospirazione su
vasta scala per defenestrarlo, spalleggiata da Iraq, Giordania,
Libano, Israele e Stati Uniti".[13]
Patrick Seale,
giornalista
veterano britannico che da decenni copriva il Medio
Oriente, descrisse il movimento islamista contro i nazionalisti
secolari della Siria come un "genere di febbre che varia secondo
le condizioni all'interno e la manipolazione dall'estero".[14]
I resoconti dei media della guerra civile siriana
tralasciano di menzionare l'ostilità lunga decenni tra islamisti
e nazionalisti secolari—un'inimicizia
feroce che talvolta divampa nella guerra aperta ed in altri
momenti ribolle in modo minaccioso sotto la superficie—che
ha definito la Siria nel periodo post-coloniale. Fare ciò
toglierebbe via lo splendore della sollevazione armata come una
lotta popolare, democratica e progressista, una descrizione
necessaria per far sembrare giusto e desiderabile l'intervento
occidentale nella forma di sanzioni, sostegno diplomatico ed
altri aiuti contro i nazionalisti secolari. Oggi, soltanto
i
trotskyisti
ebbri delle fantasie che la Primavera Araba sia l'equivalente
dell'insurrezione della Marcia di Pietrogrado del 1917, negano
che il contenuto della rivolta siriana sia islamista. Ma la
questione se l'insurrezione fosse inizialmente diversa—un
movimento pacifico, progressista e popolare rivolto ad aprire
spazio democratico ed a rimediare alle ingiustizie
economiche—e
soltanto più tardi dirottato dagli islamisti, rimane
controversa. Comunque, quello che è chiaro è che il
"dirottamento", se realmente ve ne è stato uno, non è di annata
recente. Negli stadi nascenti della ribellione, lo scomparso
reporter del
New York Times
Anthony Shadid
osservò che "gli islamisti più puritani, noti dal nome
abbreviato di salafiti, sono emersi come una forza in Egitto,
Libia, Siria ed altrove, con sospetti che l'Arabia Saudita li
abbia incoraggiati e finanziati".[15]
I nazionalisti, socialisti e comunisti secolari nelle terre
musulmane hanno lottato con il problema dell'opposizione
islamista ai loro programmi, al loro ateismo (nel caso dei
comunisti) ed alla natura secolare dello stato che hanno cercato
di costruire. I bolscevichi, forse i soli tra questo gruppo,
sono riusciti a superare l'opposizione nei tradizionali
territori musulmani che controllavano in Asia Centrale e
migliorando la vita delle donne che erano state oppresse
dall'Islam conservatore. L'isolamento femminile, la poligamia,
il prezzo per la sposa, i figli ed i matrimoni forzati, il velo
(come pure la circoncisione dei maschi, considerata dai
bolscevichi essere un abuso sui minori) sono stati resi
fuorilegge. Le donne sono state reclutate nelle posizioni
amministrative e professionali ed incoraggiate
– in
realtà obbligate
– a
lavorare fuori casa. Ciò seguiva l'idea di
Friedrich Engels
che le donne potessero essere liberate dalla dominazione
maschile soltanto se avevano redditi indipendenti.
[16]
I governi occidentali, guidati dagli Stati Uniti, hanno
fatto pratica di infiammare le ostilità degli islamisti ai
nazionalisti, socialisti e comunisti secolari, utilizzando
militanti radicali islamici come burattini per rovesciare questi
governi, che si sono quasi invariabilmente rifiutati di
allinearsi militarmente con gli Stati Uniti o di concludere
accordi contro gli interessi del loro popolo per ingrassare i
profitti dell'America delle corporation ed arricchire i
banchieri d'investimento di
Wall Street.
Ma se
Washington
aggrava le linee di faglia all'interno delle società musulmane
oppure no, rimane il fatto che le linee di faglia esistono e
devono essere gestite, ma non sono state sempre gestite bene.
Per esempio, non importa quanto ammirevoli fossero i loro
intenti, i riformisti
in
Afghanistan
avevano una base politica
troppo ristretta per muoversi velocemente come fecero e si
sono precipitati a capofitto nel disastro, ignorando il
consiglio di Mosca di rallentare e di allargare il loro
sostegno. Le amministrazioni
Carter
e
Reagan si sono semplicemente avvantaggiate dei loro
errori grossolani per formare un impegnato movimento
guerrigliero anticomunista.
Il regime siriano di sinistra di
Salah Jadid,
che
Hafez Assad rovesciò, fece molto che sarebbe ammirato da quelli
di sinistra di oggi. Effettivamente,
Tariq Ali,
in
un'apologia apparentemente intesa ad espiare il peccato di
sembrare appoggiare l'attuale governo Assad, loda il regime di
Jadid come "il predecessore più illuminato i cui leader ed
attivisti...contavano nelle loro file alcuni dei
migliori intellettuali del mondo arabo".
[17] E' facile capire perché
Ali
ammirava i predecessori di Assad. Jadid, che viveva una vita
austera, rifiutando di avvantaggiarsi della propria posizione
per colmarsi di ricchezze e comodità, tagliò gli stipendi degli
alti funzionari e dei massimi burocrati. Rimpiazzò le loro
limousine Mercedes nere con
Volkswagen e
Peugeot 404.
La gente collegata con le vecchie influenti famiglie venne
epurata dal governo. Fu portato nel gabinetto un comunista. Le
seconde case furono confiscate e la proprietà di più di una
venne proibita. Le scuole private furono proibite. Lavoratori,
soldati, contadini, studenti e donne divennero i figli favoriti
del regime. I feudalisti ed i reazionari vennero soppressi. Fu
compiuto un avvio di pianificazione economica e furono
intrapresi grandi progetti per infrastrutture con l'aiuto dei
sovietici. E, tuttavia, nonostante queste misure chiaramente
progressiste, la base di appoggio popolare di Jadid rimase
ristretta—una
ragione per cui i sovietici erano tiepidi verso di lui, lo
consideravano una testa calda e sprezzanti della sua pretesa di
stare praticando il "socialismo scientifico".
[18]
Il
socialismo scientifico è basato sulla politica di massa, non su
una minoranza che arriva al potere attraverso una cospirazione
(come fecero Jadid e Assad) che poi tenta di imporre la propria
visione utopistica su una maggioranza che la rifiuta.
Jadid appoggiava i guerriglieri palestinesi. Assad, che
allora era ministro della difesa, era meno innamorato dei
guerriglieri, che vedeva come porgere a Israele
il pretesto per la guerra. Jadid definiva la borghesia come il
nemico. Assad voleva arruolare il suo sostegno all'interno per
allargare la base di sostegno del governo contro i Fratelli
Musulmani. Jadid disdegnava i regimi arabi reazionari. Assad era
per unire tutti gli stati arabi—reazionari
o altrimenti—contro
Israele.
[19]
Assad—al
quale Ali afferma di essere stato contrario—riconosceva
(a) che un programma di socialismo nazionalista secolare non
poteva essere attuato all'improvviso senza il sostegno di massa
e (b) che il governo non lo aveva. Così, dopo avere rovesciato
Jadid in un cosiddetto movimento "correttivo", ha minimizzato la
guerra di classe a favore dell'allargamento della sua base di
governo, cercando di conquistare mercanti, artigiani, uomini
d'affari ed altri oppositori delle nazionalizzazioni e delle
misure socialiste del regime. Allo stesso tempo, ha conservato
l'impegno di Jadid per uno stato dirigista e ha continuato a
promuovere le classi e le minoranze oppresse. Questo
difficilmente era un programma eccitante per i puristi marxisti—di
fatto sembrava un tradimento—ma
i sovietici erano più impegnati verso Assad che Jadid,
riconoscendo che il programma rispettava il mondo quale era e
perciò aveva una maggiore possibilità di successo.
[20]
Comunque, alla fine Assad fallì. Né lui né suo figlio
Bashar riuscirono ad allargare la base di sostegno dello stato
abbastanza per salvaguardarlo dalla destabilizzazione.
L'opposizione non è stata evocata fuori dal nulla dagli
specialisti del cambio di regime di
Washington.
Dobbiamo riconoscerlo,
gli
specialisti del cambio di regime hanno giocato un ruolo, ma
hanno avuto bisogno del materiale con cui lavorare e la Siria di
Assad ne ha fornito in grande quantità. Nemmeno Gheddafi in
Libia manovrò il problema di mescolare il giusto ammontare di
repressione e di persuasione per combinare un consenso
abbastanza ampio per il suo governo nazionalista secolare per
sopravvivere alla febbre dell'ascendente opposizione salafita,
come scrive
Patrick Seale,
secondo le condizioni all'interno e la manipolazione
dall'estero. Le macchinazioni degli Stati Uniti e dei regimi
arabi reazionari per stimolare e rafforzare gli oppositori dei
nazionalisti secolari
hanno reso il nodo ancora più difficile da sbrogliare, ma
tranne che nella manipolazione non vi era l'intera storia nella
fine di Gheddafi (sebbene ne fosse una parte significativa) e
non è stata l'unica o anche una grande parte della spiegazione
per la rivolta in Siria.
L'idea che la rivolta siriana sia un movimento popolare e
democratico contro la dittatura e per la riparazione delle
ingiustizie economiche ignora la rilevante storia di lotta tra i
nazionalisti arabi secolaristi ed i Fratelli Musulmani,
minimizza erroneamente il ruolo dei salafiti nelle rivolte e
chiude un occhio sulla prassi di vecchia data di
Washington di
utilizzare gli attivisti musulmani radicali come strumenti
contro i regimi arabi nazionalisti.
L'idea che le rivolte in tutti e due i paesi siano dei
movimenti popolari e democratici contro la dittatura e
per la riparazione delle ingiustizie economiche (a)
ignora la rilevante storia di lotta tra i nazionalisti arabi
secolaristi ed i Fratelli Musulmani,
(b)
minimizza erroneamente il ruolo dei salafiti nelle rivolte
e (c)
chiude un occhio sulla prassi di vecchia data di
Washington di
utilizzare gli attivisti musulmani radicali come strumenti
contro i regimi arabi nazionalisti che sono contro il
sacrificare gli interessi locali al commercio estero ed agli
interessi d'investimento di
Wall Street e delle corporation americane. Con gli
islamisti che attaccano le ambasciate USA in Medio Oriente, la
loro descrizione da parte dei funzionari di stato USA e dei
media occidentali come di combattenti per la libertà a favore
della democrazia può bene essere soppiantata dalle etichette
utilizzate da Gheddafi e Assad per descrivere i loro oppositori
islamisti, etichette che sono più vicine alla verità –"fanatici
religiosi" e "terroristi".
L'Islam reazionario può avere vinto la battaglia per
l'egemonia nel mondo musulmano, come asserisce
Tariq Ali,
e, con essa, gli Stati Uniti, che lo hanno spesso manipolato per
i loro scopi, ma la battaglia in Siria deve ancora essere vinta
e si spera che non lo sarà mai. E' questo che è in gioco nel
paese: non un movimento fragile, popolare, egualitario,
pro-democrazia ma l'ultimo regime nazionalista arabo secolare
rimanente che
resiste sia contro le oppressioni e l'oscurantismo dei
Fratelli Musulmani che contro le oppressioni ed il saccheggio
dell'imperialismo.
1.
Tariq Ali, “The Uprising in Syria”, www.counterpunch.com,
12
settembre 2012.
2. Stephen Gowans [A], “Al-Qaeda’s Air Force”, what’s left,
20
febbraio, 2012. http://gowans.wordpress.com/2012/02/20/al-qaedas-air-force/
3. Patrick Martin, “Anti-American protests seen as tip of the
Islamist iceberg”, The Globe and Mail, 13
settembre 2012.
4. Gowans [A]
5. Rodric Braithwaite.
Afghantsy: The Russians in Afghanistan 1979-1989.
Profile Books. 2012. pp. 5-6.
6. Gowans [A]
7. Siobhan Gorman and Adam Entous, “U.S. probing al-Qaeda link
in Libya”, The Wall Street Journal, 14 settembre 2012.
8. Gowans [A]
9. David Pugliese, “The Libya mission one year later: Into the
unknown”, The Ottawa Citizen, 18 febbraio 2012.
10. Pugliese
11. Patrick Seale. Asad of Syria: The Struggle for the Middle
East.
University of California Press.
1988, p.324.
12. Seale, p. 333.
13. Seale, p. 335.
14. Seale, p. 322.
15. Anthony Shadid, “After Arab revolts, reigns of uncertainty”,
The New York Times, 24 agosto 2011.
16. Stephen Gowans [B], “Women’s Rights in Afghanistan”, August
9, 2010.
http://gowans.wordpress.com/2010/08/09/women%e2%80%99s-rights-in-afghanistan/
17.
Ali
18. Seale
19. Seale
20. Seale