Workers Action

a revolutionary socialist organization 

 

Come le corporation possiedono il Congresso

Shamus Cooke

15 settembre 2010

 

Con le elezioni di novembre che si avvicinano rapidamente, la maggioranza degli americani starà pensando una cosa: "Che importa"? Questa apatia non è dovuta a ignoranza, come accusano alcuni. Piuttosto, il disinteresse della gente che lavora nel sistema a due partiti implica intelligenza: milioni di persone comprendono che entrambe i democratici e i repubblicani non rappresentano i loro interessi al Congresso.

Questo da per scontato: Per chi lavora il sistema a due partiti? La risposta è stata data di recente dal giornale mainstream New York Times, che ha offerto al paese uno sguardo da addetti ai lavori su come le corporation fanno lobby (comprano) i congressisti. L'articolo spiega come gigantesche società da Wall-mart ai fabbricanti d'armi stanno progettando di cambiare le loro pratiche di assunzione per i lobbisti, da ex congressisti democratici a repubblicani in preparazione per i seggi che i repubblicani otterranno nelle imminenti elezioni di novembre:

Lobbisti, consulenti politici e reclutatori dicono tutti che la tariffa standard per i repubblicani particolarmente membri dell'attuale e del precedente personale della Casa Bianca è salita significativamente proprio nelle ultime settimane, con paghe che partono da $300.000 e che vanno in alto fino a $1 milione per posizioni da lobbisti del settore privato [lobbisti aziendali].

(9 settembre 2010

I congressisti recentemente ritirati sono i lobbisti perfetti: hanno ancora dei buoni amici al Congresso, con molti di questi amici che devono loro dei favori politici; hanno connessioni con presidenti e re stranieri e hanno anche il prestigio della celebrità che da buone PR alle corporation.

Spesso, questi congressisti hanno fatto dei favori alle aziende che ora li assumono, che significa che le aziende ricompensano i congressisti per servizi resi mentre erano in carica, offrendo loro posti di lavoro da lobbisti da un milione di dollari (o poltrone nel consiglio di amministrazione delle società) che richiedono poco o nessun lavoro.

Lo stesso articolo del New York Times ha rivelato che la paga per i 13.000 lobbisti [!] che attualmente corrompono il Congresso è una cifra combinata di $3,5 miliardi. E' stato anche spiegato come alcune ditte di lobby tengono a disposizione un uguale ammontare di democratici e repubblicani, di modo che sono pronte per ogni eventualità nelle elezioni. 

Questo fenomeno è più che poco antidemocratico: quando milioni di persone votano per un candidato, i risultati sono rapidamente manipolati e controllati persino prima che avvengano le elezioni.

In maniera interessante, il Wall Street Journal, orientato verso le corporation, nel 2008 ha scritto un articolo simile, mentre i democratici avevano cominciato a dominare la politica a Washington: 

L'industria da $3 miliardi delle lobby di Washington ha iniziato a liberarsi dei membri del personale [politici] repubblicani, portando via operativi [politici] democratici e ditte intere, un cambiamento che è cominciato persino prima che martedì venissero contate le schede e il democratico Barack Obama conquistasse la presidenza.

(5 novembre 2008)

Questo articolo è stato appropriatamente intitolato "I lobbisti mettono davanti i democratici mentre il vento cambia". 

Il denaro delle aziende scorre da partito a partito, di modo che vengano raggiunti gli stessi obiettivi: profitti più alti per le  corporation. Le somme gettate a questi politici sono strabilianti: la Associated Press ha riportato che la Camera di Commercio, orientata dalle aziende, ha speso "... quasi $190 milioni da quando nel gennaio 2009 Barack Obama è diventato presidente". (21 agosto 2010)  

Queste cifre spiegano le "più profonde" differenze tra democratici e repubblicani il denaro. Ciascun partito è una macchina che gareggia per il potere perché questo potere porta con se grandi somme di denaro delle corporation. Più un partito rimane in carica e più sono le connessioni che fa, più è il suo valore netto per le aziende, più questi compensi possono essere spalmati ai diversi strati del partito. Vi è davvero una reale, sporca lotta tra i partiti democratico e repubblicano per dominare questo denaro delle corporation.

Un "gruppo di interessi" per il quale gli ex congressisti non lavorano sono i sindacati dei lavoratori. I sindacati spendono milioni di dollari per contribuire a far eleggere i democratici ed altri milioni vengono spesi per cercare di ottenere ascolto da loro mentre sono in carica.

Ma i sindacati non possono superare le banche nella spesa e non possono offrire pacchetti pensionistici miliardari ai senatori a riposo. I piani pensionistici aziendali dei congressisti provano dove erano le loro menti mentre erano in carica e agli interessi di chi badavano.

I sindacati non possono continuare a fingere che i democratici siano loro "amici". Il lavoro ha molto poco da registrare per questa amicizia disfunzionale, lunga decenni: gli iscritti ai sindacati continuano a raggrinzirsi come i posti di lavoro, i salari e i benefici per i lavoratori una strategia perdente se mai ve ne è stata una.

L'approccio alla politica del "minore di due mali" è uguale a cattivi politici per il lavoro, non importa chi vinca. Infatti, i democratici male minore negli anni sono diventati sempre più male, al punto che il partito nel complesso è più conservatore dei repubblicani dell'era Nixon.

E' stato raggiunto il punto dove in diversi stati i governatori democratici vengono appoggiati dai sindacati dopo aver promesso di attaccare i salari e i benefici dei lavoratori pubblici!

Per uscire da questo ciclo maligno e senza sbocco i sindacati potrebbero unire le loro forze per formare coalizioni per promuovere candidati indipendenti dei lavoratori: al 100% finanziati dal lavoro per governare al 100% nell'interesse dei lavoratori. Tutte le altre strade riconducono ai lobbisti delle corporation.

Sull'autore

Shamus Cooke è un operatore dei servizi sociali, sindacalista e giornalista per Workers Action. Può contattarsi a portland@workerscompass.org