REDFLAG | A VOICE OF RESISTANCE

 

 

Come funziona il capitalismo?

Josh Lees

19 agosto 2016

 

Notoriamente, nel Manifesto del Partito Comunista, Marx ed Engels hanno scritto: "La storia di tutte la società fino ad ora esistente è la storia delle lotte di classe". Hanno aperto la strada nel sostenere che allo scopo di comprendere ogni società, abbiamo bisogno di iniziare a togliere via tutta la penuria ideologica e di andare al cuore di ciò che la fa battere come le cose vengono prodotte.

Il capitalismo è un sistema definito da due principali caratteristiche la divisione tra capitalisti e lavoratori, con i primi che sfruttano i secondi e la competizione tra capitalisti. Questi non sono soltanto dei ristretti concetti economici; sono le relazioni sociali fondamentali che spiegano perché il mondo si trova nella terribile condizione nella quale è oggi.

Tipi differenti di società sfruttatrici sono state composte da varie classi: "liberi e schiavi, patrizi e plebei, signori e servi, maestri di corporazione e operai a giornata, in una parola, oppressore ed oppresso", come hanno scritto Marx ed Engels  Quello che tutte avevano avuto in comune è l'esistenza di una classe dominante parassitaria di minoranza che non lavorava ma che viveva del surplus prodotto dal resto della popolazione. Oggi non è affatto diverso.

Sotto il capitalismo moderno la produzione è attuata dalla classe lavoratrice, la maggioranza della popolazione mondiale. Ciò che la definisce come classe è la mancanza della proprietà o del controllo dei mezzi di produzione che utilizza macchinari, terra, costruzioni e simili che sono tenuti nelle mani di un piccolo numero di capitalisti. Questo fatto costringe i lavoratori a vendere il loro lavoro ai capitalisti per un salario, o altrimenti affrontare la povertà o la fame. I capitalisti sfruttano questo lavoro, pagando i lavoratori soltanto una frazione di quello che producono. Il resto è profitto, che i capitalisti mirano ad accumulare nel tempo in quantità sempre maggiori di capitale, gli imperi aziendali che oggi dominano il mercato.

Lo sfruttamento quindi non è soltanto qualcosa che succede nelle aziende che sfruttano la manodopera nei paesi più poveri. Ogni lavoratore al mondo viene sfruttato, perché stiamo tutti producendo la ricchezza che finisce nelle tasche digli alti dirigenti per finanziare il loro stile di vita milionario o reinvestita negli imperi aziendali per il prossimo giro di produzione ed accumulazione. Perché un padrone dovrebbe assumere un lavoratore se non fosse in grado di fare da lui un profitto?

In altre parole, la prima caratteristica del capitalismo è la divisione e la lotta tra due classi principali: i capitalisti ed i lavoratori. Gli interessi materiali di queste classi sono in completa opposizione gli uni con gli altri. E' per questo che senza una lotta non otteniamo mai nulla. Salari e condizioni di lavoro possono ottenersi soltanto a spese dei profitti dei padroni. I capitalisti vogliono che i lavoratori paghino per l'assistenza sanitaria, l'assistenza pediatrica e l'istruzione tramite un sistema privatizzato di "utente pagante", piuttosto di un sistema finanziato dal pubblico pagato con le tasse sui profitti delle imprese e sui ricchi. Quando scoppia la guerra, i lavoratori sono mandati a morire e ad uccidere mentre i proprietari delle imprese ne beneficiano.

La seconda caratteristica che definisce il capitalismo è la competizione tra capitalisti. Il capitalismo non è un sistema pianificato o razionale; è composto da differenti blocchi di capitale, sia piccole imprese che gigantesche corporation, tutte che tentano di superarsi reciprocamente. Questo contesto significa che il capitale non può mai permettersi di restare fermo, ma deve espandersi continuamente, guadagnando sempre più profitti, o rischia di essere rilevato o sbattuto fuori dagli affari. Se un'impresa può incrementare il tasso di sfruttamento dei suoi lavoratori introducendo qualche nuova tecnologia oppure costringendoli a lavorare più duramente, più a lungo o per meno denaro allora questo mette una pressione crescente su altri padroni perché si comportino allo stesso modo.

La competizione spinge la classe dominante ad agire come il mostro spietato quale è, la spinta al profitto prevale su tutte le altre preoccupazioni. Pensate soltanto alle migliaia di persone uccise da James Hardie, che continuò per decenni a produrre amianto dopo che sapevano che provocava il cancro, perché vi era denaro da guadagnare. Pensate alle migliaia di persone che sono ferite o uccise al lavoro ogni anno perché i profitti vengono prima della sicurezza sul lavoro. Nel frattempo, un mondo diretto per il profitto significa che nulla viene speso in aree dove non si può rinvenire nessun profitto, come nutrire i poveri o impedire cambiamenti climatici catastrofici. Per i capitalisti, ciò che conta è molto più pressante del destino del pianeta o di coloro che ci vivono.

La competizione per il profitto provoca anche crisi economiche. Una società razionale pianificherebbe la sua produzione ed allocherebbe le sue risorse secondo i bisogni ed i desideri umani. Invece, il mercato capitalista è anarchico e tormentato dall'instabilità. Contrariamente alle teorie utopiche trovate nei libri di testo di economia, questo non risulta in "equilibrio", ma nel caos ed in ripetute recessioni. Il solo 21 secolo lo prova senza dubbio, poiché il capitale occupato ad investire in bolla dopo bolla speculativa, dalla debacle delle dot-com alla catastrofe immobiliare dei  sub-prime.

La risultante crisi finanziaria globale ha gettato fuori dal lavoro milioni di persone intorno al mondo. Negli USA, case costruite da poco restano vuote o sono state persino demolite, mentre il numero dei senzatetto è salito alle stelle, perché non si può guadagnare nessun profitto dal mettere le persone nelle case. Trilioni di dollari sono stati sprecati in progetti di costruzione e fabbriche che ora si trovano incompiute, vuote o inattive; altri trilioni sono stati gettati via per salvare i ricchi. Ed accadrà ripetutamente perché questo è il risultato inevitabile del modo nel quale funziona il capitalismo.

La competizione tra i capitalisti del mondo assume anche un'altra forma: l'imperialismo. Opprimere il più possibile i propri lavoratori è una cosa, ma il capitale compete anche per il controllo delle risorse naturali, per i mercati, per le rotte commerciali e per altri lavoratori da sfruttare. Durante il 19° secolo, le potenze capitaliste europee si precipitarono a colonizzare il mondo, a lottizzarlo tra loro ed a dare una nuova forma alla produzione coloniale perché potesse soddisfare i bisogni dei capitalisti a casa specialmente il bisogno di materie prime e di schiavi. Tutta la brutalità del colonialismo e della schiavitù era la precondizione per lo sviluppo del capitalismo moderno. Alla svolta del 20° secolo, il mondo era stato diviso e le guerre diventarono ancora più sanguinose poiché le grandi potenze rivolsero il loro sguardo l'uno sull'altro.

Oggi, gli Stati Uniti sono la sola superpotenza mondiale, ma la dinamica dell'imperialismo rimane. Il regno di terrore USA in Medio Oriente è l'espressione dei bisogni della classe dominante americana nella sua competizione con i suoi rivali in Europa e Asia. Il controllo del Medio Oriente e del suo petrolio è centrale per i piani degli USA per restare al vertice della gerocrazia imperialista. Lo sfruttamento al cuore del capitalismo da anche luogo ad un sistema totalmente oppressivo che non è semplicemente economico. Lo sfruttamento non può funzionare senza un apparato ideologico e legale accompagnatorio appoggiato dalla forza armata della polizia e dei militari.

Al suo cuore, il capitalismo è un sistema di sfruttamento guidato dalla competizione per il profitto. Queste caratteristiche non possono essere eliminate. Possono essere rovesciate soltanto dalla classe lavoratrice che prenda collettivamente il controllo dei mezzi di produzione e li adoperi per creare una società nella quale il profitto e la competizione non siano più i nostri padroni.