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Notoriamente, nel Manifesto del Partito Comunista,
Marx
ed Engels
hanno scritto: "La storia di tutte la società fino ad ora esistente è la
storia delle lotte di classe". Hanno aperto la strada nel sostenere che
allo scopo di comprendere ogni società, abbiamo bisogno di iniziare a
togliere via tutta la penuria ideologica e di andare al cuore di ciò che
la fa battere
– come le cose
vengono prodotte.
Il capitalismo è un sistema definito da due principali
caratteristiche
–
la divisione tra
capitalisti e lavoratori, con i primi che sfruttano i secondi e la
competizione tra capitalisti. Questi non sono soltanto dei ristretti
concetti economici;
sono le relazioni sociali fondamentali che spiegano perché il mondo
si trova nella terribile condizione nella quale è oggi.
Tipi differenti di società sfruttatrici sono state composte da
varie classi: "liberi e schiavi, patrizi e plebei, signori e servi,
maestri di corporazione e operai a giornata, in una parola, oppressore
ed oppresso", come hanno scritto
Marx
ed Engels
Quello che tutte avevano avuto in comune è l'esistenza di una
classe dominante parassitaria di minoranza che non lavorava ma che
viveva del surplus prodotto dal resto della popolazione. Oggi non è
affatto diverso.
Sotto il capitalismo moderno la produzione è attuata dalla classe
lavoratrice, la maggioranza della popolazione mondiale. Ciò che la
definisce come classe è la mancanza della proprietà o del controllo dei
mezzi di produzione che utilizza
– macchinari,
terra, costruzioni e simili
– che sono tenuti
nelle mani di un piccolo numero di capitalisti. Questo fatto
costringe i lavoratori a vendere il loro lavoro ai capitalisti per un
salario, o altrimenti affrontare la povertà o la fame. I capitalisti
sfruttano questo lavoro, pagando i lavoratori soltanto una frazione di
quello che producono. Il resto è profitto, che i capitalisti mirano ad
accumulare nel tempo in quantità sempre maggiori di capitale, gli imperi
aziendali che oggi dominano il mercato.
Lo sfruttamento quindi non è soltanto qualcosa che succede nelle
aziende che sfruttano la manodopera nei paesi più poveri. Ogni
lavoratore al mondo viene sfruttato, perché stiamo tutti producendo la
ricchezza che finisce nelle tasche digli alti dirigenti per finanziare
il loro stile di vita milionario o reinvestita negli imperi aziendali
per il prossimo giro di produzione ed accumulazione. Perché un padrone
dovrebbe assumere un lavoratore se non fosse in grado di fare da lui un
profitto?
In altre parole, la prima caratteristica del capitalismo è la
divisione e la lotta tra due classi principali: i capitalisti ed i
lavoratori. Gli interessi materiali di queste classi sono in completa
opposizione gli uni con gli altri. E' per questo che senza una lotta non
otteniamo mai nulla. Salari e condizioni di lavoro possono ottenersi
soltanto a spese dei profitti dei padroni. I capitalisti vogliono che i
lavoratori paghino per l'assistenza sanitaria, l'assistenza pediatrica e
l'istruzione tramite un sistema privatizzato di "utente pagante",
piuttosto di un sistema finanziato dal pubblico pagato con le tasse sui
profitti delle imprese e sui ricchi. Quando scoppia la guerra, i
lavoratori sono mandati a morire e ad uccidere mentre i proprietari
delle imprese ne beneficiano.
La seconda caratteristica che definisce il capitalismo è la
competizione tra capitalisti. Il capitalismo non è un sistema
pianificato o razionale; è composto da differenti blocchi di capitale,
sia piccole imprese che gigantesche corporation, tutte che tentano di
superarsi reciprocamente. Questo contesto significa che il capitale non
può mai permettersi di restare fermo, ma deve espandersi continuamente,
guadagnando sempre più profitti, o rischia di essere rilevato o sbattuto
fuori dagli affari. Se un'impresa può incrementare il tasso di
sfruttamento dei suoi lavoratori
–
introducendo qualche nuova tecnologia oppure costringendoli a
lavorare più duramente, più a lungo o per meno denaro –
allora questo mette una pressione crescente su altri padroni perché
si comportino allo stesso modo.
La competizione spinge la classe dominante ad agire come il mostro
spietato quale è, la spinta al profitto prevale su tutte le altre
preoccupazioni. Pensate soltanto alle migliaia di persone uccise da
James Hardie,
che continuò per decenni a produrre amianto dopo che sapevano che
provocava il cancro, perché vi era denaro da guadagnare. Pensate alle
migliaia di persone che sono ferite o uccise al lavoro ogni anno perché
i profitti vengono prima della sicurezza sul lavoro. Nel frattempo, un
mondo diretto per il profitto significa che nulla viene speso in aree
dove non si può rinvenire nessun profitto, come nutrire i poveri o
impedire cambiamenti climatici catastrofici. Per i capitalisti, ciò che
conta è molto più pressante del destino del pianeta o di coloro che ci
vivono.
La competizione per il profitto provoca anche crisi economiche. Una
società razionale pianificherebbe la sua produzione ed allocherebbe le
sue risorse secondo i bisogni ed i desideri umani. Invece, il mercato
capitalista è anarchico e tormentato dall'instabilità. Contrariamente
alle teorie utopiche trovate nei libri di testo di economia, questo non
risulta in "equilibrio", ma nel caos ed in ripetute recessioni. Il solo
21 secolo lo prova senza dubbio, poiché il capitale occupato ad
investire in bolla dopo bolla speculativa, dalla
debacle
delle
dot-com alla catastrofe
immobiliare dei
sub-prime.
La risultante crisi finanziaria globale ha gettato fuori dal lavoro
milioni di persone intorno al mondo. Negli USA, case costruite da poco
restano vuote o sono state persino demolite, mentre il numero dei
senzatetto è salito alle stelle, perché non si può guadagnare nessun
profitto dal mettere le persone nelle case. Trilioni di dollari sono
stati sprecati in progetti di costruzione e fabbriche che ora si trovano
incompiute, vuote o inattive; altri trilioni sono stati gettati via per
salvare i ricchi. Ed accadrà ripetutamente perché questo è il risultato
inevitabile del modo nel quale funziona il capitalismo.
La competizione tra i capitalisti del mondo assume anche un'altra
forma: l'imperialismo. Opprimere il più possibile i propri lavoratori è
una cosa, ma il capitale compete anche per il controllo delle risorse
naturali, per i mercati, per le rotte commerciali e per altri lavoratori
da sfruttare. Durante il 19° secolo, le potenze capitaliste europee si
precipitarono a colonizzare il mondo, a lottizzarlo tra loro ed a dare
una nuova forma alla produzione coloniale perché potesse soddisfare i
bisogni dei capitalisti a casa
– specialmente il
bisogno di materie prime e di schiavi. Tutta la brutalità del
colonialismo e della schiavitù era la precondizione per lo sviluppo del
capitalismo moderno. Alla svolta del 20° secolo, il mondo era stato
diviso e le guerre diventarono ancora più sanguinose poiché le grandi
potenze
rivolsero il loro sguardo l'uno sull'altro.
Oggi, gli Stati Uniti sono la sola superpotenza mondiale, ma la
dinamica dell'imperialismo rimane. Il regno di terrore USA in Medio
Oriente è l'espressione dei bisogni della classe dominante americana
nella sua competizione con i suoi rivali in Europa e Asia. Il controllo
del Medio Oriente e del suo petrolio è centrale per i piani degli USA
per restare al vertice della gerocrazia imperialista. Lo sfruttamento al
cuore del capitalismo da anche luogo ad un sistema totalmente oppressivo
che non è semplicemente economico. Lo sfruttamento non può funzionare
senza un apparato ideologico e legale accompagnatorio appoggiato dalla
forza armata della polizia e dei militari.
Al suo cuore, il capitalismo è un sistema di sfruttamento guidato
dalla competizione per il profitto. Queste caratteristiche non possono
essere eliminate. Possono essere rovesciate soltanto dalla classe
lavoratrice che prenda collettivamente il controllo dei mezzi di
produzione e li adoperi per creare una società nella quale il profitto e
la competizione non siano più i nostri padroni.
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