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Hillary Clinton e la Grande Menzogna (neoliberale)

5 agosto 2016

 

Questa stagione elettorale ha portato alla superficie una questione che, fino a di recente, pareva essere diventata una vacca sacra neoliberale, la bibbia dei signori del libero scambio del capitale. E mentre questa pietra angolare dell'egemonia economica degli USA è giunta sotto il fuoco di una prospettiva profondamente reazionaria ed a gradi variabili razzista e xenofobica, come espressa da Donald Trump, nondimeno ha fatto esplodere anche una discussione molto importante sul libero scambio e sul suo impatto distruttivo sia sulla classe lavoratrice americana che su quella del Sud Globale.

Ma essere diventato il libero scambio una questione della campagna ha anche messo in luce per l'ennesima volta la spaventosa ipocrisia di Hillary Clinton, alla quale mi sono in precedenza riferito come somma sacerdotessa della Chiesa del Libero Scambio e del Neoliberalismo. Dato che, di fatto, è Hillary Clinton che da più di due decenni è una delle voci più forti e risolute che difendono il neoliberalismo ed il libero scambio. E, tuttavia, nonostante il suo primato, oggi la Clinton si presenta come un'amica della classe lavoratrice. La stessa classe lavoratrice che è stata quasi sventrata dalle politiche che lei stessa ha sostenuto.

Questo naturalmente non è affermare che Trump sia in qualche modo il grande difensore dei lavoratori e dei poveri - la sua lunga pita di precedenti come sfruttatore, razzista e sviluppatore immobiliare illustra la sua completa mancanza di interesse per le comunità oppresse ed i lavoratori. Tuttavia, come un dentista sadico, Trump ha deliberatamente toccato un nervo nel corpo politico degli USA. Perché Trump è riuscito ad evitare le tipiche questioni di discordia culturale della destra del matrimonio gay, dell'aborto e simili a favore delle preoccupazioni economiche centrali della classe lavoratrice.

Qualunque sia l'opinione su Trump, si può affermare con certezza che la sua reintroduzione del libero scambio nella discussione nazionale ha costretto Hillary Clinton a premere sull'acceleratore.

Hillary Clinton, il NAFTA e l'attacco ai lavoratori americani

"Penso che tutti siano a favore del libero ed equo commercio e penso che il NAFTA stia dimostrando il suo valore". Pressappoco questo affermò Hillary Clinton nel 1996, più di due anni dopo che sotto l'amministrazione di suo marito venne emanato il North American Free Trade Agreement. Allora si poteva ancora lavorare sotto l'illusione - o forse era una delusione? - che il NAFTA avrebbe giovato ai lavoratori di USA, Canada e Messico permettendo il libero flusso di merci (e capitali) che portavano a prezzi diminuiti per molti beni ci donsumo. Effettivamente, questa era precisamente la mitologia che al tempo veniva diffusa.

Mentre è vero che in egual misura molti esperti e lavoratori, specialmente quelli di sinistra, erano profondamente sospetti delle pretese gonfiate sui gloriosi benefici dell'utopia del futuro NAFTA, il concetto fu trasformato in politica e la politica tradotta in una sgradevole realtà per i lavoratori USA. Come osservò nel 2013  l'Economic Policy Institute:

Istituendo il principio che le corporation USA potevano trasferire altrove la produzione e rivendere negli Stati Uniti, il NAFTA ha indebolito il potere contrattuale dei lavoratori americani, che dalla fine della II Guerra Mondiale aveva portato all'espansione della classe media. Il risultato è stato venti anni di salari stagnanti e la redistribuzione del reddito, della ricchezza e del potere politico verso l'alto.

Senza dubbio, il NAFTA è stato un assalto diretto alla classe lavoratrice USA. Le sue ripercussioni vengono sentite ancora oggi. Come ha inoltre spiegato l'Economic Policy Institute, il NAFTA ha avuto quattro principali impatti negativi:

  1. La perdita di almeno 700.000 posti di lavoro a causa della produzione che si è spostata in Messico. Alcune delle perdite più pesanti si sono sentite in California, Texas, Michigan ed in altri stati dipendenti dal manifatturiero, particolarmente quelli della Rust Belt.
  2. Ha permesso ai datori di lavoro di spingere in giù i salari, ridurre drasticamente le indennità ed indebolire e distruggere i sindacati. Poiché il capitale poteva sempre semplicemente minacciare di chiudere e di spostarsi in Messico, i lavoratori avevano poche risorse che di accettare l'assalto ai loro livelli di vita.
  3. Ha devastato il settore agricolo e della piccola impresa messicana, che ha portato alla dislocazione di milioni di lavoratori e di piccoli agricoltori messicani, molti dei quali sono stati costretti ad emigrare negli USA in cerca di lavoro, creando quindi il "problema" dell'immigrazione che Trump e la sua base reazionaria hanno sfruttato prontamente.
  4. E' stato il modello dell'accordo di libero scambio, il piano sul quale sono stati basati altri. Esso ha gettato le fondamenta per il modello di scambio neoliberale nel quale il capitale miete i vantaggi ed il lavoro si addossa i costi.

Ovviamente si potrebbero indicare una miriade di altri effetti negativi del NAFTA. Ma forse anche meglio di ciò, si potrebbe semplicemente fare un giro in macchina giù per le interstatali 80 e 90 – attraversando per il New Jersey, parte settentrionale del New York, Pennsylvania, Ohio, Indiana, Michigan, Wisconsin, Illinois ecc. – e scendere quasi dovunque e vedere da soli l'impatto. Innumerevoli fabbriche chiuse, città e villaggi depressi e spesso quasi abbandonati e popolazioni rovinate dalla disoccupazione e dal collasso sociale che va con essa. Lo squallore del paesaggio industriale post NAFTA è difficile da articolare ed è spesso completamente nascosto alla vista, specialmente per molti lavoratori nei centri della popolazione della costa est ed ovest.

E questa depressione, sia economica che psicologica, è ciò che Donald Trump ha sfruttato alquanto cinicamente. Fare dei migranti messicani dei capri espiatori come parassiti economici che banchettano sul sangue del lavoratore americano è un mezzo abbastanza prevedibile, sebbene altamente efficace, per schierare il sostegno della classe lavoratrice, in particolare della classe lavoratrice bianca.

Tuttavia, nonostante l'opportunismo politico, non è stato Donald Trump, ma piuttosto Hillary Clinton ad essere stata sistematicamente una rigida sostenitrice del NAFTA. Come hanno rivelato dei documenti della Casa Bianca dell'amministrazione Clinton, Hillary è stata uno dei principali venditori del NAFTA, andando così lontano da parlare ad un briefing riservato della Casa Bianca sul NAFTA del novembre 1993, soltanto alcuni giorni prima che fosse approvato dal Congresso. I documenti provano anche il fatto che Hillary era, come ha scritto John Nichols su Nation nel 2008, "l'oratore di rilievo ad una sessione a porte chiuse dove 120 opinion leader delle done sono state tormentate per fare pressione sui loro rappresentanti al Congresso per approvare il NAFTA".

La Clinton ha fatto pressione per il NAFTA dovunque in tutte le sale del potere di Washington, ma anche davanti al popolo americano alla televisione ed in tutti i principali media. In breve, il NAFTA può essere visto come una delle imprese coronanti di Hillary; pesante è la testa che porta una simile corona.

Hillary l'ipocrita

Oggi Hillary Clinton si presenta spudoratamente come alleato dei lavoratori. Tira fuori le elite dei lavoratori organizzati, preoccupate principalmente delle loro posizioni in cima a sindacati demoralizzati e frammentati e strombazza il loro sostegno per lei. E persino questi traditori della classe lavoratrice devono digrignare i denti e sorridere mentre si inginocchiano davanti alla somma sacerdotessa stessa nella speranza di altri otto anni di rapporti privilegiati e buoni pranzi.

Ma, dietro porte chiuse, anche tutti quelli che in America che seguono la politica con indifferenza conoscono la verità: Hillary Clinton è una crociata del libero scambio e del neoliberalismo.

E questo è esattamente perché la posizione anti-libero scambio di Hillary in epoca elettorale è così profondamente cinica, per non parlare dell'insulto ai lavoratori. Nel 2007-2008, nel mezzo di una campagna per le primarie contesa rabbiosamente contro il senatore Barack Obama, la Clinton ha sostenuto ripetutamente di essere anti-libero scambio e critica del NAFTA. In un dibattito alla fine del 2007, la Clinton ha ammesso che il NAFTA era stato un errore "al grado che non ha portato quello che avevamo sperato avrebbe portato".

Naturalmente, questi erano soltanto i sentimenti populisti che la Clinton sapeva di aver bisogno di utilizzare per ingannare i lavoratori organizzati e la classe lavoratrice in generale, che lei era un'alleata, piuttosto che una devota adoratrice all'altare del dio del neoliberalismo.

Dopo che Obama divenne presidente e nominò la Clinton Segretario di Stato, lei ritornò immediatamente ad essere il grande difensore del libero scambio. Effettivamente, nella sua posizione di massimo diplomatico americano la Clinton viaggiò per il mondo predicando il vangelo del libero scambio. Ed a questo punto aveva una nuova sacra scrittura da lodare: il Trans-Pacific Partnership (TPP).

La Clinton ha mentito sfacciatamente durante i dibattiti nazionali dei democratici sulle questioni del TPP, affermando che ora vi è contraria, nonostante esservi stata a favore ancora nel 2012 quando ha dichiarato che il TPP "stabilisce il gold standard negli accordi commerciali". Mentre ora si maschera da protezionista opponendosi ad un accordo che sarebbe sfavorevole ai lavoratori, in passato ha dimostrato il suo infaticabile sostegno per questo tipo di cosiddetto libero scambio.

Per ricevere l'impressione di quanto sia proprio insidioso il TPP per i lavoratori americani e di fatto per i cittadini di tutti i paesi coinvolti nell'accordo, considerate le larole del pezzo grosso della sinistra americana, Noam Chomsky, che ha spiegato correttamente che il TPP è "creato per portare avanti il progetto neoliberale di massimizzare i profitti e la dominazione e per mettere i lavoratori in competizione gli uni con gli altri nel mondo in modo da abbassare i salari ed aumentare l'insicurezza". Nella sua maniera tipicamente a voce sommessa, Chomsky riesce ad incapsulare il pericolo globale che il TPP rappresenta. E, nel fare ciò, implica ulteriormente che Hillary Clinton rappresenta una grave minaccia per i lavoratori americani.

Analogamente, come Segretario di Stato, la Clinton ha verbalmente appoggiato il Trans-Atlantic Trade and Investment Partnership (TTIP), acclamandolo come una "NATO economica". Lasciando da parte la piega ironica in modo terrificante della frase, il sostegno di Hillary al TTIP rappresenta il sostegno per ancora un altro massiccio trattato di libero scambio che avrebbe seri effetti negativi sui lavoratori ed effettivamente sulla maggioranza dei cittadini, negli USA ed in Europa. Come ha osservato Politico, “il TTIP copre circa un terzo del commercio mondiale. Esso creerebbe un mercato aperto di 829 milioni di consumatori ed espanderebbe un rapporto commerciale che è già del valore di €2 miliardi ogni giorno".

E, proprio come il TPP, il TTIP è tanto un'arma politica e geopolitica quanto un accordo economico. Mentre il TPP è rivolto ad isolare economicamente la Cina (nonostante la follia delirante di Donald Trump che sostiene proprio il contrario, che il TPP beneficerà ingiustamente la Cina), il TTIP è diretto contro la Russia nella speranza di privare Mosca della possibilità di approfondire i legami economici con l'Europa.

E questo è precisamente perché la Clinton è la prediletta sia di Wall Street che dell'establishment neoconservatore. Dall'ammissione del sostegno a Hillary dei finanzieri di destra Fratelli Koch, all'ovvio appoggio di George Soros, Warren Buffett e di innumerevoli altri sciacalli liberali (e di alcuni conservatori) di Wall Street, la Clinton ha l'appoggio quasi unanime dell'Uno Percento. Dovrebbe aggiungersi che viene inoltre sostenuta da arci-neocon come Max Boot, che ha descritto la Clinton come "ampiamente preferibile", Robert Kagan che vede Hillary "salvare il paese" ed Eliot Cohen che ha descritto la Clinton come "con un largo margine il male minore".

La ragione del sostegno quasi unanime è semplice: la Clinton farà tutte le politiche economiche, incluso il TPP ed il libero scambio, che i Padroni di Wall Street domandano. E farà tutto interamente mentre sorriderà freddamente ad ogni lavoratore che incontra sulla pista della campagna. Perseguirà inoltre proprio il genere di politica estera aggressiva e belligerante che fa salivare i neocon alla prospettiva di altre e maggiori guerre.

Infine, la Clinton rappresenta proprio il peggio della classe politica americana –  una manipolatrice cinica la cui sete di sangue e di guerra è eguagliata soltanto dalla sua sete di potere. Le menzogne scorrono dalla sua bocca nella scena politica USA come acqua in un vasto oceano. E, come l'acqua, erode la una volta robusta roccia della classe lavoratrice degli Stati Uniti.