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La grande distruzione: la crisi dell'ordine geopolitico post-bellico

2 giugno 2017

 

Meno di una settimana dopo che il presidente degli USA Donald Trump è ritornato negli Stati Uniti dal suo viaggio oltremare in Medio Oriente ed Europa, è chiaro che nella politica mondiale  è in moto un cambiamento di vaste implicazioni. Le relazioni e le istituzioni globali che per decenni hanno definito la struttura dell'economia e della vita pubblica internazionale si stanno sciogliendo rapidamente.

La minaccia nascente di guerra commerciale ed il risorgere delle ambizioni militari di tutte le potenze imperialiste sono segni dell'avanzato stato di collasso delle istituzioni internazionali create dopo che gli Stati Uniti sono emersi dalla II Guerra Mondiale come la potenza imperialista dominante.

Questo collasso è il prodotto di processi che sono maturati nel corso di decenni. Nel 1991, quando la dissoluzione stalinista dell'Unione Sovietica ha privato l'alleanza NATO di un nemico comune, le tensioni tra le potenze imperialiste si stavano già sollevando. Mentre gli strateghi USA dichiaravano un "momento unipolare", nel quale la scomparsa dell'Unione Sovietica eliminava ogni rivale militare immediato, miravano ad utilizzare questo vantaggio militare per controbilanciare la posizione economica declinante degli Stati Uniti.

Un saggio di strategia del Pentagono del 1992 asseriva che Washington doveva convincere "i potenziali rivali che non avevano bisogno di aspirare ad un ruolo maggiore oppure di perseguire un atteggiamento più aggressivo" ed a "scoraggiarli dal mettere in discussione la nostra leadership o dal cercare di capovolgere l'ordine politico ed economico istituito".

Un quarto di secolo dopo, questa politica ha fallito. Ha portato ad una serie di guerre ed interventi imperialisti da parte delle potenze della NATO, guidate dagli Stati Uniti, che hanno sconvolto Iraq, Jugoslavia, Afghanistan, Libia, Siria, Ucraina ed altri paesi. Mentre sono costati milioni di vite, hanno distrutto intere società e creato la più grande crisi di profughi dalla II Guerra Mondiale, questi atti di militarismo hanno prodotto debacle e non sono riusciti ad invertire le fortune dell'imperialismo USA. Ora, è stato raggiunto un nuovo stadio della crisi: i rivali imperialisti degli Stati Uniti stanno preparando delle sfide dirette, di vasta portata al primato globale dell'imperialismo USA.

I tentativi di Trump ai vertici G7 e NATO di mettere al sicuro dall'Europa migliori condizioni economiche per gli Stati Uniti sono falliti. Aveva incolpato gli europei di "non pagare quello che dovrebbero pagare" per le spese militari dell'alleanza NATO e denunciato la Germania come "terribile", aggiungendo che "Fermeremo" le esportazioni di automobili tedesche negli USA. Tuttavia, la risposta dell'Europa non è stata simpatia ed aiuto finanziario, ma una serie di azioni che indicano che le potenze continentali europee si stanno preparando ad una rottura politica e militare con l'America.

Il cancelliere tedesco Angela Merkel, , parlando domenica ad un raduno in una tenda da birra a Monaco, si è riferita sia all'esecuzione di Trump ai vertici che al voto d'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea (UE): "I tempi in cui potevamo contare pienamente su altri sono fino ad un certo punto finitiL'ho sperimentato negli ultimi giorni. Noi europei dobbiamo prendere nelle nostre mani il nostro destino". Andando avanti, ha aggiunto che "dobbiamo lottare da soli per il nostro futuro".

Nel corso della settimana passata gli eventi in Europa hanno confermato che la dichiarazione della Merkel rifletteva una profonda crisi nell'alleanza militare NATO fondata nel 1949 tra America ed Europa. Il ministro degli esteri tedesco Sigmar Gabriel ha dichiarato che sotto Trump Washington si era gettata fuori della "comunità dei valori occidentali". Ha aggiunto che questo ha segnalato "una spostamento nelle relazioni di potere globali".

Il presidente francese eletto di recente Emmanuel Macron, uno stretto alleato di Berlino, ha invitato il presidente russo Vladimir Putin ad un vertice di alto profilo a Versailles. In piedi vicino a Putin ad una conferenza stampa congiunta, Macron ha criticato tutti i principali interventi stranieri di USA-EU degli ultimi anni. Ha richiesto la fine del conflitto in Ucraina provocato dal colpo di stato a Kiev del 2014 appoggiato da USA e tedeschi, ha richiesto una più stretta cooperazione economica e di intelligence con la Russia e ha persino proposto la possibilità della riapertura dell'ambasciata francese a Damasco, Siria.

Questa settimana inoltre, è entrato in funzione un nuovo quartier generale militare UE a Bruxelles. La Gran Bretagna, che lo aveva bloccato in linea con i timori degli USA che la UE sarebbe diventata una rivale della NATO, non potrà più mettere il veto a causa della sua uscita dalla UE.

Tra gli strateghi della politica estera USA, viene ampiamente riconosciuto che questi eventi segnano una sconfitta storica per Washington.. "Ogni amministrazione americana dal 1945 ha cercato di lavorare strettamente con la Germania e la NATO", ha scritto Jacob Heilbrunn sul The National Interest, ma sotto Trump l'America sta "spingendo la Merkel a creare una superpotenza tedesca".

Heilbrunn ha aggiunto che "Ora che la Francia ha eletto presidente Emanuel Macron, la Merkel si sta muovendo per modellare un asse franco-tedesco che persegua un comune sentiero politico e militare. Questo segnalerà una diminuzione significativa del prestigio e dell'influenza americana all'estero. Immaginate, per esempio, che la Merkel decida di sfidare la spinta di Trump per sanzioni e per isolare l'Iran istituendo dei legami commerciali con la Corea del Nord, inclusa la vendita di armi".

Tuttavia, queste tensioni non sono semplicemente il prodotto delle estreme politiche nazionaliste dell'attuale occupante della Casa Bianca. In realtà, mentre il Partito Democratico demonizza implacabilmente la Russia e la accusa di sovvertire la democrazia americana, è sempre più chiaro che una vittoria di Hillary Clinton alle elezioni presidenziali USA dello scorso anno non avrebbe risolto i conflitti con l'Europa. Piuttosto, le tensioni sono radicate nelle profonde contraddizioni tra gli interessi delle principali potenze imperialiste, che nello scorso secolo hanno portato alle guerra mondiale due volte.

Ciò è sottolineato dalle rivalità in intensificazione tra le potenze imperialiste in Asia. Il mese scorso, mentre la Cina inaugurava la sua cosiddetta Belt and Road Initiative—progettata per costruire una rete di infrastrutture dell'energia e dei trasporti che integri Cina, Medio Oriente ed EuropaWashington è stata ridotta ad un ruolo sulle linee laterali, mentre Cina e UE sviluppavano i loro legami. La risposta di Giappone ed India, alleati di Washington nel suo "perno sull'Asia" rivolto ad isolare la Cina, non è tuttavia fondamentalmente più amichevole per gli interessi imperialisti degli USA di quello delle potenze della UE.

La settimana scorsa, Tokyo e Nuova Delhi hanno pubblicato un "documento di visione" per un "Corridoio di crescita Asia Africa", rivolto a presentare un'alternativa alla Belt and Road della Cina che svilupperebbe l'India come un fulcro della catena di produzione e di contrappeso militare alla Cina. Lo scopo del primo ministro giapponese Shinzo Abe e dei suoi sostenitori dell'organizzazione ultra-nazionalista Nippon Kaigi non è soltanto di superare la Cina, ma pure di riarmare il Giappone e di soppiantare l'America come potenza dominante dell'Asia.

Abe, il cui governo spinge aggressivamente per l'eliminazione del divieto costituzionale a guerre all'estero del Giappone imposto dopo la sua sconfitta nella II Guerra Mondiale, ha dichiarato ripetutamente che un'alleanza indo-giapponese ha "il massimo potenziale" di ogni altra "al mondo".

Gli eventi che circondano il viaggio di Trump in Europa riflettono la crisi non soltanto dell'imperialismo americano, ma dell'intero sistema capitalista mondiale. Nessuno dei rivali di Washingtonné la UE, disprezzata all'interno per le sue politiche di austerità, né l'economicamente moribondo regime di destra in Giappone, né l'oligarchia capitalista post-maoista in Cinaoffrono un'alternativa progressista.

Chiunque asserisca che emergerà una coalizione di queste potenze per stabilizzare il capitalismo mondiale e bloccare l'emergere di guerre commerciali e conflitto militare su larga scala, starebbe facendo scommesse pesanti contro la storia. Mentre Trump domanda la guerra commerciale contro la Germania, Berlino e Tokyo rimilitarizzano la loro politica estera ed arriva al potere un nuovo presidente francese che sostiene il ripristino del servizio di leva, tutto indica che le elite dominanti stanno correndo in toboga ad occhi chiusi verso una nuova conflagrazione mondiale della stessa scalao di una persino maggioredelle guerre mondiali del secolo scorso.

La forza che emergerà come l'alternativa al crollo della politica borghese è la classe lavoratrice internazionale. Sta venendo spinta all'azione da condizioni di vita intollerabili, disoccupazione di massa e miseria sociale dopo decenni di austerità e di guerra. E mentre corporation come Amazon e Apple, con una vasta forza lavoro sparsa in dozzine di paesi, predominano in un'economia mondiale globalizzata, la classe lavoratrice è sempre più consapevole della sua natura di classe internazionale, i cui interessi sono fondamentalmente separati ed opposti alle aristocrazie finanziarie che governano in ogni paese.

Il crollo delle relazioni internazionali capitaliste va di pari passo con il discredito dei vari partiti socialdemocratici e liberali e delle burocrazie sindacali che sono emersi per contenere la lotta di classe nell'era post-II Guerra Mondiale. Il voto a sorpresa per la Brexit, l'elezione di Trump e la disintegrazione del sistema a due partiti francese nelle recenti elezioni presidenziali testimoniano del collasso dei vecchi establishment dominanti. Si prepara un'eruzione globale della lotta di classe.

La crisi che è emersa ha vendicato l'insistenza del Comitato Internazionale della Quarta Internazionale (ICFI) che la dissoluzione degli stalinisti dell'Unione Sovietica non ha significato la fine della lotta della classe lavoratrice internazionale per il socialismo. Il capitalismo non a superato i fondamentali conflitti identificati dai grandi marxisti del 20° secolole contraddizioni tra l'economia globale ed il sistema dello stato-nazione e tra la produzione economica socializzata e l'appropriazione privata del profittoche hanno portato alla guerra ed alla rivoluzione sociale.

Per la classe lavoratrice la strada in avanti è la lotta rivoluzionaria su un programma internazionalista e socialista, nella tradizione della Rivoluzione d'Ottobre un secolo fa. I lavoratori non possono sostenere le politiche militariste di nessuna delle potenze imperialiste contendenti. La risposta necessaria alla crisi in aggravamento del capitalismo globale è l'unificazione della classe lavoratrice nella lotta contro l'imperialismo attraverso la costruzione di un movimento socialista mondiale contro la guerra.

Alex Lantier