La globalizzazione del terrore di Stato

 

di Mike Whitney

27 luglio 2005

 

"Quello del quale stiamo trattando non è un atto criminale isolato; è un'ideologia estremista e malvagia le cui radici giacciono in una corrotta e velenosa interpretazione errata della religione islamica" - Il Primo Ministro Tony Blair

La "malvagia ideologia" che sottolinea la guerra al terrorismo è predicata su due teorie basilari: diritto di prevenzione e nemici combattenti. Entrambe vanno contro i principi fondamentali dei diritti umani e del governo democratico. Entrambe devono essere affrontate testa a testa e sconfitte. Non vi è nessuna flessibilità di interpretazione per equivocare o per la pacificazione; questa ideologia è la più grande manifestazione di fanatismo al mondo dall'ascesa del nazismo negli anni '30 e deve essere sfidata collettivamente. Come dice Tony Blair, "Questo non è un atto criminale isolato" ma "un'ideologia estremista e malvagia" che ci spinge verso la guerra globale ed un abuso dei diritti umani in continuo aumento.

La dottrina preventiva capovolge le conclusioni del Tribunale di Norimberga che "La guerra è il crimine supremo" dal quale derivano naturalmente tutti i crimini minori". Essa eleva la guerra ad una forma possibili di politica estera, un mezzo accettabile per istituire la superiorità di uno stato sull'altro. Nel caso dell'Iraq, dove la teoria è stata applicata con i risultati più spaventosi: è stata smascherata come un crudele facsimile di aggressione non provocata contro un nemico indifeso. Gli orrendi effetti collaterali sono stati la distruzione della società irachena, la morte di più di 100.000 civili ed un conflitto duraturo senza nessuna fine in vista. Queste sono le conseguenze prevedibili di una teoria perniciosa che glorifica la forza sopra ogni cosa.

Il principio al centro della teoria dei "nemici combattenti" non è meno sinistra di quella del diritto preventivo. La teoria presuppone che vi è una categoria di uomini che sono intrinsecamente immeritevoli in ogni caso di di ogni diritto umano. "Nemici combattenti" non è inteso a privare selettivamente le persone di particolari diritti; è il manto dello stato d'accusa per chiunque il presidente scelga arbitrariamente di stabilire, di togliere loro le libertà civili senza ogni ricorso legale. Ciò rovescia tutti i precedenti significativi di diritto internazionale e di giurisprudenza americana. Giusto processo, mandato d'arresto e presunzione di innocenza sono tutti annullati da un editto esecutivo. "Nemici combattenti" è il linguaggio dei tiranni, esso rappresenta il risultato finale della regola della legge e la nascita della presidenza imperiale.

Non abbiamo altra scelta che rifiutare categoricamente entrambe queste teorie in quanto sono un assalto diretto al sistema costituzionale, al governo rappresentativo ed ai diritti inalienabili dell'uomo.

Ora è chiaro che i neocon, nella loro ascesa al potere, hanno sviluppato una strategia per eliminare gli ostacoli nel loro cammino. Hanno saggiamente ristretto la loro attenzione alle tre aree principali dove avevano previsto la maggiore resistenza: le libertà civili, l'approvazione congressuale per la guerra ed i controlli sul potere presidenziale. I soprannomi di "nemico combattente" e diritto preventivo, coniati da think tank neofascisti, hanno nascosto gli obiettivi reali dei loro creatori dietro ad un gergo che suona moderno. Comunque, gli obiettivi rimangono gli stessi: dichiarazione di uno stato di guerra permanente e la supremazia del presidente.

Ora ci siamo, il mondo si inclina sempre di più verso destra e la litania degli orrori cresce giorno per giorno. La tortura e la detenzione indefinita sono diventati il supporto del nuovo regime di politica estera, compromettendo il prestigio dell'America nel mondo ed erodendo l'autorità morale della nazione. Le "atomiche adoperabili" sono ora una parte integrale della strategia di difesa avanzata del Pentagono, che fa dell'amministrazione Bush il primo paese a rivendicare una politica di "primo attacco" se sono in gioco gli interessi nazionali USA. Questo fa degli USA la nazione più pericolosa al mondo, che agita il suo armamento high-tech davanti a paesi del terzo mondo e minaccia di attaccare se questi mancano di conformarsi alle direttive di Washington.

L'espressione della visione maligna di Bush è ora evidente dovunque, dalle torrette armate sopra Guantanamo al filo spinato che circonda Fallujah, alle strutture in cemento che recintano la Casa Bianca. La crescente ondata di militarismo è stata accompagnata da un eguale ed opposto ripiego nelle libertà civili e nella libertà personale. La forza piena dell'establishment  economico, politico e militare sta premendo sulle istituzioni che hanno preservato la pace negli ultimi sessanta anni. Il vecchio ordine si sta sbriciolando e viene rimpiazzato da un sistema che non accetta nessuna regola eccetto l'autorità assoluta dell'esecutivo.

Le idee sono il combustibile che da potenza al motore della storia. L'ideologia radicale che anima il regime Bush è una forza reale quanto le bombe a guida laser che hanno colpito Baghdad. Possono essere oscurate dalle ignobili fantasticherie dei media, ma il loro letale significato non è difficile da afferrare. Esse rappresentano il maggiore pericolo che il mondo abbia mai visto: la globalizzazione del terrore di Stato.



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