World Socialist Web Site

 

 

Uno scivolone globale nella depressione

22 giugno 2012

 

Arriviamo vicini ai quattro anni dal crollo di Lehman Brothers nell'autunno del 2008. Gli eventi dei diversi mesi passati sottolineano due caratteristiche fondamentali della crisi che è emersa fuori dal successivo crollo finanziario: 1) che è sistemica, non temporanea; e 2) che è globale, toccando tutti i paesi del mondo. Il capitalismo integrato globalmente ha creato una catastrofe integrata globalmente.

Questa settimana è stata pubblicata una serie di cifre economiche che confermano questa analisi. Le speranze dei commentatori borghesi che la crisi del debito in Europa potesse essere compensata dalla crescita economica in Germania, o che la debolezza dell'occidente nel complesso potesse essere controbilanciata dalla forte produzione in Asia, vengono deluse ogni giorno che passa.

In effetti, sia in Germania che in Cina la produzione si sta contraendo, in gran parte a causa delle esportazioni che calano. Secondo le cifre di giovedì, l'indice PMI della Germania ha toccato il livello basso triennale, cadendo a 48,5 in giugno da 49,3 un mese prima. L'indice PMI HSBC della Cina è allo stesso modo calato al 48,1 in giugno dal 48,4 in maggio. E' stato l'ottavo mese consecutivo di letture al di sotto di 50, indicando contrazione.

Altre principali economie "in via di sviluppo" non stanno facendo meglio. L'economia dell'India è cresciuta soltanto del 5,3% nel primo trimestre dell'anno, il suo tasso di crescita più basso in nove anni e quasi quattro punti percentuali sotto dal 2011. La Banca Centrale Brasiliana la scorsa settimana ha dichiarato che in aprile l'economia del paese probabilmente si è contratta paragonato all'anno prima, un simile declino il primo dalla fine del 2009.

Negli Stati Uniti, il centro del capitalismo mondiale, l'amministrazione Obama sta cercando di mascherare con parole melliflue quella che è chiaramente una chiara depressione economica, che segue una "ripresa" in gran parte inesistente. Questa settimana la Federal Reserve ha riferito che tutti gli indicatori fondamentali di prosperità economica da marzo hanno rallentato, ma non ha proposto nessuna seria misura come risposta.

Le corporation stanno congelando le assunzioni e le banche tagliando i prestiti secondo condizioni di disoccupazione di massa. Questa settimana, il numero di americani che hanno presentato nuove istanze per sussidi di disoccupazione sono rimasti a livelli molto alti. La media mobile a quattro settimane per nuove concessioni è ai suo massimo da dicembre. Secondo il Dipartimento del Lavoro, il numero di posti disponibili è calato di 325.000 in aprile, il declino mensile singolo maggiore da settembre 2008.

L'Europa annaspa da una crisi alla successiva. L'ondata del mercato azionario in seguito al salvataggio bancario della Spagna è durato un giorno prima che ritornasse il senso prevalente di depressione nei circoli finanziari. L'impressione generale di paralisi politica è stato combinato dal risultato disgraziato del vertice del G20 in Messico, che si pensava si concludesse con un accordo comune in Europa, ma di fatto è terminato nella discordia tra le grandi potenze.

Tra la perplessità nei circoli dominanti ed in presenza di amari e crescenti conflitti tra le grandi potenze, la borghesia ha la concezione di come risponderà alla crisi: con il più crudele, determinato ed incessante assalto alla classe lavoratrice. Ha reagito a ciascuna fase della crisi con salvataggi bancari ed austerità sempre più feroce, orchestrando infatti il maggiore trasferimento di ricchezza verso l'alto nella storia moderna. La crisi viene espressa nella più implacabile lotta di classe.

Ciò che è accaduto alla Grecia mostra alla classe lavoratrice mondiale quello che viene preparato in tutti i paesi. Un quarto della forza lavoro è disoccupataincludendo più della metà della gioventù del paesee mercoledì Atene ha visto migliaia di persone mettersi in fila per la distribuzione di prodotti gratuiti in una scena che ha evocato la Grande Depressione degli anni '30.

Giovedì, MSCI, compilatore di un indice azionario globale, ha dichiarato che ha messo sotto esame l'economia della Grecia perché diventi il primo paese al mondo ad essere declassato dallo status di paese sviluppato a "in via di sviluppo".

Comunque, il riferimento a "in via di sviluppo" è interamente malriposto. Il capitalismo mondiale, attraverso le banche gigantesche, sta infliggendo alla classe lavoratrice greca un'inversione violenta delle condizioni di vita. Come ha osservato un commentatore economico, "Nel senso che hanno veramente bisogno di una nuova categoria, mercati sviluppati scoppiati". I rappresentanti della classe lavoratrice stanno riconoscendo che le loro azioni producono un regresso storico.

Nel gennaio 2008, diversi mesi prima del crollo di Lehman Brothers e tra segnali in aumento di un crollo della bolla immobiliare USA, il the World Socialist Web Site ha spiegato che " La turbolenza nei mercati finanziari mondiali non è semplicemente l'espressione di una crisi congiunturale, ma piuttosto di un profondo disordine sistemico che sta già destabilizzando la politica internazionale". Le speranze promosse dai commentatori borghesi che in qualche modo un nuovo equilibrio globale, una nuova base per la crescita economica mondiale potessero trovarsi, sono state infrante. La crisi è, nel senso più profondo del termine, una crisi del sistema capitalista mondiale.

Il carattere globale della crisi richiede una risposta globale della classe lavoratrice. E' una premessa fondamentale del marxismo che i lavoratori di tutti i paesi sono uniti dai loro comuni interessi di classe, interessi che sono determinati dalla loro comune relazione con il sistema di produzione capitalista. Ciò è vero ora più che mai. La classe dominante, nella sua spietata difesa di un sistema economico fallito, dimostra ogni giorno che passa la scottante necessità della rivoluzione socialista mondiale.

Andre Damon