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Le elite al potere, accecate dall'arroganza, intossicate dal potere
assoluto, incapaci di stabilire dei limiti al loro sfruttamento delle
classi inferiori, spinte ad allargare l'impero oltre la sua capacità di
sostenersi, assuefatte all'edonismo, allo spettacolo ed alla ricchezza,
circondate da stupidi cortigiani—Alan Greenspan, Thomas
Friedman, David Brooks
ed altri—che raccontano ciò
che loro vogliono ascoltare e che sono avvolte da un falso senso di
sicurezza a causa della loro abilità di impiegare massiccia violenza di
stato, sono le ultime a sapere che il loro mondo privilegiato sta
implodendo.
"La storia", scrisse il sociologo italiano
Vilfredo Pareto, "è il cimitero delle aristocrazie".
Il carnevale delle elezioni presidenziali americane è una pubblica
esposizione della morbosità e dell'artificio che hanno avvinto la
società americana. La trattazione politica è stata ridotta di proposito
a banali cliché patriottici e religiosi, alla sentimentalità ed a
bigotti peana al carattere americano, alla sacralizzazione del
militarismo e ad acerbi dileggi da adolescente. La realtà è stata
dimenticata.
I politici sono poco più che dei marchi. Vendono abilmente delle
personalità fabbricate. Queste personalità artificiali vengono
utilizzate per umanizzare l'oppressione corporativa. Non possono—e non intendono—porre fine a
guerre futili ed incessanti, smantellare lo stato della sicurezza e
della sorveglianza, arrestare l'ecocidio dell'industria dei carburanti
fossili, frenare la classe predatoria dei banchieri e dei finanzieri
internazionali, togliere gli americani dalla povertà e ristabilire la
democrazia. Praticano l'antipolitica, ovvero quella che
Benjamin
DeMott
ha chiamato la "politica ciarpame". DeMott ha definito
il termine nel suo libro “Junk Politics: The Trashing of the American Mind”:
E' una politica che personalizza e moralizza questioni ed interessi
invece di chiarificarli. E' una politica che massimizza le minacce
dall'estero mentre miniaturizza grandi, complessi problemi all'interno.
E' una politica che, guidata da congetture sui propri profitti e sulle
proprie perdite, inverte repentinamente senza spiegazione le posizioni
pubbliche, gonfiando spesso i dei problemi in precedenza miniaturizzati
(per esempio, in Iraq sarà finita in giorni o settimane: l'Iraq è un
progetto per generazioni). E' una politica che prende perseveranza alla
sua causa principale—perseveranza che significa zero interruzione nei
processi e nelle pratiche che, decennio dopo decennio, rafforzano
l'esistente, intrecciando i sistemi di vantaggio socioeconomico
americani. Ed è una politica contrassegnata non soltanto dall'impazienza
(finta o altrimenti) per il conflitto articolato e dai frequenti
panegirici sullo spirito ottimista ed il carattere esemplare del
cittadino americano, ma dalla tenerezza sdolcinata per gesti ed idiomi
da senti il tuo dolore.
Ha continuato: "Le grandi cause—esse esistono ancora—si nutrono della
ferma, netta consapevolezza della sostanza dell'ingiustizia. Smussare
questa consapevolezza è il progetto centrale della politica ciarpame".
La nostra democrazia costituzionale è morta. Non funziona. O,
piuttosto, non funziona per noi. Nessun politico o funzionario eletto
può alterare qualcosa nella sostanza. Per tutte le amministrazioni di
George W. Bush
e Barack Obama
vi è stata completa continuità su quasi ogni questione.
Effettivamente, se Obama ha un'eredità essa è che ha reso le cose
incrementalmente peggiori. Ha accelerato l'assalto alle libertà civili,
ha esteso le guerre imperiali—includendo il conferimento di
poteri al governo per l'assassinio di cittadini americani—ed ha aperto nuovi
siti di trivellazione su terre pubbliche come se fosse
Sarah Palin.
Non è riuscito a limitare
Wall Street,
che è indaffarata ad
orchestrare un altro crollo finanziario globale
ed ha girato il nostro sistema di assistenza sanitaria a rapaci
corporation.
Ha fatto la guerra agli immigrati e soprinteso al collasso
economico tra i poveri, specialmente afroamericani. Sembra essere
impotente a chiudere il centro di tortura di
Guantanamo—un potente strumento di
reclutamento per
jihadisti—o ad assegnare un
nuovo giudice alla Corte Suprema. Il suo successore sarà altrettanto
impotente.
Obama, ora un socio fondatore della
nostra elite dominante, diventerà ricco, come lo sono diventati i
Clinton, quando lascerà la carica.
Le elite facoltose pagheranno le sue due biblioteche presidenziali—grotteschi progetti di vanità.
Lo metteranno a bordo e lo
colmeranno di onorari astronomici per dei discorsi. Ma come
leader democratico si è dimostrato essere tanto patetico quanto il suo
predecessore.
"Se lo scopo principale delle elezioni è di servire in tavola dei
legislatori facili da influenzare per i lobbisti, tale sistema merita di
essere chiamato 'mal rappresentativo ovvero governo clientelare'", ha
scritto
Sheldon Wolin
in “Democracy
Incorporated: Managed Democracy and the Specter of Inverted
Totalitarianism". "E'
nello stesso tempo, un potente fattore contributivo alla
depoliticizzazione della cittadinanza, come pure un motivo per
caratterizzare il sistema come una antidemocrazia".
"La Democrazia Gestita", ha continuato Wolin, "è l'applicazione di
capacità dirigenziali all'istituzione politica democratica fondamentale
delle elezioni popolari. Un'elezione, come distinta dal singolo atto di
votare, è stata rifoggiata in una produzione complessa. Come tutte le
operazioni produttive, è in corso e richiede la supervisione continua
piuttosto che la continua partecipazione popolare. Le elezioni non
gestite riassumerebbero la contingenza: l'incubo dirigenziale dei
fanatici del controllo. Un metodo per assumere il controllo è rendere
continua la propaganda elettorale, per tutto l'anno, saturata con la
propaganda di partito, punteggiata dalla saggezza di esperti mantenuti,
portando a risultati noiosi piuttosto che stimolanti, il genere di
stanchezza civica sulla quale prospera una democrazia gestita".
Bernie Sanders,
che almeno riconosce la nostra
realtà economica e rifiuta di accettare il denaro delle corporation per
la sua campagna presidenziale, gioca il ruolo del giullare di corte del
Partito Democratico. Per restare un membro della corte, senza dubbio non
condannerà la perfidia e la collaborazione con il potere delle
corporation che definiscono Obama,
Hillary
e
Bill Clinton
ed il Partito Democratico. Accetta che la critica dell'impero sia
un tabù. Continua, anche mentre le elite del partito manipolano le
primarie contro di lui, a rendere uno zimbello la partecipazione
democratica, a sostenere i democratici come uno strumento per il
cambiamento. Esorterà presto i suoi sostenitori a votare per
Hillary Clinton,
operando attivamente come un
impedimento alla mobilitazione politica e come fautore dell'apatia
politica.
Sanders, la cui promessa di una
rivoluzione politica è
tanto vuota quanto gli slogan concorrenti della campagna, sarà
ricompensato per la sua doppiezza. Gli sarà permesso di mantenere la sua
anzianità al comitato organizzativo dei democratici.
In Vermont il partito non monterà una campagna per defenestrarlo dal
Senato USA. Non finirà, come ha temuto, come un paria come
Ralph Nader. Ma,
come tutti gli altri nell' establishment,
, ci avrà svenduto.
L'intero ciclo elettorale è un atto del carnevale, pieno di suono e
furia, che non significa nulla. Provvede agli istinti più venali del
pubblico. E' un esempio del profondo cinismo delle elite che, come tutti
gli altri imbroglioni, privatamente ci deridono per la nostra credulità
ed ingenuità. Veniamo trattati come dei bambini malleabili.
DeMott ha chiamato questa
infantilizzazione, questo "vezzeggiamento dell'elettorato,
guastare dei 'bambini' in età elettorale con favole ottimistiche di
Natale per tutto l'anno, la creazione di una cittadinanza dalla testa
gonfia, moralmente vana ed irrimediabilmente sentimentale". Nel mondo
della politica ciarpame, ha scritto, "scompaiono le distinzioni tra i
fondamentali principi democratici ed i traslati decorativi gradevoli".
"L'apparato familiare del governo costituzionale e le
organizzazioni di partito sopravvivono apparentemente intatti", ha
scritto. "Comunque, nel tempo richiesto, il linguaggio della giustizia e
dell'ingiustizia arriva a colpire le orecchie comuni come di origine
latina ed arcaico—dovuto al seppellimento—ed il legame a
forme d'antica data si indebolisce".
Nessuno di quelli eletti alla Casa Bianca, al Congresso o alle
camere di stato ha il potere, e lo sa, di mettere in discussione il
potere delle corporation di sventrare il paese. La collera e la
frustrazione popolare che si levano contro le elite di potere costituite
durante questa campagna elettorale monteranno ulteriormente poiché gli
americani, specialmente con un nuovo presidente alla Casa Bianca, si
renderanno conto che la loro voce ed il loro voto sono insignificanti.
Ai nativisti ed i bigotti bianchi che si radunano da
Donald Trump, insieme a quelli che svendono
i più basilari principi liberali per sostenere
Hillary Clinton,
sta per essere insegnata una
dura lezione sulla natura del nostro sistema di
“totalitarismo
capovolto”.
Stanno per
scoprire che abbiamo una classe di
“superpredatori”.
Questi
superpredatori non è la gente povera o di colore che cammina per le
strade di comunità marginali. Abitano nelle enclave corporative
esclusive dei privilegiati e dei potenti.
"Non si può indicare nessuna istituzione nazionale che possa essere
esattamente descritta come democratica", ha scritto Wolin, "certamente
non nelle elezioni altamente gestite e sature di denaro, nel Congresso
infestato dalle lobby, nella presidenza imperiale, nel sistema
giudiziario e penale su base di classe o, meno di tutti, nei media".
Le corporation controllano le tre branche dello stato.
Le corporation scrivono le leggi.
Le corporation determinano la narrativa dei media ed il dibattito
pubblico.
Le corporation stanno trasformando l'istruzione pubblica in un
sistema di indottrinamento.
Le corporation profittano della guerra permanente,
dell'incarcerazione di massa, dei salari
repressi e della misera assistenza sanitaria.
Le corporation hanno organizzato un boicottaggio fiscale.
Le corporation chiedono "austerità".
Il potere delle corporation incontestabile e rotola in avanti come
un fiume di lava.
Tuttavia, i semi della distruzione del
potere delle corporation sono incastrati all'interno della sua
struttura. Le elite non hanno nessuna costrizione interna o esterna.
Sfrutteranno, manipoleranno, mentiranno ed opprimeranno finché non
creeranno un vuoto ideologico. Nessuno eccetto i più ottusi, inclusi i
cortigiani che si sono separati dalla realtà, farfuglierà le
insensatezze dell'ideologia
neoliberista.
Ed a quel punto il
sistema imploderà.
La rivolta potrebbe essere di destra. Potrebbe avere delle pesanti
sfumature fasciste. Potrebbe cementare nel piazzare uno spaventoso stato
di polizia. Ma che una rivolta sia prossima è incontrovertibile.
L'assurdità delle elezioni lo dimostra.
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