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Il cimitero delle elite

Postato il 28 febbraio 2016

di Chris Hedges

 

 

Le elite al potere, accecate dall'arroganza, intossicate dal potere assoluto, incapaci di stabilire dei limiti al loro sfruttamento delle classi inferiori, spinte ad allargare l'impero oltre la sua capacità di sostenersi, assuefatte all'edonismo, allo spettacolo ed alla ricchezza, circondate da stupidi cortigiani—Alan Greenspan, Thomas Friedman, David Brooks ed altriche raccontano ciò che loro vogliono ascoltare e che sono avvolte da un falso senso di sicurezza a causa della loro abilità di impiegare massiccia violenza di stato, sono le ultime a sapere che il loro mondo privilegiato sta implodendo.

"La storia", scrisse il sociologo italiano Vilfredo Pareto, "è il cimitero delle aristocrazie".

Il carnevale delle elezioni presidenziali americane è una pubblica esposizione della morbosità e dell'artificio che hanno avvinto la società americana. La trattazione politica è stata ridotta di proposito a banali cliché patriottici e religiosi, alla sentimentalità ed a bigotti peana al carattere americano, alla sacralizzazione del militarismo e ad acerbi dileggi da adolescente. La realtà è stata dimenticata.

I politici sono poco più che dei marchi. Vendono abilmente delle personalità fabbricate. Queste personalità artificiali vengono utilizzate per umanizzare l'oppressione corporativa. Non possonoe non intendonoporre fine a guerre futili ed incessanti, smantellare lo stato della sicurezza e della sorveglianza, arrestare l'ecocidio dell'industria dei carburanti fossili, frenare la classe predatoria dei banchieri e dei finanzieri internazionali, togliere gli americani dalla povertà e ristabilire la democrazia. Praticano l'antipolitica, ovvero quella che Benjamin DeMott ha chiamato la "politica ciarpame". DeMott ha definito il termine nel suo libro “Junk Politics: The Trashing of the American Mind”:

E' una politica che personalizza e moralizza questioni ed interessi invece di chiarificarli. E' una politica che massimizza le minacce dall'estero mentre miniaturizza grandi, complessi problemi all'interno. E' una politica che, guidata da congetture sui propri profitti e sulle proprie perdite, inverte repentinamente senza spiegazione le posizioni pubbliche, gonfiando spesso i dei problemi in precedenza miniaturizzati (per esempio, in Iraq sarà finita in giorni o settimane: l'Iraq è un progetto per generazioni). E' una politica che prende perseveranza alla sua causa principaleperseveranza che significa zero interruzione nei processi e nelle pratiche che, decennio dopo decennio, rafforzano l'esistente, intrecciando i sistemi di vantaggio socioeconomico americani. Ed è una politica contrassegnata non soltanto dall'impazienza (finta o altrimenti) per il conflitto articolato e dai frequenti panegirici sullo spirito ottimista ed il carattere esemplare del cittadino americano, ma dalla tenerezza sdolcinata per gesti ed idiomi da senti il tuo dolore.

Ha continuato: "Le grandi causeesse esistono ancorasi nutrono della ferma, netta consapevolezza della sostanza dell'ingiustizia. Smussare questa consapevolezza è il progetto centrale della politica ciarpame".

La nostra democrazia costituzionale è morta. Non funziona. O, piuttosto, non funziona per noi. Nessun politico o funzionario eletto può alterare qualcosa nella sostanza. Per tutte le amministrazioni di George W. Bush e Barack Obama vi è stata completa continuità su quasi ogni questione. Effettivamente, se Obama ha un'eredità essa è che ha reso le cose incrementalmente peggiori. Ha accelerato l'assalto alle libertà civili, ha esteso le guerre imperialiincludendo il conferimento di poteri al governo per l'assassinio di cittadini americanied ha aperto nuovi siti di trivellazione su terre pubbliche come se fosse Sarah Palin. Non è riuscito a limitare Wall Street, che è indaffarata ad orchestrare un altro crollo finanziario globale ed ha girato il nostro sistema di assistenza sanitaria a rapaci corporation. Ha fatto la guerra agli immigrati e soprinteso al collasso economico tra i poveri, specialmente afroamericani. Sembra essere impotente a chiudere il centro di tortura di Guantanamo—un potente strumento di reclutamento per jihadistio ad assegnare un nuovo giudice alla Corte Suprema. Il suo successore sarà altrettanto impotente.

Obama, ora un socio fondatore della nostra elite dominante, diventerà ricco, come lo sono diventati i Clinton, quando lascerà la carica. Le elite facoltose pagheranno le sue due biblioteche presidenzialigrotteschi progetti di vanità. Lo metteranno a bordo e lo colmeranno di onorari astronomici per dei discorsi. Ma come leader democratico si è dimostrato essere tanto patetico quanto il suo predecessore.

"Se lo scopo principale delle elezioni è di servire in tavola dei legislatori facili da influenzare per i lobbisti, tale sistema merita di essere chiamato 'mal rappresentativo ovvero governo clientelare'", ha scritto Sheldon Wolin in “Democracy Incorporated: Managed Democracy and the Specter of Inverted Totalitarianism".  "E' nello stesso tempo, un potente fattore contributivo alla depoliticizzazione della cittadinanza, come pure un motivo per caratterizzare il sistema come una antidemocrazia".

"La Democrazia Gestita", ha continuato Wolin, "è l'applicazione di capacità dirigenziali all'istituzione politica democratica fondamentale delle elezioni popolari. Un'elezione, come distinta dal singolo atto di votare, è stata rifoggiata in una produzione complessa. Come tutte le operazioni produttive, è in corso e richiede la supervisione continua piuttosto che la continua partecipazione popolare. Le elezioni non gestite riassumerebbero la contingenza: l'incubo dirigenziale dei fanatici del controllo. Un metodo per assumere il controllo è rendere continua la propaganda elettorale, per tutto l'anno, saturata con la propaganda di partito, punteggiata dalla saggezza di esperti mantenuti, portando a risultati noiosi piuttosto che stimolanti, il genere di stanchezza civica sulla quale prospera una democrazia gestita".

Bernie Sanders, che almeno riconosce la nostra realtà economica e rifiuta di accettare il denaro delle corporation per la sua campagna presidenziale, gioca il ruolo del giullare di corte del Partito Democratico. Per restare un membro della corte, senza dubbio non condannerà la perfidia e la collaborazione con il potere delle corporation che definiscono Obama, Hillary e Bill Clinton ed il Partito Democratico. Accetta che la critica dell'impero sia un tabù. Continua, anche mentre le elite del partito manipolano le primarie contro di lui, a rendere uno zimbello la partecipazione democratica, a sostenere i democratici come uno strumento per il cambiamento. Esorterà presto i suoi sostenitori a votare per Hillary Clinton, operando attivamente come un impedimento alla mobilitazione politica e come fautore dell'apatia politica. Sanders, la cui promessa di una rivoluzione politica è tanto vuota quanto gli slogan concorrenti della campagna, sarà ricompensato per la sua doppiezza. Gli sarà permesso di mantenere la sua anzianità al comitato organizzativo dei democratici. In Vermont il partito non monterà una campagna per defenestrarlo dal Senato USA. Non finirà, come ha temuto, come un paria come Ralph Nader. Ma, come tutti gli altri nell' establishment, , ci avrà svenduto.

L'intero ciclo elettorale è un atto del carnevale, pieno di suono e furia, che non significa nulla. Provvede agli istinti più venali del pubblico. E' un esempio del profondo cinismo delle elite che, come tutti gli altri imbroglioni, privatamente ci deridono per la nostra credulità ed ingenuità. Veniamo trattati come dei bambini malleabili. DeMott ha chiamato questa infantilizzazione, questo "vezzeggiamento dell'elettorato, guastare dei 'bambini' in età elettorale con favole ottimistiche di Natale per tutto l'anno, la creazione di una cittadinanza dalla testa gonfia, moralmente vana ed irrimediabilmente sentimentale". Nel mondo della politica ciarpame, ha scritto, "scompaiono le distinzioni tra i fondamentali principi democratici ed i traslati decorativi gradevoli".

"L'apparato familiare del governo costituzionale e le organizzazioni di partito sopravvivono apparentemente intatti", ha scritto. "Comunque, nel tempo richiesto, il linguaggio della giustizia e dell'ingiustizia arriva a colpire le orecchie comuni come di origine latina ed arcaicodovuto al seppellimentoed il legame a forme d'antica data si indebolisce".

Nessuno di quelli eletti alla Casa Bianca, al Congresso o alle camere di stato ha il potere, e lo sa, di mettere in discussione il potere delle corporation di sventrare il paese. La collera e la frustrazione popolare che si levano contro le elite di potere costituite durante questa campagna elettorale monteranno ulteriormente poiché gli americani, specialmente con un nuovo presidente alla Casa Bianca, si renderanno conto che la loro voce ed il loro voto sono insignificanti. Ai nativisti ed i bigotti bianchi che si radunano da Donald Trump, insieme a quelli che svendono i più basilari principi liberali per sostenere Hillary Clinton, sta per essere insegnata una dura lezione sulla natura del nostro sistema di “totalitarismo capovolto. Stanno per scoprire che abbiamo una classe di “superpredatori. Questi superpredatori non è la gente povera o di colore che cammina per le strade di comunità marginali. Abitano nelle enclave corporative esclusive dei privilegiati e dei potenti.

"Non si può indicare nessuna istituzione nazionale che possa essere esattamente descritta come democratica", ha scritto Wolin, "certamente non nelle elezioni altamente gestite e sature di denaro, nel Congresso infestato dalle lobby, nella presidenza imperiale, nel sistema giudiziario e penale su base di classe o, meno di tutti, nei media".

Le corporation controllano le tre branche dello stato. Le corporation scrivono le leggi. Le corporation determinano la narrativa dei media ed il dibattito pubblico. Le corporation stanno trasformando l'istruzione pubblica in un sistema di indottrinamento. Le corporation profittano della guerra permanente, dell'incarcerazione di massa, dei salari repressi e della misera assistenza sanitaria. Le corporation hanno organizzato un boicottaggio fiscale. Le corporation chiedono "austerità". Il potere delle corporation incontestabile e rotola in avanti come un fiume di lava.

Tuttavia, i semi della distruzione del potere delle corporation sono incastrati all'interno della sua struttura. Le elite non hanno nessuna costrizione interna o esterna. Sfrutteranno, manipoleranno, mentiranno ed opprimeranno finché non creeranno un vuoto ideologico. Nessuno eccetto i più ottusi, inclusi i cortigiani che si sono separati dalla realtà, farfuglierà le insensatezze dell'ideologia neoliberista. Ed a quel punto il sistema imploderà.

La rivolta potrebbe essere di destra. Potrebbe avere delle pesanti sfumature fasciste. Potrebbe cementare nel piazzare uno spaventoso stato di polizia. Ma che una rivolta sia prossima è incontrovertibile. L'assurdità delle elezioni lo dimostra.