Grecia: Stessa tragedia, copioni diversi

di Walden Bello, 14 luglio 2010

FOREIGN POLICY IN FOCUS

 

A Atene i caffè sono pieni e folle di turisti visitano ancora il Partenone e si spostano di isola in isola nel mitico Egeo. Ma sotto la superficie estiva, vi sono confusione, rabbia e disperazione mentre questo paese affonda nella sua peggiore crisi economica da decenni.

I media globali hanno presentato la Grecia, la minuscola Grecia, come l'epicentro del secondo stadio della crisi finanziaria globale, tanto quanto Wall Street come ground zero del primo stadio.

Tuttavia vi è una differenza interessante nei racconti che circondano questi due episodi.

Narrative in conflitto

Le attività non regolamentate delle istituzioni finanziarie, che hanno creato strumenti sempre più complessi per moltiplicare magicamente il denaro, hanno prodotto il crollo di Wall Street che si è trasformato nella crisi globale finanziaria.

Comunque, con la Grecia la storia dice così: Questo paese ha accumulato un carico del debito insostenibile per costruire uno stato sociale che non poteva permettersi ed è ora la spendacciona che deve stringersi la cintura. Bruxelles, Berlino e le banche sono gli austeri puritani che ora esigono penitenza dagli edonisti mediterranei per avere vissuto oltre i loro mezzi ed avere commesso il peccato di superbia ospitando le costose Olimpiadi del 2004.

Questa penitenza arriva nella forma di un programma Unione Europea-Fondo Monetario Internazionale che aumenterà l'imposta sul valore aggiunto del paese del 23%, alzerà l'età per il pensionamento a 65 anni sia per gli uomini che per le donne, farà ampi tagli alle pensioni ed ai salari del settore pubblico ed eliminerà le norme per promuovere la sicurezza del posto di lavoro. Lo scopo apparente dell'esercizio è di ridurre radicalmente lo stato sociale e di fare vivere dei propri mezzi i viziati greci.

Sebbene la narrativa sullo stato sociale contenga alcune gocce di verità, è fondamentalmente difettata. La crisi greca deriva essenzialmente dalla stessa spinta frenetica del capitale finanziario per trarre profitti dall'estensione massiccia ed indiscriminata del credito che ha portato all'implosione di Wall Street. La crisi greca ricade nel modello tracciato da Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff nel loro libro This Time is Different: Eight Centuries of Financial Folly: Periodi di frenetici prestiti speculativi sono seguiti inesorabilmente da default, o quasi default, del debito statale o sovrano. Come la crisi del debito del Terzo Mondo dei primi anni '80 e la crisi finanziaria asiatica degli ultimi anni '90, il cosiddetto problema del debito sovrano di paesi come Grecia, Europa, Spagna e Portogallo è principalmente una crisi spinta dall'offerta, non una spinta dalla domanda.

Nella loro iniziativa per incrementare sempre più i profitti dal dare in prestito, le banche europee hanno riversato $2,5 trilioni in quelle che ora sono le più afflitte economie europee: Irlanda, Grecia, Belgio, Portogallo e Spagna. Le banche tedesche e francesi detengono il 70% dei $400 miliardi di debiti della Grecia. Le banche tedesche sono state le grandi acquirenti di attività subprime tossiche dalle istituzioni finanziarie USA e hanno applicato la stessa mancanza di discernimento acquistando obbligazioni del governo greco. Da parte loro, le banche francesi, secondo la Banca dei Regolamenti  Internazionali, hanno aumentato i loro prestiti alla Grecia del 23%, alla Spagna dell'11% ed al Portogallo del 26%.

La frenetica scena del credito greca ha come protagonisti non soltanto attori finanziari europei. La potente casa di Wall Street Goldman Sachs ha mostrato alle autorità finanziarie greche come degli strumenti finanziari noti come derivati potevano essere utilizzati per fare "scomparire" grandi fette del debito greco, facendo così apparire buoni i conti del paese per banchieri desiderosi di prestare di più. Quindi proprio la stessa agenzia ha fatto dietro front e, impegnandosi nel commercio di derivati noti come “credit default swaps”, ha scommesso sulla possibilità che la Grecia sarebbe andata in default, alzando il costo per prendere in prestito dalle banche per il paese ma guadagnando un considerevole profitto per se stessa.

Se mai vi è stata una crisi creata dalla finanza globale, la Grecia ne sta soffrendo proprio ora.

Dirottare la narrativa

Vi sono due ragioni chiave per le quali il racconto greco è diventato una logora storia di gente che vive oltre i propri mezzi che serva da ammonimento piuttosto che un caso di irresponsabilità finanziaria da parte di banchieri ed investitori.

Prima di tutto, le istituzioni finanziarie hanno dirottato con successo la narrativa della crisi per soddisfare i loro scopi. Ora le grandi banche veramente preoccupate sulla terribile condizione dei loro bilanci, deteriorati come sono dalle attività dei subprime tossici che hanno assunto e rendendosi conto che hanno esteso troppo gravemente le loro operazioni di prestito. Il modo principale nel quale cercano di ristrutturare i loro bilanci è di generare nuovo capitale utilizzando i loro debitori come pedine. Come pezzo più importante di questa strategia, le banche cercano di persuadere le autorità pubbliche a salvarle ancora una volta, come le autorità hanno fatto nel primo stadio della crisi sotto forma di fondi di salvataggio e a un tasso d'interesse ufficiale pimario basso.

Le banche erano fiduciose che i governi dominanti dell'eurozona non avrebbero mai permesso alla Grecia e ad altri paesi europei indebitati di andare in default perché questo avrebbe portato al crollo dell'euro. Avendo i mercati scommesso contro la Grecia e alzando il costo dei crediti, le banche sapevano che i governi dell'eurozona sarebbero venuti fuori con un pacchetto di salvataggio, gran parte del quale sarebbe andato per servire loro il debito greco. Pubblicizzato come soccorso alla Grecia, l'enorme pacchetto da 110 miliardi di euro, messo assieme dai governi dominanti dell'eurozona e dall'FMI, andrà in gran parte a salvare le banche dalla loro irresponsabile, non regolamentata frenesia del prestito.

Le banche e le istituzioni finanziarie internazionali hanno giocato questa stessa vecchia truffa all'americana con i paesi debitori in via di sviluppo durante la crisi del debito del Terzo Mondo degli anni '80 e con la Thailandia e l'Indonesia durante la crisi finanziaria asiatica degli anni '90. Le stesse misure di austerità — allora note come aggiustamento strutturale — ha seguito la baldoria dei prestiti delle banche e degli speculatori del nord. E la sceneggiatura si è svolto nello stesso modo: Appuntare la colpa sulle vittime rappresentandole come gente che vive oltre i propri mezzi, farsi salvare dalle agenzie pubbliche con denaro in anticipo ed attaccare al popolo il terribile compito di saldare i prestiti impegnando una parte massiccia dei loro flussi di reddito presenti e futuri come pagamenti alle agenzie del prestito.

Senza dubbio le autorità stanno preparando in modo analogo massicci pacchetti di salvataggio multimiliardari per le banche che si sono allungate eccessivamente in Spagna, Portogallo ed Irlanda.

Scaricare la colpa

La seconda ragione per promuovere la narrativa del "vivere oltre i propri mezzi" nel caso della Grecia e di altri paesi gravemente indebitati è di deviare la pressione per una più solida regolamentazione finanziaria, che è venuta dai cittadini e dai governi dall'inizio della crisi globale. Le banche vogliono tutto dalla vita. Si sono assicurate i fondi del salvataggio dai governi nella prima fase della crisi, ma non vogliono onorare ciò che i governi hanno raccontato ai propri cittadini era una parte essenziale dell'accordo: il rafforzamento della regolamentazione finanziaria.

I governi, dagli Stati Uniti alla Cina ed alla Grecia, erano ricorsi a massicci programmi di stimolo per impedire all'economia reale di crollare durante la prima fase della crisi finanziaria. Promuovendo una narrativa che sposta il riflettore dalla mancanza di regolamentazione finanziaria a questa massiccia spesa statale come il problema chiave dell'economia globale, le banche cercano di prevenire l'imposizione di un forte regime di controllo.

Ma questo è giocare con il fuoco. Il Premio Nobel Paul Krugman ed altri hanno avvisato che se questa narrativa ha successo, la mancanza di nuovi programmi di stimolo e di forte regolamentazione bancaria risulterà in una recessione a doppia discesa, se non una completa depressione. Sfortunatamente, come suggerisce la recente riunione del G-20 a Toronto, i governi in Europa e negli Stati Uniti stanno cedendo alla miope agenda delle banche, che hanno il sostegno degli accaniti ideologi neoliberisti che continuano a vedere lo stato attivista, interventista come il problema fondamentale. Questi ideologi credono che una grave recessione e persino una depressione sia il processo naturale con il quale un'economia si stabilizza e che la spesa keynesiana per evitare il crollo ritardi soltanto l'inevitabile.

Resistenza: farà la differenza?

I greci non prendono tutto ciò lasciando passare. Delle enormi proteste hanno accolto la ratifica del pacchetto UE-FMI da parte del parlamento greco l'8 luglio. In una protesta precedente e molto più grande il 5 maggio, 400.000 persone sono affluite ad Atene per la più grande manifestazione dalla caduta della dittatura militare nel 1974. Tuttavia, le proteste di strada sembrano fare poco per evitare la catastrofe sociale che si svolgerà con il programma EU-FMI. Nel 2010 l'economia si contrarrà del 4%. Secondo Alexis Tsipras, presidente della coalizione parlamentare di sinistra Synapsismos, il tasso di disoccupazione probabilmente salirà dal 15 al 20% in due anni, con il tasso tra i giovani che ci si aspetta tocchi il 30%.

Riguardo alla povertà, una recente indagine congiunta del Kapa Research e della London School of Economics ha scoperto che, anche prima dell'attuale crisi, quasi un terzo degli 11 milioni di abitanti della Grecia vivevano prossimi alla soglia di povertà. Questo processo di creare un "terzo mondo" all'interno della Grecia sarà soltanto accelerato dal programma di aggiustamento Bruxelles-FMI.

Ironicamente, questo aggiustamento viene presieduto da un governo socialista guidato da George Papandreou eletto alla carica lo scorso ottobre per rovesciare la corruzione della precedente amministrazione conservatrice e gli effetti dannosi delle sue politiche economiche. All'interno del partito di Papandreou PASOK vi è resistenza al piano UE-FMI, ammette il segretario internazionale del partito Paulina Lampsa. Ma la sensazione schiacciante tra la rappresentativa parlamentare del partito è TINA, come notoriamente si espresse Margaret Thatcher: "non vi è nessuna alternativa".

Le conseguenze della condiscendenza

Minacciati dalle feroci conseguenze del programma, un crescente numero di greci parla di adottare la strategia di minacciare il default o di una radicale riduzione unilaterale del debito. Un simile approccio potrebbe essere coordinato, afferma Tsipras, con gli altri paesi europei gravati dai debiti, come Portogallo e Spagna. Qui l'Argentina potrebbe fornire un modello: nel 2003 ha dato ai suoi creditori un memorabile taglio di capelli pagando soltanto 25 centesimi per ogni dollaro dovuto. Non solo l'Argentina se l'è cavata, ma le risorse che altrimenti avrebbero lasciato il paese come servizio del debito sono state incanalate nell'economia interna, dando l'avvio ad una crescita economica annale media al tasso del 10% tra il 2003 ed il 2008.

La "Soluzione Argentina" è certamente densa di rischi. Ma le conseguenze di cedere sono dolorosamente chiare, se esaminiamo i dati dei paesi che si sono sottomessi all'aggiustamento dell'FMI. Pagando annualmente dal 25 al 30% del bilancio statale ai creditori stranieri, alla metà degli anni '80 le Filippine sono entrate in un decennio di stagnazione dalla quale non si sono mai riprese e che le ha condannate ad un tasso di povertà permanente di più del 30%. Spremuto da draconiane misure di aggiustamento, il Messico è stato aspirato in due decenni di continua crisi economica, con conseguenze come il dilagante narcotraffico che lo ha portato sull'orlo di essere uno stato fallito. L'attuale stato di effettiva guerra di classe in Thailandia può essere individuato in parte nella ricaduta politica delle sofferenze economiche del programma di austerità dell'FMI imposto su quel paese un decennio fa.

L'aggiustamento Bruxelles-FMI della Grecia dimostra che il capitalismo finanziario alle prese con la crisi non rispetta più la divisione Nord-Sud. I cinici direbbero "Benvenuta nel Terzo Mondo, Grecia".

Ma questo non è il momento per il cinismo. Piuttosto, è un momento importante per la solidarietà globale. Ora ci siamo dentro tutti quanti.

 

Walden Bello è membro della Camera dei Rappresentanti delle Filippine, rappresentando la lista-partito Akbayan. E' anche l'autore di Food Wars (Londra: Verso, 2009). E' opinionista di Foreign Policy In Focus e può contattarsi a waldenbello@yahoo.com