The internationalist

Internationalist Communist Tendency

 

Sbarazzatevi di tutti loro!

30-09-2011

 

Il futuro della classe lavoratrice dipende dal liberarsi del capitalismo, non soltanto dei conservatori

Il capitalismo è nel mezzo della più grande crisi che abbia visto dagli anni '30. Come pure di fronte al fallimento economico non vi è migliore prova della sua bancarotta politica delle conferenze di partito attentamente orchestrate che ci passano sopra ogni autunno. Ed Miliband ci ha trattato con la stupidaggine del "capitalismo sostenibile". Ora abbiamo la prospettiva del partito più ricco e più compiaciuto di tutti che emette brevi dichiarazioni per "assicurare i mercati" che il debito del Regno Unito sia sotto controllo mentre pretende che questa questione chiave per la creazione del profitto capitalista sia quella di cui il resto di noi dovrebbe preoccuparsi. La crisi che è dovunque allo scoperto si sta sviluppando da decenni. Sotto governi di destra e di sinistra, in tutto il mondo, la classe lavoratrice diventa sempre meno benestante, con sempre più tra di noi che cadono nella fossa stagnante di bassi salari, disoccupazione, povertà e disperazione. Nel frattempo la ricchezza delle elite si raddoppia e si triplica, protetta dai salvataggi governativi che siamo tenuti a pagare. Ma l'orgia ebbra dei ricchi è terminata in un disastro globale di scala colossale, con anche i politici governativi che ammettono che "ora siamo di fronte ad una crisi che è l'equivalente economico della guerra" (Vince Cable). Il guaio è che non siamo stati invitati alla festa per la quale ci si aspetta soffriamo i postumi della sbornia. Circa un milione di giovani stanno marcendo senza un posto di lavoro, istruzione e prospettiva di un futuro. La povertà infantile è aumentata in maniera massiccia. Save the Children afferma ch nel Regno Unito il numero di quelli che vivono in "povertà estrema" a causa dell'aumentato costo di carburante, cibo ed energia è salito a 1,6 milioni, con 290.000 nella sola Londra.

Allo stesso tempo, i giovani insorgono per la frustrazione mentre la classe lavoratrice qui e dappertutto viene sempre più frodata in termini di salari, sussidi, assistenza sanitaria, istruzione e l'intera gamma dei servizi sociali. Tuttavia i ricchi non sono mai stati in una condizione migliore. Cifre aggiornate che imbarazzano i benestanti tendono essere dure da procurarsi, ma nel Regno Unito: il decimo più povero della popolazione ora possiede, tra loro, l'1,3% del reddito totale del paese ed il secondo decimo più povero possiede il 4%. Per contrasto, il decimo più ricco possiede il 31% ed il secondo decimo più ricco possiede il 15%. Il reddito del decimo più ricco è più del reddito di tutti quelli con redditi sotto la media (cioè gli ultimi cinque decimi) combinati. poverty.org.uk.

Questo era prima degli attuali feroci tagli che peggioreranno soltanto le cose, non importa cosa i lacchè politici dei ricchi possano cercare di raccontare per fingere che in questo siamo tutti assieme.

Il parlamento è democrazia per i ricchi

La nostra pena e la loro evidente ricchezza e potere, un disastro sociale che può soltanto aggravarsi, dipende da noi della classe lavoratrice accettare che il sistema debba essere salvato e se ciò significhi sacrificare la nostra e le future generazioni, così sia. Non sono soltanto i conservatori che rappresentano la creazione del profitto capitalista. Tutti i partiti parlamentari approvano il sistema capitalista che produce inevitabilmente questo disastro; tutti prescrivono la stessa dose di miseria di massa, comunque confezionata, per preservare il sistema per mezzo del quale pochi facoltosi vivono sulla base del valore creato dal lavoro salariato. Giudicando dal numero crescente di persone che non vota affatto alle elezioni generali non abbiamo bisogno di dire esplicitamente che votare una serie di politici per quattro o cinque anni mentre il sistema di creazione del denaro e di rincorsa al profitto continua implacabilmente non porta nessun cambiamento sostanziale. E' quindi ironico che molti che si considerino essere anticapitalisti e che sono desiderosi di vedere una controffensiva della classe lavoratrice debbano limitare il loro messaggio a mandare via l'attuale governo. Senza dichiararlo, vi è ancora la vecchia stanca opinione che in qualche modo i laburisti siano "migliori" dei conservatori. E se non lo sono, almeno possiamo fare pressione sui laburisti attraverso i sindacati. In questo non vi è assolutamente nulla di anticapitalista. I sindacati sono parte integrale dell'insieme capitalista e non è sorprendente che negli ultimi anni i loro iscritti siano calati drammaticamente perché il loro ruolo è di mettere un tappo alla lotta di classe ogni volta che possono e di impedirle di proporre qualunque cosa come una minaccia al sistema.

L'alternativa è l'anticapitalismo

Per farla breve, diventa peggio da anni. L'intero sistema è colpevole e qualunque partito per il quale votiate sarà obbligato ad imporre delle politiche contro la classe lavoratrice perché sono tutti partiti capitalisti. "Fuori i conservatori" significa soltanto "Dentro i laburisti".

Vi è un'alternativa. Il capitalismo deve essere abbattuto. E' l'unica cosa umana da fare. Non può essere fatto attraverso sindacati e parlamento. Il bisogno di forgiare le nostre armi di lotta diventa urgentemente necessario. Nell'elaborare la base per una forma più alta di democrazia, la democrazia dei lavoratori fondata su assemblee di massa con delegati immediatamente richiamabili, dimostrerà che vi è un'alternativa ai parlamenti capitalisti. Diversamente dalle elezioni capitaliste, questo non avverrà durante la notte. Nel lungo andare dobbiamo creare un movimento politico per discutere all'interno delle assemblee dei lavoratori per il rovesciamento del capitalismo. Questo non può essere fatto da un partito parlamentare. Soltanto un'organizzazione politica che lotti per un programma comunista può puntare verso un nuovo ordine mondiale. Un mondo dove il sistema del denaro e dei profitti non esista più così che nessuno possa arricchirsi con il lavoro di altri, dove la fame e la povertà non esistano più perché ognuno prende parte nel decidere direttamente sui bisogni della comunità mondiale di "produttori associati liberamente".