|
Il futuro della classe lavoratrice dipende dal liberarsi del
capitalismo, non soltanto dei conservatori
Il capitalismo è nel mezzo della più grande crisi che abbia
visto dagli anni '30. Come pure di fronte al fallimento economico
non vi è migliore prova della sua bancarotta politica delle
conferenze di partito attentamente orchestrate che ci passano sopra
ogni autunno.
Ed Miliband ci ha trattato con la stupidaggine del
"capitalismo sostenibile". Ora abbiamo la prospettiva del partito
più ricco e più compiaciuto di tutti che emette brevi dichiarazioni
per "assicurare i mercati" che il debito del Regno Unito sia sotto
controllo mentre pretende che questa questione chiave per la
creazione del profitto capitalista sia quella di cui il resto di noi
dovrebbe preoccuparsi. La crisi che è dovunque allo scoperto si sta
sviluppando da decenni.
Sotto governi di destra e di sinistra, in tutto il mondo, la
classe lavoratrice diventa sempre meno benestante, con sempre più
tra di noi che cadono nella fossa stagnante di bassi salari,
disoccupazione, povertà e disperazione. Nel frattempo la ricchezza
delle elite si raddoppia e si triplica, protetta dai salvataggi
governativi che siamo tenuti a pagare. Ma l'orgia ebbra dei ricchi è
terminata in un disastro globale di scala colossale, con anche i
politici governativi che ammettono che "ora siamo di fronte ad una
crisi che è l'equivalente economico della guerra"
(Vince Cable).
Il guaio è che non siamo stati invitati alla festa per la quale ci
si aspetta soffriamo i postumi della sbornia. Circa un
milione di giovani stanno marcendo senza un posto di lavoro,
istruzione e prospettiva di un futuro. La povertà infantile è
aumentata in maniera massiccia.
Save
the Children afferma ch nel Regno Unito il numero di quelli che
vivono in "povertà estrema" a causa dell'aumentato costo di
carburante, cibo ed energia è salito a 1,6 milioni, con 290.000
nella sola Londra.
Allo stesso tempo, i giovani insorgono per la frustrazione mentre la
classe lavoratrice qui e dappertutto viene sempre più frodata in
termini di salari, sussidi, assistenza sanitaria, istruzione e
l'intera gamma dei servizi sociali. Tuttavia i ricchi non sono mai
stati in una condizione migliore. Cifre aggiornate che imbarazzano i
benestanti tendono essere dure da procurarsi, ma nel Regno Unito: il
decimo più povero della popolazione ora possiede, tra loro, l'1,3%
del reddito totale del paese ed il secondo decimo più povero
possiede il 4%. Per contrasto, il decimo più ricco possiede il 31%
ed il secondo decimo più ricco possiede il 15%. Il reddito del
decimo più ricco è più del reddito di tutti quelli con redditi sotto
la media (cioè gli ultimi cinque decimi) combinati.
poverty.org.uk.
Questo era prima degli attuali feroci tagli che peggioreranno
soltanto le cose, non importa cosa i lacchè politici dei ricchi
possano cercare di raccontare per fingere che in questo siamo tutti
assieme.
Il parlamento è democrazia per i ricchi
La nostra pena e la loro evidente ricchezza e potere, un
disastro sociale che può soltanto aggravarsi, dipende da noi della
classe lavoratrice accettare che il sistema debba essere salvato e
se ciò significhi sacrificare la nostra e le future generazioni,
così sia. Non sono soltanto i conservatori che rappresentano la
creazione del profitto capitalista. Tutti i partiti parlamentari
approvano il sistema capitalista che produce inevitabilmente questo
disastro; tutti prescrivono la stessa dose di miseria di massa,
comunque confezionata, per preservare il sistema per mezzo del quale
pochi facoltosi vivono sulla base del valore creato dal lavoro
salariato. Giudicando dal numero crescente di persone che non vota
affatto alle elezioni generali non abbiamo bisogno di dire
esplicitamente che votare una serie di politici per quattro o cinque
anni mentre il sistema di creazione del denaro e di rincorsa al
profitto continua implacabilmente non porta nessun cambiamento
sostanziale. E' quindi ironico che molti che si considerino essere
anticapitalisti e che sono desiderosi di vedere una controffensiva
della classe lavoratrice debbano limitare il loro messaggio a
mandare via l'attuale governo. Senza dichiararlo, vi è ancora la
vecchia stanca opinione che in qualche modo i laburisti siano
"migliori" dei conservatori. E se non lo sono, almeno possiamo fare
pressione sui laburisti attraverso i sindacati. In questo non vi è
assolutamente nulla di anticapitalista. I sindacati sono parte
integrale dell'insieme capitalista e non è sorprendente che negli
ultimi anni i loro iscritti siano calati drammaticamente perché il
loro ruolo è di mettere un tappo alla lotta di classe ogni volta che
possono e di impedirle di proporre qualunque cosa come una minaccia
al sistema.
L'alternativa è l'anticapitalismo
Per farla breve, diventa peggio da anni. L'intero sistema è
colpevole e qualunque partito per il quale votiate sarà obbligato ad
imporre delle politiche contro la classe lavoratrice perché sono
tutti partiti capitalisti. "Fuori i conservatori" significa soltanto
"Dentro i laburisti".
Vi è un'alternativa. Il capitalismo deve essere abbattuto. E'
l'unica cosa umana da fare. Non può essere fatto attraverso
sindacati e parlamento. Il bisogno di forgiare le nostre armi di
lotta diventa urgentemente necessario. Nell'elaborare la base per
una forma più alta di democrazia, la democrazia dei lavoratori
fondata su assemblee di massa con delegati immediatamente
richiamabili, dimostrerà che vi è un'alternativa ai parlamenti
capitalisti. Diversamente dalle elezioni capitaliste, questo non
avverrà durante la notte. Nel lungo andare dobbiamo creare un
movimento politico per discutere all'interno delle assemblee dei
lavoratori per il rovesciamento del capitalismo. Questo non può
essere fatto da un partito parlamentare. Soltanto un'organizzazione
politica che lotti per un programma comunista può puntare verso un
nuovo ordine mondiale. Un mondo dove il sistema del denaro e dei
profitti non esista più così che nessuno possa arricchirsi con il
lavoro di altri, dove la fame e la povertà non esistano più perché
ognuno prende parte nel decidere direttamente sui bisogni della
comunità mondiale di "produttori associati liberamente".
|