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La crisi greca è soltanto l'inizio

19 marzo 2012

 

I rapporti dei mass media vi si riferiscono come al salvataggio greco. Questo è completamente errato. Il pacchetto di €130 miliardi concordato la scorsa settimana dai ministri delle finanze dell'eurozona non è stato un salvataggio della Grecia, ma delle banche e delle istituzioni finanziarie che hanno messo il denaro nei titoli di stato.

E' stato stimato che di ogni euro fornito da Bruxelles soltanto 19 centesimi andranno al governo greco, con il resto che scorre diritto nei forzieri delle banche e degli investitori finanziari. Il costo del rimborso viene sopportato dal popolo greco. Feroci tagli dei posti di lavoro e la distruzione dei servizi sociali stanno spingendo il paese indietro alle condizioni della Grande Depressione. Si stima che già quasi un terzo della popolazione viva al di sotto del livello di povertà.

Annunciando la decisione della scorsa settimana, il capo del gruppo dei ministri delle finanze dell'eurozona, Jean-Claude Juncker, ha enfatizzato che Atene ha dovuto dimostrare un "forte impegno" per "consolidamento fiscale, riforme strutturali e privatizzazioni"parole in codice per il saccheggio della Grecia da parte del branco di lupi del capitale finanziario internazionale.

Continue "riforme", ha affermato Juncker, "permetterebbero all'economia greca di ritornare su un sentiero sostenibile". Questa è una spregevole menzogna. La Grecia è nel quinto anno di recessione, con l'economia che lo scorso anno si è contratta più del 7%. Lo scivolone nella depressione sarà accelerato, con la disoccupazione, ora al 20%, che crescerà ancora di più. La Grecia è presa in un circolo vizioso. L'imposizione di misure di austerità sta portando ad una contrazione dell'economia, incrementando ulteriormente il carico del debito.

Richiamando alla mente i metodi per la prima volta sviluppati dall'imperialismo britannico nel diciannovesimo secolo, la Grecia è stata trasformata in una semicolonia virtuale del capitale finanziario internazionale. Almeno quattro funzionari della Commissione Europea, assieme ai rappresentanti del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Centrale Europea (BCE)la cosiddetta "troika"saranno disposti permanentemente ad Atene a controllare le politiche governative riga per riga.

Le ripetute pretese che il pacchetto di salvataggio ridurrà il peso del debito della Grecia sono false. Quando agli inizi del 2010 è iniziata la crisi, il rapporto del debito del paese sul prodotto interno lordo (PIL) era attorno al 120%. Da allora è salito al 170%. Ora lo scopo dichiarato è di ridurlo al 120%.

Anche la pretesa che la minaccia di un più ampio crollo finanziario sia stato evitato è una bugia. Lo scorso dicembre, i mercati finanziari europei erano entro pochi giorni dal congelamento. La BCE, temendo un collasso della scala di quello che ha seguito il collo di Lehman Brothers nel settembre 2008, è intervenuta per rendere disponibile quasi €500 miliardi ad un tasso d'interesse dell'1% in base al suo programma di operazioni di rifinanziamento a lungo termine (LTRO). Una ulteriore elemosina è stata fornita il mese scorso, portando a €1 trilione il totale reso disponibile per le banche.

In modo non sorprendente, date le opportunità di profitto che ha fornito, l'impatto immediato di questo programma è stato di incrementare i mercati finanziari. Le banche hanno utilizzato i fondi acquisiti all'1% per investire in titoli di stato ed in altre attività finanziarie che rendono dieci volte quell'importo, permettendo loro di fornire ai loro amministratori e scambisti finanziari dei ricchi premi come ricompensa per il loro "acume finanziario".

Mentre ha evitato la minaccia immediata di un crollo, il LTRO ha trascinato la BCE più a fondo nella crisi del debito, creando una nuova fonte di instabilità. Se e quando le banche sono colpite da un'altra ondata di panico e cominciano a vendere titoli di stato, la BCE sarà costretta ad intervenire di nuovo.

Il docente della London School of Economics Paul De Grauwe in un commento del Financial Times ha osservato: "Il programma LTRO ha attenuato la pressione nei mercati del debito sovrano dell'eurozona. Ma questo è soltanto temporaneo. I paesi periferici vengono ora spinti in una profonda recessione che esacerberà i problemi fiscali e che creerà rinnovata diffidenza nei mercati finanziari". Di conseguenza, ha avvertito, "la crisi del debito sovrano esploderà di nuovo".

Scrivendo sul Financial Times di oggi, l'editorialista europeo Wolfgang Münchau ha avvisato che la crisi dell'eurozona è lontana dalla fine. "Se pensate che le politiche della Banca Centrale Europea abbiano 'acquistato tempo', dovreste chiedervi: tempo per cosa? La situazione del debito greco è insostenibile come sempre; così quella del Portogallo; così quella del settore bancario europeo e così quella della Spagna. Anche se la BCE dovesse fornire finanziamenti a basso prezzo illimitato per il resto del decennio, non sarebbe sufficiente".

Vi sono altri potenziali punti critici a fianco dei cosiddetti paesi periferici. Il Belgio ha un peso del debito significativo, che si avvicina al 100% del PIL, come pure un grande settore bancario. La Francia gestisce un deficit persistente della bilancia dei pagamenti e ha un grande settore bancario con un'esposizione considerevole verso le economie periferiche.

Fuori dell'Europa la stagnazione dell'economia giapponese ed il suo persistente deficit fiscale di oltre il 10% del PIL stanno suscitando preoccupazioni che ad un certo punto potrebbe essere costretto a prendere in prestito nei mercati internazionali.

Nel mezzo della sua campagna per la rielezione, il presidente francese Nicolas Sarkozy ha dichiarato che la crisi finanziaria europea è terminata. Di fatto sta soltanto appena iniziando. L'interazione tra il trambusto finanziario ed il risultato economico calante che ha caratterizzato la crisi greca minaccia di diventare un fenomeno globale, poiché nelle principali economie capitaliste i tassi di crescita declinano o ristagnano. L'Europa continentale, la Gran Bretagna ed il Giappone sono nella recessione o vicine, l'economia USA ristagna, mentre la Cina ha declassato significativamente il suo previsto tasso di crescita.

Allo stesso tempo, dal 2008-2009 i livelli di debito in quasi tutte le maggiori economie sono aumentati. Presto, piuttosto che tardi, il capitale finanziario internazionale richiederà incrementi significativi dei tassi d'interesse sul debito sovrano, non soltanto in Europa ma più ampiamente. L'attacco ai lavoratori ed ai giovani greci è soltanto l'espressione più marcata dell'offensiva internazionale contro la classe lavoratrice.

In tutta la cronaca dei mass media, le operazioni del sistema finanziario globale e della crisi del debito sono avvolte in un linguaggio misterioso ed arcano. Ma il contenuto essenziale di classe è chiaro: la crisi del debito sovrano ed il conseguente sbudellamento della spesa sociale è uno dei meccanismi centrali di una controrivoluzione sociale mondiale.

La guerra di classe globale può essere contrastata e sconfitta soltanto con una risposta internazionale da parte della classe lavoratrice: una lotta unitaria per il rovesciamento dei signori della finanza internazionale e dell'intero sistema del profitto allo scopo di cominciare la riorganizzazione dell'economia mondiale sulla base di un programma socialista per soddisfare i bisogni dell'umanità. Questa è la prospettiva del Comitato Internazionale della Quarta Internazionale.

Nick Beams