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I rapporti dei mass media vi si riferiscono come al salvataggio
greco. Questo è completamente errato. Il pacchetto di €130 miliardi
concordato la scorsa settimana dai ministri delle finanze
dell'eurozona non è stato un salvataggio della Grecia, ma delle
banche e delle istituzioni finanziarie che hanno messo il denaro nei
titoli di stato.
E' stato stimato che di ogni euro fornito da Bruxelles soltanto
19 centesimi andranno al governo greco, con il resto che scorre
diritto nei forzieri delle banche e degli investitori finanziari. Il
costo del rimborso viene sopportato dal popolo greco. Feroci tagli
dei posti di lavoro e la distruzione dei servizi sociali stanno
spingendo il paese indietro alle condizioni della Grande
Depressione. Si stima che già quasi un terzo della popolazione viva
al di sotto del livello di povertà.
Annunciando la decisione della scorsa settimana, il capo del
gruppo dei ministri delle finanze dell'eurozona,
Jean-Claude Juncker,
ha enfatizzato che Atene ha dovuto dimostrare un "forte impegno" per
"consolidamento fiscale,
riforme strutturali e privatizzazioni"—parole
in codice per il saccheggio della Grecia da parte del branco di lupi
del capitale finanziario internazionale.
Continue "riforme", ha affermato
Juncker,
"permetterebbero all'economia greca di ritornare su un sentiero
sostenibile". Questa è una spregevole menzogna. La Grecia è nel
quinto anno di recessione, con l'economia che lo scorso anno si è
contratta più del 7%. Lo scivolone nella
depressione sarà accelerato, con la disoccupazione, ora al 20%, che
crescerà ancora di più. La Grecia è presa in un circolo vizioso.
L'imposizione di misure di austerità sta portando ad una contrazione
dell'economia, incrementando ulteriormente il carico del debito.
Richiamando alla mente i metodi per la prima volta sviluppati dall'imperialismo
britannico nel diciannovesimo secolo, la Grecia è stata trasformata
in una semicolonia virtuale del capitale finanziario internazionale.
Almeno quattro funzionari della Commissione Europea, assieme ai
rappresentanti del Fondo Monetario Internazionale e della Banca
Centrale Europea (BCE)—la
cosiddetta "troika"—saranno
disposti permanentemente ad Atene a controllare le politiche
governative riga per riga.
Le ripetute pretese che il pacchetto di salvataggio ridurrà il
peso del debito della Grecia sono false. Quando agli inizi del 2010
è iniziata la crisi, il rapporto del debito del paese sul prodotto
interno lordo (PIL) era attorno al 120%. Da allora è salito al 170%.
Ora lo scopo dichiarato è di ridurlo al 120%.
Anche la pretesa che la minaccia di un più ampio crollo
finanziario sia stato evitato è una bugia. Lo scorso dicembre, i
mercati finanziari europei erano entro pochi giorni dal
congelamento. La BCE, temendo un collasso della scala di quello che
ha seguito il collo di
Lehman Brothers nel
settembre 2008, è intervenuta per rendere disponibile quasi €500
miliardi ad un tasso d'interesse dell'1% in base al suo programma di
operazioni di rifinanziamento a lungo termine (LTRO). Una ulteriore
elemosina è stata fornita il mese scorso, portando a €1 trilione il
totale reso disponibile per le banche.
In modo non sorprendente, date le opportunità di profitto che
ha fornito, l'impatto immediato di questo programma è stato di
incrementare i mercati finanziari. Le banche hanno utilizzato i
fondi acquisiti all'1% per investire in titoli di stato ed in altre
attività finanziarie che rendono dieci volte quell'importo,
permettendo loro di fornire ai loro amministratori e scambisti
finanziari dei ricchi premi come ricompensa per il loro "acume
finanziario".
Mentre ha evitato la minaccia immediata di un crollo, il LTRO
ha trascinato la BCE più a fondo nella crisi del debito, creando una
nuova fonte di instabilità. Se e quando le banche sono colpite da
un'altra ondata di panico e cominciano a vendere titoli di stato, la
BCE sarà costretta ad intervenire di nuovo.
Il docente della
London School of Economics
Paul De Grauwe
in un commento del
Financial Times
ha osservato: "Il programma
LTRO ha attenuato la pressione nei mercati del debito sovrano
dell'eurozona. Ma questo è soltanto temporaneo. I paesi periferici
vengono ora spinti in una profonda recessione
che esacerberà i problemi fiscali e che creerà rinnovata
diffidenza nei mercati finanziari". Di conseguenza, ha avvertito,
"la crisi del debito sovrano esploderà di nuovo".
Scrivendo sul
Financial Times
di oggi, l'editorialista
europeo
Wolfgang Münchau
ha avvisato che la crisi dell'eurozona è lontana dalla fine. "Se
pensate che le politiche della Banca Centrale Europea abbiano
'acquistato tempo', dovreste chiedervi: tempo per cosa? La
situazione del debito greco è insostenibile come sempre; così quella
del Portogallo; così quella del settore bancario europeo e così
quella della Spagna. Anche se la BCE dovesse fornire finanziamenti a
basso prezzo illimitato per il resto del decennio, non sarebbe
sufficiente".
Vi sono altri potenziali punti critici a fianco dei cosiddetti
paesi periferici. Il Belgio ha un peso del debito significativo, che
si avvicina al 100% del PIL, come pure un grande settore bancario.
La Francia gestisce un deficit persistente della bilancia dei
pagamenti e ha un grande settore bancario con un'esposizione
considerevole verso le economie periferiche.
Fuori dell'Europa la stagnazione dell'economia giapponese ed il
suo persistente deficit fiscale di oltre il 10% del PIL stanno
suscitando preoccupazioni che ad un certo punto potrebbe essere
costretto a prendere in prestito nei mercati internazionali.
Nel mezzo della sua campagna per la rielezione, il presidente
francese
Nicolas Sarkozy
ha dichiarato che la crisi finanziaria europea è terminata. Di fatto
sta soltanto appena iniziando. L'interazione tra
il trambusto finanziario ed il risultato economico calante che ha
caratterizzato la crisi greca minaccia di diventare un fenomeno
globale, poiché nelle principali economie capitaliste i tassi di
crescita declinano o ristagnano. L'Europa continentale, la Gran
Bretagna ed il Giappone sono nella recessione o vicine, l'economia
USA ristagna, mentre la Cina ha declassato significativamente il suo
previsto tasso di crescita.
Allo stesso tempo, dal 2008-2009 i livelli di debito in quasi
tutte le maggiori economie sono aumentati. Presto, piuttosto che
tardi, il capitale finanziario internazionale richiederà incrementi
significativi dei tassi d'interesse sul debito sovrano, non soltanto
in Europa ma più ampiamente. L'attacco ai lavoratori ed ai giovani
greci è soltanto l'espressione più marcata dell'offensiva
internazionale contro la classe lavoratrice.
In tutta la cronaca dei mass media, le operazioni del sistema
finanziario globale e della crisi del debito sono avvolte in un
linguaggio misterioso ed arcano. Ma il contenuto essenziale di
classe è chiaro: la crisi del debito sovrano ed il conseguente
sbudellamento della spesa sociale è uno dei meccanismi centrali di
una controrivoluzione sociale mondiale.
La guerra di classe globale può essere contrastata e sconfitta
soltanto con una risposta internazionale da parte della classe
lavoratrice: una lotta unitaria per il rovesciamento dei signori
della finanza internazionale e dell'intero sistema del profitto allo
scopo di cominciare la riorganizzazione dell'economia mondiale sulla
base di un programma socialista per soddisfare i bisogni
dell'umanità. Questa è la prospettiva del Comitato Internazionale
della Quarta Internazionale.
Nick Beams
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