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La zona euro tratta il salvataggio greco tra la crescente opposizione popolare

di Christoph Dreier e Alex Lantier
21
febbraio 2012

 

Secondo dei rapporti da Bruxelles martedì mattina presto, una riunione dei ministri delle finanze della zona euro si è sforzato di raggiungere un accordo su un salvataggio per la Grecia. L'accordo è stato raggiunto tra l'ostilità popolare alle misure di austerità che si intensifica che scatenerebbe in Grecia una profonda recessione.

Viene sostenuto che l'accordo comprende il finanziamento di €130 miliardi, che mira a ridurre il debito della Grecia dal 160% del PIL al 121% del PIL per il 2020. Sull'accordo, che è stato negoziato in mezzo a profonde divisioni tra le maggiori potenze coinvolte, sono stati annunciati pochi dettagli.

A mattina inoltrata, non era chiaro se poteva essere raggiunto persino un accordo su carta. La scorsa notte i ministri delle finanze erano ancora divisi su quanto grande la perdita che dovevano prendersi i creditori privati della Grecia e se il massiccio salvataggio aiuterebbe di fatto a ridurre il carico del debito della Grecia.

Nonostante i rapporti iniziali che i mercati erano fiduciosi che un simile accordo poteva essere raggiunto, è stato fatto trapelare al Financial Times un rapporto "strettamente riservato" che indicava che il salvataggio potrebbe dover essere grande €170 miliardi o persino €245 miliardi per impedire il crollo economico della Grecia.

Gli ampi tagli sociali già imposti alla Grecia hanno affondato il paese in una profonda depressione. Mentre discuteva perversamente di altre misure di austerità, il rapporto faceva rilevare che la "recessione più grave" era un grande rischio: "risulterebbe in una traiettoria del debito molto più elevata, lasciando il debito alto al 160% del PIL nel 2020".

Una coalizione di paesi che include Germania, Olanda e Finlandia secondo quanto riferito si è opposta a sborsare il salvataggio greco su questa base.

La riunione della zona euro ha pure dibattuto quali creditori debbano prendersi quali perdite. Alcuni hanno sostenuto un taglio del 53% o più nel debito degli obbligazionisti privati, mentre altri denotavano che la Banca Centrale Europea (BCE) dovrebbe assumere delle perdite sui titoli che aveva acquistato.

Vi sono state anche continue discussioni se Atene accetterebbe il controllo permanente del proprio bilancio da parte della "troika"il Fondo Monetario Internazionale, la Commissione Europea e la Banca Centrale Europea (BCE). Un tale accordo toglierebbe alla popolazione greca il controllo sulla spesa statale, trasformando totalmente il paese in una dittatura diretta dal capitale finanziario europeo.

I ministri delle finanze della UE hanno già deciso di non rendere parte del prestito direttamente disponibile per il governo greco. Invece, sarà depositato in un conto speciale da utilizzarsi soltanto per servire i debiti dovuti alle banche, piuttosto che finanziare gli affari sociali o altre spese statali.

Un elemento chiave del rapporto trapelato si occupava del timore che il governo greco non sarebbe in grado di imporre tagli sufficientemente profondi alla popolazione greca, tra crescente opposizione di massa.

Vi è scritto: "Le autorità greche potrebbero non essere in grado di lanciare riforme strutturali ed aggiustamenti politici al passo previsto nella linea base [scenario del debito]. La maggiore flessibilità salariale potrebbe in pratica essere respinta dagli attori economici; la liberalizzazione del mercato dei prodotti e dei servizi potrebbe continuare ad essere perseguitata dalla forte opposizione degli interessi acquisiti ed anche le riforme dell'ambiente imprenditoriale potrebbero restare bloccate da ritardi burocratici".

In altre parole, i lavoratori ed i professionisti potrebbero opporsi alla drastica riduzione dei loro salari e delle condizioni di lavoro. Sotto condizioni dove l'aristocrazia finanziaria considera completamente inaccettabile qualsiasi sfida ai suoi diktat, ciò pone nell'agenda politica in Grecia la probabilità di un confronto rivoluzionario tra la classe lavoratrice e l'elite dominante.

I negoziati del salvataggio sono stati utilizzati per fare pressione su Atene per compiere tagli feroci alla spesa sociale e per intensificare lo sfruttamento della classe lavoratrice. Ciascuna porzione del salvataggio è stata sborsata soltanto vincolata a dure condizioni e costanti ispezioni dei rappresentanti della troika.

Prima dell'ultima decisione, la troika ha dettato nuove richieste per misure di austerità ad Atene. Il 12 febbraio è stato ordinato al parlamento di approvare tagli sociali di €3,3 miliardi. Questi tagli richiedono una riduzione di €1,1 nella spesa per l'assistenza sanitaria, il licenziamento di 15.000 dipendenti pubblici quest'anno e di ulteriori 150.000 lavoratori nel corso dei prossimi quattro anni, più una riduzione del salario minimo del 23%.

Vi sono dei piani per un taglio del 22% del salario minimo mensile greco di €750 (US$990) ed un taglio del 35% per i giovani sotto i 25 anni, che serviranno come banco di prova per tagli indiscriminati nei salari del settore privato. Lo scorso sabato, è stato chiesto al parlamento di esaminare molto velocemente ancora altri tagli ai salari ed alle pensioni allo scopo di soddisfare le richieste dei ministri delle finanze della UE.

I tagli già attuati negli anni recenti hanno portato ad un tasso di disoccupazione giovanile di quasi il 50%, a riduzioni dell'assistenza sanitaria ed a lunghe code davanti alle mense per i poveri. La fame e la povertà sono ancora una volta comuni nelle strade di Atene e delle altre città greche. D'altra parte, l'elite finanziaria greca ha ammassato più ricchezza personale nei conti bancari esteri del debito nazionale greco, secondo i rapporti nel giornale Handelsblatt.

Il rapido impoverimento della classe lavoratrice greca ha portato ad un crollo dell'appoggio popolare per il partito PASOK socialdemocratico, in mezzo a profonda rabbia popolare per le politiche dei primi ministri del PASOK Giorgios Papandreou e Lucas Papademos. Con i sondaggi del PASOK soltanto tra l'8 e l'11% ed il sondaggio del conservatore Nuova Democrazia (ND) soltanto attorno al 30%, l'opinione pubblica si sta spostando rapidamente contro qualunque partito che sia pubblicamente impegnato a difendere le politiche dell'Unione Europea e della troika.

Per ora, questo spostamento nei sondaggi ha beneficiato principalmente i partiti della "sinistra" piccolo borghese come lo stalinista Partito Comunista Greco (KKE), la coalizione SYRIZA e la Sinistra Democratica, una spaccatura di SYRIZA. In recenti sondaggi questi partiti assieme hanno il 43% di sostegno.

Comunque, questo sostegno riflette non l'approvazione del programma politico di questi partitisono degli accessori falliti del PASOK e della burocrazia sindacale dominata dal PASOK, che in pratica appoggia i tagli del PASOKma un tentativo iniziale da parte delle masse dei lavoratori di manifestare opposizione politica al capitalismo greco ed europeo ed alle politiche reazionarie dell'Unione Europea.

Nelle prossime settimane e mesi questa deve inevitabilmente assumere la forma di crescenti tensioni politiche e conflitti tra la classe lavoratrice e l'intero establishment politico. E' precisamente questo risultato che sta terrorizzando i più importanti strateghi della borghesia europea.