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Secondo dei rapporti da Bruxelles martedì
mattina presto, una riunione dei ministri delle finanze della zona
euro si è sforzato di raggiungere un accordo su un salvataggio per
la Grecia. L'accordo è stato raggiunto tra l'ostilità popolare
alle misure di austerità
che si intensifica che scatenerebbe in Grecia una profonda
recessione.
Viene sostenuto che l'accordo comprende il finanziamento di
€130 miliardi, che mira a ridurre il debito della Grecia dal 160%
del PIL al 121% del PIL per il 2020. Sull'accordo, che è stato
negoziato in mezzo a profonde divisioni tra le maggiori potenze
coinvolte, sono stati annunciati pochi dettagli.
A mattina inoltrata, non era chiaro se poteva essere raggiunto
persino un accordo su carta. La scorsa notte i ministri delle
finanze erano ancora divisi su quanto grande la perdita che dovevano
prendersi i creditori privati della Grecia e se il massiccio
salvataggio aiuterebbe di fatto a ridurre il carico del debito della
Grecia.
Nonostante i rapporti iniziali che i mercati erano fiduciosi
che un simile accordo poteva essere raggiunto, è stato fatto
trapelare al
Financial Times un rapporto "strettamente
riservato" che indicava che il salvataggio potrebbe dover essere
grande €170 miliardi o persino €245 miliardi per impedire il crollo
economico della Grecia.
Gli ampi tagli sociali già imposti alla Grecia hanno affondato il
paese in una profonda depressione. Mentre discuteva perversamente di
altre misure di austerità, il rapporto faceva rilevare che la
"recessione più grave" era un grande rischio: "risulterebbe in una
traiettoria del debito molto più elevata, lasciando il debito alto
al 160% del PIL nel 2020".
Una coalizione di paesi che include Germania, Olanda e Finlandia
secondo quanto riferito si è opposta a sborsare il salvataggio greco
su questa base.
La riunione della zona euro ha pure dibattuto quali creditori
debbano prendersi quali perdite. Alcuni hanno sostenuto un taglio
del 53% o più nel debito degli obbligazionisti privati, mentre altri
denotavano che la Banca Centrale Europea (BCE) dovrebbe assumere
delle perdite sui titoli che aveva acquistato.
Vi sono state anche continue discussioni se Atene accetterebbe
il controllo permanente del proprio bilancio da parte della "troika"—il
Fondo Monetario Internazionale, la Commissione Europea e la Banca
Centrale Europea (BCE). Un tale accordo toglierebbe alla popolazione
greca il controllo sulla spesa statale, trasformando totalmente il
paese in una dittatura diretta dal capitale finanziario europeo.
I ministri delle finanze della UE hanno già deciso di non
rendere parte del prestito direttamente disponibile per il governo
greco. Invece, sarà depositato in un conto speciale da utilizzarsi
soltanto per servire i debiti dovuti alle banche, piuttosto che
finanziare gli affari sociali o altre spese statali.
Un elemento chiave del rapporto trapelato si occupava del
timore che il governo greco non sarebbe in grado di imporre tagli
sufficientemente profondi alla popolazione greca, tra crescente
opposizione di massa.
Vi è scritto: "Le autorità greche potrebbero non essere in
grado di lanciare riforme strutturali ed aggiustamenti politici al
passo previsto nella linea base [scenario del debito]. La maggiore
flessibilità salariale potrebbe in pratica essere respinta dagli
attori economici; la liberalizzazione del mercato dei prodotti e dei
servizi potrebbe continuare ad essere perseguitata dalla forte
opposizione degli interessi acquisiti ed anche le riforme
dell'ambiente imprenditoriale potrebbero restare bloccate da ritardi
burocratici".
In altre parole, i lavoratori ed i professionisti potrebbero
opporsi alla drastica riduzione dei loro salari e delle condizioni
di lavoro. Sotto condizioni dove l'aristocrazia finanziaria
considera completamente inaccettabile qualsiasi sfida ai suoi
diktat, ciò pone nell'agenda politica in Grecia la probabilità di un
confronto rivoluzionario tra la classe lavoratrice e l'elite
dominante.
I negoziati del salvataggio sono stati utilizzati per fare
pressione su Atene per compiere tagli feroci alla spesa sociale e
per intensificare lo sfruttamento della classe lavoratrice. Ciascuna
porzione del salvataggio è stata sborsata soltanto vincolata a dure
condizioni e costanti ispezioni dei rappresentanti della troika.
Prima dell'ultima decisione, la troika ha dettato nuove
richieste per misure di austerità ad Atene. Il 12 febbraio è stato
ordinato al parlamento di approvare tagli sociali di €3,3 miliardi.
Questi tagli richiedono una riduzione di €1,1 nella spesa per
l'assistenza sanitaria, il licenziamento di 15.000 dipendenti
pubblici quest'anno e di ulteriori 150.000 lavoratori nel corso dei
prossimi quattro anni, più una riduzione del salario minimo del 23%.
Vi sono dei piani per un taglio del 22% del salario minimo
mensile greco di
€750 (US$990)
ed un taglio del 35% per i giovani sotto i 25 anni, che serviranno
come
banco di prova per tagli indiscriminati nei salari del settore
privato. Lo scorso sabato, è stato chiesto al parlamento di
esaminare molto velocemente ancora altri tagli ai salari ed alle
pensioni allo scopo di soddisfare le richieste dei ministri delle
finanze della UE.
I tagli già attuati negli anni recenti hanno portato ad un
tasso di disoccupazione giovanile di quasi il 50%, a riduzioni
dell'assistenza sanitaria ed a lunghe code davanti alle mense per i
poveri. La fame e la povertà sono ancora una volta comuni nelle
strade di Atene e delle altre città greche. D'altra parte, l'elite
finanziaria greca ha ammassato più ricchezza personale nei conti
bancari esteri del debito nazionale greco, secondo i rapporti nel
giornale
Handelsblatt.
Il rapido impoverimento della classe lavoratrice greca ha
portato ad un crollo dell'appoggio popolare per il partito PASOK
socialdemocratico, in mezzo a profonda rabbia popolare per le
politiche dei primi ministri del PASOK
Giorgios Papandreou
e
Lucas Papademos. Con i sondaggi del PASOK soltanto tra
l'8 e l'11% ed il sondaggio del conservatore Nuova Democrazia (ND)
soltanto attorno al 30%, l'opinione pubblica si sta spostando
rapidamente contro qualunque partito che sia pubblicamente impegnato
a difendere le politiche dell'Unione Europea e della troika.
Per ora, questo spostamento nei sondaggi ha beneficiato
principalmente i partiti della "sinistra" piccolo borghese come lo
stalinista Partito Comunista Greco (KKE), la coalizione SYRIZA e la
Sinistra Democratica, una spaccatura di
SYRIZA.
In recenti sondaggi questi partiti assieme hanno il 43% di sostegno.
Comunque, questo sostegno riflette non l'approvazione del
programma politico di questi partiti—sono
degli accessori falliti del PASOK e della burocrazia
sindacale dominata dal PASOK, che in pratica appoggia i tagli del
PASOK—ma
un tentativo iniziale da parte delle masse dei lavoratori di
manifestare opposizione politica al capitalismo greco ed europeo ed
alle politiche reazionarie dell'Unione Europea.
Nelle prossime settimane e mesi questa deve inevitabilmente
assumere la forma di crescenti tensioni politiche e conflitti tra la
classe lavoratrice e l'intero
establishment
politico. E' precisamente questo risultato che sta
terrorizzando i più importanti strateghi della borghesia europea.
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