Sono montati questa settimana i segni di un crollo globale
in aggravamento, poiché l'attività manifatturiera in Europa ed
in Asia si è contratta e le banche spagnole e francesi hanno
richiesto ulteriori salvataggi.
Nei 17 paesi della zona euro la produzione industriale è
diminuita per il tredicesimo mese consecutivo, secondo le cifre
pubblicate venerdì. Il
Markit manufacturing Purchasing Managers’ Index (PMI)
per la zona euro è
stato corretto in basso a 45,1, da una stima precedente di
45,3. Ogni numero sotto 50 indica contrazione.
La Germania, l'economia più potente della regione, è stata
colpita duramente in modo evidente, poiché le esportazioni sono
cadute al livello più basso in tre anni in mezzo ad un calo
della domanda dai paesi interessati dalla crisi del debito
europea. Mentre il PMI tedesco ha segnato leggermente in su, era
soltanto a 44,7.
La scorsa settimana l'agenzia statistica dell'Unione
Europea (UE), Eurostat,
ha annunciato che la disoccupazione nella zona euro ha toccato
l'11,3%, il livello più alto di disoccupazione dalla formazione
dell'unione monetaria europea nel 1999.
In luglio erano senza lavoro circa 88.000 residenti in più
della zona euro, portando il totale a 18 milioni. Il tasso di
disoccupazione è cresciuto di 0,2 punti in Spagna, al 25,1%,
mentre il tasso di disoccupazione della Grecia è cresciuto di
0,5 punti al 23,1%, sopra il 16,8% dell'anno precedente.
La disoccupazione giovanile è ancora peggiore. Almeno il
52,9% dei residenti spagnoli sotto i 25 anni erano disoccupati,
come pure il 53,8% di quelli in Grecia.
Mentre nel secondo trimestre di quest'anno l'economia
europea si è contratta, la Germania è riuscita ad evitare la
contrazione. Comunque, un simile risultato sembra sempre più
improbabile per il terzo trimestre tra una serie di
licenziamenti di massa e di tagli.
Il secondo maggiore gruppo dell'energia della Germania,
RWE,
il14 agosto ha dichiarato che progetta di tagliare 10.400 posti
di lavoro da un totale della forza lavoro di 72.000 entro il
2014. Lo scorso mese la
General Motors
ha accorciato la giornata lavorativa in due delle sue fabbriche
Opel, interessando 15.500 lavoratori.
Il PMI manifatturiero della Francia, a 46, ha similmente
indicato una contrazione economica. Il produttore
automobilistico
Peugeot,
uno dei maggiori datori di lavoro del paese, all'inizio di
quest'anno ha annunciato piani per licenziare 6.500 lavoratori.
Gli analisti si aspettano che l'economia della zona euro si
contragga ancora una volta nel terzo trimestre, un evento che
segnerebbe l'inizio ufficiale della seconda recessione dell'area
in tre anni. L'economia della zona euro si è ristretta dello
0,2% nel secondo trimestre di quest'anno, paragonato ad una
crescita dello 0,1% l'anno prima.
Il crollo della zona euro è parte di una depressione
economica globale. La produzione industriale in Cina, la
centrale dell'economia asiatica, si è contratta al suo tasso più
netto dalle profondità della crisi del 2008-2009. La HSBC ha
affermato che il suo
Purchasing Managers’ Index
manifatturiero della Cina per agosto è calato a 47,6, il livello
più basso da marzo 2009. Questo è stato in basso dal 49,3 il
mese prima.
I funzionari cinesi hanno attribuito il crollo al
rallentamento nella zona euro, che sta trascinando giù le
esportazioni cinesi. La contrazione del manifatturiero dei
maggiori esportatori come la Germania e la Cina a sua volta sta
trascinando giù i produttori di beni primari come l'Australia,
la cui economia è stata danneggiata dalla caduta dei prezzi dei
minerali ferrosi.
La produzione industriale in Corea del Sud ed a Taiwan si è
contratta in modo analogo. Il
Purchasing Managers Index della
Corea del Sud
in agosto è stato 47,5, mentre il PMI per Taiwan è calato a
46,1 da 47,5. Le esportazioni sud coreane il mese scorso erano
giù del 6,2% rispetto ad un anno prima, guidate dalle
esportazioni nella zona euro, che sono calate del 9,3%.
La scorsa settimana il governo giapponese ha ridotto le
prospettive dell'economia per la prima volta in dieci mesi, dopo
che l'economia si è contratta al tasso del 3,4% in maggio ed è
cresciuta soltanto dello 0,4% in giugno.
Il giro di cifre economiche negative è arrivato in mezzo
alla ripresa dello scompiglio finanziario nella zona euro.
Sabato il governo francese ha annunciato che avrebbe salvato la
prestatrice di mutui
Crédit Immobilier de France,
dopo che tentativi di trovare un acquirente per
la tormentata banca sono falliti.
Nel frattempo, il fondo di salvataggio bancario del governo
spagnolo ha annunciato che verserebbe altri €4,5 miliardi
(US$5,66
miliardi)
a Bankia, che in maggio ha preso un salvataggio statale di €19,5
miliardi. L'annuncio del nuovo salvataggio è arrivato dopo che
la banca ha annunciato una perdita di €4,5 miliardi per la prima
metà dell'anno, mentre si è elevato il tasso di mancato
pagamento dei suoi prestiti.
In mezzo ad un rallentamento globale in accelerazione ed
all'intensificazione della crisi del debito europea, le banche e
le maggiori società stendono piani su come rispondere ad un'uscita della Grecia dalla zona euro. In un simile scenario, la
UE taglierebbe il credito alla Grecia, costringendola a stampare
dracme per impedire fallimenti di massa ed il collasso del
sistema finanziario.
"Bank
of America Merrill Lynch
ha guardato dentro camion riempiti di contante e spediti
oltre la frontiera greca così che i clienti possano
continuare a pagare i dipendenti ed i fornitori locali nel caso
che il denaro non sia disponibile", ha riferito lunedì il
New York Times
. "La Ford ha configurato i suoi sistemi di computer di modo che
sia in grado di trattare immediatamente una nuova valuta greca".
In modo analogo il Times ha riportato che
JPMorgan Chase
ha creato dei conti per le società più grandi denominati in una
nuova dracma.
La
Corporate Executive Board,
una società di consulenza, ha dichiarato che l'80% dei suoi
clienti si aspetta che la Grecia esca dalla zona euro e che un
altro quinto si aspetta che se ne vadano anche altri paesi.
La crisi economica in corso e le tensioni nel sistema
finanziario europeo gettano il riflettore sulla prossima
riunione della banca centrale europea, che è programmato per
giovedì. Mentre gli investitori protestano per un taglio al
tasso d'interesse di riferimento della zona euro, che
attualmente è fissato allo 0,75%, vi sono profonde divisioni tra
gli stati membri dell'euro e nessun fermo consenso su come
rispondere alla crisi.
A quattro anni dal crollo di
Lehman brothers,
vi sono tutte le indicazioni che il mondo è diretto
verso un'altra depressione economica, forse su una scala
paragonabile a quella del 2008. Le classi dominanti d'Europa
hanno risposto alla crisi con una serie di tagli salariali ed
austerità, consegnando trilioni di euro alle banche mentre hanno
esacerbato la crisi economica.
L'impatto della disoccupazione di massa e dell'austerità è
stato crudamente presentato nei commenti di
Jan Zijderveld,
amministratore delegato del fabbricante di cosmetici
Unilever,
che in un'intervista con il
Financial Times
ha proclamato che "In Europa è tornata la povertà".
Ha dichiarato che la sua impresa sfrutterebbe questa nuova
realtà importando in Europa metodi di distribuzione esplorati
nei paesi in via di sviluppo. "In Indonesia vendiamo campioni di
shampoo per 2-3 centesimi ciascuno ed ancora facciamo
quattrini", ha dichiarato.