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Crolla la produzione globale mentre le banche europee chiedono salvataggi

di Andre Damon
4
settembre 2012

 

Sono montati questa settimana i segni di un crollo globale in aggravamento, poiché l'attività manifatturiera in Europa ed in Asia si è contratta e le banche spagnole e francesi hanno richiesto ulteriori salvataggi.

Nei 17 paesi della zona euro la produzione industriale è diminuita per il tredicesimo mese consecutivo, secondo le cifre pubblicate venerdì. Il Markit manufacturing Purchasing Managers’ Index (PMI) per la zona euro è stato corretto in basso a 45,1, da una stima precedente di 45,3. Ogni numero sotto 50 indica contrazione.

La Germania, l'economia più potente della regione, è stata colpita duramente in modo evidente, poiché le esportazioni sono cadute al livello più basso in tre anni in mezzo ad un calo della domanda dai paesi interessati dalla crisi del debito europea. Mentre il PMI tedesco ha segnato leggermente in su, era soltanto a 44,7.

La scorsa settimana l'agenzia statistica dell'Unione Europea (UE), Eurostat, ha annunciato che la disoccupazione nella zona euro ha toccato l'11,3%, il livello più alto di disoccupazione dalla formazione dell'unione monetaria europea nel 1999.

In luglio erano senza lavoro circa 88.000 residenti in più della zona euro, portando il totale a 18 milioni. Il tasso di disoccupazione è cresciuto di 0,2 punti in Spagna, al 25,1%, mentre il tasso di disoccupazione della Grecia è cresciuto di 0,5 punti al 23,1%, sopra il 16,8% dell'anno precedente.

La disoccupazione giovanile è ancora peggiore. Almeno il 52,9% dei residenti spagnoli sotto i 25 anni erano disoccupati, come pure il 53,8% di quelli in Grecia.

Mentre nel secondo trimestre di quest'anno l'economia europea si è contratta, la Germania è riuscita ad evitare la contrazione. Comunque, un simile risultato sembra sempre più improbabile per il terzo trimestre tra una serie di licenziamenti di massa e di tagli.

Il secondo maggiore gruppo dell'energia della Germania, RWE, il14 agosto ha dichiarato che progetta di tagliare 10.400 posti di lavoro da un totale della forza lavoro di 72.000 entro il 2014. Lo scorso mese la General Motors ha accorciato la giornata lavorativa in due delle sue fabbriche Opel, interessando 15.500 lavoratori.

Il PMI manifatturiero della Francia, a 46, ha similmente indicato una contrazione economica. Il produttore automobilistico Peugeot, uno dei maggiori datori di lavoro del paese, all'inizio di quest'anno ha annunciato piani per licenziare 6.500 lavoratori.

Gli analisti si aspettano che l'economia della zona euro si contragga ancora una volta nel terzo trimestre, un evento che segnerebbe l'inizio ufficiale della seconda recessione dell'area in tre anni. L'economia della zona euro si è ristretta dello 0,2% nel secondo trimestre di quest'anno, paragonato ad una crescita dello 0,1% l'anno prima.

Il crollo della zona euro è parte di una depressione economica globale. La produzione industriale in Cina, la centrale dell'economia asiatica, si è contratta al suo tasso più netto dalle profondità della crisi del 2008-2009. La HSBC ha affermato che il suo Purchasing Managers’ Index manifatturiero della Cina per agosto è calato a 47,6, il livello più basso da marzo 2009. Questo è stato in basso dal 49,3 il mese prima.

I funzionari cinesi hanno attribuito il crollo al rallentamento nella zona euro, che sta trascinando giù le esportazioni cinesi. La contrazione del manifatturiero dei maggiori esportatori come la Germania e la Cina a sua volta sta trascinando giù i produttori di beni primari come l'Australia, la cui economia è stata danneggiata dalla caduta dei prezzi dei minerali ferrosi.

La produzione industriale in Corea del Sud ed a Taiwan si è contratta in modo analogo. Il Purchasing Managers Index della Corea del Sud in agosto è stato 47,5, mentre il PMI per Taiwan è calato a 46,1 da 47,5. Le esportazioni sud coreane il mese scorso erano giù del 6,2% rispetto ad un anno prima, guidate dalle esportazioni nella zona euro, che sono calate del 9,3%.

La scorsa settimana il governo giapponese ha ridotto le prospettive dell'economia per la prima volta in dieci mesi, dopo che l'economia si è contratta al tasso del 3,4% in maggio ed è cresciuta soltanto dello 0,4% in giugno.

Il giro di cifre economiche negative è arrivato in mezzo alla ripresa dello scompiglio finanziario nella zona euro. Sabato il governo francese ha annunciato che avrebbe salvato la prestatrice di mutui Crédit Immobilier de France, dopo che tentativi di trovare un acquirente per la tormentata banca sono falliti.

Nel frattempo, il fondo di salvataggio bancario del governo spagnolo ha annunciato che verserebbe altri €4,5 miliardi (US$5,66 miliardi) a Bankia, che in maggio ha preso un salvataggio statale di €19,5 miliardi. L'annuncio del nuovo salvataggio è arrivato dopo che la banca ha annunciato una perdita di €4,5 miliardi per la prima metà dell'anno, mentre si è elevato il tasso di mancato pagamento dei suoi prestiti.

In mezzo ad un rallentamento globale in accelerazione ed all'intensificazione della crisi del debito europea, le banche e le maggiori società stendono piani su come rispondere ad un'uscita della Grecia dalla zona euro. In un simile scenario, la UE taglierebbe il credito alla Grecia, costringendola a stampare dracme per impedire fallimenti di massa ed il collasso del sistema finanziario.

"Bank of America Merrill Lynch ha guardato dentro camion riempiti di contante e spediti oltre la frontiera greca così che i clienti possano continuare a pagare i dipendenti ed i fornitori locali nel caso che il denaro non sia disponibile", ha riferito lunedì il New York Times . "La Ford ha configurato i suoi sistemi di computer di modo che sia in grado di trattare immediatamente una nuova valuta greca".

In modo analogo il Times ha riportato che JPMorgan Chase ha creato dei conti per le società più grandi denominati in una nuova dracma. La Corporate Executive Board, una società di consulenza, ha dichiarato che l'80% dei suoi clienti si aspetta che la Grecia esca dalla zona euro e che un altro quinto si aspetta che se ne vadano anche altri paesi.

La crisi economica in corso e le tensioni nel sistema finanziario europeo gettano il riflettore sulla prossima riunione della banca centrale europea, che è programmato per giovedì. Mentre gli investitori protestano per un taglio al tasso d'interesse di riferimento della zona euro, che attualmente è fissato allo 0,75%, vi sono profonde divisioni tra gli stati membri dell'euro e nessun fermo consenso su come rispondere alla crisi.

A quattro anni dal crollo di Lehman brothers, vi sono tutte le indicazioni che il mondo è diretto verso un'altra depressione economica, forse su una scala paragonabile a quella del 2008. Le classi dominanti d'Europa hanno risposto alla crisi con una serie di tagli salariali ed austerità, consegnando trilioni di euro alle banche mentre hanno esacerbato la crisi economica.

L'impatto della disoccupazione di massa e dell'austerità è stato crudamente presentato nei commenti di Jan Zijderveld, amministratore delegato del fabbricante di cosmetici Unilever, che in un'intervista con il Financial Times ha proclamato che "In Europa è tornata la povertà".

Ha dichiarato che la sua impresa sfrutterebbe questa nuova realtà importando in Europa metodi di distribuzione esplorati nei paesi in via di sviluppo. "In Indonesia vendiamo campioni di shampoo per 2-3 centesimi ciascuno ed ancora facciamo quattrini", ha dichiarato.