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I mercati globali precipitano mentre crescono i timori sulla crisi del debito spagnolo

di Nick Beams
24
luglio 2012

 

Ieri i mercati globali dei capitali hanno sperimentato una svendita significativa tra timori che la crisi spagnola stia peggiorando rapidamente e che la Grecia potrebbe essere presto costretta ad uscire dalla zona euro, facendo esplodere un nuovo ciclo di scompiglio finanziario.

Meno di un mese fa, i leader europei sono emersi da un incontro al vertice che ha espresso la fiducia che era stata trovata una strada per iniettare denaro nel sistema bancario spagnolo senza incrementare il carico del debito sovrano del governo. Quella soluzione si è rivelata una fantasticheria. L'ultima crisi è arrivata subito dietro la firma venerdì di un accordo per procurare €100 miliardi alle banche spagnole che chiarisce che il governo è inguaiato per l'intera somma.

Lunedì in Europa i mercati sono caduti tra il 2 ed il 3%, con il mercato spagnolo giù più del 5%. La caduta sarebbe stata anche più ripida senza l'imposizione del divieto delle vendite allo scoperto da parte delle autorità spagnole ed italiane. Negli USA, all'apertura il Dow è affondato di 200 punti prima di terminare la giornata giù più di 100 punti.

Persino più significativi sono stati gli spostamenti nei mercati dei titoli di stato. Riflettendo i crescenti timori sull'Europa, il rendimento dei buoni del tesoro USA a 10 anni è precipitato ad un minimo record dell'1,396% durante gli scambi giornalieri.

Il tasso d'interesse dei buoni del tesoro spagnoli a 10 anni ha toccato un nuovo limite alto dell'era euro del 7,56%, ben al di sopra del livello del 7% generalmente considerato essere insostenibile nel lungo termine. Ma è stato il movimento nei titoli di stato a breve scadenza che ha puntato ancora più drammaticamente all'intensificazione della crisi.

Finora, il governo spagnolo è stato in grado di ostacolare l'ascesa dei rendimenti a lungo termine raccogliendo denaro attraverso la vendita di titoli a breve scadenza dove i tassi d'interesse sono stati più bassi. Ma presto la tattica potrebbe non essere più possibile. Ieri, i rendimenti dei titoli di stato spagnoli a due anni è aumentato di colpo di 78 punti base--il maggiore incremento in un giorno da quando è cominciata la crisi--per raggiungere un livello elevato dell'era euro del 6,54%.

Come ha osservato un articolo sul Financial Times di oggi, la "curva del rendimento in livellamento", nella quale i tassi a lungo ed a breve termine tendono a convergere, ha "paurose implicazioni per la Spagna". Gli analisti citati dal quotidiano hanno dichiarato che vi era la "sensazione che in Spagna le cose siano fuori controllo".

Ad accrescere l'agitazione è stata venerdì scorso la richiesta della regione di Valencia di aiuto d'emergenza dal governo centrale di Madrid. Ci si aspetta che sia seguita da richieste da almeno altri sei governi regionali, compresa la Catalogna, che ha un'economia della dimensione di quella del Portogallo. Le 17 regioni spagnole hanno quasi €16 miliardi di debiti da rifinanziare nella seconda metà dell'anno.

La Spagna è presa fermamente nella stretta di un circolo vizioso mentre il crollo dell'economia aggrava la crisi del debito, portando ad ulteriori tagli di spesa che a loro volta spingono l'economia di più nella recessione. La Banca di Spagna ha riferito che confrontato con il precedente trimestre nei tre mesi fino a giugno l'economia si era contratta dello 0,4% e che la Spagna rimarrebbe in recessione almeno fino al 2014.

L'intensificazione della crisi significa che è altamente probabile che la Spagna sarà soggetta ad un cosiddetto "salvataggio" e posta sotto il controllo diretto della "troika", che comprende la Commissione Europea, la Banca Centrale Europea ed il Fondo Monetario Internazionale. Ciò significherà ancora ulteriori tagli e misura di austerità in cima a quelle ascritte nel pacchetto da €65 miliardi annunciate la scorsa settimana dal governo spagnolo.

Oggi tardi si terranno dei colloqui tra il ministro delle finanze della Germania Wolfgang Schäuble e la sua controparte spagnola Luis de Guidos su "il futuro in Spagna". De Guidos ha raccontato lunedì al parlamento spagnolo che nella situazione attuale di "incertezza e volatilità" l'unico modo di agire andava "ben oltre la capacità dei governi".

La società di valutazione Moody’s considera che un'operazione di salvataggio spagnolo è sempre più probabile. Ha abbassato la sua prospettiva di affidamento per la Germania, l'Olanda ed il Lussemburgo a negativa a causa di ciò che ha chiamato "incertezza crescente" sulla crisi del debito europea. Citando una "crescente probabilità" del bisogno di sostegno collettivo per paesi come Spagna ed Italia, Moody’s ha cambiato la sua prospettiva per le economie più forti del continente perché "il carico cadrà probabilmente più pesantemente sugli stati membri valutati più altamente se la zona euro verrà preservata nella sua forma attuale".

In vetta alla crisi in Spagna, il disordine del mercato viene alimentato da segnali crescenti che la Grecia potrebbe presto venire espulsa dalla zona euro. La rivista settimanale tedesca Der Spiegel ha riferito che il FMI non è più disposto a fornire aiuto finanziario, scatenando i timori che il governo greco potrebbe esaurire il denaro per settembre.

Il rapporto è stato negato dal FMI, che ha dichiarato che stava continuando a sostenere la Grecia. Un gruppo della troika sta iniziando oggi delle discussioni con il governo greco e le autorità finanziarie di Atene per far rispettare il programma di tagli e di misure di austerità in conformità al programma di salvataggio.

Mentre il FMI ha negato formalmente il rapporto dello Spiegel, vi sono altri segnali che la Grecia potrebbe essere esclusa dal rifornimento di fondi. Venerdì, la Banca Centrale Europea ha dichiarato che non accetterà più titoli di stato greci come collaterali di prestiti fino a che avrà ricevuto un rapporto completo dalla troika. Questo non è atteso almeno fino a settembre.

Durante il fine settimana, il ministro dell'economia della Germania, Philipp Rösler, ha raccontato alla radio ARD che era improbabile che la Grecia sia in grado di onorare i suoi impegni con i creditori internazionali. Se si provasse che questo sia il caso, ha dichiarato, Atene non riceverà più denaro. "Quello che è chiaro", ha affermato Rösler, è che "se la Grecia non soddisfa quelle condizioni, allora non vi possono essere altri pagamenti".

Interrogato sulle conseguenze di una simile mossa, ha aggiunto che per lui come pure per altri, "un'uscita della Grecia dalla zona euro ha perduto da lungo tempo il suo orrore".

Mentre Rösler non esprime il punto di vista ufficiale del governo tedesco--è un membro del partner minore della coalizione, il Partito Democratico Libero--le sue opinioni riflettono un mutamento di posizione da parte di settori dell'elite politica europea. Avendo passato gli ultimi due anni ad assicurare che le parti maggiori del debito greco siano state trasferite dalle banche e dalle istituzioni finanziarie di proprietà privata alle autorità statali, potrebbero essere disposta a mandare alla deriva la Grecia.

Il caos economico, finanziario e sociale che questo scatenerebbe avrebbe il vantaggio di fornire un esempio al popolo della Spagna, come pure a quelli di altri paesi, di cosa aspettarsi se le richieste della UE (e delle banche) non vengono attuate.