Ieri i mercati globali dei capitali hanno sperimentato una
svendita significativa tra timori che la crisi spagnola stia
peggiorando rapidamente e che la Grecia potrebbe essere presto
costretta ad uscire dalla zona euro, facendo esplodere un nuovo
ciclo di scompiglio finanziario.
Meno di un mese fa, i leader europei sono emersi da un
incontro al vertice che ha espresso la fiducia che era stata
trovata una strada per iniettare denaro nel sistema bancario
spagnolo senza incrementare il carico del debito sovrano del
governo. Quella soluzione si è rivelata una fantasticheria.
L'ultima crisi è arrivata subito dietro la firma venerdì di un
accordo per procurare €100 miliardi alle banche spagnole che
chiarisce che il governo è inguaiato per l'intera somma.
Lunedì in Europa i mercati sono caduti tra il 2 ed il 3%,
con il mercato spagnolo giù più del 5%. La caduta sarebbe stata
anche più ripida senza l'imposizione del divieto delle vendite
allo scoperto da parte delle autorità spagnole ed italiane.
Negli USA,
all'apertura il Dow è affondato di 200 punti
prima di terminare la giornata giù più di 100 punti.
Persino più significativi sono stati gli spostamenti nei
mercati dei titoli di stato. Riflettendo i crescenti timori
sull'Europa, il rendimento dei buoni del tesoro USA a 10 anni è
precipitato ad un minimo record dell'1,396% durante gli scambi
giornalieri.
Il tasso d'interesse dei buoni del tesoro spagnoli a 10
anni ha toccato un nuovo limite alto dell'era euro del 7,56%,
ben al di sopra del livello del 7% generalmente considerato
essere insostenibile nel lungo termine. Ma è stato il movimento
nei titoli di stato a breve scadenza che ha puntato ancora più
drammaticamente all'intensificazione della crisi.
Finora, il governo spagnolo è stato in grado di ostacolare
l'ascesa dei rendimenti a lungo termine raccogliendo denaro
attraverso la vendita di titoli a breve scadenza dove i tassi
d'interesse sono stati più bassi. Ma presto la tattica potrebbe
non essere più possibile. Ieri, i rendimenti dei titoli di stato
spagnoli a due anni è aumentato di colpo di 78 punti base--il
maggiore incremento in un giorno da quando è cominciata la
crisi--per raggiungere un livello elevato dell'era euro del
6,54%.
Come ha osservato un articolo sul
Financial Times
di oggi, la "curva del rendimento in livellamento", nella quale i tassi a
lungo ed a breve termine tendono a convergere, ha "paurose
implicazioni per la Spagna". Gli analisti citati dal quotidiano
hanno dichiarato che vi era la "sensazione che in Spagna le cose
siano fuori controllo".
Ad accrescere l'agitazione è stata venerdì scorso la richiesta
della regione di Valencia di aiuto d'emergenza dal governo
centrale di Madrid. Ci si aspetta che sia seguita da richieste
da almeno altri sei governi regionali, compresa la Catalogna,
che ha un'economia della dimensione di quella del Portogallo. Le
17 regioni spagnole hanno quasi €16 miliardi di debiti da
rifinanziare nella seconda metà dell'anno.
La Spagna è presa fermamente nella stretta di un circolo
vizioso mentre il crollo dell'economia aggrava la crisi del
debito, portando ad ulteriori tagli di spesa che a loro volta
spingono l'economia di più nella recessione. La Banca di Spagna
ha riferito che confrontato con il precedente trimestre nei tre
mesi fino a giugno l'economia si era contratta dello 0,4% e che
la Spagna rimarrebbe in recessione almeno fino al 2014.
L'intensificazione della crisi significa che è altamente
probabile che la Spagna sarà soggetta ad un cosiddetto
"salvataggio" e posta sotto il controllo diretto della "troika",
che comprende la Commissione Europea, la Banca Centrale Europea
ed il Fondo Monetario Internazionale. Ciò significherà ancora
ulteriori tagli e misura di austerità in cima a quelle ascritte
nel pacchetto da €65 miliardi annunciate la scorsa settimana dal
governo spagnolo.
Oggi tardi si terranno dei colloqui tra il ministro delle
finanze della Germania
Wolfgang Schäuble
e la sua controparte spagnola
Luis de Guidos su "il futuro in Spagna". De Guidos ha raccontato lunedì al parlamento
spagnolo che nella situazione attuale di "incertezza e
volatilità" l'unico modo di agire andava "ben oltre
la capacità dei governi".
La società di valutazione
Moody’s considera che un'operazione di salvataggio spagnolo è sempre più probabile.
Ha abbassato la sua prospettiva di affidamento per la Germania,
l'Olanda ed il Lussemburgo a negativa a causa di ciò che ha
chiamato "incertezza crescente" sulla crisi del debito europea.
Citando una "crescente probabilità" del bisogno di sostegno
collettivo per paesi come Spagna ed Italia,
Moody’s ha cambiato la sua prospettiva per le economie più forti del continente
perché "il carico cadrà probabilmente più pesantemente sugli
stati membri valutati più altamente se la zona euro verrà
preservata nella sua forma attuale".
In vetta alla crisi in Spagna, il disordine del mercato
viene alimentato da segnali crescenti che la Grecia potrebbe
presto venire espulsa dalla zona euro. La rivista settimanale
tedesca
Der Spiegel ha riferito che il FMI non è più disposto a fornire aiuto finanziario,
scatenando i timori che il governo greco potrebbe
esaurire il denaro per settembre.
Il rapporto è stato negato dal FMI, che ha dichiarato che
stava continuando a sostenere la Grecia. Un gruppo della troika
sta iniziando oggi delle discussioni con il governo greco e le
autorità finanziarie di Atene per far rispettare il programma di
tagli e di misure di austerità in conformità al programma di
salvataggio.
Mentre il FMI ha negato formalmente il rapporto dello
Spiegel, vi sono altri segnali che la Grecia potrebbe
essere esclusa dal rifornimento di fondi. Venerdì, la Banca
Centrale Europea ha dichiarato che non accetterà più titoli di
stato greci come collaterali di prestiti fino a che avrà
ricevuto un rapporto completo dalla troika. Questo non è atteso
almeno fino a settembre.
Durante il fine settimana, il ministro dell'economia della
Germania, Philipp Rösler, ha raccontato alla radio ARD che era improbabile
che la Grecia sia in grado di onorare i suoi impegni con i creditori
internazionali. Se si provasse che questo sia il caso, ha
dichiarato, Atene non riceverà più denaro. "Quello che è
chiaro", ha affermato
Rösler, è che "se la Grecia non soddisfa quelle condizioni, allora non vi possono
essere altri pagamenti".
Interrogato sulle conseguenze di una simile mossa, ha
aggiunto che per lui come pure per altri, "un'uscita della
Grecia dalla zona euro ha perduto da lungo tempo il suo orrore".
Mentre
Rösler non esprime il punto di vista ufficiale del governo tedesco--è un membro
del partner minore della coalizione, il Partito Democratico
Libero--le sue opinioni riflettono un mutamento di posizione da
parte di settori dell'elite politica europea. Avendo passato gli
ultimi due anni ad assicurare che le parti maggiori del debito
greco siano state trasferite dalle banche e dalle istituzioni
finanziarie di proprietà privata
alle autorità statali, potrebbero essere disposta a mandare
alla deriva la Grecia.
Il caos economico, finanziario e sociale che questo
scatenerebbe avrebbe il vantaggio di fornire un esempio al
popolo della Spagna, come pure a quelli di altri paesi, di cosa
aspettarsi se le richieste della UE (e delle banche) non vengono
attuate.