In Defence of
Marxism

 

Grecia: il momento della decisione

Scritto da Alan Woods Friday, 6 marzo 2015

 

"Devi conquistare e dominare o servire e perdere, soffrire o trionfare, essere l'incudine o il martello" (Goethe)

Gli echi di Versailles

Recentemente ho letto le Memorie di John Maynard Keynes, il celebre economista inglese che partecipò ai negoziati di Versailles che seguirono alla sconfitta della Germania nella Prima Guerra Mondiale. I paralleli con gli attuali negoziati sulla crisi del debito greco sono molto evidenti. La sola differenza è che allora la Germania era la vittima ed ora è l'oppressore.

Nel 1919 la Germania era devastata. Le sue industrie erano paralizzate ed il suo commercio strangolato dall'embargo imposto dai vincitori. Le donne ed i bambini tedeschi soffrivano la fame. Tuttavia gli Alleati, in particolare la Francia, insistevano per infliggere ulteriore sofferenza su un paese disperato, premendo spietatamente allo scopo di ottenere le riparazioni per i danni inflitti durante la guerra.

Keynes, che era più sagace della maggior parte dei membri della sua classe, protestò contro questa follia. Rilevò ciò che era ovvio, cioè che era impossibile per la Germania pagare i suoi debiti e che spingendola contro il muro, i vincitori la stavano spingendo nella direzione del bolscevismo. Avvertì che a meno che a meno che il carico sulla Germania non fosse sollevato "il futuro industriale dell'Europa è nero e le prospettive di rivoluzione molto valide".

Più tardi tutto ciò si dimostrò essere vero, ma al tempo nessuno prestò molta attenzione a questi avvertimenti. Alla fine i negoziati tra Francia, Germania e Gran Bretagna si fracassarono, la montagna di debiti della Germania continuò ad aumentare e le riparazioni cessarono completamente, portando all'occupazione francese della Ruhr e ad una situazione rivoluzionaria in Germania nel 1923,.

Ora la storia si ripete. Dopo sei anni di austerità inflitta dall'Eurozona sotto il controllo della Germania, l'economia greca è stata devastata tanto come se avesse subito una sconfitta catastrofica in guerra. La Grecia è stata spinta in una profonda depressione, perdendo almeno il 25% del suo PIL con disoccupazione di massa, terribile impoverimento e sofferenze non viste dalla Seconda Guerra Mondiale.

Parlare di inizio di una ripresa è proprio un brutto scherzo. Le ultime cifre mostrano che le entrate fiscali sono declinate, mentre il debito della Grecia è aumentato ad un livello insostenibile. Il debito accumulato, che sei anni fa, prima dell'applicazione dell'austerità, era il 125% del PIL, ora sta al 175%. E' chiaro anche a una persona cieca che questo non può essere mai pagato. Tuttavia Berlino e Bruxelles fanno pressione per tagli ancora più profondi. La politica di austerità sta spingendo la Grecia proprio sull'orlo dell'abisso.

Il nuovo primo ministro greco Alexis Tsipras ed il ministro delle finanze Yanis Varoufakis sono volati a Parigi, Londra, Bruxelles, Berlino e Roma per cercare un accordo di compromesso. Ma nessun compromesso era disponibile. Il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble, il più implacabile oppositore di una rinegoziazione dei termini del salvataggio della Grecia, ha commentato con la caratteristica acidità: "Stare al governo è un appuntamento con la realtà e spesso la realtà non è così piacevole come un sogno". Se i leader di Syriza stavano sognando, hanno avuto un risveglio molto amaro. E' stato detto loro in termini non incerti: Pagate i vostri debiti! Pagateli per intero e pagateli puntualmente!

Proprio come la classe dirigente francese nel 1919, la borghesia tedesca si comporta come un usuraio avido ed insaziabile, determinato a spremere l'ultima goccia di sangue dalle sue vittime. Utilizza una combinazione di minacce e l'offerta di cosiddetti salvataggi, il prezzo dei quali è la feroce austerità. Questo è l'equivalente delle brutali riparazioni che furono imposte alla Germania stessa dagli alleati dopo la Prima Guerra Mondiale. Nel 1919 Keynes affermò che la filosofia di Clemenceau ("arido nell'anima e vuoto di speranza") "non aveva nessun posto per la 'sentimentalità'..." Queste parole si applicano ugualmente bene al volto di pietra Wolfgang Schäuble.

La distruzione della democrazia greca

Quando i commentatori borghesi si lamentano che in Grecia la democrazia è minacciata, quello che intendono è che la democrazia borghese è minacciata, vale a dire il sistema capitalista è minacciato. E ciò è perfettamente vero. La minaccia reale alla democrazia, comunque, viene dai banchieri e dai capitalisti sia all'interno che fuori dalle sue frontiere.

La UE impone le sue politiche ai paesi senza nessuna considerazione per i desideri del loro elettorato. Favorisce soltanto quei governi che sono disposti a fare ciò che viene loro detto, a saccheggiare il popolo allo scopo di pagare i banchieri. Ma quando, come in Grecia, viene eletto un governo che dice "No", è disposta ad utilizzare il più sfacciato ricatto per costringerlo a sottomettersi.

Nel 1919 i tedeschi protestavano: "La democrazia tedesca ora è annientata... proprio dalle persone che per tutta la guerra non si stancavano mai di sostenere che cercavano di portarci la democrazia... La Germania non è più un popolo ed uno stato, ma è diventata una puro affare commerciale posto dai suoi creditori nelle mani di un cassiere". Quello che era vero della Germania allora è proprio tanto vero ora della Grecia.

La Troika ha trattato la Grecia come uno stato vassallo. Questo non è cambiato. L'unica differenza è che Berlino e Bruxelles hanno gentilmente permesso al governo di Atene di compilare un elenco di proposte, invece che di dettarle direttamente. Ma poiché la UE deciderà quali proposte sono accettabili, la differenza è semplicemente una foglia di fico per nascondere la cruda realtà della dominazione.

Christine Lagarde, il direttore del FMI, ha spiegato che era improbabile che il FMI distribuisse la sua parte di 3,6 miliardi di euro del pacchetto di aiuti di 7 miliardi di euro a meno che Atene adottasse delle riforme che vadano oltre dei "perimetri di politica abbozzati nell'elenco del governo". Mario Draghi, il presidente della BCE, ha espresso sentimenti simili. Stanno chiedendo ulteriori profondi tagli allo scopo di ridurre per il 2020 il debito greco al 110% del PIL.

Il corrispondente di Channel Four, Paul Mason, ha chiesto a Jeroen Dijsselbloem, il ministro delle finanze olandese e capo dell'Eurogruppo, se l'Europa non avesse "distrutto" la volontà democratica della Grecia. L'ultimo ha risposto che gli elettori di un paese non possono dire agli elettori altrove come spendere il loro denaro. Quello che Dijsselbloem intende realmente è: Cosa sono le vite, i posti di lavoro o le opinioni di undici milioni di greci quando pesati contro i bilanci delle nostre banche?

Frantumate le illusioni di Syriza

Sembra che i leader di Syriza pensino che sia possibile evitare uno scontro con manovre ed abili tattiche. I negoziatori tedeschi nel 1919 pensavano lo stesso. Effettivamente le manovre sono una parte importante della guerra e della diplomazia, ma è importante rendersi conto dei limiti di ogni manovra. Varoufakis ha scoperto abbastanza rapidamente che le sue manovre effettivamente sono molto limitate. I tedeschi gli hanno subito fatto sapere che non erano affatto della disposizione per giocare o tergiversare.

I rappresentanti greci sono andati a Bruxelles con grandi speranze di raggiungere un accordo. Hanno immaginato che se raccontavano esplicitamente la terribile situazione dell'economia e del popolo della Grecia, anche i politici più duri di cuore di Berlino avrebbero cominciato a sciogliersi. Erano disposti ad essere ragionevoli, a fare concessioni, nella convinzione che anche l'altra parte avrebbe dato un poco di terreno. Varoufakis stava cercando di spaventare la gente di Bruxelles del pericolo di una rottura della UE. Deve avere fatto una certa impressione su alcuni di loro. Al principio sembrava persino che potesse essere concluso un accordo con Bruxelles. Ma i tedeschi hanno detto: “Nein”.

Durante i negoziati di Brest-Litovsk, quando Trotsky stava tentando di allungare i colloqui, ad un certo punto il generale tedesco  Hoffmann mise gli stivali sul tavolo. Trotsky osservò che tutti i presenti compresero che questa azione esprimeva la situazione reale. Il rifiuto tedesco del pacchetto di compromesso completato dolorosamente tra i greci e Bruxelles era l'equivalente degli stivali di Hoffmann. Lo scopo era duplice: mostrare a tutti chi era il padrone ed umiliare Syriza.

E' vero che la Germania sta giocando una partita pericolosa. L'uscita della Grecia dall'euro potrebbe rappresentare un disastro per l'Eurozona nel complesso. Potrebbe persino determinare il crollo della stessa UE, mandando un'onda d'urto attraverso i mercati finanziari internazionali che potrebbe causare nell'economia mondiale una nuova ed anche più ampia depressione. Questo spiega la spaccatura tra Berlino e Bruxelles nelle trattative con i Greci.

Sembra che un settore della classe dominante in Germania e nei suoi satelliti europei settentrionali, la Finlandia e l'Olanda, sia a favore dell'uscita della Grecia dall'euro. Un recente editoriale sul Financial Times rilevava:

"La corrente di pensiero in alcuni paesi europei settentrionali che l'eurozona andrebbe molto meglio senza la Grecia sarà stata soltanto rafforzata dalla prospettiva che una tale mossa possa essere gestita senza più ampie disastrose conseguenze". (FT, 23/2/15)

In realtà, un default greco avrebbe i più gravi effetti. Un crollo delle banche in Grecia influirebbe sulle banche per tutta Europa ed oltre, poiché tutte le banche hanno dei collegamenti, direttamente o indirettamente, con le banche greche. Ciò costringerebbe i governi a spendere enormi somme per sostenere le loro banche.

Un default greco significherebbe un ripudio di tutti i suoi debiti e sarebbe come il crollo dell'economia tedesca nel 1923 e la massiccia inflazione che l'accompagnò. Un ritorno alla dracma significherebbe una svalutazione massiccia ed un flusso di capitali fuori del paese. La cancellazione manderebbe onde d'urto per tutta Europa ed il resto del mondo, già impantanato in rallentamenti della produzione e crisi.

Il Financial Times del 9 febbraio ha predetto che "l'effetto dominò interesserà prima di tutto l'Europa meridionale e si diffonderebbe alle 'regioni dominanti' del nord e quindi attraverso l'Inghilterra ed il Nord America". E' per questo che Obama ha espresso un simile vivo interesse nell'arrivare ad un accordo con la Grecia.

"Far pagare la Germania" era il grido popolare nelle strade di Parigi al tempo dei negoziati di Versailles. Ciò tralasciava il trascurabile dettaglio che, con la sua economia in rovina, la Germania non poteva pagare. E neppure può oggi la Grecia. Ma ciò non significa che i governanti della Francia nel 1919 o a Berlino oggi sarebbero più inclino al compromesso. Le signore ed i signori a Berlino devono sapere che le richieste che stanno facendo alla Grecia non possono essere soddisfatte. Da questo punto di vista la loro condotta sembra illogica. Ma la politica e l'economia non sono necessariamente governate dalla logica. Qui l'avidità e la paura giocano un ruolo molto maggiore del sillogismo di Aristotele.

Frau Merkel sta pensando ad una causa molto più vicina al suo cuore della logica, dell'umanitarismo, della democrazia in Grecia o della conservazione dell'Unione Europea. Sta pensando alle prossime elezioni in Germania, la stampa tedesca ha organizzato una rumorosa campagna di diffamazione dei "pigri greci". L'umore si è indurito contro ogni compromesso, proprio come fece in Francia nel 1919. La anti-euro Alternative für Deutschland (AfD) sta crescendo. E molti nel partito della Merkel sono implacabilmente contrari ad ogni ulteriore salvataggio.

Nulla è stato risolto

Quando ero ad Atene lo scorso dicembre, fui intervistato dal quotidiano ufficiale di Syriza, Avgi. Il giornalista mi chiese cosa pensavo del blocco europeo anti-austerità. Ho affermato: "A quale blocco vi riferite? Un simile blocco non esiste". I miei commenti (che non furono pubblicati) si sono presto dimostrati essere veri.

subito dopo essere stati eletti, Tsipras e Varoufakis sono andati a un giro di capitali europee, sperando di creare l'impressione di un giovanile cambiamento, particolarmente la loro mancanza di legami. Ma la loro convinzione che Spagna, Portogallo ed Italia si sarebbero riuniti per sostenere la loro posizione anti-austerità era tristemente sbagliata.

"Penso che sia una capitolazione quasi totale", ha dichiarato Raoul Ruparel,  il direttore ricerche economiche di Open Europe, un gruppo di ricerca di Londra. "Tsipras ha scommesso sulla stanchezza di austerità in Europa e ha pensato che sventolando la bandiera del cambiamento molti degli altri paesi avrebbero seguito la sua direzione. Nessuno lo ha fatto".

Persino mentre discutevano il loro caso nelle capitali europee, Merkel e Schäuble invitavano i leader europei a Berlino ad insistere ancora una volta sulla necessità di disciplina finanziaria e di "riforme" pro-imprese. In viaggi di intermezzo a Bruxelles per le riunioni di emergenza dei ministri finanziari, Schäuble ha assistito ad una presentazione data a Berlino dal ministro delle finanze del Portogallo, uno dei paesi europei meridionali che la Grecia considerava come alleati naturali. Come la Grecia, il Portogallo ha sopportato anni di austerità dopo avere fatto appello per un'ancora di salvezza finanziaria.

Il ministro delle finanze portoghese, Maria Luís Albuquerque, ha parlato fieramente a Berlino di come il Portogallo aveva sopportato tutte le dolorose imposizioni di un salvataggio allo scopo di "riguadagnare credibilità". Naturalmente, lei non aveva sofferto molte sofferenze, che è stato un privilegio riservato alla classe lavoratrice portoghese, ai disoccupati ed ai piccoli imprenditori rovinati. Nonostante questa lieve omissione, il suo spregevole discorso è stato musica per le orecchie dei suoi padroni tedeschi.

Le masse sono disposte a battersi

Il debito della Grecia ammonta a circa 315 miliardi di euro. Qualcuno di recente ha calcolato che questo è l'equivalente di 30.000 euro per ogni uomo, donna e bambino greco. Significa anche che deve pagare 25 miliardi di euro ogni anno di soli interessi. E' palesemente ovvio che questo non può mai essere saldato. Non soltanto la Grecia, ma l'Italia, il Portogallo e la Spagna vengono schiacciati lentamente sotto il peso della disoccupazione di massa e del debito. Su base capitalista non vi è nessuna via d'uscita, a meno che significhi decenni di austerità e di drastici tagli ai livelli di vita, che la gente non può più tollerare.

L'accordo raggiunto con la UE non ha risolto nulla. Non ha segnato la fine del dramma greco di cinque anni, ma soltanto l'inizio di uno stadio nuovo ed ancora più convulso. I prossimi mesi saranno mesi di crisi con tese trattative senza fine. Si dice che l'esteso salvataggio sarà del valore di 240 miliardi di euro. Ma scade in giugno, per quell'epoca (o anche prima) la Grecia avrà bisogno di un'ulteriore infusione di denaro per evitare il default. In fino dei conti ciò che conta è che la Grecia non può pagare.

In Grecia i vecchi partiti e leader sono screditati, persino odiati. Tutte le speranze erano poste su Syriza, che ha vinto le elezioni del 25 gennaio. Ma la speranza era permeata di un grado di scetticismo: Syriza farà realmente ciò che dice? O farà lo stesso che il Pasok ed altri hanno fatto prima? Perciò quando, dopo le elezioni il governo sosteneva il rifiuto del Memorandum, della Troika e dell'austerità, ha ricevuto l'appoggio entusiasta della schiacciante maggioranza del popolo della Grecia.

Per la prima volta in molti anni migliaia di persone sono venute in strada per sostenere il governo. Nei sondaggi il sostegno a Syriza è passato dal 36% ottenuto alle elezioni al 45%, mentre Nuova Democrazia è crollata dal 25% al 18%. Un enorme 83% aveva un'impressione favorevole del governo e l'80/ sosteneva la dichiarazione politica del governo. Più del 75% appoggiava la posizione governativa nei negoziati. Ovviamente, i tassi più alti di approvazione erano tra gli elettori di Syriza e di ANEL, più del 90%, ma questo era anche il caso con gli elettori di Alba Dorata. Tra gli elettori del KKE il 73% era a favore ed il 69% degli elettori del PASOK. Persino il 41% degli elettori del conservatore ND era d'accordo.

Da allora, tuttavia, vi è stato un certo raffreddamento. Le concessioni rese ai creditori della Grecia ed alla UE stanno facendo nascere il sospetto che non sia cambiato nulla. Nondimeno, il sostegno al governo resta alto. Nell'ultimo sondaggio il 68% dichiarano di essere soddisfatti, mentre il 23% sono insoddisfatti.

Questo è un calo dai sondaggi di due settimane fa che mostravano il sostegno alla dichiarazione politica del governo tra l'80% ed il 90% e l'appoggio per la posizione del governo nelle trattative tra il 72% ed il 75%. Le masse volevano che il governo tenesse duro. Ma quando è divenuto chiaro che Varoufakis stava facendo sempre più concessioni, l'umore è cominciato a diventare più critico. E' un avvertimento per Syriza.

Vittoria o sconfitta?

Tsipras ha affermato che il governo era riuscito a separare l'accordo sul prestito dal Memorandum e sfidato con successo il dogma dell'austerità mentre assicurava la stabilità del sistema finanziario. Ma è chiaro a tutti che le concessioni rese da Varoufakis rappresentano una grande ritirata da aspetti chiave del programma di Salonicco di Syriza.

Senza dubbio ha pensato che la sua concessione dovrebbe essere contraccambiata dalla UE. In tal caso, è stato un serio calcolo errato. La debolezza invita all'aggressione. Per ogni passo indietro preso dal governo greco la Merkel  Schäuble ne richiederanno dieci in più.

L'errore peggiore è di presentare una sconfitta come una vittoria ("una battaglia che è stata vinta"). E' necessario raccontare la verità al popolo della Grecia, anche se questa verità è sgradevole. E la verità è che non è possibile attuare delle politiche nell'interesse del popolo greco mentre allo stesso tempo si concorda di rispettare gli interessi del Capitale e dei "partner europei" (in realtà, dei banchieri europei).

Il programma con cui Syriza ha vinto le elezioni includeva il capovolgimento delle politiche di austerità perseguite dai precedenti governi del Pasok e di ND, il ristabilimento del livello del salario minimo, aumento delle pensioni, spesa per la sanità, l'istruzione e la disoccupazione. Ora tutto ciò è stato proibito dalla UE. L'accordo per estendere il salvataggio per quattro mesi mentre impone dure condizioni, ritarda semplicemente lo scontro inevitabile tra la Grecia e Bruxelles-Berlino. L'abbandono formale del ruolo di sorveglianza della Troika è un gesto vuoto, poiché "le istituzioni" continueranno ad esercitare il controllo, il che è più o meno la stessa cosa.

L'accordo ha provocato una tempesta di opposizione all'interno del partito, anche a livello direttivo. Varoufakis è stato accusato da alcuni parlamentari di tentare di imbiancare il fatto che la Grecia aveva effettivamente firmato un nuovo memorandum. Tra coloro spaventati che il governo fosse andato troppo lontano nel fare concessioni ai creditori vi erano diversi funzionari di alto livello, compreso Zoe Konstantopoulou, il nuovo presidente del parlamento. Secondo quanto riferito, ha trascurato di  appoggiare l'accordo votando "presente" alla riunione del gruppo parlamentare di Syriza. Anche Panagiotis Lafazanis, il ministyro della Ricostruzione Produttiva dell'economia della Grecia, ha votato presente come hanno fatto tutti i parlamentari della 'Piattaforma di Sinistra', che include diversi vice ministri.

L'esistenza di seri disaccordi sull'accordo è stata chiarita dalla pubblicazione di un'estesa critica all'accordo stesso da parte di Yiannis Milios, membro della direzione di Syriza ed architetto delle politiche economiche del partito. In un lungo saggio che analizza l'accordo, scritto assieme ad altri consulenti di Syriza, Milios ha chiamato l'accordo "il primo passo su un terreno sdrucciolevole". Il saggio era critico della mancanza di numeri e obiettivi chiari, osservando che il governo aveva compiuto marce indietro significative mentre il vago linguaggio dell'accordo poneva il governo su un terreno tremolante.

"Il fatto che il governo scelga di presentare l'ovvia ritirata ed i cambiamenti forzati al suo programma come una 'vittoria' è un brutto segno per il futuro, poiché mostra che è più preoccupato delle apparenze rispetto alla sostanza", scrivono gli autori.

"Il panorama economico sul quale il governo fa affidamento per i negoziati e la revisione dell'accordo finale è instabile".

Per riparare al danno, Milios ed i suoi coautori raccomandano una nuova offensiva ed in particolare un  ‘memorandum per la ricchezza' che vedrebbe misure restrittive sull'evasione fiscale ad alto reddito, sul mercato nero dei carburanti e del tabacco ecc. allo scopo di "costruire nuovo terreno per alleanze con le classi lavoratrici".

"Lo scopo di 'far pagare l'oligarchia' non è mai stato più pressante", scrivono gli autori. Ciò che è necessario per attaccare i ricchi allo scopo di difendere gli interessi della classe lavoratrice è evidente. Ma non è sufficiente cercare di raccogliere altro denaro con misure contro l'evasione fiscale. I greci ricchi l'hanno sviluppata in una bella arte e hanno un migliaio di modi per frodare l'esattore. Nel frattempo il flusso di denaro fuori della Grecia continua. Se questa emorragia non viene fermata, la Grecia affronterà la bancarotta anche prima della fine di giugno.

Al Comitato Centrale di Syriza , Piattaforma di Sinistra ha presentato un emendamento che respinge l'accordo dell'Eurogruppo e l'"elenco di riforme" sottoposto dal governo. Ha ottenuto il 41% dei voti, con il 55% contro ed il 4% di astenuti e di voti nulli (i voti sono stati: 68 a favore, 92 contro, 6 astensioni/voti nulli).

Nel partito ha luogo ora un dibattito sulla strategia futura e la Sinistra è in una posizione molto forte per avanzare la sua strategia a favore di un approccio alternativo. Ma quale dovrebbe essere questa alternativa?

Cosa si deve fare?

I capi della UE hanno un'agenda economica ma hanno pure un'agenda politica. Sotto la copertura di un cosiddetto salvataggio continuano a saccheggiare la Grecia, travasando fuori verso le banche tedesche e francesi un enorme ammontare di denaro attraverso le privatizzazioni ed il rimborso del debito, mentre impongono alla classe lavoratrice ed alla classe media greche ulteriori tagli selvaggi ai livelli di vita e debito sempre crescente. La loro agenda politica è di umiliare Syriza e distruggerne la credibilità come dura lezione per tutti gli altri movimenti anti-austerità in Spagna, Italia, Portogallo ed Irlanda.

Il loro motto è "governa o rovina". Un intero popolo viene sacrificato sull'altare del Profitto. Alla Grecia è stato detto con linguaggio molto chiaro che non riceverà il denaro di cui ha bisogno per sopravvivere a meno che tutti i suoi partiti politici firmino ciò che equivale ad una resa completa. Se Syriza capitola alle richieste dei banchieri della UE, sarà obbligata a continuare i programmi di austerità, che causeranno la totale rovina della Grecia.

I banchieri ed i capitalisti europei stanno strangolando il nuovo governo, utilizzando i metodi più crudeli di ricatto per umiliarlo. Queste sono le azioni di un bandito che tiene una pistola alla testa di un uomo e quindi gli presenta la "scelta" di commettere suicidio. Se Syriza accetta il ricatto, vedrà liquefarsi il suo sostegno elettorale. La speranza si trasformerà in disperazione. La gente dirà: questo è proprio lo stesso del Pasok. Invece di manifestazioni di massa che appoggiano il governo, vi saranno manifestazioni di massa arrabbiate contro di esso.

Ma questa non è l'unica prospettiva. Respingendo gli ordini di Bruxelles e procedendo a mobilitare la sua base di massa, Syriza potrà costituire una solida base di sostegno per attuare delle politiche socialiste radicali. Invece di accettare i dettati della Merkel e di Schäuble, i leader di Syriza dovrebbero essere andati dal popolo e chiedere a questo di scegliere in un referendum. Dovrebbero essere state tenute in tutta la Grecia assemblee di massa, in ogni città, fabbrica, isola e villaggio per dibattere la questione. Non vi sarebbe nessun dubbio che il risultato sarebbe stato un massiccio No, che avrebbe fornito al governo un forte mandato per affrontare i suoi nemici.

Nel Comitato Centrale, nel suo emendamento che respinge l'accordo,  Piattaforma di Sinistra afferma:

"Nell'immediato futuro, Syriza, nonostante gli accordi dell'Eurogruppo, dovrebbe prendere l'iniziativa di implementare fermamente e come una questione di priorità i suoi impegni ed il contenuto della sua dichiarazione programmatica di governo. Per andare più avanti, dobbiamo contare sulle lotte dei lavoratori e popolari, contribuire alla loro rivitalizzazione ed al continuo allargamento del sostegno popolare allo scopo di resistere ad ogni forma di ricatto e promuovere la prospettiva di un piano alternativo che favorisca la completa realizzazione dei nostri obiettivi radicali".

Ciò è valido finché funziona. Ma non va lontano abbastanza. E' necessario parlare chiaramente e raccontare al mondo che il mostruoso debito non è un debito del popolo greco. Durante gli anni della crescita i banchieri di Francia e Germania hanno prestato denaro ai politici disonesti, ai magnati delle compagnie di navigazione ed ai banchieri di Atene che hanno rubato immense quantità di euro che ora riposano comodamente in conti bancari in Svizzera, a Londra e Parigi. In questo modo sono state fatte enormi fortune, che non hanno mai in nessun modo beneficiato la Grecia. Ma, non appena la crisi ha colpito, l'intero peso di questo debito è stato posto sulle spalle del popolo greco. Il governo non deve accettare nessuna responsabilità per questo debito e non dovrebbe pagarlo. Syriza ha ricevuto un mandato democratico e deve attuarlo.

Syriza deve attuare il suo programma, non soltanto aumentare il salario minimo e reintegrare tutti coloro che hanno perduto il posto di lavoro nel settore pubblico, ma aumentare i salari e le pensioni, ripristinare la contrattazione collettiva, arrestare tutte le privatizzazioni e stendere un elenco di aziende che saranno rinazionalizzate.

"Ma questo significherebbe un confronto immediato con la UE", diranno alcuni. Si, questo è vero. Ma prima o poi un confronto è inevitabile. Non può essere evitato e, se una battaglia non può essere evitata, è meglio che debba avere luogo sotto le condizioni più favorevoli che ritirarsi, perdere terreno e demoralizzare le proprie forze in modo che la battaglia sarà perduta prima che sia sparato il primo colpo.

Il Programma di Salonicco richiede un Piano di Ricostruzione Nazionale per "invertire la disintegrazione sociale ed economica, ricostruire l'economia ed uscire dalla crisi". Ma il programma dice molto poco di come deve essere realizzata questa ricostruzione. E' impossibile pianificare l'economia finché le principali leve della vita economica restano nelle mani dei banchieri e dei magnati delle compagnie di navigazione greci. Non si può pianificare ciò che non si può controllare e non si può controllare ciò che non si possiede.

Il socialista spagnolo Largo Caballero una volta disse: non si può curare il cancro con un'aspirina. Situazioni drammatiche richiedono misure drammatiche. I leader di Syriza affermano che intendono raccogliere miliardi agendo contro coloro che commettono frode ed evadono le imposte. Ma quali banchieri e capitalisti non sono colpevoli di queste cose? Il compito più urgente è di impedire ei banchieri ed ai capitalisti greci di mandare il loro denaro fuori dal paese. L'unico modo per fermare l'uscita di capitali è nazionalizzare le banche ed introdurre stretti controlli sui movimenti di capitale ed il monopolio di stato sul commercio estero.

In una parola, la sola alternativa consiste in una rottura radicale con il capitalismo ed i banditi che governano la UE, facendo appello ai lavoratori della Grecia e del resto d'Europa perché si mobilitino per cambiare la società. La Tendenza Comunista di Syriza ha difeso coerentemente questa idea. Ma a questo stadio siamo ancora una piccola minoranza. La nostra voce non può essere ascoltata dalle masse, l'umore delle quali è contraddittorio.

Non dovremmo dimenticare che la vittoria di Syriza ha destato grandi speranze. Vi è delusione ed apprensione su ciò che è avvenuto, ma la speranza non è ancora scomparsa. Mentre un settore dei lavoratori più avanzati è molto critico del governo, molti altri diranno: "E'ancora troppo presto per giudicare Tsipras. Ha un compito molto difficile a causa del caos creato dai governi precedenti. Dobbiamo dargli qualche tempo e vedremo cosa accade".

Dobbiamo stare attenti a non muoverci troppo lontano davanti alle masse che apprendono soltanto lentamente sulla base dell'esperienza. Mentre combattiamo risolutamente contro la capitolazione, dobbiamo anche evitare ogni accenno di impazienza di ultra-sinistra che alienerà molti sostenitori onesti di Syriza. Il compito dei marxisti greci è, con le parole di Lenin, spiegare pazientemente che questa è l'unica soluzione. Ad ogni stadio dobbiamo procedere spalla a spalla con le masse, avanzare tempestivamente slogan e proposte. Sulla base dell'esperienza, i lavoratori arriveranno a capire che abbiamo ragione.

La Grecia sarà isolata?

I codardi e gli scettici che si camuffano da "realisti" sosterranno che quello che proponiamo non è possibile. Ma l'esperienza ha già dimostrato che è assolutamente possibile. La posizione ferma contro la Troika ha trovato tremendo entusiasmo. All'inizio di febbraio fino all'80% del popolo ha dichiarato di appoggiare il governo. Ciò ha dimostrato che le masse erano disposte a sostenere il governo ed a lottare. Quello che era necessario era una leadership coraggiosa.

"Ma la Grecia non può opporsi all'Europa da sola", sosterranno altri. Anche questo è vero. Ma la Grecia non sarebbe sola se il suo governo fosse visto opporsi ai banchieri ed ai capitalisti. L'errore è stato di pensare che altri governi sarebbero stati con la Grecia nell'ora del bisogno. Gli esistenti governi d'Europa sono tutti fedeli servitori delle banche e dei grandi monopoli. Seguiranno servilmente la guida del più potente paese capitalista, la Germania. In loro non può essere posta assolutamente nessuna fiducia.

Anche se il Portogallo e la Spagna hanno sofferto delle politiche di schiacciante austerità dettate da Bruxelles, i governi di destra di questi paesi hanno urlato più forte di chiunque altro a sostegno di quelli della linea dura, Germania, Finlandia ed altri paesi nordeuropei. Questi governi, che hanno ridotto drasticamente i livelli di vita per pagare le banche sono profondamente impopolari e sono terrorizzati che facendo qualche concessione a Syriza incoraggerebbe soltanto gruppi politici ribelli simili nei loro paesi, come Podemos.

La rapida ascesa di Podemos in Spagna è prova che lo stesso stato d'animo ribelle di indignazione che si è manifestato nell'elezione di Syriza in Grecia si sta sviluppando nel resto d'Europa. Precisamente per questo motivo, Rajoy ha formato un blocco con la Merkel per strangolare Syriza prima che abbia una possibilità di dimostrare nella pratica cosa sia un vero programma anti-austerità. Una politica estera genuinamente socialista deve basarsi sul movimento d'opposizione che si sta sviluppando in molti paesi europei e che sta guardando alla Grecia per una guida coraggiosa.

Se una tale guida venisse offerta avrebbe un effetto tremendo in tutta Europa ed oltre. Ma la capitolazione indebolirebbe questo movimento e rafforzerebbe altrove la destra. Direbbero: "Vedete! Syriza ha promesso molto ma poi si è comportata proprio come tutti gli altri. E Podemos sarà davvero lo stesso!"

La crisi greca rivela la natura fraudolenta dell'Unione Europea, che, ricordiamolo, si presumeva essere basata sui principi di solidarietà e su l'impegno ad una "unione ancora più stretta". Ora tutte queste belle parole si sono dissolte come bolle di sapone nell'aria. Dietro gli ideali altisonanti dell'Unità Europea è svelata la sgradevole realtà: non un'Europa dei Popoli, ma un'Europa che è completamente dominata da banchieri e capitalisti, supervisionata dall'imperialismo tedesco, che ha realizzato attraverso la sua potenza economica quello che Hitler non è riuscito a determinare con carri armati, cannoni ed aeroplani.

Ciò che è necessario è lottare per rovesciare la dittatura del Capitale e sostituire l'Europa dei banchieri e dei capitalisti con un'Europa dei Popoli, un'Europa basata sulla vera solidarietà, uguaglianza, armonia e democrazia, che unisca le sue gigantesche risorse in un piano comune di produzione sotto la direzione ed il controllo democratico dei lavoratori stessi: gli Stati Uniti Socialisti d'Europa.

Londra, 5 marzo 2015