SABATO 22 GENNAIO 2011
La classe dominante globale
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lenin
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La popolazione mondiale di individui ad alto valore netto (HNWI) è cresciuta del 17,1% a 10,0 milioni nel 2009, ritornando ai livelli visti l'ultima volta nel 2007 nonostante la contrazione del prodotto interno lordo mondiale (PIL). La ricchezza globale degli HNWI ha analogamente recuperato, salendo del 18,9% a $39,0 trilioni, con la ricchezza HNWI in Asia-Pacifico e in America Latina che effettivamente ha superato i livelli visti l'ultima volta alla fine del 2007. Per la prima volta in assoluto, la misura della popolazione HNWI in Asia-Pacifico è stata grande quanto quella dell'Europa (a 3,0 milioni). Questo mutamento di posizione nella classifica è avvenuto perché i guadagni HNWI in Europa, mentre abbastanza grandi, sono stati molto minori di quelli in Asia-Pacifico, dove le economie della regione hanno visto una continua robusta crescita in entrambe gli operatori di ricchezza economici e di mercato. La ricchezza degli HNWI dell'Asia-Pacifico si manteneva a $9,7 trilioni per la fine del 2009, fino al 30,9% e sopra i $9,5 trilioni di ricchezza detenuta dagli HNWI in Europa. Tra i mercati dell'Asia-Pacifico, guidavano il mucchio Hong Kong e India, rimbalzando da declini mammut nella loro base e ricchezza degli HNWI nel 2008 in mezzo a una rinascita fuori misura dei loro mercati azionari. Nondimeno la popolazione globale di HNWI rimane altamente concentrata. Gli USA, il Giappone e la Germania contavano ancora per il 53,5% della popolazione di HNWI mondiale alla fine del 2009, giù soltanto leggermente dal 54% nel 2008. L'Australia è diventata la decima più grande casa per gli HNWI, dopo avere sorpassato il Brasile, a causa di un considerevole rimbalzo.
La ricchezza liquida totale dei ricchi nel 2009, a $39 trilioni, era in realtà più di due terzi del PIL mondiale nello stesso anno, quasi il triplo del PIL degli USA e quasi dieci volte quello della Cina. Un altro modo di guardarvi è che l'incremento nelle attività liquide dal 2008 al 2009 detenute dai ricchi è stato circa $6,5 trilioni, più del 10% del PIL totale nel 2009. Questo è stato un anno nel quale il PIL mondiale è effettivamente arretrato dello 0,8%. La distinzione tra "caratteristiche della ricchezza economiche e di mercato" è molto importante e molto significativa. La maggior parte della nuova ricchezza detenuta dai ricchi è stata, come potete vedere, prodotta non dalla crescita economica, ma dalla capitalizzazione di borsa. In altre parole, le relazioni di mercato, sostenute dall'intervento statale, hanno facilitato il trasferimento della ricchezza dalla classe lavoratrice ai ricchi in un'epoca in cui la maggior parte dell'economia mondiale era tale che lo sfruttamento diretto del lavoro non poteva sostenere alti tassi di profitto. E' questo ciò che hanno compiuto i salvataggi, è ciò che avevano l'intenzione di fare. Un'altra conseguenza intenzionale è che non soltanto vi erano più individui ad alto valore netto, 10 milioni di loro globalmente (0,014% della popolazione mondiale), ma gli 'ultra' hanno fatto di molto meglio nell'aumentare la loro quota di attività liquide dei semplici milionari - così la ricchezza è diventata persino più concentrata di quanto lo fosse, tra sole 36.000 persone, o lo 0,0005% della popolazione. Il corollario di questo è stato, e continuerà ad essere, un generale declino negli standard di vita della classe lavoratrice nella maggior parte delle economie capitaliste avanzate: nello stesso tempo in cui la ricchezza dei più ricchi è cresciuta la disoccupazione globale è salita del 14,4%. Il ruolo del capitale finanziario nell'estrazione del surplus naturalmente varia considerevolmente - e qui, spicca il contributo della Cina nella riproduzione della classe dominante mondiale. Mentre i salvataggi finanziari hanno risolto (temporaneamente) molti dei problemi dei ricchi in Europa e Nord America, la crescita guidata da impegni di spesa senza precedenti in Cina (e, in grado minore, in India, il cui stimolo in realtà è iniziato prima della crisi) ha mantenuto in grana i ricchi della regione Asia-Pacifico e ha contribuito alla ricchezza della classe dominante degli USA. Questo in parte è potuto accadere perché i tassi di crescita della Cina erano, come quelli di molti 'paesi da poco industrializzati', già robusti. Questo significa che lo stimolo pro capite della Cina era maggiore di quello di qualunque altro paese e come tale ha contato per il 95% della crescita economica nei primi tre trimestri del 2009. Ma in parte è stato anche perché la proprietà statale del settore finanziario e bancario in Cina ha consentito al governo di avere più controllo sul coordinamento del suo stimolo e dei suoi effetti. Molto si è detto della politica del regime di spingere in su i salari. Infatti, ciò che è accaduto è che lo stimolo della Cina ha permesso un incremento nell'ammontare totale del valore di surplus, sia per avere aumentato l'impiego totale di manodopera, sia incrementando la produttività del lavoro. La crescita della produttività ha compensato la crescita salariale, permettendo così che avesse luogo un aumento nei salari della classe lavoratrice e degli standard di vita, mentre continuava la tendenza a lungo termine dei salari a decrescere come quota del PIL [pdf]. Il risultato è che lo 0,4% al vertice della popolazione controlla il 70% della ricchezza del paese. Effettivamente la crescita cinese è dipesa dai salari che cadono come quota della ricchezza nazionale ed il sistema capitalista mondiale starebbe molto peggio di prima se questo non avesse continuato ad avvenire. In realtà, secondo un economista della Banca Mondiale, lo stimolo della Cina da solo ha contribuito per l'1% alla crescita mondiale nel 2010, una cifra straordinaria. Il suo PIL per parità di potere d'acquisto secondo alcuni calcoli è già maggiore di quello degli USA. La crescita cinese sta permettendo alla sua classe dominante di incrementare drammaticamente la domanda di beni di lusso, che conta per il 49% della crescita del mercato del lusso, poiché i ricchi si viziano con l'usuale schiera di jet, palazzi e yacht. Ma sostanzialmente ha anche pagato per la crescita USA, attraverso l'investimento diretto e gli acquisti del debito sovrano. Il ruolo della classe lavoratrice cinese, di gran lunga la più grande al mondo, nella riproduzione della classe dominante mondiale naturalmente cresce stabilmente dal 1978. Ora la questione interessante è se questo può continuare. Il World Wealth Report prevede che la futura crescita sia guidata dalla regione Asia-Pacifico, "escludendo il Giappone" - nonostante il consistente stimolo dell'ultimo. Ciò ovviamente significa che i ricchi si aspettano che la Cina continui a spingere la crescita e così la redditività. Durante gli ultimi trent'anni, i tassi di crescita della Cina sono stati significativamente davanti ai dati successivi alla rivoluzione del 1949 e più che doppi della media mondiale. La sua quota nel manifatturiero mondiale è salita dal 2% al 18%, afferrando il periodo di ristagno mentre i posti di lavoro nel manifatturiero venivano perduti in Europa e negli USA. La sua espansione ha alimentato uno scoppio della crescita regionale, cioè permettendo al capitale giapponese di aumentare i profitti esternalizzando la manodopera in Cina ed è stata un pilota significativo della crescita mondiale dal 1982. Ma, come risultato del suo pacchetto di stimolo, l'economia cinese sta accumulando una straordinaria capacità di ricambio, che aggiunge un problema globale e mette a repentaglio la sua capacità futura di produrre una crescita sostenibile. Ha costantemente dovuto neutralizzare il surriscaldamento e può dover sostanzialmente limitare la crescita proprio quando il resto delle economie mondiali sta facendo esattamente lo stesso, indebolendo così la sua capacità di condurre una nuova fase di crescita capitalista. Le tendenze verso sovraccumulazione e redditività declinante sono già evidenti. Nonostante l'esagerazione sugli incrementi salariali, i salari reali sono già così bassi (in Cina gli operai del manifatturiero ricevono meno del 5% della media negli USA) non possono andare molto più in basso. Anche se potessero, l'effetto potrebbe essere di contribuire alla deflazione globale, danneggiando quindi le economie dalle quali la Cina dipende per i suoi mercati d'esportazione. La Cina potrebbe di conseguenza essere più vicina alla fine di una lunga ondata di crescita a lungo termine che all'inizio - questa crescita essendosi affermata su una ora terminata ondata globale di espansione neoliberista basata sull' "accumulazione primitiva' e sulla successiva espansione record della classe lavoratrice del paese.
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