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L'economia globale affonda di più nella recessione

20 novembre 2014

 

Lunedì l'annuncio di una contrazione del terzo trimestre del prodotto interno lordo del Giappone, che fa ufficialmente piombare nella quarta recessione dal 2008 la terza maggiore economia mondiale, è un'altra indicazione che l'economia mondiale, lungi dallo sperimentare una ripresa, sta scendendo a spirale all'ingiù. Ha significato che il comunicato emesso il giorno precedente dal vertice del G20 che prometteva di aumentare la crescita globale del 2% nel corso dei prossimi cinque anni era lettera morta.

La notizia dal Giappone è arrivata come conseguenza dei dati che dimostrano che la stagnazione e l'autentica recessione sono caratteristiche permanenti dell'eurozona a 18 membri, la cui economia combinata è maggiore di quella degli Stati Uniti.

Nel terzo trimestre l'eurozona si è sviluppata ad un tasso annualizzato di appena lo 0,6%, ben al di sotto del tasso di crescita pre-2008 di intorno il 2%. L'aspetto più significativo dei dati era il mostrare che la scivolata nella recessione è concentrata nelle tre maggiori economie della regione--Germania, Francia ed Italia--piuttosto che nella cosiddetta periferia.

La Germania, una volta la centrale dell'eurozona, sfuggita ufficialmente soltanto a mala pena dal cadere nella recessione, con la sua economia che registra un aumento di soltanto lo 0,1%, seguendo una contrazione dello 0,1% nel trimestre precedente. E' stata la prima volta che l'economia tedesca restava indietro al resto della zona euro per il secondo trimestre di fila dall'urto iniziale della crisi finanziaria nel 2009.

L'Italia è entrata nella terza recessione dal 2008, con contrazione della crescita dello 0,1% nel trimestre seguente una contrazione dello 0,2% nel corso dei tre mesi precedenti. L'economia francese si è sviluppata dello 0,3%, ma era a mala pena una buona notizia dopo una contrazione nel secondo trimestre ed una crescita zero nel primo.

Un sintomo del malessere in aggravamento è il fatto che l'economia greca, appiattita da successivi programmi di austerità e da un livello di disoccupazione del 25%, è diventata il miglior risultato europeo, con un'espansione trimestre su trimestre dello 0,7%.

La recessione che si intensifica ha indotto la scorsa settimana un severo avvertimento dal governatore della Banca d'Inghilterra Mark Carney. Nel suo rapporto sull'inflazione di novembre, la banca centrale taglia le sue previsioni di crescita per i prossimi due anni, dichiarando che l'inflazione rimarrebbe sotto l'obiettivo del 2%.

"Gli indicatori attraverso gran parte del mondo avanzato ed emergente sono stati moribondi", ha dichiarato. "Uno spettro perseguita l'Europa--lo spettro della stagnazione economica, con crescita di nuovo deludente e fiducia che ripiega".

Questo è stato seguito da un commento del primo ministro britannico David Cameron pubblicato lunedì sul Guardian. "A sei anni dalla crisi finanziaria che ha messo il mondo in ginocchio", ha scritto, "sul cruscotto dell'economia globale stanno ancora una volta lampeggiando luci rosse d'avvertimento".

Lo stato dell'economia globale è ancora peggiore di quello che era nel periodo iniziale seguente il crollo di Wall Street del settembre 2008. Ciò è perché le cosiddette economie emergenti, che hanno procurato fino all'80% dell'espansione globale nel corso dei sei anni passati, stanno ora rapidamente rallentando.

Nelle settimane dopo la crisi finanziaria, l'economia cinese si stava ancora espandendo ad un tasso vicino al 10%, in gran parte grazie a un pacchetto di stimolo di $500 miliardi e alla decisione delle autorità di dare via libera a uno sviluppo massiccio del credito per finanziare un programma di costruzioni e di infrastrutture. Quei giorni sono finiti.

Ora la crescita cinese è al di sotto dell'obiettivo ufficiale del 7,5% e le autorità finanziarie stanno cercando di arrestare l'espansione del credito tra i timori che il paese possa essere di fronte a una grande crisi finanziaria.

I prestiti non restituiti detenuti dalle banche cinesi sono saliti ai loro maggiori livelli dal 2008, con ulteriore prova che la crescita della proprietà del paese, che ha giocato un ruolo centrale nel sostenere i tassi di crescita nel periodo scorso, è giunta al termine. Lunedì l'Ufficio Nazionale di Statistica ha riferito che i prezzi delle nuove case sono calati dai livelli di un anno fa in 67 città sulle 70 che rintraccia. Le vendite di alloggi sono giù del 10% nei primi 10 mesi di quest'anno paragonate allo stesso periodo del 2013.

Ci si attende che l'economia cinese quest'anno si espanda del 7,4%, la crescita più bassa dal 1990, con Bloomberg che riferisce che i leader del Partito Comunista Cinese stanno progettando di abbassare l'obiettivo di crescita ufficiale per il 2015.

Nelle altre principali "economie emergenti" il quadro è lo stesso o peggiore. Nella prima metà di quest'anno l'economia brasiliana ha subito una recessione e ci si aspetta che non registri di fatto nessuna crescita nella seconda metà.

L'economia russa, la nona maggiore al mondo, è sull'orlo della recessione come risultato combinato della rapida caduta del prezzo del petrolio e delle sanzioni imposte da USA ed Europa, che minacciano di far scoppiare una crisi del sistema finanziario.

In Europa e Giappone, come pure in paesi come l'Australia, il mantra dei circoli dirigenti è lo stesso: devono essere attuate delle riforme strutturali. Questa non è la strada per lo sviluppo economico, ma la parola in codice per intensificare gli attacchi ai salari ed alle condizioni sociali dei lavoratori.

Se questa frase non si sente tanto negli Stati Uniti, è in gran parte perché l'assalto alla classe lavoratrice, cominciando con la ristrutturazione dell'industria automobilistica dell'amministrazione Obama nel 2009 ed il dimezzamento dei salari dei lavoratori assunti di recente, ha già stabilito nuovi criteri per tutta l'economia.

Vi è un'altra conseguenza decisiva dell'aggravamento del collasso economico globale.

Cinque anni fa al vertice del G20 tenuto subito dietro al panico finanziario l'aria era riempita con promesse di cooperazione, collaborazione e del bisogno di apprendere le lezioni degli anni 1930, quando le rivalità economiche portarono allo scoppio della II Guerra Mondiale.

Quegli impegni sono da lungo tempo passati al margine ed il vertice del G20 di quest'anno a Brisbane è stato contrassegnato dalla belligeranza verso la Russia e da minacce sottilmente velate degli USA che, avendo speso "sangue e ricchezze" per assicurarsi il dominio dell'Asia-Pacifico, sono determinati a mantenere, se necessario con la guerra, la loro egemonia economica e militare contro la Cina.

In tutto il mondo le classi dominanti non hanno nessuna soluzione economica alla crisi del sistema del profitto, soltanto un programma di controrivoluzione sociale e di guerra mondiale, minacciando la distruzione della civiltà.

La classe lavoratrice internazionale deve intervenire e portare le questioni nelle proprie mani lottando per un programma socialista rivoluzionario rivolto al rovesciamento del sistema capitalista in decomposizione e per la ricostruzione dell'economia mondiale per soddisfare i bisogni umani.

Nick Beams