In Defence of
Marxism

 

 

Il 2014 e i fantasmi del 1914

Scritto da Alan Woods Martedì, 7 gennaio 2014

 

Mentre il Nuovo Anno ha inizio, si risvegliano le memorie di un altro Nuovo Anno, esattamente un secolo fa, l'alba del 1914, quando milioni di persone stavano andando alla deriva verso l'abisso come in un sogno.

In quel giorno di Capodanno poche persone immaginavano cosa riservasse il futuro. Erano trascorsi cento anni dalla battaglia di Waterloo e la memoria della guerra era svanita almeno in Gran Bretagna. La guerra in Sud Africa era stata una semplice scaramuccia ed era terminata con una vittoria. L'impero sul quale il sole non calava mai sembrava sicuro della sua supremazia universale.

Oltremanica, è vero, le cose non erano affatto le stesse. Restavano ancora le memorie della guerra franco-prussiana e l'occupazione tedesca dell'Alsazia-Lorena. Lo stato maggiore era desideroso di rivincita, ma nelle strade di Montmartre i caffè brulicavano e la guerra non sembrava una prospettiva imminente.

Per la maggior parte del 19° secolo la Bibbia della borghesia è stata il liberalismo, l'espressione politica di una dottrina radicata che l'ascesa del capitalismo era una garanzia di progresso umano. La maggior parte dei paesi dell'Europa occidentale avevano attraversato un periodo di prosperità economica che sembrava dovesse durare per sempre. La nuova tecnologiail telefono, il piroscafo, le ferrovie avevano giocato un ruolo molto più rivoluzionario nel mettere insieme il mondo di quanto lo abbia fatto Internet ai nostri tempi.

La pace e la prosperità erano considerate come lo stato normale delle cose: "oggi meglio di ieri e domani meglio di oggi". Molti credevano che le economie d'Europa fossero così integrate che la guerra era impossibile. Il rapido sviluppo della scienza e della tecnologia erano prova della stabile marcia del progresso, una rigida garanzia della superiorità della civiltà occidentale. Tuttavia, nell'agosto del 1914 quel sogno magnifico terminò in un orribile incubo. La ragione divenne assurdità. L'Europa ed il mondo intero affondarono in una macabra danza della morte.

D'un tratto tutto si trasformò nel suo opposto. La tecnologia moderna, dall'essere un poderoso agente di progresso si trasformò in un mezzo per produrre i più diabolici mezzi di distruzione di massa, creando distruzione senza precedenti su una scala terrificante. Al posto del liberalismo e della democrazia vi erano il militarismo, la censura e la dittatura in forma palese o camuffata. Almeno nove milioni di persone hanno perso la vita nel Grande Macello.

Le cause della guerra

La conclusione tratta frequentemente è che le guerre ed i conflitti sono un risultato inevitabile della naturale aggressività della specie umana (oppure, se si deve credere a certe femministe, dei maschi). In realtà, questa è una spiegazione che non spiega nulla. Se gli esseri umani sono naturalmente aggressivi, come è che non siamo sempre in stato di guerra? Perché la società semplicemente non distrugge se stessa?

In realtà, lo scoppio periodico di guerre è un'espressione delle tensioni che sorgono nella società di classe, che possono raggiungere un punto critico nel quale le contraddizioni possono essere risolte soltanto con mezzi violenti. Questa idea è stata già spiegata da Clausewitz nella sua celebre affermazione: "la guerra è soltanto la continuazione della politica con altri mezzi". Allo scopo di spiegare le cause della Prima Guerra Mondiale (che tratteremo dettagliatamente in futuri articoli) è necessario il metodo scientifico di analisi marxista.

In ultima analisi, la guerra è stata il prodotto della tardiva ascesa della Germania che aveva intrapreso la strada capitalista più tardi della Gran Bretagna e della Francia. Questo ha creato nuove ed insopportabili contraddizioni. La Germania si è trovata compressa e strangolata dai suoi potenti rivali che godevano dei vantaggi dell'impero. Avendo ottenuto una facile vittoria sulla Francia nel 1871, la cricca al potere a Berlino stava cercando una scusa per una guerra che le avrebbe permesso di dominare l'Europa e di afferrare territorio, mercati e colonie.

Questo significa che la Germania è stata responsabile della guerra? L'idea che si possa porre la colpa della guerra su un particolare paese è falsa e superficiale, proprio come lo è spartire la colpa sulla base di "chi ha sparato il primo colpo". L'esercito tedesco invase il Belgio e questo fu senza dubbio un'esperienza terribile per il popolo belga. Ma molto più terribili furono le sofferenze di milioni di schiavi delle colonie in Congo che erano sotto il dominio del "povero piccolo Belgio".

Gli imperialisti francesi volevano riprendere l'Alsazia e la Lorena, prese dalla Germania nel 1871. Ma volevano anche prendere la Renania e sottoporre il popolo tedesco all'oppressione e al saccheggio, come visto più tardi con il Trattato di Versailles. Gli imperialisti britannici stavano combattendo una "guerra difensiva" vale a dire, una guerra per difendere la loro posizione privilegiata come principale rapinatore imperialista al mondo, tenendo in schiavitù coloniale innumerevoli milioni di indiani ed africani. Gli stessi cinici calcoli possono essere percepiti nel caso di ognuna delle nazioni belligeranti, dalla più grande alla più piccola.

Guardando indietro, con la saggezza del giudizio retrospettivo, non è difficile comprendere le ragioni della catastrofe del 1914. Vi erano molti altri fattori, come il conflitto tra Russia ed Austria-Ungheria per il dominio dei Balcani e le ambizioni dello zarismo di prendere Costantinopoli dalle mani tremolanti del morente Impero Ottomano. La sanguinosa ferocia delle Guerre Balcaniche del 1912-13 è stato un avvertimento ed in diverse occasioni le grandi potenze vennero quasi alle mani prima del 1914.

Tuttavia, nonostante tutti i segni di avvertimento, molte persone credevano che la guerra non sarebbe avvenuta. La Gran Bretagna e la Germania erano i maggiori partner commerciali l'una dell'altra dopo gli USA. Certamente non si sarebbero combattute l'un l'altra? Anche ora, cento anni dopo, alcuni colti accademici (Dio ci salvi dai colti accademici!) sostengono che la Grande Guerra non era affatto necessaria, che poteva trovarsi una soluzione diplomatica e che l'umanità poteva avere evitato molti inconvenienti non necessari e vivere da allora felicemente.

Cento anni dopo il Grande Macello, è abituale, non soltanto per i nostri amici colti accademici, non soltanto per i pacifisti sentimentali, ma anche per i politici borghesi piangere oceani di lacrime di coccodrillo sulla "inutilità della guerra", sulla futile perdita di vite e via di seguito. Dobbiamo "imparare dalla storia", ci informano, di modo che non si ripeta mai. Il fatto che ogni giorno migliaia di persone continuino ad essere massacrate in delle guerre sfugge alla loro attenzione. Almeno cinque milioni sono periti in Congo, che dimostra quanto giusto fosse Hegel quando scrisse che la sola lezione che si può trarre dalla storia è che nessuno ha mai imparato nulla da essa.

Se soltanto la condotta degli affari bellici potesse essere tolta dalle mani incompetenti dei politici, dei banchieri e dei generali e ceduta ai dotti ed infinitamente saggi signore e signori delle università! Se soltanto il mondo potesse essere governato dalla mano cortese della Ragione! Che luogo felice sarebbe! Sfortunatamente, l'intero corso della storia umana da almeno dieci millenni ha provato che gli affari dell'umanità non sono mai stati governati dalla Ragione. Questo è già stato rilevato da Hegel, che, nonostante i suoi pregiudizi idealisti, è spesso giunto vicino alla verità, come quando scrisse che sono gli interessi e non la Ragione che governano la vita delle nazioni.

Perché nel recente periodo non vi è stata un'altra guerra mondiale?

E' possibile trarre degli utili paralleli tra lo stato delle cose nel 1914 ed oggi? Le analogie storiche possono essere utili entro certi limiti, ma è sempre necessario tenere fermamente in mente questi limiti. In realtà, la storia si ripete, ma non fa mai esattamente nello stesso modo.

Il parallelo più essenziale è che oggi le contraddizioni del capitalismo sono emerse ancora una volta in maniera esplosiva su scala mondiale. Un lungo periodo di espansione capitalista che porta qualche evidente somiglianza al periodo che precedette la Prima Guerra Mondiale è giunto ad una fine drammatica nel 2008. Ora siamo alle prese con la più grave crisi economica nell'intera storia di 200 anni di capitalismo.

Contrariamente alle teorie degli economisti borghesi, la globalizzazione non ha abolito le contraddizioni fondamentali del capitalismo. Le ha soltanto riprodotte su scala più vasta che mai prima: ora la globalizzazione si manifesta come una crisi globale del capitalismo. La causa all'origine della crisi è esattamente la stessa del 1914: la rivolta delle forze produttive contro i due ostacoli fondamentali che stanno impedendo il progresso umano, la proprietà privata dei mezzi di produzione e lo stato nazione.

Degli ex marxisti come Eric Hobsbawm credevano che la globalizzazione avrebbe messo fine al conflitto nazionale. Il revisionista Karl Kautsky cento anni fa affermò esattamente la stessa cosa. La Prima Guerra Mondiale ha dimostrato la falsità di questa teoria. E lo stato del nostro mondo nel 2014 dimostra la stupidità del neo-revisionismo di Hobsbawm. Quanto più profondo è stato Lenin, il cui classico libro L'imperialismo, fase suprema del capitalismo è tanto nuovo e rilevante quanto il giorno in cui fu scritto.

Tuttavia vi sono delle importanti differenze. In due occasioni gli imperialisti hanno cercato di risolvere le loro contraddizioni con la guerra: nel 1914 e nel 1939. Perché questo non può accadere di nuovo? Effettivamente, le contraddizioni tra gli imperialisti sono ora così marcate che in passato avrebbero già portato alla guerra. La domanda da porsi è: perché il mondo non è in guerra ancora una volta?

La risposta è che è cambiato l'equilibrio delle forze su scala mondiale. La Germania non avrebbe nessun motivo di invadere il Belgio o di impadronirsi dell'Alsazia-Lorena, per la semplice ragione che la Germania controlla già l'intera Europa tramite la sua potenza economica. Tutte le decisioni importanti sono prese dalla Merkel e dalla Bundesbank, senza che sia stato sparato un solo colpo. Forse la Francia può cominciare una guerra di indipendenza nazionale dalla Germania? E' sufficiente porre la questione per vederne immediatamente l'assurdità.

La realtà delle cose è che i vecchi stati nani d'Europa hanno cessato molto tempo fa di giocare qualsiasi ruolo indipendente nel mondo. Questo perché la borghesia europea è stata costretta a formare l'Unione Europea, nel tentativo di competere su scala mondiale con gli USA, la Russia ed ora anche la Cina. Ma una guerra tra l'Europa ed ognuno degli stati summenzionati è interamente esclusa. A parte da ogni altra cosa, l'Europa manca di esercito, marina ed aviazione. Tali eserciti che esistono sono mantenuti gelosamente sotto il controllo delle differenti classi dominanti, che, dietro la facciata dell'"unità" europea, stanno combattendo come gatti in un sacco per difendere i loro "interessi nazionali".

Da un punto di vista militare, nessun paese può opporsi alla colossale potenza militare degli USA. Ma anche quella potenza ha dei limiti. Vi sono delle vistose contraddizioni tra USA, Cina e Giappone nel Pacifico. Nel passato questo avrebbe portato alla guerra. Ma la Cina non è più un paese debole, arretrato, semi-coloniale che possa essere invaso facilmente e ridotto a servitù coloniale. E' una crescente potenza economica e militare, che sta flettendo i muscoli ed asserendo i suoi interessi.

Gli USA si sono già scottati fortemente le dita in Iraq ed Afghanistan. Non sono stati in grado di intervenire in Siria. Come potrebbero anche considerare una guerra con un paese come la Cina quando non può neppure rispondere alle continue provocazioni della Corea del Nord? La questione è molto concreta.

Guerra e rivoluzione

Prima del 1914 le illusioni della borghesia erano condivise dai leader del movimento dei lavoratori in Europa occidentale. I leader socialdemocratici, mentre rendevano rispetto puramente verbale alle idee del socialismo e della lotta di classe ed il Primo Maggio facevano discorsi che sembravano radicali e persino rivoluzionari, avevano in pratica abbandonato la prospettiva della rivoluzione socialista a favore del riformismo: la nozione che pacificamente, gradualmente, in modo indolore potessero trasformare il capitalismo nel socialismo in qualche momento distante nel futuro.

In un congresso internazionale dopo l'altro, i socialdemocratici che a quel tempo comprendevano Lenin, Trotsky, Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht – votavano per delle risoluzioni che impegnavano l'Internazionale ad opporsi ad ogni tentativo degli imperialisti di lanciare una guerra e persino a prendere vantaggio della situazione per organizzare una lotta rivoluzionaria contro il capitalismo e l'imperialismo.

A loro eterna vergogna, tutti i leader della Seconda Internazionale (con l'eccezione di russi, serbi ed irlandesi) tradirono la classe lavoratrice appoggiando la "loro" classe dominante su basi "patriottiche". Come risultato, milioni di lavoratori in uniforme furono condannati a morte nei fangosi campi della morte delle Fiandre. Il grido a raccolta di "lavoratori del mondo unitevi" sembrava essere una atroce ironia mentre lavoratori tedeschi, francesi, russi e britannici si sparavano e si colpivano con la baionetta a morte l'un l'altro nell'interesse dei loro padroni. La situazione sembrava assolutamente disperata. Tuttavia la guerra imperialista finì in rivoluzione.

La Rivoluzione Russa offrì all'umanità una via d'uscita dall'incubo di guerre, povertà e sofferenza. Ma l'assenza di una leadership rivoluzionaria su scala internazionale significò che questa possibilità venne bloccata in un paese dopo l'altro. Il risultato fu una nuova crisi ed una nuova ed ancora più terribile guerra imperialista, che portò alla morte di 55 milioni di persone e quasi provocò il collasso della civiltà umana.

Due guerre mondiali sono prova sufficiente che il sistema capitalista aveva esaurito completamente il suo potenziale di progresso. Ma Lenin rilevò che, a meno che non venga rovesciato dalla classe lavoratrice, il capitalismo può sempre trovare una via d'uscita anche dalla più grave crisi economica. Ciò che Lenin vide come una possibilità teorica nel 1920 avvenne realmente dopo il 1945. Come il risultato di una particolare concatenazione di circostanze storiche, il sistema capitalista entrò in un nuovo periodo di ripresa. La prospettiva della rivoluzione socialista, almeno nei paesi capitalisti sviluppati, venne rinviata.

Come nei due decenni prima del 1914, la borghesia ed i suoi apologeti erano ubriachi di illusioni. E proprio come allora, i leader del movimento dei lavoratori echeggiavano queste illusioni. Ancora più di allora, hanno abbandonato ogni finzione di stare per il socialismo e hanno sinceramente abbracciato "il mercato". Ma ora la ruota ha compiuto un giro completo. Nel 2008 il frutto del successo si è trasformato in cenere nella loro bocca. Come nel 1914 la storia ha dato loro un amaro risveglio.

Molta gente a sinistra si chiede perché, se vi è una tale profonda crisi, le masse non si siano sollevate. Coloro che pongono queste domande li rinviamo al 1914. Perché quella crisi non portò immediatamente ad un movimento rivoluzionario? Perché i lavoratori si radunarono entusiasticamente sotto la bandiera? Qui la logica formale e le generalizzazioni astratte non forniranno nessuna risposta. Soltanto la conoscenza della dialettica può gettare luce sulla questione.

Diversamente dagli idealisti, che pensano che la consapevolezza umana sia la forza motrice di tutto il progresso, il materialismo dialettico spiega che la consapevolezza umana sia estremamente conservatrice. Uomini e donne aderiscono sempre a ciò che è familiare: tradizione, abitudine e routine pesano pesantemente sulla mente. Il capitalismo genera abitudini all'obbedienza che durano tutta la vita, che sono semplicemente trasferite dalla scuola alla linea di montaggio della fabbrica e da lì alle caserme.

La classe dominante possiede mille modi per formare la consapevolezza: la scuola, il pulpito, i mass media e sopra tutto quell'invisibile ma potente forza che chiamiamo opinione pubblica. Le masse prenderanno sempre la strada della minima resistenza, finché i colpi di martello di grandi eventi le costringeranno a mettere in dubbio i valori, la moralità, la religione e le convinzioni che hanno plasmato il loro pensiero tutta la loro vita.

Questo processo prende tempo. Non è una linea diritta, ma molto contraddittoria. Gli stessi soldati che in agosto e settembre del 1914 sventolavano bandiere e cantavano canzoni patriottiche furono quelli che presero la bandiera rossa e cantavano l'Internazionale tre o quattro anni più tardi. Un immenso abisso separava i due fenomeni un abisso riempito da immense sofferenze, orrori e morte. E' stata una dura lezione, ma è stata una lezione ben appresa.

Che dire di oggi? Non c'è nessuna guerra, almeno nel senso del 1914. Ma dal punto di vista della storia l'anno 2008 sarà visto essere stato un punto di svolta tanto grande quanto allora. Il grande processo di apprendimento è iniziato. Vi sembra troppo lento? Ma la storia procede secondo le proprie leggi e le proprie velocità, che non possono essere rese più veloci dall'impazienza.

Nel 1806, quando stava completando il suo grande "viaggio di scoperta", La fenomenologia della mente, Hegel vide Napoleone cavalcare attraverso le strade di Jena ed esclamò: "Ho visto lo Spirito del Mondo a cavallo!" La Bibbia afferma: "Loro hanno occhi ma non vedono". Guardatevi attorno! Non riuscite a vedere già prove di cambiamento nella situazione? Nelle strade di Istanbul ed Atene, San Paolo e Madrid, Il Cairo e Lisbona, le masse stanno cominciando a muoversi.

Oggi possiamo affermare che lo Spirito del Nuovo Mondo è in marcia ovunque, non sotto forma di eroe individuale, ma nella persona di milioni di eroi ed eroine sconosciuti che stanno lentamente ma decisamente traendo delle conclusioni e muovendosi in azione per prendere nelle loro mani il proprio destino.

Lenin dichiarò: "il capitalismo è orrore senza fine". Le sanguinose convulsioni che si diffondono per tutto il mondo dimostrano che aveva ragione. I moralisti della classe media piangono e si lamentano di questi orrori, ma non hanno nessuna idea di quali siano le cause, ancora meno della soluzione. Pacifisti, "verdi", femministe ed altri puntano ai sintomi ma non alla causa sottostante, che si trova in un sistema sociale malato che è sopravvissuto al suo ruolo storico.

Gli orrori che vediamo davanti a noi sono soltanto i sintomi esterni dell'agonia di morte del capitalismo. Ma sono anche le doglie del parto di una nuova società che sta lottando per nascere. E' nostro compito accorciare queste doglie ed accelerare la nascita di una nuova e genuinamente umana società.

Una volta qualcuno raccontò al rivoluzionario spagnolo Durruti: "Se sarai vittorioso siederai in cima ad un mucchio di rovine". Al che Durruti rispose:

"Siamo sempre vissuti in catapecchie e breccia nel muro. Per una volta sapremo come accomodarci. Perché, non devi dimenticare, possiamo anche costruire. Siamo noi che abbiamo costruito questi palazzi e città, qui in Spagna ed in America e dovunque. Noi, i lavoratori, possiamo costruirne altri che ne prendano il posto. E migliori. Non siamo per nulla spaventati dalle rovine. Noi erediteremo la terra. Su questo non vi è il più piccolo dubbio. La borghesia può far saltare il proprio mondo prima di lasciare il palcoscenico della storia. Non portiamo un nuovo mondo, qui, nei nostri cuori. Quel mondo sta crescendo in questo momento".

Londra, 6 gennaio 2014