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Con ostinata tenacia, la
Germania sta continuando a dare priorità al salvataggio delle banche
tedesche dai loro prestiti sconsiderati alle banche ed ai governi
dell'europeriferia, rispetto al benessere di milioni di lavoratori
nei cosiddetti 'paesi del deficit'. Come ora mettono in evidenza i
giornalisti finanziari, i mercati per i buoni statali greci,
irlandesi e portoghesi e per i derivati del credito utilizzati per
assicurarli rivelano già che l'ostinazione tedesca manca di
qualsiasi credibilità. Nel breve termine, costringere al rimborso
dei debiti attraverso tagli selvaggi della spesa pubblica sta avendo
esattamente le conseguenze che predice l'economia keynesiana:
ridurre drasticamente l'occupazione ed i redditi del settore
pubblico porta ad un peggioramento del deficit del settore
pubblico, poiché calano le entrate fiscali (sia dai redditi che
dalla spesa dei consumatori) e il conto dello stato sociale cresce.
Nel medio termine, l'austerità continuata rende impossibile
intraprendere gli investimenti, sia pubblici che privati, che sono
essenziali se i paesi indebitati devono migliorare la loro
competitività internazionale. Prima o poi, gli obbligazionisti
sovrani dovranno essere costretti ad accettare perdite e ciò
significa che alla fine le banche in tutta l'Europa dovranno fare lo
stesso.
Strategie d'uscita?
L'epicentro delle attuali discussioni è sul trovare una via
d'uscita da questo dilemma. Secondo i dati di
Martin Wolf, che sono prodotti dall'FMI, alle banche tedesche che
hanno prestato all'estero è attualmente dovuto più del 150% del loro
capitale netto totale da banche e governi di Portogallo, Irlanda,
Grecia e Spagna. Le banche francesi sono seconde con appena sotto il
100% del loro capitale esposto, le banche nel resto dell'eurozona
con intorno al 50% e le banche del Regno Unito con circa il 45%. Le
classifiche riflettono le posizioni relative di questi paesi in
termini di bilance commerciali e fiscali: la Germania è celebre per
il suo permanente saldo attivo della bilancia commerciale, sia con
il resto dell'eurozona che con il resto del mondo nel complesso e
per il suo alto tasso di risparmio interno.
Il grande dilemma che il cancelliere
Angela Merkel
affronta è precisamente quello, perché le banche tedesche
non potendo arricchirsi, come hanno fatto le loro controparti
britanniche, spingendo prestiti ad alto interesse
su un dissoluto settore domestico, sono finite a prestare
all'estero; e dal momento che non avevano né le reti di filiali né
la conoscenza locale per prestare direttamente alle famiglie ed alle
imprese dell'europeriferia, sono state felici di scoprire che i
governi e le banche locali erano molto disposte a prendere in
prestito da loro. Inoltre, le banche locali sono state fin troppo
spesso in grado di far denaro facile utilizzando quei prestiti per
acquistare titoli emessi dai loro governi.
Cosa possiamo imparare dalla storia economica e finanziaria che
potrebbe aiutare la signora Merkel e gli eurobanchieri nel loro
momento di agitazione? Il luogo ovvio per partire potrebbe essere la
crisi del debito sovrano che ha afflitto il Terzo Mondo e
specialmente, l'America Latina negli anni '80. Qui l'attuale
segretario generale dell'OCSE,
Angel Gurría,
che è stato un risoluto sostenitore del programma di
austerità del ministro delle finanze
George Osborne
in Gran Bretagna, è particolarmente ben
piazzato per consigliarli, perché era uno del piccolo gruppo di
funzionari messicani che ha negoziato la risoluzione del debito
messicano durante la grande composizione del 1982. Le grandi banche
centri del denaro di
New York, Londra e Tokyo, come pure l'FMI ed i creditori sovrani
ricchi di petrolio come l'Arabia Saudita, sono stati tutti persuasi
a prendere ciò che ora viene chiamato con indifferenza un 'taglio di
capelli',sotto la minaccia che la moratoria del servizio del debito
messicano avrebbe portato, se fosse diventato un completo default
sul debito, al crollo del sistema finanziario internazionale.
Debito non rimborsabile
Naturalmente, i consiglieri della Merkel e specialmente la
Banca Centrale Europea, risponderanno che l'eurozona del 2011 non è
il Terzo Mondo del 1982. Comunque, un debito non rimborsabile è
un debito non rimborsabile, senza riguardo a tempo e luogo. Nel
solito caso da manuale, i
debiti non rimborsabili, sia privati che pubblici, possono essere
socializzati dallo stato sovrano imponendo il necessario carico
fiscale sui cittadini: è precisamente per questo che in tempi
normali il debito statale viene considerato il meno rischioso. Ma
comunque quanto possiamo aver cercato di ignorare il fatto, dal
momento del suo lancio sappiamo tutti che l'euro non poteva
funzionare nello stesso modo di una valuta da libro di testo
nell'assenza di una singola autorità fiscale europea e di un
bilancio unificato. E' possibile che questo spieghi la riluttanza
delle autorità monetarie in tutto il mondo ad accordare all'euro il
ruolo di una reale alternativa al dollaro come valuta di riserva,
sebbene ciò possa attribuire loro più intelligenza di quanta ne
abbiano dimostrata in altri particolari negli ultimi venti anni di
bolle e crisi. Inoltre, se avessimo esaminato più da vicino le
finanze pubbliche di certi stati federali, particolarmente gli USA e
la Germania ma anche più a distanza il Messico e la Nigeria,
potremmo aver capito come la diffusione dell'autorità politica in
materie fiscali può indebolire anche seriamente la storia da
manuale.
Ad ogni modo, applicando il vecchio adagio del 'seguire il
denaro'
–
in questo caso, indietro dai mutuatari ai prestatori e da lì
alla loro fonte finale di risparmiatori di vario tipo
– possiamo vedere quanto è frustrante per l'alta finanza
tedesca. Sembrava avere avuto un notevole successo nell'ottenere che
i lavoratori tedeschi pagassero i costi dell'unificazione
post-comunista della Germania:
gli
Hartz rounds
delle 'riforme' del mercato del lavoro e la stretta
cooperazione
– qualunque la loro retorica
– dei sindacati, ha permesso alla Germania di riguadagnare
e poi di incrementare il suo vantaggio competitivo nella produzione.
All'interno dell'eurozona di recente formata, ciò poteva significare
soltanto una cosa: grandi deficit commerciali negli stati membri
meno competitivi, pareggiati dall'affluire di capitale dalla
Germania e dal resto del ricco euronord.
Proprio come la Cina ha sostenuto la domanda USA con il leale
acquisto di buoni del Tesoro USA, così la Germania ha sostenuto la
domanda dell'europeriferia con la prontezza delle sue banche ad
acquistare il debito statale e bancario. Ma vi è una differenza
vitale: il dollaro è la valuta di riserva e commerciale mondiale
preminente, da una lunghissima distanza (più del 60% paragonato ad
attorno al 25% per l'euro) e perciò le autorità monetarie degli USA
godono dei privilegi di 'signoraggio': in altre parole, i mercati
monetari fuggiranno verso la sicurezza in periodi di difficoltà, il
loro comportamento del gregge confermando la posizione unicamente
privilegiata del dollaro. Tutto ciò di cui deve preoccuparsi la Fed
è l'opposizione delle persone capricciose al Congresso; mentre la
Banca Centrale Europea (BCE) non deve soltanto convincere i mercati
di sapere ciò che sta facendo, ma deve anche fare in modo che i 17
governi dell'eurozona siano d'accordo. Vi sono dunque forti ragioni
per l'inerzia e l'indecisione istituzionale.
Qualunque cosa succeda nei prossimi mesi, pare sempre più
chiaro che costringere
Grecia, Portogallo ed Irlanda
al completo rimborso del debito secondo il piano non può
funzionare. Ma questo serve ad evidenziare una lezione della storia
che ci riporta molto indietro oltre il caso messicano degli anni
'80. E la grande ironia è che il paese debitore in questione non era
il Portogallo, la Grecia o l'Irlanda, ma la Germania. Quando nel
1919 a
Versailles
gli alleati vittoriosi imposero un fardello impossibile di
pagamenti per riparazioni di guerra sulla Germania, il risultato fu
disastroso, come avvertì al tempo il giovane Keynes nel suo famoso
pamphlet
Le conseguenze economiche della pace.
Proprio secondo molti storici fu l'imposizione di un'austerità
senza fine sui tedeschi che procurò le condizioni economiche e
sociali sottostanti all'ascesa di Hitler. Peraltro, è stato
attraverso l'assorbimento delle lezioni di quella politica
disastrosa che gli USA si persuasero, dopo il 1945, ad intraprendere
una rotta d'azione completamente opposta nel
piano di aiuti Marshall,
che permise la ricostruzione economica della Germania e
dell'Europa occidentale nel complesso. Sicuramente l'elite politica
e finanziaria della Germania oggi conosce abbastanza della storia
del suo paese per rendersi conto che l'austerità non è la risposta? •
Hugo Radice membro a vita della School of Politics and
International Studies, Università di Leeds.
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