The B u l l e t

Socialist Project • E-Bulletin No. 504
20 maggio 2011

 

La Germania e la crisi del debito sovrano dell'eurozona:
le lezioni della storia

Hugo Radice

 

 

"L'eurozona ha deciso che le perdite dei creditori del settore privato dovrebbero essere socializzate e che il peso finale dovrebbe ricadere sui contribuenti dei paesi del deficit. Gli ultimi quindi subiranno prima una depressione ed in seguito anni di austerità fiscale".

— Martin Wolf, “L'eurozona dopo Strauss-Kahn,” Financial Times, 18 maggio 2011.

 

 

Con ostinata tenacia, la Germania sta continuando a dare priorità al salvataggio delle banche tedesche dai loro prestiti sconsiderati alle banche ed ai governi dell'europeriferia, rispetto al benessere di milioni di lavoratori nei cosiddetti 'paesi del deficit'. Come ora mettono in evidenza i giornalisti finanziari, i mercati per i buoni statali greci, irlandesi e portoghesi e per i derivati del credito utilizzati per assicurarli rivelano già che l'ostinazione tedesca manca di qualsiasi credibilità. Nel breve termine, costringere al rimborso dei debiti attraverso tagli selvaggi della spesa pubblica sta avendo esattamente le conseguenze che predice l'economia keynesiana: ridurre drasticamente l'occupazione ed i redditi del settore pubblico porta ad un peggioramento del deficit del settore pubblico, poiché calano le entrate fiscali (sia dai redditi che dalla spesa dei consumatori) e il conto dello stato sociale cresce. Nel medio termine, l'austerità continuata rende impossibile intraprendere gli investimenti, sia pubblici che privati, che sono essenziali se i paesi indebitati devono migliorare la loro competitività internazionale. Prima o poi, gli obbligazionisti sovrani dovranno essere costretti ad accettare perdite e ciò significa che alla fine le banche in tutta l'Europa dovranno fare lo stesso.

Strategie d'uscita?

L'epicentro delle attuali discussioni è sul trovare una via d'uscita da questo dilemma. Secondo i dati di Martin Wolf, che sono prodotti dall'FMI, alle banche tedesche che hanno prestato all'estero è attualmente dovuto più del 150% del loro capitale netto totale da banche e governi di Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna. Le banche francesi sono seconde con appena sotto il 100% del loro capitale esposto, le banche nel resto dell'eurozona con intorno al 50% e le banche del Regno Unito con circa il 45%. Le classifiche riflettono le posizioni relative di questi paesi in termini di bilance commerciali e fiscali: la Germania è celebre per il suo permanente saldo attivo della bilancia commerciale, sia con il resto dell'eurozona che con il resto del mondo nel complesso e per il suo alto tasso di risparmio interno.

Il grande dilemma che il cancelliere Angela Merkel affronta è precisamente quello, perché le banche tedesche non potendo arricchirsi, come hanno fatto le loro controparti britanniche, spingendo prestiti ad alto interesse su un dissoluto settore domestico, sono finite a prestare all'estero; e dal momento che non avevano né le reti di filiali né la conoscenza locale per prestare direttamente alle famiglie ed alle imprese dell'europeriferia, sono state felici di scoprire che i governi e le banche locali erano molto disposte a prendere in prestito da loro. Inoltre, le banche locali sono state fin troppo spesso in grado di far denaro facile utilizzando quei prestiti per acquistare titoli emessi dai loro governi.

Cosa possiamo imparare dalla storia economica e finanziaria che potrebbe aiutare la signora Merkel e gli eurobanchieri nel loro momento di agitazione? Il luogo ovvio per partire potrebbe essere la crisi del debito sovrano che ha afflitto il Terzo Mondo e specialmente, l'America Latina negli anni '80. Qui l'attuale segretario generale dell'OCSE, Angel Gurría, che è stato un risoluto sostenitore del programma di austerità del ministro delle finanze George Osborne in Gran Bretagna, è particolarmente ben piazzato per consigliarli, perché era uno del piccolo gruppo di funzionari messicani che ha negoziato la risoluzione del debito messicano durante la grande composizione del 1982. Le grandi banche centri del denaro di New York, Londra e Tokyo, come pure l'FMI ed i creditori sovrani ricchi di petrolio come l'Arabia Saudita, sono stati tutti persuasi a prendere ciò che ora viene chiamato con indifferenza un 'taglio di capelli',sotto la minaccia che la moratoria del servizio del debito messicano avrebbe portato, se fosse diventato un completo default sul debito, al crollo del sistema finanziario internazionale.

Debito non rimborsabile

Naturalmente, i consiglieri della Merkel e specialmente la Banca Centrale Europea, risponderanno che l'eurozona del 2011 non è il Terzo Mondo del 1982. Comunque, un debito non rimborsabile è un debito non rimborsabile, senza riguardo a tempo e luogo. Nel solito caso da manuale, i debiti non rimborsabili, sia privati che pubblici, possono essere socializzati dallo stato sovrano imponendo il necessario carico fiscale sui cittadini: è precisamente per questo che in tempi normali il debito statale viene considerato il meno rischioso. Ma comunque quanto possiamo aver cercato di ignorare il fatto, dal momento del suo lancio sappiamo tutti che l'euro non poteva funzionare nello stesso modo di una valuta da libro di testo nell'assenza di una singola autorità fiscale europea e di un bilancio unificato. E' possibile che questo spieghi la riluttanza delle autorità monetarie in tutto il mondo ad accordare all'euro il ruolo di una reale alternativa al dollaro come valuta di riserva, sebbene ciò possa attribuire loro più intelligenza di quanta ne abbiano dimostrata in altri particolari negli ultimi venti anni di bolle e crisi. Inoltre, se avessimo esaminato più da vicino le finanze pubbliche di certi stati federali, particolarmente gli USA e la Germania ma anche più a distanza il Messico e la Nigeria, potremmo aver capito come la diffusione dell'autorità politica in materie fiscali può indebolire anche seriamente la storia da manuale.

Ad ogni modo, applicando il vecchio adagio del 'seguire il denaro' in questo caso, indietro dai mutuatari ai prestatori e da lì alla loro fonte finale di risparmiatori di vario tipo possiamo vedere quanto è frustrante per l'alta finanza tedesca. Sembrava avere avuto un notevole successo nell'ottenere che i lavoratori tedeschi pagassero i costi dell'unificazione post-comunista della Germania: gli Hartz rounds delle 'riforme' del mercato del lavoro e la stretta cooperazione qualunque la loro retorica dei sindacati, ha permesso alla Germania di riguadagnare e poi di incrementare il suo vantaggio competitivo nella produzione. All'interno dell'eurozona di recente formata, ciò poteva significare soltanto una cosa: grandi deficit commerciali negli stati membri meno competitivi, pareggiati dall'affluire di capitale dalla Germania e dal resto del ricco euronord.

Proprio come la Cina ha sostenuto la domanda USA con il leale acquisto di buoni del Tesoro USA, così la Germania ha sostenuto la domanda dell'europeriferia con la prontezza delle sue banche ad acquistare il debito statale e bancario. Ma vi è una differenza vitale: il dollaro è la valuta di riserva e commerciale mondiale preminente, da una lunghissima distanza (più del 60% paragonato ad attorno al 25% per l'euro) e perciò le autorità monetarie degli USA godono dei privilegi di 'signoraggio': in altre parole, i mercati monetari fuggiranno verso la sicurezza in periodi di difficoltà, il loro comportamento del gregge confermando la posizione unicamente privilegiata del dollaro. Tutto ciò di cui deve preoccuparsi la Fed è l'opposizione delle persone capricciose al Congresso; mentre la Banca Centrale Europea (BCE) non deve soltanto convincere i mercati di sapere ciò che sta facendo, ma deve anche fare in modo che i 17 governi dell'eurozona siano d'accordo. Vi sono dunque forti ragioni per l'inerzia e l'indecisione istituzionale.

Qualunque cosa succeda nei prossimi mesi, pare sempre più chiaro che costringere Grecia, Portogallo ed Irlanda al completo rimborso del debito secondo il piano non può funzionare. Ma questo serve ad evidenziare una lezione della storia che ci riporta molto indietro oltre il caso messicano degli anni '80. E la grande ironia è che il paese debitore in questione non era il Portogallo, la Grecia o l'Irlanda, ma la Germania. Quando nel 1919 a Versailles gli alleati vittoriosi imposero un fardello impossibile di pagamenti per riparazioni di guerra sulla Germania, il risultato fu disastroso, come avvertì al tempo il giovane Keynes nel suo famoso pamphlet Le conseguenze economiche della pace. Proprio secondo molti storici fu l'imposizione di un'austerità senza fine sui tedeschi che procurò le condizioni economiche e sociali sottostanti all'ascesa di Hitler. Peraltro, è stato attraverso l'assorbimento delle lezioni di quella politica disastrosa che gli USA si persuasero, dopo il 1945, ad intraprendere una rotta d'azione completamente opposta nel piano di aiuti Marshall, che permise la ricostruzione economica della Germania e dell'Europa occidentale nel complesso. Sicuramente l'elite politica e finanziaria della Germania oggi conosce abbastanza della storia del suo paese per rendersi conto che l'austerità non è la risposta?

Hugo Radice membro a vita della School of Politics and International Studies, Università di Leeds.