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Ilmodello tedesco e l'attacco ai lavoratori europei

9 aprile 2012

 

Giovedì scorso, il presidente francese Nicolas Sarkozy ha promesso di attuare un severo programma di austerità se dovesse ottenere un altro mandato nelle elezioni del prossimo mese. Ha annunciato la sua intenzione di risparmiare €53 miliardi principalmente attraverso licenziamenti di massa nel settore pubblico e tagli all'assistenza sanitaria. Il candidato del Partito Socialista François Hollande, in un'intervista alla radio ha dichiarato che se eletto avrebbe intrapreso una immediata revisione di tutta la spesa statale e congelato numerosi programmi.

Ancor prima Sarkozy ha annunciato piani per tagliare il costo del lavoro di €13 miliardi e paragonato le sue proposte al programma Agenda 2010 introdotto anni prima in Germania. Sarkozy ha osservato che Agenda 2010 è risultato in una riduzione significativa del costo del lavoro in Germania, migliorando la competitività del paese contro quella della Francia. Se la Francia vuole ridurre il suo tasso di disoccupazione al livello tedesco, dovrà seguire il "modello tedesco" e prendere misure simili, ha affermato Sarkozy.

All'inizio di quest'anno, il primo ministro "tecnocratico" non eletto dell'Italia, Mario Monti, ha reso ad Agenda 2010 un omaggio simile ed ha dichiarato che la Germania aveva vinto la disputa economica in Europa.

Agenda 2010 è relativo ad una serie di misure introdotte dal governo socialdemocratici (SPD)-verdi guidato da Gerhard Schröder tra il 1998 ed il 2005. Questo governo ha introdotto i più aperti attacchi allo stato sociale nella storia tedesca post II G.M. Mentre ha ridotto drasticamente la spesa sociale attraverso la parziale privatizzazione del sistema pensionistico e delle "riforme" del mercato del lavoro che hanno portato a sostanziali riduzioni nei costi salariali delle imprese, la SPD ed i verdi hanno abbassato il tasso d'imposta massimo ed abolito l'imposta addizionale sulla ricchezza.

Il risultato è stato la creazione di un enorme settore sottopagato. Attualmente, più del 23% della forza lavoro in Germania è impiegata in posti di lavoro sottopagati, guadagnando in media meno di €7 l'ora. Circa 4,9 milioni di lavoratori sono impiegati nei cosiddetti mini-jobs, che esentano il datore di lavoro da costi del lavoro aggiuntivi. Centinaia di migliaia sono stati costretti dalle agenzie del lavoro federali a prendere posti di lavoro per i quali ricevono soltanto €1 l'ora, più vitto e alloggio.

In aggiunta, le imprese tedesche sono state in grado di eludere i requisiti del salario minimo e gli accordi contrattuali attraverso i cosiddetti contratti di servizio, in base ai quali i dipendenti non sono più protetti dalle leggi sul lavoro e possono essere pagati una miseria. In alcune imprese, i lavoratori impiegati sulla base di questi contratti superano già di numero quelli che lavorano in base ad un contratto regolare.

Lo scopo del patto fiscale concordato dai ministri delle finanze della UE all'inizio di marzo è di estendere questo modello in tutta Europa. In gennaio, il cancelliere tedesco Angela Merkel ha chiarito che in Europa la priorità non era soltanto di tagliare la spesa statale, ma anche di distruggere i diritti dei lavoratori. "L'Europa può sostenere la sua competizione internazionale con le potenze nascenti come Cina e Brasile soltanto se è competitiva come la Germania", ha dichiarato.

Il primo laboratorio per questo assalto furioso contro la classe lavoratrice è la Grecia. Il paese è stato scelto dalle classi dominanti d'Europa per sottoporre a esame quelle misure che saranno imposte alla classe lavoratrice di tutto il continente.

Oltre ai licenziamenti di massa ed ai tagli salariali, allo smantellamento dei sistemi di previdenza sociale ed agli aumenti delle imposte sui consumi, il paese sta venendo trasformato in un paradiso fiscale per le imprese. Il salario minimo mensile del paese è stato tagliato di più di €160 a €590, le imposte sugli affari sono state ridotte e la maggior parte delle sovvenzioni al salario abolite.

La sofferenza sociale e la povertà scatenate da queste misure vengono utilizzate per abbattere i salari e le condizioni di lavoro a tutti i livelli. Il governo tedesco ha proposto l'istituzione di "aree di libero scambio" nella Grecia settentrionale. In queste zone speciali, il salario minimo di €590 sarà ridotto ad € 300 e l'imposta sulle società tagliata dal 20% al 2%.

Misure simili sono state introdotte in altri paesi europei. In Spagna, le imprese possono tagliare i salari e modificare le ore lavorative senza il consenso dei sindacati. Le leggi che proteggono i dipendenti contro il licenziamento e che fanno rispettare il loro diritto al risarcimento sono state seriamente ridotte.

In Italia, i contributi alla sicurezza sociale del datore di lavoro sono stati ridotti ed ora le imprese possono sovvertire i contratti esistenti e ridurre i salari.

Per incrementare ulteriormente la competitività, i politici più importanti in Germania chiedono un nuovo, ancora più draconiano pacchetto di "riforme", sotto la rubrica di “Agenda 2020”. L'ex cancelliere Schröder, che mantiene strette relazioni con società tedesche di primo piano, è andato così lontano da richiedere la scorsa settimana un'Agenda 2030. Ha insistito che i paesi sofferenti hanno dovuto cedere la loro sovranità nazionale ed accettare la nomina di un ministro delle finanze europeo per imporre nuovi tagli sociali di ampio raggio.

Quando Sarkozy, Monti ed altri rappresentanti politici del grande capitale europeo lodano il "modello tedesco", si riferiscono non soltanto ai massicci attacchi ai diritti ed ai livelli di vita dei lavoratori tedeschi. Alludono anche alla maniera nella quale questi attacchi sono stati imposti, cioè con la piena collaborazione dei sindacati.

Agenda 2010 è stata iniziata congiuntamente dal governo tedesco e dai sindacati. La riforma del lavoro chiave è stata sviluppata da una commissione guidata dai burocrati del sindacato IG Metall e dal direttore del personale della Volkswagen, Peter Hartz. Il governo ha essenzialmente approvato ad occhi chiusi il programma.

Quando nel 2004 sono scoppiate manifestazioni di massa in opposizione ai tagli allo stato sociale, i sindacati hanno lavorato instancabilmente per soffocarle e reprimerle.

Da allora, ogni successivo governo tedesco è stato in grado di fare completamente affidamento sui sindacati. Nel recente licenziamento di più di 11.000 dipendenti alla catena di empori Schlecker, il sindacato Verdi non soltanto ha respinto qualsiasi genere di azione industriale in difesa dei posti di lavoro, ma ha esercitato pressione sui lavoratori perché non intraprendessero nessuna azione legale contro la società. Finanziati dallo stato e dalle grandi società, i sindacati considerano loro ruolo principale la soppressione di ogni dissenso nel posto di lavoro.

E' questo il tanto vantato modello tedesco, lodato come un mezzo per tagliare salari e costo del lavoro in tutta Europa a livelli paragonabili a quelli di Cina e Brasile. I lavoratori possono difendere i loro posti di lavoro ed i loro livelli di vita soltanto unendosi attraverso i confini nazionali in rivolta contro la burocrazia sindacale e sulla base di una prospettiva socialista.

Christoph Dreier