SOCIALIST APPEAL  

THE MARXIST VOICE OF LABOUR AND YOUTH

 

 

Capitalismo: una generazione spedita in discarica

Venerdì, 5 luglio 2013

Scritto da Mo Paechter, Unite Community Londra

 

Un mese fa ho dato il mio CV a tutti i pub della zona di Londra nella quale vivo. Devo ancora ricevere una risposta da alcuno di questi. Il personale in alcuni pub mi ha raccontato che avevano ricevuto centinaia di CV ed era improbabile affatto che guardassero il mio.

La mia non è una storia unica. Cifre recenti della Higher Education Statistics Authority rivelano che 20.000 nuovi laureati erano disoccupati 6 mesi dopo avere lasciato l'università. Un terzo dei nuovi laureati deteneva 'posti non professionali' e vicino a 10.000 lavora in 'occupazioni elementari', posti di lavoro non qualificati come nei bar, fascicolatori e spazzatura delle strade. Abbiamo i disoccupati meglio istruiti di tutta la storia.

Secondo uno studio del TUC condotto lo scorso anno, nel Regno Unito vi sono approssimativamente 1,08 milioni di 'NEET' (Non nell'istruzione, occupazione o formazione) di età tra 16 e 25 anni, il numero più alto registrato. Un rapporto della Work Foundation rivela che il tasso di disoccupazione in Gran Bretagna sta salendo più velocemente che in ogni altro paese del G8.

La disoccupazione giovanile ha il suo costo per i singoli interessati. E' più probabile che i NEET siano coinvolti nell'abuso di sostanze stupefacenti. Uno studio del 2010 del Prince’s Trust collegava la disoccupazione ad aumentati tassi di insonnia, depressione ed attacchi di panico. Un'intera generazione di giovani è stata lasciata in discarica.

Dall'altra parte di questo avete un numero record di ultra 65enni che lasciano che i loro timori economici rimandino il ritiro un record di 1 milione secondo le nuove cifre dell'Office of National Statistics (ONS). E per quelli abbastanza fortunati da trovare o mantenersi attaccati a un posto di lavoro, le cifre dell'ONS dimostrano anche che i salari reali sono caduti ad un tasso record dalla recessione.

In Europa la situazione è ancora peggiore. Questo mese Angela Merkel ha annunciato che "La disoccupazione giovanile è... il problema più pressante che adesso affronta l'Europa". Il suo parlare di 'generazione perduta' è appropriato. In Spagna, la disoccupazione giovanile sta al 55%. In Grecia la cifra è del 62%. Ma persino queste cifra sbalorditive mascherano la realtà, poiché un numero molto maggiore è in grado di ottenere soltanto lavoro part-time ed occasionale mentre ciò che vuole realmente è un posto di lavoro fisso.

La realtà è che il capitalismo non si può permettere di impiegare la nostra generazione. Nel processo di competere l'uno con l'altro, i capitalisti investono in macchinari e riducono l'ammontare del lavoro umano necessario nella produzione. Questo significa che hanno bisogno di impiegare meno lavoratori.

Ma questo porta ad una contraddizione fondamentale del sistema capitalista: nonostante il crescente ammontare di ricchezza prodotta la vasta maggioranza della quale va ai capitalisti i lavoratori, che affrontano disoccupazione e bassi salari, non possono permettersi di acquistare i beni prodotti dalla classe lavoratrice.

I capitalisti scoprono che hanno prodotto più di quanto possano vendere; la produzione viene ridotta; nel processo i lavoratori vengono licenziati. Questo crea di nuovo lo stesso problema, portando ad un circolo vizioso nel quale i lavoratori ed i giovani vengono sacrificati sull'altare del profitto.

Questa situazione non può essere risolta all'interno del sistema capitalista. In un'economia costituita sulla base della produzione per bisogno, non per profitto, non esisterebbe nessuna di queste contraddizioni. Un'economia pianificata razionalmente su una base socialista e sotto il controllo dei lavoratori ci permetterebbe di risolvere il problema della disoccupazione che brucia la nostra società.

Sotto il socialismo, potremmo impiegare i disoccupati e dare orari più brevi a quelli che lavorano troppo. Potremmo abbassare l'età pensionabile ed aumentare i salari e le pensioni. Potremmo investire nell'istruzione, rottamare il prezzo degli studi, riportare l'EMA e pagare agli insegnanti degli stipendi decenti che meritano. In modo decisivo, potremmo reinvestire certa ricchezza nella produzione, tagliando progressivamente gli orari di lavoro con salari crescenti.

La generazione attuale di giovani non ha nessun futuro sotto il capitalismo. Ma la prospettiva del socialismo è un futuro per il quale vale la pena lottare.