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Perché Merkel ha vinto le elezioni tedesche

24 settembre 2013

 

Le elezioni tedesche di domenica scorsa hanno avuto molte caratteristiche particolari. Il Partito Liberale Democratico (FDP), che sedeva in modo costante nel Bundestag (parlamento), è stato coinvolto nel governo dal 1949, più a lungo di ogni altro partito e che rappresenta in modo più manifesto gli interessi del capitale finanziario, non è riuscito a superare la barriera del 5% richiesta per entrare in parlamento.

Il nuovo partito anti-euro "Alternativa per la Germania" (AFD), fondato appena alcuni mesi fa, si è assicurato tanti voti quanto l'FDP e ha mancato appena un posto al Bundestag.

Ma più evidente è stata la vittoria del cancelliere Angela Merkel e della sua Unione Cristiano-Democratica (CDU). Il partito, le cui brutali misure di austerità hanno scatenato violente proteste e dimostrazioni di massa in molti paesi europei, è stato in grado, assieme al partito fratello bavarese, l'Unione Cristiano-Sociale (CSU), di ottenere quasi il 41,5% dei voti.

Per contrasto, i partiti che agivano come opposizione apparentemente di sinistra sono stati puniti dagli elettori. I Verdi ed il Partito della Sinistra hanno perduto significativamente, il Partito Social-Democratico (SPD) ha ricevuto il 25,7% dei voti, che, nonostante un guadagno minimo, è stato il secondo peggior risultato elettorale nel periodo postbellico. Il motivo non è difficile da comprendere: la SPD, i Verdi ed il Partito della Sinistra non sono né di sinistra né un'opposizione.

La SPD è un partito dell'apparato dello stato e della burocrazia sindacale che ha perduto ogni contatto con la popolazione, che affronta con arroganza e superbia. Questo è come è stato considerato nella campagna elettorale. Ha accusato la Merkel di non avere il coraggio di imporre alla popolazione tedesca i tagli che ha imposto a Grecia, Spagna e Portogallo. Ha scelto Peer Steinbrück, un funzionario ministeriale di destra, come suo candidato per cancellierequalcuno che personifica la spietatezza e l'aggressività dell'apparato statale.

Durante la campagna, quando l'ex ministro dell'interno della SPD Otto Schily ha attaccato le critiche alla sorveglianza da parte dei servizi segreti come paranoidi, aggiungendo che legge ed ordine erano sempre stati un valore socialdemocratico, ha espresso la quintessenza del programma della SPD.

Mentre diventava evidente l'inevitabilità della sconfitta della SPD, Steinbrück ha attaccato il proprio partito. Ha affermato che desiderava che la SPD fosse stata più fiduciosa e coerente nel rappresentare "i grandi risultati" dell'era SPD-Verdi e specificamente le sue "riforme" contro la classe lavoratrice dello stato sociale e del lavoro.

Durante la campagna elettorale Verdi sono apparsi come la personificazione dell'opportunismo politico. Gli ex pacifisti ora sono tra i più ardenti fautori di guerre "umanitarie" e di severa disciplina di bilancio. Le fila del partito consistono principalmente di accademici e funzionari statali maggiori, che richiedono più influenza politica per l'elite intellettuale.

I massimi funzionari del Partito dei Verdi hanno risposto alla perdita di voti con un altro spostamento a destra, attaccando come loro più grande errore la proposta di un aumento di tasse per i ricchi. Il loro candidato di testa Jürgen Trittin ed il leader del partito Cem Özdemir hanno reso omaggio al cancelliere Merkel, sottolineando la loro prontezza a formare un governo di coalizione con la CDU/CSU.

Il ruolo più mendace nella campagna elettorale è stato giocato dal Partito della Sinistra. Non si è mai stancato di offrire alla SPD ed ai Verdi la sua cooperazione ed il suo sostegno. Il leader del partito Gregor Gysi ha dichiarato che la SPD ed i Verdi potevano meglio realizzare le loro politiche in alleanza con il Partito della Sinistra, esponendo così come ipocrite le chiacchiere del Partito della Sinistra sul miglioramento delle condizioni sociali.

Steinbrück e Trittin si sono entrambe inchinati alle richieste dei media e delle associazioni degli imprenditori per "più coraggio nel prendere misure antipopolari" e sono stati appoggiati dal Partito della Sinistra. Secondo queste condizioni, Angela Merkel ha potuto atteggiarsi come politico equilibrato che "dirige con mano ferma responsabilmente [il paese]", come ha affermato la notte delle elezioni.

In altre parole, la vittoria elettorale della Merkel è principalmente il risultato della completa bancarotta politica della SPD, del Partito della Sinistra e dei Verdi.

Le politiche di destra della SPD, dei Verdi e del Partito della Sinistra sono state particolarmente evidenti negli affari di politica estera. Non sarebbe la prima volta nella storia che una netta oscillazione a destra nella politica tedesca viene iniziata su questioni di politica estera.

Da qualche tempo, il governo USA richiede una maggiore partecipazione tedesca nelle guerre in Medio Oriente, lamentando che il cancelliere Merkel presta troppa attenzione al sentimento contro la guerra nella popolazione tedesca. Questa richiesta ha trovato appoggio nelle organizzazioni dei media vicini alla SPD e ai Verdi, come Zeit e taz. Quando il presidente Obama ha minacciato di bombardare la Siria, hanno risposto con pagine di propaganda bellica senza precedenti.

Hanno deriso l'esitazione e la riluttanza del governo Merkel. Il direttore di Zeit Josef Joffe ha biasimato la "mini-guerra" di Obama, domandando una "massiccia" guerra "su scala temporale indeterminata".

Se la Merkel, che ha bisogno di un nuovo partner di coalizione in seguito all'allontanamento della FDP, concorda un governo di coalizione con la SPD, questo sarebbe un chiaro segnale di un atteggiamento militare tedesco più aggressivo. La SPD, che assieme ai Verdi 15 anni fa ha ordinato la prima missione bellica internazionale della Bundeswehr (forze armate) contro la Jugoslavia, ha la necessaria spietatezza e l'arroganza burocratica per sfidare la profonda opposizione popolare alla guerra.

Il programma del prossimo governo sarà determinato in primo luogo dalle crescenti tensioni internazionali e quindi dal rapido peggioramento della crisi economica globale. Anche ora, le organizzazioni degli imprenditori richiedono tagli massicci ai servizi sociali in nome della competitività internazionale.

Finora, il governo Merkel aveva scaricato, in parte, la crisi economica sull'Europa meridionale. Ora cercherà di portare avanti all'interno la controrivoluzione sociale. Indennità di malattia, protezioni legali contro il licenziamento, congedo di maternità, sostegno legale della sicurezza sociale ecc.misure già minate dall'occupazione sottopagata e precaria della Germaniadovranno ora essere abolite.

Nello spettro della politica ufficiale non vi è un solo partito che neppure cominci ad esprimere gli interessi dei lavoratori. In modo paradossale, il risultato elettorale riflette l'estrema polarizzazione della società. Chiarisce che il sistema politico ha perduto ogni capacità di esprimere la crescente opposizione alla disuguaglianza sociale ed alla guerra.

I media celebrano la Merkel come un genio politico e il vasto voto CDU/CSU come l'inizio dell'"era del Merkel-ismo", come ha scritto il Süddeutsche Zeitung. Ma quella che superficialmente sembra come stabilità è, in verità, il risultato di una profonda alienazione tra il sistema politico e la popolazione, che annunzia un periodo di instabilità politica e di violento conflitto sociale.

La classe lavoratrice deve prepararsi ad attacchi massicci.

E' stato questo il significato politico della partecipazione alle elezioni del Partei für Soziale Gleichheit (PSG, Partito Socialista dell'Uguaglianza). Il PSG è stato l'unico partito ad affrontare i problemi fondamentali che sono di fronte alla classe lavoratrice. Ha enfatizzato che nessun singolo problema sociale può essere risolto senza mettere fine alla dittatura delle banche e che questo richiede un movimento indipendente della classe lavoratrice, che significa una rottura politica con il Partito della Sinistra e con i sindacati.

Ciò richiede la costruzione del PSG, la sezione tedesca della Quarta Internazionale, come un nuovo partito dei lavoratori basato sulle lezioni politiche delle passate lotte di classe e per un programma socialista internazionale.

Ulrich Rippert