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La Grecia, la crisi dell'euro e le questioni

di fronte alla classe lavoratrice europea

di Ulrich Rippert
1
° maggio 2010

 

La decisione dell'agenzia di valutazione USA Standard & Poor’s (S&P) di declassare il debito greco allo stato di ciarpame ed il successivo declassamento di Portogallo e Spagna presagisce un nuovo stadio della crisi finanziaria internazionale.

La speculazione sull'inadempienza della Grecia si è ora estesa nella speculazione sullo smembramento dell'eurozona. Il quotidiano Handelsblatt avverte di un violento incendio finanziario e politico, mentre Der Spiegel scrive che l'"effetto domino fiscale" è già in moto. Questo sviluppo mette in discussione il futuro della valuta comune europea.

Governi e partiti da una parte all'altra dell'Europa hanno reagito con drastici attacchi a tutte le condizioni sociali. Salari, pensioni, sussidi di disoccupazione e tutte le forme di benefici della sicurezza sociale vengono ridotti drasticamente, mentre i prezzi dei generi alimentari e dei beni di consumo fondamentali vengono spinti in su attraverso aumenti dell'imposta sul valore aggiunto.

Proprio l'aristocrazia finanziaria, le cui pratiche sconsiderate e criminali hanno portato l'economia internazionale sull'orlo del collasso nell'autunno del 2008 e quindi intascato miliardi di fondi dei contribuenti per coprire i loro debiti da cattivo gioco d'azzardo, ora dettano ai governi europei la disgregazione dello stato sociale.

Giovedì il presidente tedesco Horst Köhler ha protestato contro la dittatura del capitale finanziario. Al Vertice Economico di Monaco, Köhler ha chiesto misure drastiche contro gli speculatori finanziari.

"l'attuale crisi", ha dichiarato, "indica un modello che è inaccettabilei profitti vengono intascati da una piccola minoranza, mentre le perdite sono coperte dalla popolazione in generale. Ha aggiunto che "La politica deve ristabilire il suo primato sui mercati finanziari. Senza un'adeguata regolamentazione, è stato lasciato troppo spazio per coloro che operano nei mercati finanziari".

Köhler ha concluso che la situazione nella quale queste forze sono in grado di ricattare lo stato non può più essere tollerata.

Questo scoppio del presidente tedesco verrà ignorato con spirito nelle suite dirigenziali delle maggiori banche. Dopo tutto, come segretario di stato al ministero delle finanze negli anni '90 e più tardi come direttore del Fondo Monetario Internazionale (FMI), Köhler è stato strumentale nell'agevolare l'espansione del potere del capitale finanziario.

Vi è un solo modo per fermare l'elite finanziaria: la classe lavoratrice deve intervenire come forza politica indipendente. I lavoratori di Berlino, Londra, Parigi, Atene e di tutte le altre città europee non possono permettere ad una banda di speculatori di distruggere i livelli di vita di milioni di persone per soddisfare il loro rapace appetito per ancora maggiore ricchezza personale.

I lavoratori devono posi la domanda: questo dove porterà? Quali sono le implicazioni politiche?

Quando 70 anni fa il sistema capitalista del profitto crollò e la popolazione fu costretta a sostenere il peso maggiore della crisi, l'elite dominante non esitò a scartare le regole democratiche. In una serie di paesi furono istituite delle dittature per spezzare la resistenza popolare. In Germania, i nazisti furono portati al potere per schiacciare le organizzazioni della classe lavoratrice e per stimolare l'isteria antisemita e nazionalista in preparazione per la guerra.

Il minacciato crollo dell'euro e lo smantellamento del sistema del welfare statale europeo solleva lo spettro di un ritorno agli orrori degli anni '30. Partiti di estrema destra ed apertamente fascisti stanno già alzando la testa, come in Ungheria. Vengono appoggiati e manipolati da istituzioni influenti come la Konrad Adenauer Stiftung in Germania.

Anche i media contribuiscono a risvegliare i sentimenti nazionalisti. Lo testimoniano le disgustose filippiche del tabloid Bild e della rivista settimanale Stern; la caccia alle streghe anti-islamica in Francia e Belgio e le leggi razziste sull'immigrazione di Berlusconi in Italia. I lavoratori devono respingere risolutamente e rifiutare tutti questi tentativi di deviare la resistenza sociale verso canali razzisti e nazionalisti.

La speculazione contro la Grecia, il Portogallo, la Spagna e l'euro rende chiaro che l'unificazione progressiva dell'Europa può venire solamente dal basso, attraverso l'intervento della classe lavoratrice europea.

Per sviluppare la forza indipendente della classe lavoratrice europea ed internazionale, è necessario rompere con l'apparato corrotto e nazionalista dei sindacati. Come nel caso della Grecia, i sindacati in ogni paese cercano di subordinare i lavoratori ai loro rispettivi governi e di limitare la resistenza popolare a forme innocue di protesta.

Tale politica serve soltanto ad alimentare la frustrazione e la disperazione tra i lavoratori. Giovedì, quando i capi dei sindacati hanno incontrato il primo ministro greco Papandreou per discutere ulteriori misure di austerità, diverse centinaia di dimostranti hanno ingaggiato battaglie di strada con la polizia.

Tutti gli accordi conclusi tra i leader sindacali e del governo devono essere dichiarati nulli. Questi burocrati corrotti non hanno nessun diritto di parlare in nome dei lavoratori.

I lavoratori ed i giovani devono organizzarsi indipendentemente dai sindacati e costituire comitati d'azione nella tradizione dei consigli dei lavoratori del passato. Tali comitati dovrebbero essere il forum per discutere ed elaborare una strategia nuova, internazionale per contrastare l'offensiva che viene portata dalle banche europee ed internazionali, appoggiate dalle istituzioni dell'Unione Europea e dai governi europei.

Una rottura con i sindacati significa anche una rottura politica con i difensori della classe media della burocrazia sindacale.

I gruppi politici come il greco SYRIZA, che descrive se stesso come una "coalizione della sinistra radicale", ed Antarsya, che è stato fondato nella primavera dello scorso anno come la "Cooperazione della sinistra anticapitalista per il rovesciamento", funzionano come bracci della burocrazia sindacale. Operano strettamente con il governo e sono ostili a qualsiasi autentica mobilitazione indipendente della classe lavoratrice.

Più cresce la resistenza tra i lavoratori e maggiori la loro alienazione ed il disgusto per i sindacati, più questi gruppi si spostano a destra. Molti dei loro leader e membri di spicco sono integrati nella "partnership sociale" corporativa tra lo stato ed i sindacati. Fronteggiati da una marea crescente di opposizione popolare, si gettano nelle braccia dello stato.

Un ruolo simile viene giocato dal Partito della Sinistra in Germania, da Rifondazione Comunista in Italia e dal Nuovo Partito anticapitalista (NPA) in Francia. Tutte queste organizzazioni vedono come loro compito principale subordinare la classe lavoratrice ai sindacati. Rivestono quindi un ruolo cruciale nel mantenere l'ordine borghese.

I lavoratori in Germania e nel resto d'Europa devono istituire un contatto diretto con i lavoratori greci per organizzare forme congiunte di lotta.

Ciò richiede una lucida valutazione della situazione attuale ed il rifiuto della propaganda ufficiale. La pretesa che la Grecia sia vissuta oltre i propri mezzi e che il "pacchetto di soccorso" con i suoi travolgenti tagli ai posti di lavoro, ai salari ed ai livelli di vita sia necessario per ristabilire la competitività del paese rovescia la realtà.

Chi in Grecia vive oltre i propri mezzi? Sono i lavoratori, il cui livello di reddito è molto inferiore alla media in Germania, ma che sono costretti a pagare prezzi più alti per il cibo ed i beni primari dei residenti tedeschi? Sono i pensionati greci, che ricevono un assegno mensile tra 500 e 600 euro?

O sono i ricchi sfondati, che seguono le orme della famiglia Onassis? Sono parte dell'aristocrazia europea della ricchezza, che ha i più stretti collegamenti alle istituzioni della UE di Bruxelles e che specula contro l'affidabilità del proprio paese.

Inoltre, chi verrà soccorso dal "pacchetto di soccorso"? Certamente non la popolazione lavoratrice, che sarà spinta nella povertà dalle misure di austerità.

No, i fondi di soccorso verranno intascati dai banchieri europei ed internazionali che hanno già fatto considerevoli profitti seguendo la decisione delle agenzie di valutazione di incrementare il tasso di interesse sui prestiti greci.

Questa crisi non è qualche tipo di disastro naturale impersonale paragonabile alla nuvola di cenere vulcanica che ha avvolto l'Europa. La crisi ha dei nomi allegati ad essa, come Andrew Hall di Citigroup. Nel crollo finanziario dell'anno 2008, ha portato a casa circa $98,9 milioni, mentre Vikram Pandit, il presidente di Citigroup, si è accontentato di $38 milioni. La banca stessa ha dovuto essere salvata in due diverse occasioni al costo di $45 miliardi.

Due mesi fa, il presidente della Deutsche Bank, Josef Ackermann, si è vantato che lo scorso anno ha presentato opportunità senza precedenti per guadagnare denaro. La più grande banca tedesca è stata in grado di registrare un massiccio utile dopo le imposte di $5 miliardi ed ha appena annunciato un utile quasi da record per il primo trimestre del 2010.

Le stesse banche che hanno guadagnato eccezionali profitti e sborsato milioni in bonus a causa dei salvataggi statali hanno ora dichiarato guerra alla classe lavoratrice europea.

La lotta contro l'elite finanziaria ed i suoi rappresentanti politici richiede una prospettiva socialista internazionale e la costruzione di sezioni del Comitato Internazionale della Quarta Internazionale in tutti i paesi europei fondate sul seguente programma:

* No ai licenziamenti ed ai tagli di paga! I lavoratori non sono responsabili della crisi. Occupare le fabbriche per difendere posti di lavoro e salari! La ricchezza sociale non deve essere sacrificata sull'altare della grande impresa e del capitale finanziario, ma deve servire gli interessi del popolo lavoratore.

* Espropriare le banche e le grandi società e porle sotto il controllo democratico della popolazione lavoratrice! Senza controllo pubblico, le banche sono in grado di spingere nella bancarotta interi paesi, tagliare le loro finanze,spingere in alto i tassi d'interesse e distruggere le conquiste sociali ed i livelli di vita del popolo.

* Per gli Stati Socialisti Uniti d'Europa! Le crescenti tensioni in Europa e la crisi dell'euro dimostrano la bancarotta dell'intero progetto di una Unione Europea capitalista. La subordinazione dei popoli europei alle elite dominanti capitaliste solleva ancora una volta lo spettro della balcanizzazione dell'Europa, lo scoppio di guerre commerciali ed il riemergere di conflitti armati da una parte all'altra del continente. I lavoratori europei devono intraprendere la lotta per gli Stati Socialisti Uniti d'Europa come parte della lotta per il socialismo a livello internazionale.