LUNEDì 26 FEBBRAIO 2007
Il genocidio, la Bosnia e l'ICTY
postato da lenin
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Dopo tutto quello, questo. Secondo un rapporto dell'Associated Press, la Corte Internazionale di Giustizia riconosce che non si possa dimostrare che nessuno in Serbia, o nessun organo ufficiale dello stato, abbia avuto l'intenzione deliberata di "distruggere in tutto od in parte" la popolazione musulmana bosniaca. "I giudici hanno riconosciuto che la Serbia, sebbene appoggiasse i serbi bosniaci, mancava di avere un effettivo controllo sull'esercito bosniaco e le unità paramilitari che attuarono il massacro". Inoltre, "Inusuale per un simile caso importante, la maggior parte dei giudici erano concordi, votando in modo schiacciante sui diversi punti della decisione". Questo giudizio risulta da un caso presentato dal governo bosniaco e smentisce definitivamente il caso legale che i massacri eseguiti dall'esercito serbo-bosniaco facessero parte di una campagna di genocidio. Non vi è nessun dubbio che l'esercito serbo-bosniaco abbia commesso delle atrocità, come fecero l'esercito croato-bosniaco e quello musulmano-bosniaco; inoltre, le forze serbe e croate eseguirono la maggior parte delle uccisioni e delle atrocità, considerando la loro forza relativa nella guerra civile che stavano combattendo (una guerra civile che non vi era bisogno avvenisse, se il governo degli Stati Uniti non avesse incoraggiato il suo protetto Alia Izetbegovic a ritirarsi da un accordo già negoziato). Comunque, non vi è nessun fondamento alla pretesa che il governo serbo abbia ordinato, incoraggiato o partecipato ad un genocidio contro i musulmani bosniaci.Perché questo è importante? Bene, la verità è importante. E' importante se le ripetute affermazioni di uno stato serbo espansionista che ricrea il fascismo, il genocidio ed i campi di concentramento sul suolo europeo erano un mucchio di bugie. E' importante se gli stati e le organizzazioni dei media occidentali hanno venduto una frottola, con Izetbegovic cui viene data con un'aureola misura gigante, Tudman in gran parte assolto (finché convenientemente si è spento) e Milosevic munito di corna e tridente. E' importante se gli apologhi dell'aggressione occidentale, Glucksmann, Ignatieff, Hitchens et al, hanno rigurgitato propaganda con il ridicolo risultato che quando la Jugoslavia venne bombardata i liberali occidentali sono stati realmente capaci di trarne qualche libidinosa soddisfazione, senza sensi di colpa. E' importante se il nostro linguaggio è degradato cosicché la parola genocidio possa essere diffusa promiscuamente da coloro che, per loro implicita definizione, potrebbero trovarsi accusati di genocidio praticamente ogni settimana. Esso getta qualche luce sulle procedure di un altro tribunale. Come ha correttamente fatto notare Ed Herman: Milosevic nel 1995 non venne incriminato con Mladic e Karadzic per la pulizia etnica in Bosnia negli anni precedenti, pertanto il tentativo tardivo all'Aia nel 2002 di renderlo responsabile per quelle uccisioni suggerisce che il procuratore capo del tribunale ONU per i crimini di guerra Carla Del Ponte lo fece perché capì che le uccisioni in Kosovo mancavano di gran lunga di qualsiasi cosa che potesse far passare come "genocidio". L'ICTY (Tribunale Penale Internazionale per la ex Jugoslavia), da distinguersi dalla ICC (Tribunale Penale Internazionale) e dalla Corte Internazionale di Giustizia (ICJ), persegue un procedimento di incriminazione di personale superiore statale e militare, compreso il notorio processo a Milosevic. Si è rifiutato di giudicare dei crimini di guerra commessi in Jugoslavia dagli Stati Uniti, perché agli Stati Uniti deve la sua esistenza. E' stato e rimane un ausiliario del potere americano e questo verdetto conferisce qualche peso al suggerimento di Herman. Potete dire, ragionevolmente, che anche i verdetti e le conclusioni dell'ICTY fanno il punto abbastanza bene. Potete equamente aggiungere che l'ICJ non mette in discussione la definizione dell'ICTY del massacro di Srebrenica come 'genocidio' - effettivamente lo conferma - ma dice semplicemente che è stato responsabilità dell'esercito serbo-bosniaco agli ordini del generale Krstic, che si presume abbia agito in base agli ordini di Ratko Mladic. Questo è vero, e strano: il massacro di migliaia di uomini in età da militare è un'atrocità, ma non è genocidio in base a nessuna definizione ragionevole. Se dovessimo ampliare la definizione di genocidio in quel modo, potremmo finire comprendendo diversi recenti massacri da parte del governo degli Stati Uniti nella categoria del genocidio: infatti, anche il massacro di Mazar i-Sharif sarebbe un genocidio. Il solo scopo di utilizzare qui il termine è di strumentalizzare la sua efficacia normativa, per confermare la narrativa di fondo e per scansare la realtà che una guerra civile condotta dalla ricerca di influenza di stati nazionalisti concorrenti nell'ordinamento politico post-federale e manipolati dagli stati imperialisti, ha ucciso 100.000 persone in Bosnia, con inclusi tra i morti 55.261 civili, dei quali 38.000 erano musulmani e croati e 16.700 serbi. Come ha scritto altrove Ed Herman, la narrativa del genocidio di Srebrenica è stata utile politicamente in diversi modi: ha oscurato il processo dei massacri e della pulizia etnica che veniva all'epoca eseguita dalle forze croate, quando la Croazia era appoggiata dalle potenze occidentali; secondo, ha fornito una eccellente storia di copertura per il bombardamento delle posizioni serbe nel 1995 e per la successiva lottizzazione; terzo, ha fornito una scusa irresistibile per l'intervento prolungato nella ex Jugoslavia molto tempo dopo il massacro, con il controllo politico e militare dell'occidente che ancora oggi perdura efficacemente sia in Bosnia che in Kosovo. Poiché non vi è stato un genocidio, ma massacri da tutte le parti, perché, per così dire, nessuna delle leadership statali era angelica, non significa che dovremmo essere soddisfatti della ripugnante spiegazione offerta da alcuni che sono stati li odi nazionalisti/tribali. La spiegazione culturale è a confronto semplicistica come l'interpretazione del conflitto di Hitchens, la quale era che è stato tra coloro che amavano il cosmopolitismo e la libertà religiosa e quelli che sostenevano la segregazione e l'intolleranza religiosa e così via. La storia inizialmente è quella del fallimento dello stato, di spietato neoliberismo spinto dall'FMI che produce ondata su ondata di crisi e di lotta politica, di tagli selvaggi e di livelli straordinari di disoccupazione e di recrudescente nazionalismo tra l'intelligentsia che viene sempre più strumentalizzata dai diversi stati della repubblica federale. In secondo luogo, è quella di uno scontro per il potere che ogni stato avrà in futuro. Per la Croazia e la Slovenia, i due stati più ricchi, la promessa dell'Europa era allettante paragonata al restare in uno stato in fallimento con massicci problemi di produzione e coesione. D'altra parte, esse furono troppo sollecite con leggi costituzionali su questioni di secessione e la Croazia in particolare aveva cominciato ad opprimere la propria minoranza serba in maniere che diede a questa più che sufficiente ragione di essere preoccupata della illegale secessione (parte dell'illegalità della secessione della Croazia fu che ignorò le richieste della minoranza serba, in violazione della legge costituzionale). Izetbegovic iniziò a pianificare una guerra almeno dal febbraio del 1991, aveva formato delle unità paramilitari ed iniziò a cercare assistenza da sostenitori musulmani diversi mesi prima di dichiarare l'indipendenza e molto prima della fondazione della Repubblica del Popolo Serbo di Bosnia-Herzegovina. In terzo luogo, la storia è quella di un intervento imperialista. Le potenze occidentali si accorsero della crisi e tentarono di far tornare la situazione a loro vantaggio. La Germania fu pronta a riconoscere Croazia e Slovenia quando decisero di separarsi. Gli Stati Uniti e la UE riconobbero la Bosnia-Herzogovina come stato indipendente nel 1992, nonostante il fatto che soltanto il 39% dei votanti avessero indicato il loro appoggio alla secessione e nonostante l'ovvia opposizione dei serbo-bosniaci. Il risultato di questo fu che i serbo-bosniaci dichiararono la propria indipendente repubblica, provocando così la dichiarazione di guerra di Izetbegovic. L'esercito nazionale jugoslavo intervenne con un esitante, breve tentativo per prevenire la secessione slovena, ma fece un tentativo più riuscito e prolungato per catturare grandi aree della Croazia, comprese quelle aree con dense popolazioni serbe. La Croazia, da parte sua, cercò non soltanto di ricatturare il territorio perduto ma anche di annettere una ragguardevole porzione della Bosnia. Nel 1995, la Croazia lanciò una iniziativa per la pulizia etnica in Krajina chiamata Operazione Tempesta, scacciando non soltanto le forze serbe ma la fastidiosa popolazione serba le cui lamentele di soffrire l'oppressione per mano di un simpatizzante nazista e del suo esercito aveva causato alcuni problemi. Due mesi prima, le forze serbo-bosniache commisero il famigerato massacro a Srebrenica. Anche diversi massacri minori vennero eseguiti dalle forze serbe, croate e musulmane, come è ben noto ed in parte testimoniato dalle cifre sulla mortalità. E gli USA, in mezzo ad un turbinio di ipocrita propaganda, lanciarono missioni di bombardamento sulle posizioni serbe finché ottennero la remissività e consolidarono la partizione in termini a loro stessi soggetti, con uno stato imposto dall'occidente al governo in Bosnia, regimi pro-occidentali in Croazia e Slovenia e la RFJ sostanzialmente ridotta di grandezza. Con il glorioso intervento in Kosovo, le cui nobili impronte comprendono pulizia etnica, schiavitù sessuale infantile, occupazione corrotta ed impoverimento, è stata costruita una seconda base militare nei Balcani, utilizzando il KLA come complemento politico. Nel 2000, David Benjamin, membro del Consiglio per la Sicurezza Nazionale USA sotto Clinton, rimproverò Bush per le sue iniziali critiche della "costruzione nazionale" in Kosovo.
Bush dimostrava incomprensione
per un importante risultato strategico dell'amministrazione Clinton
... In particolare, gli sfuggivano le intrinseche connessioni tra
l'allargamento ed il conflitto nei Balcani ... L'allargamento della
NATO portava avanti gli interessi degli USA nel trattare con una
delle sfide principali del paese: far fronte ad una Russia
post-comunista la cui traiettoria rimane in dubbio. (Citato in
Vassilis K. Fouskas, Zones of Conflict: US Foreign Policy in
the Balkans and the Greater Middle East, Pluto Press, 2003, p
49). L'allargamento della NATO, circonda la Russia post-comunista, porta avanti gli interessi strategici degli USA. Per tali premi, contribuirono nel portare la devastazione in Jugoslavia. Per tali ricompense, passarono dieci anni a promuovere un 'tribunale' pesantemente politicizzato per produrre un rumore di fondo di "genocidio" sul suolo europeo. Ed è per salvaguardare l'utilità di questa tattica che chiunque, come Chomsky or Herman, che capiti di prendere seriamente la verità, viene ritualmente denunciato di "minimizzare" le atrocità o persino di appoggiare il genocidio.
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