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Il fallimento del vertice del G20 porta più vicina la recessione mondiale

di Nick Beams
5
novembre 2011

 

La riunione del G20 tenuta a Cannes, Francia, nel corso dei due giorni passati, ha rivelato ancora una volta le fratture in approfondimento nell'economia mondiale e l'incapacità delle elite dominanti persino di cominciare ad affrontare i suoi problemi, e tanto meno di risolverli.

La riunione è iniziata con i timori sulle conseguenze di un default e sul ritiro dall'eurozona greco. E' terminata nello scompiglio e tra le preoccupazioni che l'Italia stesse per prendere il posto della Grecia al centro della crisi del debito europea.

Il quotidiano britannico Guardian ha descritto il secondo giorno dei colloqui come uno di "tristezza inesorabile". Ha avvertito che "una recessione mondiale si è trascinata più vicina dopo che un indisciplinato vertice del G20 non è riuscito a mettersi d'accordo su nuovi aiuti finanziari per i paesi in difficoltà e  l'Italia  oppressi dal debito è stata costretta ad accettare che il Fondo Monetario Internazionale monitorasse i suoi programmi di austerità".

Nel periodo che ha preceduto il vertice, vi erano state voci che il G20 si sarebbe accordato per accrescere le risorse del FMI di $250 miliardi allo scopo di cercare di alleviare la crisi finanziaria. Ma le divergenze sulla propostagli Stati Uniti e la Gran Bretagna si sono opposte fortemente al finanziamento aggiuntivo del FMIhanno significato che una decisione è stata rinviata fino ad una riunione dei ministri delle finanze del G20 il prossimo febbraio.

L'incontro si è riunito in mezzo al trambusto sulla Grecia seguente all'annuncio del primo ministro greco George Papandreou che intendeva tenere un referendum sul programma di austerità dettato al vertice dell'eurozona del 27 ottobre. Venendo sotto intensa pressione della Francia e della Germania, Papandreou ha ritirato il piano, inneggiando all'istituzione di "consenso" quando l'opposizione greca ha annunciato che avrebbe appoggiato il programma di austerità.

La crisi greca ha dominato il G20 non semplicemente perché il suo default e del ritiro dall'eurozona potrebbero far scoppiare una reazione a catena finanziariaper quanto grave sarebbe una simile conseguenza. Se il problema fosse semplicemente il debito greco di €350 miliardi, potrebbe essere risolto in modo relativamente facile attraverso un'iniezione di fondi dal resto dell'eurozona. Il fatto che non può chiarire è che la crisi ha radici profonde all'interno proprio della struttura stessa dell'eurozona.

La costituzione dell'eurozona nel 1999 è stata spinta da potenti forze economiche, che necessitavano dell'istituzione di una valuta unica allo scopo di tagliare i costi delle transazioni finanziarie e di facilitare il movimento delle finanze attraverso la sempre più integrata economia europea.

Tuttavia, l'integrazione finanziaria non si è estesa all'istituzione di una banca centrale che avrebbe funzionato come prestatore di ultima istanza. Ciò venne escluso dalle più forti economie settentrionali, specialmente la Germania, sulla base che l'eurozona sarebbe diventata una "unione di trasferimento" nella quale i fondi sarebbero stati continuamente incanalati verso le regioni più povere.

In altre parole, l'eurozona ha incarnato proprio nelle sue fondamenta una delle più fondamentali contraddizioni dell'economia capitalista: quella tra il carattere integrato dell'attività economica e gli interessi contrastanti di stati-nazione rivali.

Con l'inizio della crisi del debito sovrano, sono stati compiuti dei tentativi per superare questo errore fatale. La Struttura di Stabilità Finanziaria Europea (EFSF), istituita nel maggio 2010 mentre si stava sviluppando la crisi finanziaria greca e da allora accresciuta ai vertici di luglio ed ottobre, si presume che provveda al salvataggio dei paesi indebitati. Ma non è un fondo con la propria riserva di denaro in grado di fornire risorse da prestatore di ultima istanza. Piuttosto, è un cosiddetto veicolo a scopo speciale per la raccolta di fondi sui mercati finanziari internazionali per i paesi indebitati.

L'EFSF non supera le contraddizioni dell'eurozona; soltanto le riproduce in forme ancora più bizzarre. In base alla struttura dell'EFSF, tutti i paesi dell'eurozona agiscono come garanti dei mercati finanziari. Questo significa che i paesi indebitati sono dei sostenitori proprio del fondo che presumibilmente li sta salvando. Se un paese come l'Italiaun considerevole garanterichiede un salvataggio, vi è un grande punto di domanda sulla capacità dell'EFSF di raccogliere i fondi necessari sui mercati internazionali.

La riunione del G20 non ha fornito nessun aiuto. L'idea che il FMI possa prestare denaro all'EFSF è stata soppressa, con il direttore Christine Lagarde che ha chiarito che il fondo "presta denaro ai paesi, non alle entità legale".

Il potenziale esplosivo delle contraddizioni che afferrano l'economia mondiale è stato spiegato nei commenti sulla proposta di referendum greco e sulla prospettiva del default mentre si riuniva la seduta. Il nobile laburista britannico Lord Soley ha osservato: "Quando la storia di questo periodo è scritta può ben essere che la decisione greca sarà vista come l'equivalente economico dell'assassinio dell'Arciduca Ferdinando a Sarajevo nel 1914. Darà l'avvio ad eventi molto distante oltre i confini della Grecia o anche dell'Europa".

Anche un editoriale del Financial Times ha richiamato la scintilla che fece scoppiare la I Guerra Mondiale: "Dal punto di vista economico, l'eurozona ha quello che ci vuole per risolvere la crisi senza nessun aiuto esterno. Deve farlo. Il 20° secolo è cominciato con un piccolo stato balcanico che ha fatto esplodere il mondo. Non deve essere permesso alla storia di ripetersi nel 21°. Nell'economia globale vi è qualcosa di profondamente sbagliato se un piccolo paese come la Grecia può diventare una simile grande minaccia".

Effettivamente vi è. Le contraddizioni che tormentano il capitalismo globale stanno creando dovunque dei potenziali "momenti Sarajevo". Questi conflitti sono stati al cuore della riunione del G20.

Gli europei vogliono che fondi del FMI per l'EFSF ma sono ostacolati dagli USA e dalla Gran Bretagna. Gli USA vogliono che la Cina alzi il valore del renminbi, ma il regime cinese non può farlo per timore di perdere competitività internazionale. Vi è accordo quasi universale che un paese di "avanzo" dell'esportazione come la Germania debba alzare le spese all'interno ed aumentare i consumi allo scopo di correggere gli squilibri globali. La Germania insiste che il problema non sono i suoi avanzi ma i debiti di altri paesi. E la lista continua ... ognuno per se stesso ed ognuno bada ai propri interessi.

Alla conclusione del vertice, come in così molte altre occasioni, il comunicato ufficiale ha chiesto delle misure per "rinvigorire la crescita economica". Comunque, come ha osservato il Financial Times, il "piano d'azione" per la crescita ed i posti di lavoro "ha impegnato i paesi a quasi nulla che non stessero già perseguendo". Ha citato l'ex autorevole funzionario del FMI Eswar Prasad  che ha criticato il G20 per non avere offerto nulla che "vaghe promesse per il futuro ed una serie di riparazioni a breve termine che sono ostili alle circostanze politiche in singoli paesi".

In altre parole, nessuna soluzione alla crisi globale può essere nemmeno avanzata a causa del conflitto irreconciliabile degli interessi nazionali tra le maggiori potenze capitaliste.

L'erompere di questo conflitto proprio al centro dell'economia e della politica mondiale ha il più profondo significato storico. Marx ha spiegato che un'epoca rivoluzionaria sorge quando "le forze produttive materiali della società vengono in conflitto con le esistenti relazioni di produzione". Questo periodo ora si è aperto. Le elite dominanti globali non hanno nessuna risposta alla crisi del loro sistemasalvo che guerra, depressione ed impoverimento di milioni di persone sia considerato una soluzione. Può essere risolta soltanto su una base progressista dalla classe lavoratrice globale sul programma del socialismo internazionale.

Nick Beams